Acquaviva Platani

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Acquaviva Platani
comune
Acquaviva Platani – Stemma Acquaviva Platani – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Caltanissetta-Stemma.png Caltanissetta
Amministrazione
Sindaco Salvatore Caruso (lista civica In comune per Acquaviva) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 37°34′00″N 13°42′00″E / 37.566667°N 13.7°E37.566667; 13.7 (Acquaviva Platani)Coordinate: 37°34′00″N 13°42′00″E / 37.566667°N 13.7°E37.566667; 13.7 (Acquaviva Platani)
Altitudine 561 (in corrispondenza della Torre Civica) m s.l.m.
Superficie 14 km²
Abitanti 987[1] (31.10.2013)
Densità 70,5 ab./km²
Comuni confinanti Cammarata (AG), Casteltermini (AG), Mussomeli, Sutera
Altre informazioni
Cod. postale 93010
Prefisso 0934
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 085001
Cod. catastale A049
Targa CL
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona D, 1 508 GG[2]
Nome abitanti acquavivesi
Patrono SS. Crocifisso
Giorno festivo terza domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Acquaviva Platani
Posizione del comune di Acquaviva Platani nella provincia di Caltanissetta
Posizione del comune di Acquaviva Platani nella provincia di Caltanissetta
Sito istituzionale

Acquaviva Platani è un comune italiano di 987 abitanti della provincia di Caltanissetta in Sicilia.

Sorge a circa 100 km a sud-est di Palermo e a circa 65 km da Caltanissetta. Confina con i comuni di Cammarata, Casteltermini, Mussomeli e Sutera.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il suo territorio, situato lungo la via di penetrazione sud-nord, lungo le vallate del Platani, e quindi del Torto-San Leonardo, è stato abitato fin dal neolitico. Alcune tombe a rannicchiamento sono state rinvenute in contrada “Vignazze”, ed alcuni ripari sottoroccia presso le creste sovrastanti il paese: “ A giglia”. Sepolture a grotticella, del tipo rinvenuto nella vicina Milena, sono in contrada “Solfara” , ”Cubuluni” e “Corvo”. Avanzi di un antico edificio romano, probabilmente una “massa” (pavimento a mosaico e la mura laterizie) furono rinvenuti nel 1877. Durante la dominazione araba fu costruito un casale chiamato “Miknas”. Traslitterato, questo toponimo divenne in epoca medievale “Feudo Michinese”. La presenza musulmana ad Acquaviva è provata anche da alcune tombe rinvenute nelle contrade “Santa Margherita” e “Vignazze”.

I nobili De Loharia e i Castelli, di nobiltà messinese, ressero le sorti del feudo, dal 1425, quindi poi la signoria su questo territorio passò alla famiglia Spadafora imparentata già con i Castelli. Il paese fu fondato nel 1635 dal principe Francesco Spadafora nell'area del Feudo Michinese e in origine si chiamò "Aqua Vivam". Alla morte del principe nel 1677 il feudo fu venduto all'asta e acquistato dalla baronessa Francesca Abarca e Cordua. Nel 1687, alla sua morte, l'eredità passò in parte al nipote Michele Oliveri che di fatto “acquistò” da Carlo II di Spagna il prestigioso titolo di duca di Acqua Viva e la trasmissibilità ai suoi eredi del titolo stesso, ultimo dei quali fu Pietro Oliveri e Migliaccio. Con l'abolizione della feudalità in Sicilia nel 1812, e con i nuovi ordinamenti amministrativi del 1816-1817 Acqua Viva divenne comune autonomo. Il comune continuò a chiamarsi di fatto Acquaviva fino al 1862 Dopo quell'anno fu aggiunto il nome Platani per distinguerlo dagli altri comuni italiani che si chiamavano nello stesso modo. Il Platani è infatti il fiume anticamente chiamato Alico (Halykòs = salato, visti i numerosi banchi di salgemma presenti nel suo medio corso), che scorre giù nella vallata, nel pressi del paese.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Ducale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1680 nella richiesta di vendita del feudo avanzata al regio Giudice delegato da Caterina Spadafora, la residenza baronale venne definita col termine generico di “magazzini”. In un inventario del 1748, invece, la residenza fu definita per la prima volta “palazzo”. Tuttavia è probabile che esso esistesse, come è logico vista la presenza della signoria, anche anni prima. Al duca Francesco è attribuita la pavimentazione settecentesca del salone (la cosiddetta “quadreria”) della casa feudale, tale pavimentazione si presenta con mattonelle maiolicate al cui centro è realizzato lo stemma degli Oliveri. Il duca Francesco Oliveri ebbe anche il merito di aver istituito ad Acquaviva, nella prima metà dell'Ottocento, un teatro pubblico che chiamò “Teatro San Francesco”. Si trovava in via Beveratoio (l'odierna via Umberto I).

