Battaglia del Guado di Giacobbe

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Battaglia del Guado di Giacobbe
parte delle Crociate
Rovine della fortezza crociata del Guado di Giacobbe
Rovine della fortezza crociata del Guado di Giacobbe
Data 24 - 30 agosto 1179
Luogo Guado di Giacobbe, Terrasanta
Esito Vittoria degli Ayyubidi
Schieramenti
Comandanti
Sconosciuto Saladino
Effettivi
Circa 1.500 Sconosciuti
Perdite
800 morti, 700 prigionieri
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La battaglia del Guado di Giacobbe fu uno scontro armato avvenuto nell'agosto del 1179 fra l'esercito crociato del regno di Gerusalemme e le armate musulmane guidate da Saladino, che risultarono vittoriose. L'episodio si inserisce nel più ampio scenario delle guerre fra Ayyubidi e Crociati, che durarono circa un ventennio (dal 1169 al 1191).

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Fondato nel 1099 dopo la conquista della Città Santa al termine della Prima Crociata, il regno di Gerusalemme visse un settantennio di conflittualità quasi ininterrotta con le forze musulmane che tentavano di riappropriarsi della città e dei territori occupati dai cristiani. Negli anni settanta del XII secolo protagonisti del conflitto erano il giovane re Baldovino IV, detto il re lebbroso, e Saladino, califfo d'Egitto e sultano di Siria. Nel novembre del 1177 i due si erano scontrati a Montgisard e i crociati ne erano usciti vittoriosi, guadagnando al regno oltre un anno di pace.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

La contesa per il controllo del Guado[modifica | modifica wikitesto]

Il Guado di Giacobbe - chiamato oggi in ebraico Bnot Ya'akov o Ateret - è situato a circa 160 chilometri a nord di Gerusalemme. Nel XII secolo era un punto chiave per l'attraversamento del fiume Giordano, posto lungo una delle principali vie di comunicazione fra San Giovanni d'Acri e Damasco[1]. Data la posizione strategica era un luogo da tempo conteso tra cristiani e musulmani, al punto che dopo la vittoria di Montgisard il re Baldovino IV aveva deciso di costruirvi una fortezza, in modo da assicurarsene il controllo.

Il castello di Chastellet[modifica | modifica wikitesto]

Fra l'ottobre del 1178 e l'aprile del 1179 fu avviata la costruzione di una nuova fortezza chiamata Chastellet, la cui difesa venne assegnata ai Cavalieri templari. A lavori ancora in corso il Saladino, preoccupato dal rafforzamento delle posizioni nemiche sul Guado, decise di intervenire. Non disponendo al momento di forze sufficienti, visto che parte del suo esercito era impegnato a sedare ribellioni nel nord della Siria, il sultano ricorse alla corruzione, ma Baldovino rifiutò l'offerta[1].

La disfatta di Panea[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 1179, reclutato un esercito di grandi dimensioni, Saladino marciò verso il Guado di Giacobbe con l'intenzione di porre d'assedio la fortezza prima che potessero giungere rinforzi da Gerusalemme o dalle aree circostanti. Baldovino si trovava nel frattempo a Tiberiade, nel principato di Galilea, a circa mezza giornata di marcia dal Guado, una distanza che il re reputava sufficiente a permettere un rapido intervento in caso di necessità. Anche se incompleta, la nuova fortezza appariva al sovrano adatta a resistere alle prime fasi di un eventuale assedio. Al suo interno era stata posta una guarnigione di ottanta cavalieri templari, con ausiliari, armi e viveri[2].
Il primo attacco al castello non diede i risultati sperati: Saladino preferì attendere un momento migliore e si ritirò con i suoi uomini a Panea, da dove continuò a lanciare razzie contro Beirut e Sidone allo scopo di fiaccare le capacità di rifornimento della zona e provocare lo scontro aperto con Baldovino[2]. Il re, irritato da queste incursioni nei suoi territori, marciò su Panea insieme a Raimondo di Tripoli e al maestro dei Templari Oddone di Saint-Amand, ma la battaglia, avvenuta il 10 giugno, fu gestita male dai cristiani che finirono col disperdersi e rendersi vulnerabili[3]. Lo scontro si risolse in una serie di combattimenti isolati che videro la schiacciante vittoria dei musulmani, con perdite pesantissime per l'esercito di Baldovino[3]. Caddero prigionieri di Saladino anche Saint-Amand, Ugo di Tiberiade e Baldovino di Ramla. Guglielmo di Tiro attribuisce le cause della sconfitta proprio a Saint-Amand, che finì ucciso durante la prigionia[3]. A questo punto Saladino poteva marciare direttamente su Gerusalemme, ma preferì risolvere prima il problema del Guado di Giacobbe e della fortezza templare di Chastellet.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Il sito della battaglia visto dall'ingresso principale del castello di Chastellet
L'angolo nord-orientale delle fondazioni con i segni del crollo provocato dagli assedianti

