Storia di Siracusa

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« Vi hanno talune città la storia delle quali è ad un'ora l'istoria della regione ove imperarono e del tempo in cui furono più in fiore... Di questo privilegiato numer una è Siracusa; e basta nominarla, perché ognun ricordi la possente colonia. Ecco, basta fare una citazione qualsiasi, per accomunare in un unico giudizio scrittori, storici, artisti, viaggiatori, antichi e moderni [...] Ma nell'età successive se ne parla così poco, che par si dimentichi affatto, mentre in tutti i tempi offre Siracusa larghe materie non indegne della Storia. »
(Serafino Privitera[1], Storia di Siracusa antica e moderna, 1882 - edizione stampa 1984)

Questa voce riguarda la storia della città di Siracusa dalle origini ai giorni nostri;

La città siracusana in Sicilia fu fondata nell'VIII secolo a.C. da coloni greci provenienti da Corinto. Fu la città di primaria importanza nella Sicilia greca e fra le grandi metropoli del mondo classico, nonché capitale del primo "impero" del Mediterraneo occidentale.

Conquistata dai Romani nel 212 a.C., fu capitale della provincia di Sicilia. Ancora importante sotto il dominio bizantino, fu presa dagli Arabi nell'878, iniziando un lungo declino e perdendo la residua primazìa siciliana. Nell'XI secolo fu riconquistata dai Bizantini e passò quindi sotto il dominio dei Normanni. Dopo un breve dominio genovese nel XIII secolo, seguì le vicende di tutta la Sicilia (Regno di Sicilia e Regno delle Due Sicilie, prima, e Regno d'Italia poi).

Indice

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Syraka[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cultura di Thapsos, Stentinello, Necropoli di Cassibile e Pantalica.
Vasi antichi al Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa

Gli studiosi definiscono l'età preistorica siciliana in due fasi: la prima fase è caratterizzata dall'utilizzo di materiali come la selce, l'ossidiana, la ceramica dipinta e più raramente il rame. La seconsa fase è invece caratterizzata dall'introduzione di materiali differenti, la cui conoscenza è stata acquisita tramite i rapporti commerciali intrapresi con il Mediterraneo orientale, che hanno portato all'utilizzo del bronzo e del vasellame in una maniera già riscontrata in reperti di origine greco-cretese e micenea.

Nella zona di Siracusa sono state rinvenute tracce di vita umana risalenti all'era paleolitica superiore, il che vuol dire ad un'età di circa 18.000 anni prima di Cristo. Infatti il sito costiero dove ora sorge Siracusa è stato fortemente interessato da nuclei abitativi già in tempi preistorici. I primi abitanti si pensa fossero i Sicani, un popolo di incerta origine che viene identificato come di stirpe ligure-iberica. Mentre non è chiaro quando avvenne un cambio con i Siculi, ovvero con il popolo, anch'esso di incerta origine, che prese il posto dei primi lungo le coste orientali della Sicilia, allontanandoli verso l'entroterra di quella regione che si dice proprio da essi prese il nome di Sicilia (mentre prima, secondo Diodoro Siculo, essa si chiamava Sicania). I Siculi, stando alle tante fonti storiche pervenuteci, furono importanti per Siracusa, poiché il suo nome deriverebbe proprio dal linguaggio di questo popolo. La loro terra di provenienza non è ancora oggi certa; molte ipotesi sono state fatte, alcuni pensano venissero dall'Italia, un popolo italico protolatino o di origine ligure, il cui sovrano, Sikelòs, diede loro il proprio nome. Gli storici Antioco di Siracusa e Filisto di Siracusa sostengono nei loro scritti l'ipotesi italica, Filisto dice infatti che Sikelòs era figlio di Italos, mentre Antioco afferma:

« La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri; un certo tempo il loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali; succedendo ad Italo Morgete, furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi Siculi e Morgeti; e Itali furono quelli che erano Enotri »
(Antioco di Siracusa, in Dionigi di Alicarnasso 1, 12)
Ricostruzione di una capanna dell'insediamento di Thapsos
Cavagrande del Cassibile, posta lungo il percorso dell'omonimo fiume, rappresenta un sito popolato in età preistorica.
 
Cavagrande del Cassibile, posta lungo il percorso dell'omonimo fiume, rappresenta un sito popolato in età preistorica.
Cavagrande del Cassibile, posta lungo il percorso dell'omonimo fiume, rappresenta un sito popolato in età preistorica.

Resta il fatto che non si è ancora riusciti a datare con esattezza il passaggio in Sicilia e non vi è nemmeno certezza sulla loro origine. Alcuni per esempio sostengono che i Siculi non vennero dall'Italia all'isola, ma che fecero invece il percorso inverso: ovvero dall'isola all'Italia. E secondo questa tesi essi potrebbero essere stati uno dei famigerati Popoli del mare, identificati con i Šekeleš, di origine mediterranea. Altri ancora li danno come i primi abitatori del luogo dove successivamente sarebbe sorta Roma, dunque nel Lazio.

Ad ogni modo, con essi, si data l'inizio delle vicende siracusane; e ne sono prova e testimonianza i tanti centri abitati che si sono ritrovati nelle località prossime, e anche all'interno, della città, come i villaggi di età neolitica di Stentinello, Matrensa, Ognina, Plemmirio, Cozzo Pantano, Thapsos e Ortigia. Da questi siti proviene il materiale archeologico oggi esposto al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa. Ma vi sono anche altri siti sul territorio i cui reperti suggeriscono un periodo pre-siculo, definito Periodo Litico ne fanno parte la latomia detta "la Cava del Filosofo", dove sono state ritrovate molte schegge e materiale litico tanto da destare il sospetto che lì ci fosse stata una vera officina. E le genti che ci hanno lasciato questi reperti si pensa fossero di stampo ibero-liguroide imparentate con il ramo della famiglia umana che nell'occidente europeo lasciò i dolmen; dunque popolazioni diverse dai siculi.

Altra necropoli molto importante di questo periodo è la necropoli di Cassibile, ubdicata nei pressi della odierna frazione di Siracusa, Cassibile, si tratta di una delle testimonianze di epoca pre-greca più importanti della Sicilia; in essa vi si trovano circa 2.000 tombe scavate a grotticella artificiale, databili intorno all'anno 1.000 - 800 a.C., nei suoi dintorni vi era un villaggio abitato, dai quali reperti lo si è potuto definire di cultura raffinata, probabilmente influenzato dalla vicinanza con i fenici, popolo dai commerci marittimi in terra siciliana. Il fiume Cassibile, essendo un corso d'acqua, fu molto importante per gli insediamenti dell'uomo, ed è per questo che lungo il suo corso sono appunto state ritrovate numerose tracce di segni di civiltà, ne sono un esempio i Diere, il cui termine deriva dall'arabo "diyar" (casa), ma è molto antecedente all'epoca araba di Sicilia, infatti si tratta di abitazioni scavate nella roccia calcarea; la tipica roccia bianca marina del siracusano che ben si presta alle modellazioni e che per questo è stata così utilizzata in passato, anche da popolazioni pre-greche.