Torre dell'Orologio[modifica | modifica sorgente]

Costruita nel 1894, la torre progettata dall'Ing. Lazzaroni, nel 1860 per volontà dell'allora sindaco Giudice.[non chiaro] Alta 18 metri, realizzata in pietra locale, è scompartita da tre modanature. È sita in via Vittorio Emanuele.

Chiesa madre[modifica | modifica sorgente]

Dedicata a Santa Maria della Luce, la chiesa in stile barocco, è stata fatta costruire nel 1635 dal pio principe Spadafora e dedicata a Maria SS. Domina Lucis (S. Maria della Luce). Presenta un prospetto tardo rinascimentale e al cui interno troviamo tre navate a croce latina, dove sono custodite diverse opere di interessante valore artistico, come il crocifisso ligneo dello scultore Michele Caltagirone detto il Quarantino scolpita nel 1890, le statue del San Giuseppe e dell'Immacolata attribuite al Bagnasco.

Chiesa della Madonna delle Grazie[modifica | modifica sorgente]

La chiesa è stata eretta nel 1890 in sostituzione di quella costruita dal sac. Scaduto intorno al 1870 e in seguito abbattuta per la costruzione dell'attuale cimitero in contrada Minimento. In seguito furono effettuati numerosi lavori che portarono all'ampliamento della chiesa e grazie alla cooperazione del sig. Biagio Sorce ebbe una statua lignea dello scultore Miele Caltagirone. Oggi la chiesa risulta essere meta di numerosi pellegrinaggi durante il periodo estivo e di grande devozione popolare

Museo dell'emigrazione[modifica | modifica sorgente]

Nasce il 4 agosto del 2005 nei locali dell'edificio San Giovanni Bosco la sede definitiva del Museo, visto che Acquaviva Platani di fatto è un centro emblematico dell'emigrazione degli anni cinquanta del secolo scorso, considerato che più del 50% degli abitanti è emigrato, soprattutto in Regno Unito ed in Francia.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]


Abitanti al 1º gennaio 2002: 1223; Abitanti al 1º gennaio 2003: 1197; Abitanti al 1º gennaio 2004: 1153; Abitanti al 1º gennaio 2005: 1139. Fonte Istat.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia è basata sull'agricoltura, in particolare: grano, olive, pistacchi e mandorle. L'allevamento di bestiame, cavalli e pecore contribuisce all'economia dell'area.

Persone legate ad Acquaviva Platani[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Plado Mosca, nato ad Acquaviva Platani nel 1918, è morto ad Arbuzovka (Russia) il 22 dicembre 1942. Fu l'eroico carabiniere che innescò la battaglia di Arbuzovka il 22 dicembre 1942 durante la seconda guerra mondiale, rompendo l'accerchiamento in cui si trovarono accerchiati dal nemico russo, ed isolati dal resto dell'ARMIR i superstiti della divisione Torino. Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare, ed intitolata la piazza principale di Acquaviva Platani.
  • Salvatore Quasimodo passò parte della sua infanzia ad Acquaviva Platani (il padre era capostazione delle Ferrovie dello Stato), a cui dedicò il suo poema "Che vuoi pastore d'aria?", incluso nella raccolta "Nuove Poesie".

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ISTAT data warehouse
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Alfonso Giannino, Acquaviva Platani nella storia di Sicilia e nella vita nazionale, Litografia Editrice Nocera, San Cataldo, 1982

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