Il 23 agosto 1179 Saladino giunse al Guado di Giacobbe e diede inizio all'assedio. Mentre i mangani e le piogge di frecce bersagliavano il castello e tenevano distratti gli avversari, il sultano fece scavare una galleria sotto le mura per fare breccia nelle fortificazioni[3]. Il sesto giorno di combattimenti, mentre i difensori rinforzavano le porte del castello, i musulmani appiccarono un incendio all'interno del tunnel che fece collassare le mura soprastanti, permettendo loro di espugnare la fortezza. La maggior parte degli occupanti fu sterminata, mentre i sopravvissuti furono fatti prigionieri ma finiriono trucidati prima ancora di raggiungere Damasco[4]. Saputo dell'attacco, Baldovino e le sue truppe partirono da Tiberiade, ma giunsero troppo tardi e fecero ritorno alla base. Saladino fece radere al suolo la fortezza[4], rimuovendo così il principale ostacolo fra Damasco e Gerusalemme.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La caduta del Guado di Giacobbe in mano musulmana rappresentò una grave perdita per i cristiani, che rimanevano esposti ad attacchi sul fronte nord-orientale. Il re e Saladino giunsero ad una nuova tregua nel 1180[5] ma la sconfitta ebbe per il regno crociato pesanti conseguenze sia sul piano simbolico che su quello pratico: insieme alla disfatta di Panea cancellava la vittoria "leggendaria" di Montgisard[3] e regalava al nemico un punto di accesso strategico al regno, il che rendeva Gerusalemme estremamente vulnerabile[6]. Segnò inoltre l'inizio di una serie ininterrotta di sconfitte che causeranno la perdita della Città Santa.

Baldovino IV morì nel 1185 a soli ventiquattro anni e gli errori dei suoi successori - la sorella Sibilla e il cognato Guido - portarono alla sconfitta di Hattin e alla caduta di Gerusalemme nel 1187. Saladino restò padrone dell'area fino al 1193, anno della sua morte, mentre quel che restava del regno crociato fu ricostituito attorno alla nuova capitale San Giovanni d'Acri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Alan V. Murray, The Crusades: an Encyclopedia, Oxford, Regno Unito, ABC-CLIO Ltd, 2006, p. 649.
  2. ^ a b Georges Bordonove, V. Sibilla di Gerusalemme in Le Crociate e il regno di Gerusalemme, Milano, Bompiani, 2001, p. 285.
  3. ^ a b c d e Bordonove, op. cit., p. 286
  4. ^ a b Bordonove, op. cit., p. 287
  5. ^ Antony Bridge, The Crusades, Londra, Regno Unito, Franklin Watts, 1982, p. 189.
  6. ^ (EN) R. C. Smail, Crusaders' castles of the twelfth century in Cambridge Historical Journal, nº 2, 1951, p. 138.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • Georges Bordonove, Le Crociate e il regno di Gerusalemme, Milano, Bompiani, 2001, ISBN 88-452-9129-4.
  • Alan V. Murray, The Crusades: an Encyclopedia, Oxford, Regno Unito, ABC-CLIO Ltd, 2006.
  • Antony Bridge, The Crusades, Londra, Regno Unito, Franklin Watts, 1982.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]