L'altra necropoli, definita la più importante di Sicilia per capire il periodo Sicano e Siculo dell'isola, è Pantalica, ubdicata nel siracusano tra i Monti Iblei presso Sortino e Ferla, conta circa 5000 tombe scavate nella roccia a grotticella artificiale, come quelle della necropoli di Cassibile, a testimonianza che si trattasse senza'altro dello stesso popolo. Pantalica si pensa dunque contasse all'epoca un grande villaggio alle sue spalle, molto grande per quei tempi, e si pensa che fosse la capitale del Regno dei Siculi, ovvero il regno di Hyblon, re dei siculi; un regno che si dice in passato fosse appartenuto ai Sicani, ma non lo si può sapere con certezza dato le difficoltà degli archeologi che, non avendo le sufficienti fonti storiche, fanno fatica a identificare le date del periodo preistorico siciliano. Ma di Pantalica si sa che ad un certo punto si scontrò con Siracusa, ciò avvenne quando i Siculi e i Greci entrarono in conflitto, ovvero quando la cultura greca volle diventare egemone nell'isola di Sicilia.[2][3][4]

Fondazione e periodo greco (733-212 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

L'Oracolo di Delfi e la fondazione di Siracusa
Themis Aigeus Antikensammlung Berlin F2538.jpg
Lo storico e letterato greco Strabone, nel suo trattato di geografia italica, composto durante l'età imperiale di Roma, ci informa sulla fondazione di Siracusa attraverso una leggenda di tempi greci: essa narra di Archia, fondatore di Siracusa, il quale prima di intraprendere il suo viaggio verso le coste mediterranee, avrebbe consultato, insieme a Miscello di Ripe (mitico fondatore della città di Crotone), l'oracolo di Apollo, al santuario di Delfi, considerato l'oracolo più importante del mondo greco e per questo il luogo che lo ospitava era detto "ombelico del mondo". Qui, i due chiesero saggi consigli profetici e ricevettero come risposta un quesito che domandava loro cosa volessero per le città che avrebbero dovuto fondare: la ricchezza o la salute. Stando alla leggenda, Archia scelse la ricchezza mentre Miscello scelse la salute. Il dio del sole allora concesse all’uno di fondare Siracusa e all’altro Crotone. I crotoniati abitarono dunque una città assai salubre, mentre Siracusa si trovò in uno stato di ricchezza così eccezionale che il nome dei suoi abitanti passò in proverbio, dicendosi, di quelli troppo ricchi che ad essi non basterebbe nemmeno la decima dei Siracusani. La città poi, come la storia racconta, prosperò per la fertilità della sua posizione geografica.[5][6]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Syrakousai.

Fondazione e primo periodo della città[modifica | modifica sorgente]

« Sorta per opera d'una colonia di Corinti, guidata da un Archia, appena vent'anni dopo Roma, Siracusa fu, prima di Roma, la maggiore città d'Europa, raggiungendo, e forse superando, il milione d'abitanti e facendosi, a sua volta, metropoli, cioè madre di nuove città, come Acre, Casmene e Camarina, con le quali cercò di frenare l'espansione della sua rivale Gela. »
(Carlo Picchio, da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.[7])

La città di Siracusa, anticamente chiamata Syrakousai (Συράκουσαι in greco antico), ebbe la sua fondazione ad opera di una colonia di corinzi, guidati da un nobile di nome Archia (mitico discendente di Eracle e parente di Enea), che scelsero il territorio di Siracusa per fondarvi qui la loro nuova città.

In breve tempo Siracusa crebbe a tal punto da divenire essa stessa una metropoli. Dopo essere stata, per l'arco di tempo che va dal 734 a.C. al 485 a.C., in mano al governo dei nobili e dei proprietari terrieri, chiamati Gamoroi, discendenti dei primi coloni corinzi, avvenne una rivolta per governare la città da parte dei Killichirioi, rappresentanti la classe oppressa, discendenti degli abitanti siracusani di stirpe sicula. Dopo che quest'ultimi ebbe la meglio, i Gamoroi chiamarono in loro soccorso il tiranno di Gela, Gelone, che dopo aver sconfitto i Killichiri prese il governo, ancora repubblicano, di Siracusa e lo trasformò in una tirannide.

Siracusa diventa una capitale del mediterraneo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La Prima Tirannide Siracusana e Battaglia di Imera (480 a.C.).
Il primo tiranno di Siracusa

Con Gelone si dà inizio al periodo della prima tirannide siracusana. Gelone I trasformò Siracusa rendendola una potenza di primo piano nel Mediterraneo. Dotò la polis aretusea di una ampia flotta navale; le diede un numeroso esercito al punto tale che fu in grado di sostenere e respingere, insieme ad Akragas, il poderoso attacco di Cartagine avvenuto presso Imera, nella battaglia che porta il nome di quella località.

Siracusa era ormai diventata conosciuta e rispettata anche in Grecia, infatti quando avvennero le famose guerre persiane (tra greci e persiani), gli ateniesi e gli spartani chisero ai siracusani di entrare a far parte della loro lega per sconfiggere la Persia, inoltre, Gelone I, promise loro aiuti, notevoli, in cambio però di ottenere il comando generale o delle spedizionidi terra o di mare, ciò non avvenne e quindi Gelone tenne Siracusa fuori da quel conflitto che pure era arrivato a riguardarla così da vicino.

Il tempo di Gelone è ricordato anche come uno dei più floridi e ricchi periodi di sviluppo artistico ed edilizio della polis di Siracusa. Si narra che fu egli a edificare il famoso Teatro Greco di Siracusa.

Gerone I e Trasibulo

Gerone I porta alla corte siracusana i grandi poeti e filosofi del tempo: Pindaro; Bacchilide; Eschilo; Simonide, Epicarmo. Si mostra incline alle arti tanto da far diventare Siracusa una nota meta culturale.

Inoltre Gerone I inizia una politica espansionista portando l'esercito siracusano in Campania, dove lasciando presidi militari e stringendo nuove alleanze, riuscì a sconfiggere gli Etruschi a Cuma in una battaglia il cuo esito fu decisivo per le vicende del popolo nord italico.

La prima tirannide finisce con la cacciata di Trasibulo di Siracusa, tiranno che il popolo non sopportò a causa del suo mal governo.

Siracusa repubblicana[modifica | modifica sorgente]

La battaglia navale che avvenne all'interno del porto di Siracusa tra ateniesi e gli alleati della polis aretusea.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda Repubblica Siracusana, Spedizione ateniese in Sicilia (415 a.C.), Battaglia di Imera (409 a.C.) e Syntèleia.
Ducezio e la Synteleia

Siracusa diventa una Repubblica, adottanto un sistema di democrazia che però pian piano si mostrerà sempre più come un'oligarchia. Numerose e importanti sono le vicende che si susseguono durante questi anni di governo repubblicano.

Il primo avvenimento che coinvolge la polis in questo periodo è l'attacco che Ducezio, combattente siculo, diede alle città siceliote arrivando a minacciare anche polis potenti come Akragas e Syrakousai. Dopo una articolata lotta che vide contrapposte le popolazioni autoctone e le popolazioni siceliote, Ducezio fu sconfitto dai siracusani ed esiliato a Corinto, dalla quale comunque fece ritorno.

Atene in Sicilia

Altro evento epocale di quegli anni fu la guerra del Peloponneso, con Atene e Sparta che decisero le loro sorti proprio in Sicilia. Alcibiade, influente cittadino ateniese, spronò la propria patria ad anadare alla conquista delle terre siciliane, con obiettivo principe la conquista di Siracusa. Fu una cruenta e lunga battaglia che durò diversi anni e che passò alla storia come la spedizione ateniese in Sicilia. Siracusa, con l'aiuto di Sparta e degli alleati di altre città siciliane, riuscì a evitare di essere conquistata e sconfisse la capitale della Grecia, Atene, la quale subì una fatale disfatta per la sua futura politica espansionistica.

La vendetta di Cartagine

Inoltre decisivo risulterà essere il nuovo attacco di Cartagine, che, vendicandosi della battaglia persa settant'anni prima ad Imera, cercherà rivincita allarmando il governo democratico siracusano che alla fine cederà il potere oligarchico/popolare nelle mani di un nuovo tiranno.

L'epoca dei due Dionigi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Epoca dionigiana, Battaglia di Gela (405 a.C.), Assedio di Siracusa (397 a.C.) e Guerra civile di Siracusa (357 a.C.).
Dionisio I di Siracusa e la rivoluzione territoriale

Dionisio I di Siracusa prese il potere della polis a 25 anni di età e lo mantenne per quasi 40 anni di regno.

Fu uno dei più potenti tiranni dell'antichità. Portò Siracusa ad essere paragonata ad un impero, facendo conquiste territoriali, fondando nuove colonie ed essendo sempre presente nella politica internazionale del tempo.

Dionisio I diede grandi battaglie contro Cartagine conquistando e distruggendo una delle tre città roccaforti dei punici: l'isola di Mozia.

È considerato dagli storici come colui che precedette la politica ellenistica di Filippo II di Macedonia. Dionisio I portò Siracusa ad essere la capitale di un vasto regno che comprendeva la Sicilia nella sua quasi totalità (eccetto la punta occidentale ancora in mano cartaginese) la parte meridionale dell'Italia di allora e grande parte della costa adriatica (comprresa Adria nel Veneto e Ancona nelle Marche).

Le terre conquistate o fondate rispondevano a Siracusa o comunque tenevano dei rapporti commerciali con essa. Dionisio I inoltre passò alla storia per essere stato il primo ad arruolare somme ingenti di mercenari proveniente dalla Gallia, dalle zone Celtiche e con quei popoli nordici che in seguito diverranno famosi per aver messo in crisi la potenza di Roma.

Fu un tiranno scaltro, ambizioso e non esitò ad usare mezzi crudeli per ottenere ciò che voleva. Lasciò a Siracusa un'erdeità imperialistica che passò nelle mani del figlio Dionisio II.

Dionisio II e la guerra di Dione

Dionisio II non fu all'altezza del padre. Si mostrò dapprima insicuro e poi crudele senza che abbia saputo creare una politica mirata all'equilibrio dei suoi possedimenti o alla situazione governativa interna.

Dione, cognato di Dionisio I e zio di Dionisio II, prese in mano la situazione e questo fece adirare e ingelosire il nipote Dionisio II che per vendicarsi di Dione lo esiliò in Grecia e poi li vendette tutti i suoi beni e lo fece divorziare da sua moglie Arete. Dione, noto frequentatore dell'accademia di Platone, decise allora d'intervenire per liberare Siracusa dalla tirannia e per vendicarsi di ciò che aveva subito a causa di Dionisio II.

Arrivò a Siracusa con un modesto ma combattivo esercito il quale, grazie anche allo sgretolamento interno dell'assetto sociale e bellico siracusano, riuscì ad avere la meglio sulle truppe di Dionigi e a fare cessare così quella terribile guerra civile che era scoppiata all'interno della polis aretusea e riuscì a fare esiliare Dionisio II a Corinto. Dione però venne in seguito ucciso da dei suoi soldati traditori, che per avere il governo siracusano in mano, non esitarono a tradire il loro comandante.

Con la morte di Dione la situazione siciliana precipitò; Siracusa che concentrava nel suo territorio le dinamiche della politica isolana, indebolita e preda di aspiranti tiranni, necessitava di un valido soccorso, poiché alla sua guida passarono uomini politici non all'altezza di cogliere un'eredità vasta come quella che la Sicilia rappresentava.

Platone a Siracusa[modifica | modifica sorgente]

Il filosofo ateniese Platone compì tre viaggi a Siracusa nell'arco di tempo che vide il passaggio tra la fine di Dionisio I e il regno di Dionisio II.

Molto amico di Dione, Platone confidava nell'aiuto del siracusano per riuscire a far instaurare le sue idee filosofiche basate sulla giustizia dei governi nella polis che era considerata un caposaldo del potere tirannico. I suoi tre viaggi furono tutti molto movimentati, poiché una prima volta si scontrò con l'ideologia lussuriosa, assolutista e prepotente di Dionisio I, il quale adirato dai discorsi del filosofo lo fece vendere come schiavo e lo spedì in un'isola greca nemica di Atene, con lo scopo che vi venisse ucciso.

Riuscito a salvarsi, per realizzare il suo sogno e per l'amicizia che lo legava a Dione, decise di accettare l'invito fattogli dal giovane Dionisio II, che aveva l'intenzione, e tale rimase, di diventare un sovrano illuminato assorbendo le nozioni platoniche.

Anche questo suo secondo viaggio fallì, perché nel frattempo si mise in atto l'agitazione politica di corte che portò Dionisio e Dione a divenire nemici, con l'esilio greco di quest'ultimo. Platone voleva ritornare ad Atene ma il giovane Dionisio II non voleva lasciarlo andare, riuscì a salpare solo grazie alle insistenze che fecero a suo favore i tarantini pitagorici.

Con coraggio tornò una terza volta a Siracusa, ma si rese conto quasi subito che Dionisio II non poteva cambiare perché non voleva cambiare; chiuso nei suoi vizi e nel suo malgoverno, trattava Platone come fosse un suo capriccio personale per vantarsene davanti alle altre corti e tenerlo stretto a sé nella cittadella fortificata. Inoltre vi era la situazione con Dione che stava diventando tragica, sempre esiliato dalla patria, nonostante le continue pressioni per farlo tornare. Anche questa volta Dionisio II costrinse con la forza Platone a restare a Siracusa e anche questa volta il filosofo si salvò grazie all'intrcedere dei pitagorici italici, con l'ambasciata mandata da Archita di Taranto, il quale spedì una nave che riportasse l'ateniese nella sua patria greca.

Platone lasciò Siracusa con molto rammarico, conscio che quella città stava per subire grossi perturbamenti e amareggiato perché non era riuscito a realizzare il suo sogno di instaurare a Siracusa una repubblica filosofica.

L'Età timoleontea[modifica | modifica sorgente]

La partenza in mare di Timoleonte da Corinto verso la Sicilia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Età timoleontea e Battaglia del Crimisso.

Dopo la guerra civile che vide Siracusa andare in rovina sotto le macerie delle sue stesse mura e tra la sofferenza della sua gente che emigrava per cercare rifugio altrove, venne richiesto un aiuto esterno e venne trovato in Corinto la quale inviò in Sicilia, nel 345 a.C., il generale corinzio Timoleonte.

Questi con un esercito di mille corinzi iniziali, più altri siciliani che si aggiunsero in seguito, riuscì finalmente a sconfiggere Dionisio II che venne esiliato a vita a Corinto, dove visse e morì in povertà.

Una volta liberata Siracusa i soldati di Timoleonte s'impegnarono per liberare l'intera Sicilia dai tiranni che vi comandavano. Da Agrigento a Messina, le poleis siceliote videro i propri tiranni cacciati o uccisi. In modo particolare vi fu una accesa lotta tra Iceta di Leontini, Mamerco di Catana contro l'alleanza timoleontea, la quale si ritrovò ad affrontare anche i cartaginesi che davano supporto alla fazione tirannica siciliana.

Nel frattempo si ritrovarono davanti la grande insidia imperialistica di Cartagine che unendo un grande esercito di 70.000 uomini aveva intenzione di scacciare una volta per tutte i greci e i loro discendenti sicelioti dalla Sicilia, ma non vi riuscirono grazie all'astuzia e abilità dell'alleanza siciliana (composta da siracusani, autoctoni, poleis siceliote, corinzi e mercenari) ed anche per via del tempo meteorologico che si mise avverso e fece straripare il fiume Crimiso, dove avvenne l'omonima battaglia (Battaglia del Crimisso). I cartaginesi persero 10.000 dei loro guerrieri e rinunciarono al loro proposito assolutistico sull'isola, accontentandosi di stipulare un trattato di pace successivo con Timoleonte.

Vennero in seguito sconfitti anche gli ultimi tiranni di Sicilia e cessarono finalmente i tumulti. Tornò la pace a Siracusa e nell'isola, almeno fino a che durò la repubblica timoleontea, per circa dieci anni.

Gerone II e l'ultimo periodo della Siracusa siceliota[modifica | modifica sorgente]

Iceta di Siracusa fu colui che riportò la poleis alla tirannide.

Pirro Re dell'Epiro prende il governo di Siracusa[modifica | modifica sorgente]

Pirro, Re dell'Epiro, quando venne in Sicilia per scacciare i cartaginesi, credette di avere diritto al trono di Siracusa, e quindi ad evere il titolo di "Re di Sicilia", perché Agatocle, a suo tempo, gli aveva dato in sposa la figlia siracusana, Lanassa, la quale però poi decidette di divorziare dal marito e si rifugiò in Corcira. Pirro inoltre trovò ostilità tra i siciliani che non lo volevano come loro sovrano, quindi decise di ritirarsi dalla Sicilia.

Re Gerone II e Archimede[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'allontanamento di Pirro, Siracusa ritornò ad essere per la quinta volta una Repubblica, ma il suo governò repubblicano durò solamente sei anni, poi arrivò la quinta e ultima tirannide, che inizierà nel 270 a.C. con Gerone II e finirà con i due generali siracusano-cartaginesi Ippocrate ed Epicide, che saranno sconfitti durante la presa di Siracusa da parte di Roma.

Da sottolineare che questo è il periodo in cui nasce e progredisce il genio di Archimede, che sarà vittima alla fine anch'egli del conflitto bellico, durante il quale perse la vita per mano di un soldato romano.

Siracusa in epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Syracusæ.

Età repubblicana e imperiale[modifica | modifica sorgente]

Anfiteatro romano

Dopo la conquista romana Siracusa non riuscì più a riprendere la potenza di un tempo; Roma era in piena ascesa, e conquistò l'intera Sicilia. La città venne nominata Capitale della Provincia Siciliana, fu sede dei Pretori romani inviati ad amministrare la Sicilia.

Stette in città per un anno il generale romano Publio Cornelio Scipione, meglio conosciuto come Scipione l'Africano, il quale da Siracusa preparò l'esercito romano che poi sconfisse il cartaginese Annibale, decretando per Roma la vittoria della Seconda Guerra Punica.

Famose sono in quel periodo le ruberie che fece il pretore Gaio Licinio Verre, il quale rubò le opere d'arte siracusane in nome del potere che Roma gli aveva dato. Indignato Marco Tullio Cicerone, avvocato e politico romano, venne mandato in Sicilia dal senato romano per testimoniare contro i furti di Verre.

Durante la sua permanenza a Siracusa scoprì la tomba d'Archimede, nascosta tra i cespugli, dimenticata dai siracusani che, con il passare dei secoli e la precaria situazione socio-politica nella quale vivevano, avevano persino dimenticato il posto in cui giaceva il loro più illustre figlio. Cicerone si adirò molto per questo motivo con la popolazione locale.

L'epoca romana come è noto ridimensionò vistosamente la città, ma tuttavia vennero costruite altre opere di notevole importanza come l'Anfiteatro romano, tra i più grandi d'Italia, usato per le lotte dei gladiatori e gli spettacoli circensi, e le battaglie navali (naumachia); il Ginnasio romano e l'intricata rete di catacombe (la più importante ed estesa dopo quella di Roma).

L'avvento del cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Lucia da Siracusa davanti al Pretore romano. Quadro di Lorenzo Lotto

È storicamente accertato [8]che Siracusa fu la prima città della Sicilia ad accogliere, intorno al 58 d.C.[9], la predicazione evangelica di Paolo di Tarso durante la sosta di tre giorni nel porto della città della nave alessandrina che da Malta lo trasportava verso Roma dove avrebbe atteso il giudizio della corte imperiale[10]. Secondo una tradizione posteriore è anche quella in cui fu presto fondata una comunità cristiana[11]; è possibile in tal senso vederne la conferma all'interno del Duomo di Siracusa nella scritta in latino:"Ecclesia Syracusana Prima Divi Petri Filia Et Prima Post Antiochenam Christo Dicata", che tradotta significa "La chiesa di Siracusa è la prima figlia di San Pietro e la seconda dopo la chiesa di Antiochia, dedicata a Cristo". Siracusa conobbe anche l'opera di Marciano, secondo la tradizione suo primo vescovo e martire, in seguito proclamato santo dalla Chiesa Cattolica. La Chiesa cattolica siracusana vanta origine apostoliche secondo un documento scritto in greco, conservato in Vaticano "L'encomio per il nostro Padre Marciano vescovo di Siracusa" redatto tra la fine del VII secolo e i primi dell' VIII secolo. In esso tuttavia sembra che il redattore abbia mescolato informazioni circa due vescovi omonimi; il primo inviato da Antiochia intorno al 40 d.C. circa martirizzato ad opera di giudei e uno che visse nel III secolo martirizzato sotto Valeriano [8] Su un'antica area cimiteriale cristianizzata in tarda epoca imperiale romana venne costruita la chiesa di San Giovanni alle catacombe considerata la prima cattedrale cristiana della città.[senza fonte]

Con la diffusione del cristianesimo a Siracusa avvennero anche le persecuzioni e la città ebbe presto i suoi martiri; nel 304[12], in seguito all'editto dell'imperatore romano Diocleziano Lucia, una giovane siracusana venne messa a morte. Diventerà in seguito Santa Lucia, una della sante più amate dal mondo cristiano-cattolico e patrona della città. Con Costantino I, il cui editto di Milano del 313 mise fine alle persecuzioni anche la comunità siracusana conobbe pace e prosperità.

La Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea fornisce la testimonianza di una importante presenza dei cristiani a Siracusa; conserva infatti la lettera di convocazione dell'imperatore Costantino al vescovo della città Cresto per il concilio di Arles del 314. È il primo nome di un vescovo della città riportato da un documento storicamente certo[13]. Paolo Orsi scoperse i nomi dei vescovi Cerapione e Siracusio, del IV secolo, seppelliti nelle catacombe di S. Giovanni. Un ignoto vescovo siracusano partecipò al concilio di Sardica nel 343-344[8].

La caduta dell'Impero romano d'Occidente ebbe come conseguenza pochi anni dopo l'invasione e il dominio dei Vandali.

Prova della presenza cristiana sono le numerose testimonianze epigrafiche, archeologiche e pittoriche delle catacombe di cui Siracusa è ricca, seconda solo a Roma[8]. Il vescovo siracusano Eulalio partecipò ai sinodi romani del 501 e 503 firmandone gli atti dopo il papa Simmaco e i vescovi di Milano e Ravenna[8]. Alla fine del VI secolo, Gregorio Magno (590-604) scrisse numerose lettere ai vescovi siracusani Massimiano e Giovanni; si interessò degli antichi monasteri di S. Nicolò, S. Pietro ad Bajas e S. Lucia[8].

Siracusa medievale[modifica | modifica sorgente]

Periodo bizantino[modifica | modifica sorgente]

Hexagram di Costante II, rappresentato insieme al figlio Costantino IV.

Nel 535, Siracusa venne conquistata, insieme alla Sicilia, dal generale bizantino Belisario, mandato sull'isola con il compito di riconquistare l'Italia e portarla sotto l'influenza dell'imperatore di Bisanzio, Giustiniano I. Nel 663, l'imperatore Costante II, per un suo preciso disegno politico che intendeva sconfiggere i Longobardi in Italia e porre il Paese sotto dominazione bizantina, decise di trasferire la sua corte imperiale a Siracusa; scelta ai suoi occhi perfetta, poiché la città siciliana era vicina a Roma e fortemente ellenizzata, così Siracusa divenne in quel periodo "Capitale dell'Impero dei Romani". Ma i fatti non andarono come aveva pianificato Costante II; il popolo mal sopportò tale imperatore, a causa delle sue vessazioni con le tasse, così un giorno, un membro della sua corte, tale Mecezio, lo fece assassinare da un suo servitore. Dopo la sua morte si fece incoronare nuovo Imperatore (anche se alcuni dicono che venne costretto all'inconorazione), ma il suo regno durò meno di un anno, infatti truppe provenienti dall'Italia, dall'Africa e dalla Sardegna marciarono su Siracusa e destituirono l'usurpatore. Nel frattempo l'erede legittimo, Costantino IV, venne a riprendersi la corona e riportò la sede imperiale a Costantinopoli. Siracusa venne nominata in quel periodo "Capitale del Thema Sikelia" (istituito sotto l'impero di Giustiniano II), il thema comprendeva la Sicilia, il ducato di Calabria e il ducato di Napoli. In città risiedeva lo Strategos bizantino.

Tra impero bizantino ed emirato arabo[modifica | modifica sorgente]

La conquista di Siracusa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Primo assedio arabo di Siracusa e Assedio di Siracusa (878).
Mappa descrivente i conflitti navali bizantino-arabi dal VII secolo al ca. 1050. Confini degli stati corrispondono a quelli nell'VIII secolo (inizi).
« Ma né Palermo, né Messina erano capitale dell'isola; la capitale era allora Siracusa, nobile, popolosissima città che nella sua Pentapoli avea racchiuso già più gran popolazione che non ne contenga oggi l'isola intera. I Vandali tre secoli prima ne avevano fatto aspro governo, non meno crudelmente l'avevano trattata i Saraceni nel 669; eppure ell'era sempre risurta dalle sue ruine e serbavasi tuttavia città floridissima dell'impero orientale. Or contro la misera città congiurarono riuniti tutti gli sforzi dei Saraceni; quivi si parve quanto amore nutrissero i Siciliani per la patria loro, e quanta fosse la cupidigia dei barbari per torsela in mano. »
(Filippo Moisé, descrizione della presa di Siracusa da parte Araba.[14])

Dopo vari contrasti tra Costantinopoli e Siracusa, il thema di Sikelia si dichiarò indipendente da Bisanzio. Si insediò dunque in città Eufemio di Messina, militare esperto, il quale ribellandosi ai bizantini, si dichiarò egli stesso in Siracusa, Nuovo imperatore di Sicilia. Ovviamente tale mossa gli attirò contro le ire dell'Impero. Venne costretto a fuggire in Africa, qui scese a patti con l'emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyadat Allah I, al quale chiese aiuti per cacciare i bizantini dalla Sicilia. Ma venne infine tradito dagli arabi, i quali, avendo già in mente di conquistare la terra siciliana, non lo aiutarono a rendere l'isola indipendenete, ma palesarono il loro volere di conquistarla portandola sotto l'influenza dell'Islam. Eufemio fu infine ucciso a Castrogiovanni (Enna).

Siracusa subì due assedi; un primo nell'827 ad opera del generale e letterato persiano Asad ibn al-Furat. Tale primo assedio durò un anno ma grazie anche a interventi esterni in aiuto della capitale siciliana, la città riuscì a resistere ai poderosi attacchi arabi. L'assedio venne sciolto quando gli arabi decimati da un'epidemia nel loro campo e senza rinforzi in arrivo si ritirarono tra le montagne siciliane.[15]

Moneta di Basilio I, l'imperatore che difese e perse la capitale di Sicilia, Siracusa.

Un secondo e definitivo assedio invece avvenne nell'878, anche questo durò circa un anno, ma stavolta gli arabi vennero con maggiori forze e maggiore volontà di conquistare Siracusa, comandati da Giafar Ibn Muhammed, allora governatore della Sicilia islamica già conquistata. Questo fu uno degli assedi più terribili della campagna bellica orientale in Sicilia; in quanto i siracusani non volevano arrendersi e gli arabi non volevano ritirarsi, motivo per cui fu una battaglia all'ultima resistenza, nella quale il cibo venne a mancare agli assediati e la città ebbe a soffrire pene inenarrabili a causa di questo assedio. Le mura che avevano saldamente retto per tutti i mesi gli incessanti attacchi musulmani, alla fine, nell'aprile dell'879 ne cedettero una parte aprendo una pericolosa breccia verso l'interno della città. I siracusani continuarono con estrema resistenza a impedire l'accesso agli invasori, arrivando a instaurare persino delle lotte corpo a corpo contro gli assedianti che premevano per entrare. Si arrivò fino a maggio, dopodiché verso la fine di quel mese, il 21, alle 6:00 di mattina gli arabi sferrarono il loro ultimo poderoso attacco e riuscirono ad entrare in città. Fecero una strage, le fonti parlando di 5.000 vittime della conquista araba. Poi uccisero i soldati difensori di Siracusa e ridussero il resto della popolazione in schiavitù conducendola a Qayrawan, capitale degli Aghlabiti, e a Palermo, centro politico dei conquistatori eletta a nuova capitale di Sicilia. Qui vennero condotti anche l'arcivescovo di Siracusa e il monaco Teodosio, narratore e testimone di quegli eventi. I prigionieri siracusani (si pensa siano stati dagli 4.000 agli 8.000) rimasero lì per diversi anni, fino a quando vennero tutti riscattati da un misterioso personaggio di cui le fonti non sanno darci per certo il nome[16], che probabilmente ridiede loro la libertà e la possibilità di ritornare alle loro case. L'impero bizantino non mandò sufficienti forze per difenderla. La città durante la sua presa venne incendiata e le sue mura distrutte, l'oro presente e i preziosi gioielli vennero depredati e condotti nelle capitali arabe. Questa fu la fine di Siracusa capitale di Sicilia.[15]

Periodo arabo[modifica | modifica sorgente]

L'assetto giuridico della città[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Val di Noto e Storia della Sicilia islamica.
La Sicilia divisa in tre valli: Siracusa fa parte del Val di Noto (in colore giallo).
'Ibn Hamdis
عبد الجبار بن أبي بكر بن محمد بن حمديس الأزدي الصقلي أبو محمد'
Il mare di Siracusa
« O vento, che tu corra presso alle nubi, o che te ne scosti,
non lasciar, no, che asseti certa collina del caro paese!
La conosci tu?
Se no, sappi che l'ardor del sole vi fa olezzare i verdi rami.
Qual meraviglia?
In que' luoghi gli intelletti d'amore impregnan l'aria di lor profumi.
Lì batte un cuore sì pieno d'affetto,
ch'io v'ho attinto tutto il sangue che mi corre nelle vene.
A quelle piagge riedon sempre furtivi i miei pensieri,
come il lupo ritorna sempre a sua boscaglia.
Quivi fui compagno dei lioni che correano alla foresta:
quivi andai a trovar le gazzelle in lor covile.
Dietro a te, o mare, è il mio paradiso:
quello in cui vissi tra' gaudii, non tra le sventure!
Vidi lì spuntar l'aurora della mia vita
ed or, a sera, tu me ne vieti il soggiorno!
O perché mi fu tolto ciò ch'io bramava,
quando il pelago mi separò da quelle piagge?
Avrei montata, invece di palischermo, la falcata luna,
per arrivar a stringermi al petto il mio Sole! »
(Ibn Hamdis (1056-1133), poesia sulla Sicilia.)

Ibn Hamdis fu il maggiore esponente della poesia araba siciliana. La sua nascita è contesa tra Siracusa e Noto. Egli venne esiliato durante la conquista normanna di Sicilia e nonostante la lontananza dalla sua terra natia la ricorderà sempre con affetto e rammarico, come in queste strofe, desiderando di tornarci.

Dopo la conquista, la successiva distruzione e il deportamento dei suoi abitanti, Siracusa stette probabilmente per qualche anno in uno stato di incoscienza, poiché non vi si ha alcuna notizia di essa nelle fonti storiche. Le informazioni ricominciano non appena gli arabi si sentirono di avere ben saldo il potere in mano, per cui si ritrova la vita a Siracusa e saltano fuori le notizie anche su di essa.

Cominciando dall'aspetto giuridico e amministrativo che la città ebbe sotto questa dominazione. Come prima cosa gli arabi divisero la provincia araba di Sicilia (poiché l'isola era alle dipendenze dell'emirato aghlabita di Tunisia) in 3 diversi valli: Val di Mazara; Val Demone e Val di Noto. Siracusa rientrava nel territorio geografico e amministrativo del Val di Noto, del quale ne era anche il capoluogo.

Le città erano a loro volta divise in vari assetti giuridici: vi erano le città indipendenti, le quali si trovavano per lo più nella parte occidentale dell'isola, vicino Palermo; poi vi erano le città tributarie, le quali pagavano una tassa agli arabi e le città vassalle, categoria nella quale sicuramente rientrava Siracusa, poiché comprendeva tutte le città assoggettate dopo la conquista bellica. Inoltre viene nominata, con Catania, città di possessori ovvero la gente del suo territorio poteva mantenere il possesso dei propri beni, pagando un tributo agli arabi, dunque era città vassalla e tributaria.[17]

La città venne amministrata da un proprio emiro, conosciamo i nomi di alcuni di essi tramite testi storici: vi fu un Brusà nella Siracusa dominata dagli arabi, il quale mandò a chiamare l'arcivescovo della città per fargli dire ai suoi preti che la smettessero di provocare i guerrieri islamici, poiché nella Siracusa araba convivevano sia i cristiani formati dalla maggior parte dei siracusani e sia gli islamici formati dai governanti conquistatori e dai nuovi coloni venuti in città.[18] Poi vi fu un Ebrahim ben Giafar, che combatté contro le armate del bizantino Maniace quando questi proverà a sottrarre Siracusa dalla dominazione araba, inoltre pare che egli sposò la sorella di un noto emiro di Palermo, tale Chbir.[19] Infine sappiamo che uno degli ultimi emiri siracusani fu Ibn al-Timnah, appartenente alla famiglia dell'emirato indipendente siciliano dei Kalbiti; egli diverrà noto per essere stato colui che chiamò in suo aiuto contro altri emiri di Sicilia, i normanni.[19]

La religione e la società[modifica | modifica sorgente]

« La religione si mantenne assieme colla lingua nella Sicilia orientale, sede primaria di antiche colonie greche »
(Michele Amari tratto dal testo di Melchiorre Trigilia[20])

Secondo l'Amari dunque nella Sicilia orientale, e perciò anche a Siracusa, si mantenne più che altrove la religione cristiana e la lingua greca. Tali affermazioni, che hanno trovato molti pareri discordanti, troverebbero però conferma se si pensa che all'arrivo dei normanni, Siracusa divenne un loro punto fermo per la riconquista cristiana e inoltre essi chiamavano i cristiani lì presenti greci per distinguerli da loro che arrivavano dalla Normandia e che si facevano chiamare latini.[20]

Gli arabi permisero ai cristiani di continuare a tenere la loro fede ma fecero di tutto per ostacolarli e scoraggiarli, invitandoli palesemente ad aderire all'islam. Ad esempio sappiamo che le leggi restrittive per i cristiani, e pure per gli ebrei che abitavano in città, prevedevano che portassero dei segni distintivi sui vestiti e suelle case, poi pagavano più tasse degli arabi e non potevano pregare ad alta voce, né edificare nuove chiese, inoltre dovevano cedere sempre il passo davanti ad un musulmano e le donne cristiane, o ebree, non potevano sostare accanto a una donna musulmana, poi era proibito loro avere cavalli né armi, il servizio militare fu loro escluso in quanto esso era concesso solo agli arabi.[21]

In quel periodo, quasi certamente, il Duomo di Siracusa venne trasformato in moschea. Le mura, dapprima distrutte, ora rivennero edificate e innalzate. A parte l'edificazione del Castello Marieth, qualche iscrizione araba e l'assetto viario di Ortigia, non risultano in Siracusa altre vestiga architettoniche di quel tempo che pure la coinvolse a pieno. Ciò secondo gli storici è dovuto al fatto che, nonostante fosse governata e ormai integrata nella società islamica, Siracusa però non visse i fasti di una metropoli araba, né politicamente né socialmente, poiché storici come Maccarrone sostengono che i coloni giunti nella parte orientale dell'isola furono troppo pochi e contrastati rispetto ad altre zone siciliane.[20] Ovviamente c'è anche chi smentisce questa tesi sostenendo invece che i musulmani si impegnarono per riempire di nuovi coloni la parte orientale dell'isola, e che se a Siracusa non vi è più rimasta alcuna traccia architettonica di quel tempo ciò è dovuto solo al volere dei normanni e dei cristiani dell'epoca che si impegnarono per cancellare ogni minima traccia di cemento del tempo arabo.

Innovazione dei terreni: agricoltura e zucchero[modifica | modifica sorgente]

Delle arance selvatiche all'interno della città di Siracusa, presso la Neapolis.
« vi è un miele che non ha bisogno di api »
(Alessandro Magno parla della canna da zucchero)

Il primo a portare lo zucchero in Europa fu Alessandro Magno che di ritorno dal suo lungo viaggio in Oriente aveva trovato e importato la canna da zucchero destinata nei secoli successivi a sostituire il miele, fino ad allora dolcificante principale. Ma la prima diffusione consistente la si ebbe sotto gli arabi, loro infatti la importarono e la piantarono in Spagna e in Sicilia. Siracusa fu, insieme a Palermo, il principale centro di coltivazione della canna da zucchero, tanto che vi si può leggere nei libri quanto fiorente divenne il commercio di questo prodotto nella campagne siracusane.[22] Altra innovazione importata dagli arabi furono le nuove tecniche di irrigazione dei terreni; ciò comportò una migliore qualità per l'agricoltura, settore essenziale per una terra fertile come quella siciliana. Inoltre vi importarono anche molti dei frutti che oggi crescono in zona: come le arance (برتقال) che nel siracusano hanno trovato uno dei loro punti più caldi e congeniali per crescere, e i limoni (لیمو), frutto di cui Siracusa ne rappresenta tutt'oggi la maggiore produttrice italiana. Oltre ciò gli arabi importarono altre colture come il cotone (جوسيبيوم), che a Siracusa venne coltivato saltuariamente fino al milleottocento[23][24], e poi ancora importarono il riso (رز أسيوي) il quale, come documentano le fonti storiche, venne piantato a Siracusa subito dopo l'arrivo degli arabi, coltura che continuò fino al millenovecento.[25] E molte altre colture introdussero.

Fu forse tutta questa abbondanza di commercio e agricoltura che entusiasmò il viaggiatore e geografo arabo Idrisi, il quale, come molta gente orientale, conosceva l'illustre passato di Siracusa ed egli la rivedeva fiorente anche sotto questo periodo, che pure per i siracusani fu vera dominazione piuttosto che libertà, ma Idrisi ne coglie le sfumature positive e ci fa capire come vedessero i musulmani la Siracusa araba:

« Siracusa è delle città celeberrime e dei più nobili paesi del mondo. Cittadini e foresi d'ogni banda cavalcano alla volta di lei: a lei si indirizzano i mercanti, viaggiatori di tutte le regioni. Superfluo sarebbe descrivere largamente questo luogo sì famoso, questa illustre metropoli e rinomata fortezza. Essa ha due porti senza pari al mondo. Siracusa s'agguaglia alle maggiori città pel numero e la ricchezza dei mercati, delle grandi contrade, dei ban, dei palagi, dei bagni, dei magnifici edifici, delle vaste piazze. »
(Idrisi e la sua visita alla Siracusa araba[26])

Giorgio Maniace e la riconquista bizantina di Siracusa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La spedizione in Sicilia di Maniace.

Durante la dominazione araba venne a Siracusa il generale bizantino Giorgio Maniace, che riconquistò, nel 1040, parte della Sicilia Orientale; a Siracusa litigò con il fratello dell'imperatore bizantino, Stefano il Calafato, il quale accusò Maniace di voler sottrarre l'impero a Michele IV il Paflagone. Con tale accusa venne richiamato e incarcerato a Costantinopoli. In seguito fu liberato e nominato imperatore dal suo stesso esercito. Ma venne infine ucciso da un suo soldato traditore in Macedonia. A causa delle discordie imperiali dunque, gli arabi ebbero il tempo di riconquistare Siracusa.

Tra l'altro, durante la sua spedizione siciliana, Giorgio Maniave rubò le spoglie del corpo di Santa Lucia, la santa patrona dei siracusani, e le portò a Costantinopoli come dono all'imperatore e come prova che egli era riuscito ad entrare in Siracusa e sottrarla agli arabi. Da lì poi, il corpo della santa finirà a Venezia, dopo essere stato trasportato dai veneziani durante le famigerate crociate sante. Il corpo di Santa Lucia si trova tutt'oggi a Venezia.

Benavert emiro di Siracusa e l'assedio normanno[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Siracusa (1086).
I territori normanni nel XII secolo
I due fratelli normanni: Roberto e Ruggero, conquistatori di Sicilia.

Dopo varie vicissitudini i normanni, popolo nordico proveniente dalla Normandia, giunto in Sicilia per la prima volta a seguito del generale bizantino Giorgio Maniace, adesso vi si ritrovava una seconda volta come popolo conquistatore ai comandi degli Altavilla, e nello specifico di Ruggero, figlio del conte Tancredi.

Ibn at-Timnah, emiro di Siracusa, era entrato in contrasto con gli altri emiri di Sicilia; uccidendo l'emiro di Catania, Ibn-al-Meklati, si fece padrone anche di questa cttà, sposando la vedova dell'emiro catanese, la quale però, maltrattata da questi, si rifugiò ad Enna dal fratello. Dunque tra i due cognati si accese una forte lite che divenne guerra. Ibn at-Timnah era un emiro ormai potente poiché governava gran parte dei territori orientali della Sicilia e volendo sconfiggere anche l'emiro ennese, Ibn al-ʿAwwās, si rivolse ai normanni, recandosi nel febbraio del 1061 a Mileto, in Calabria, dove aveva sede il conte Ruggero. Qui domandò il suo aiuto per contrastare l'esercito dei suoi nemici, dicendo al normanno che se fosse intervenuto a suo favore in questa campagna bellica siciliana, egli avrebbe promesso ai normanni di dividere con essi il dominio sul Val di Noto, Val di Mazara e Val Demone, ovvero sull'intera Sicilia.[27] I normanni, che avevano già da tempo pensato di estendere la loro signoria sulla Sicilia accettarono l'occasione che offriva loro quell'emiro.

Prese dunque il via la conquista normanna di Sicilia e passarono diversi anni. Nel tempo in cui Ruggero giunse a cingere d'assedio anche la città di Siracusa, la capitale di Sicilia, Palermo, era già caduta in mano normanna e le ultime due roccaforti rimaste ancora in mano araba erano le sole Siracusa e Noto. L'ultimo emiro di Sicilia, Ibn-el-Werd, meglio noto alle cronache come Benavert, era chiamato principe di Siracusa:

« Syracusae et Noti princeps callidissimus et militari exercitio deditus »

Egli perdute tutte le altre città per mano dei guerrieri normanni, si accingeva a difendere il sito siracusano come meglio poteva, poiché in esso vedeva la speranza di mantenere la presenza musulmana in Sicilia. Il conte Ruggero, nel mezzo della guerra che faceva per impadronirsi della città, una notte decise di levare le ancore e di venire egli stesso a Siracusa. Vi giunse e nelle mattinate incrociò una difficile battaglia navale nel porto di Siracusa[28] Benavart volle attaccare direttamente e solamente la nave del conte Ruggero, era infatti egli il suo principale nemico. Così, mentre ifuriava la battaglia tra le navi normanne e quelle siracusane, i due si scontrarono, ma accedde che un soldato del conte normanno ferì con un dardo il principe siracusano. Ruggero, spada alla mano, salì sulla nave araba e Benavart venendosi ferito e con il suo maggior nemico così vicino cercò di allontanarsi da egli compiendo un balzo su una vicina nave, ma indebolito dalla ferita e impesantito dall'armatura cadde in mare e annegò. Morì così unod egli emiri che più valorosamente e più abilmente aveva già altre volte posto in difficoltà Ruggero.[28]

Il conte normanno, rispettando il coraggio dell'emiro siciliano, volle che il suo corpo fosse dalle acque recuperato e spedito per gli onori in Africa dagli Ziriti. Caduto il comandante della difesa siracusana, ben presto gli uomini si sentirono smarriti. L'assedio ciò nonostante durò altri cinque mesi fino a quando la città, stanca, dichiarò la sua resa ai normanni.

Durante le conquiste normanne i siciliani di origine islamica vennero esiliati, tra questi dei versi del poeta Ibn Hamdis, fanno ben capire la nostalgia con la quale lasciarono la loro patria di nascita:

« O stupore, i diavoli (gli infedeli) si sono insediati nelle ardenti costellazioni celesti e Siracusa è diventata loro una salda dimora, lì dove van visitando fra i rovi gli avelli »
(Ibn Hamdis, Divano, antologia poetica.)

Periodo normanno[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Contea di Siracusa e Contea di Sicilia.
Il blasone degli Altavilla
La principessa araba di Siracusa e il tesoro nascosto
Treasure Island Ilinskiy.jpg

Vi è una leggenda secondo la quale nella grotta di Calafarina, tra le spiagge siracusane di Marzamemi (Pachino) e Portopalo di Capo Passero vi si nasconda un tesoro di grande valore. Questo tesoro fu portato lì dalla principessa araba di Siracusa, moglie del principe Benavert, che morì nella difesa della città. La principessa araba, della quale non si conosce il nome, fuggì dai normanni che entravano a Siracusa e andò a ripararsi con il figlio presso Noto, da qui poi decise di imbarcarsi per l'Oriente, ma prima che salpasse in mare e che navi arabe si scontrassero con navi normanne, ella diede ordine ai suoi servitori di custodire il tesoro reale che aveva deciso di lasciare sull'isola e che sarebbe tornata a prendere in tempo di pace. I suoi fidati servitori giurarono sulle loro vite di proteggere il tesoro ma i normanni del conte Ruggero vennero a sapere di queste ricchezze e per cercare di depredarle uccisero tutti gli arabi a guardia della grotta. Uno di essi però riuscì a compiere un incantesimo che faceva risorgere gli schiavi uccisi ogni qual volta si fosse tentato di rubare il tesoro. Gli ambasciatori della principessa infatti quando cercarono di tornare a prendere il tesoro vennero uccisi poiché quegli arabi servitori sono tutt'oggi in quella grotta a guardia del tesoro. Nonostante le sfumature leggendarie, eminenti studiosi quali Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea hanno compiuto diverse ricerche archeologiche all'interno della grotta, ma essi hanno trovato un altro tipo di tesoro anch'esso inestimabile: vasi di terracotta, anfore, coltelli in selce... segni di civiltà preistoriche.[29]

Con i normanni Siracusa ritrova la religione cristiana. Non si hanno molte notizie della città aretusea di quest'epoca, ma dai documenti storici si sa che il conte Ruggero la fece diventare la prima contea siciliana, a quel tempo il titolo feudale più altamente dignitario che vi potesse essere, infatti la stessa Sicilia divenne una contea sotto i normanni.[30] La diede in dote a suo figlio Giordano d'Altavilla, designato anche suo erede. Ma Giordano si ammalò di febbre alta in Siracusa e suo padre Ruggero non ebbe nemmeno il tempo di arrivare in città che suo figlio era già morto. I suoi funerali vennero celebrati solennemente nella città siracusana, alla presenza di Ruggero e di una gran folla composta anche da arabi oltre che da cristiani. Giordano però non venne seppellito a Siracusa ma venne da Ruggero trasportato nel messinese a Troina, presso la chiesa di San Niccolò.[31]

Il successore erede della contea siracusana fu Tancredi, figlio di Guglielmo Braccio di Ferro, fratello di Ruggero e quindi nipote di questi:[32]

(LATINO)
« Tancredo nepote meo, comite de Siracusa »
(IT)
« Tancredi nipote mio, conte di Siracusa »
(Granconte Ruggero I di Sicilia[33])

E anche: «Tancredus Syracusius, filius comitis Guillelmi[33]»

Ma dopo la storia normanna di Siracusa diventa difficile da capire, proprio a causa delle scarse informazioni che su questo periodo ci sono giunte riguardo ad essa. Sappiamo che Ruggero mantenne Palermo come capitale di Sicilia, e che al momento di incoronarsi re fu consigliato dai suoi baroni di lasciare ancora Palermo come sede della sua corte e di prendere la coronazione nella città degli emiri, poiché nuova metropoli siciliana.[34] Probabilmente questo segnò ancora di più la sofferenza politica e sociale dell'ex capitale, la quale se aveva sperato di riprendersi il titolo centrale, ora che vi era tornata al comando la parte cristiana, rimase invece delusa, poiché i normanni trasformarono sontuosamente la cattedrale di Palermo, rendendola nuovamente al cristianesimo e fecero di quella città la definitiva capitale dell'isola.

Siracusa contea, alcuni storici la definiscono, o la sottolineano spesso, "roccaforte militare" per render bene il concetto che se ancora contava qualcosa era solo per la sua forte difesa e ruolo stretegico ai fini della conquista. Ma questo ruolo mal si addice a Siracusa; città dal passato troppo fiorente e luogo troppo fertile per essere tenuta lontana dalla vita sociale. E infatti, nonostante oramai Palermo fosse sede principale di tutto, la città aretusea continuava a far parte della storia.

L'Arcidiocesi di Siracusa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arcidiocesi di Siracusa.
Stefano III, un papa siracusano
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Nel 768 venne eletto Papa un uomo di chiesa siracusano, Stefano III. Al tempo in cui il papa era sempre presente nella politica e decideva le alleanze, le strategie e aveva anche il potere di dichiarare guerra a questa o quella nazione. Purtroppo un tempo triste per la storia della chiesa. Stefano III si ritrovò in quell'ambiente e come altri papi del suo tempo si comportò. Egli viene ricordato per aver intrapreso delle trattative tra franchi e longobardi e per aver cercato di portare Carlo Magno a divenire importante alleato della chiesa cattolica. Inoltre nel 769 aprì un concilio in Laterano, nel quale venne deciso che il futuro papa dovesse essere scelto solo fra i diaconi ed i prebiteri cardinali e venne confermata la pratica della devozione delle icone.

Inizialmente il vescovo di Palermo era soggetto alla chiesa siracusana, poiché questa era stata eretta nel periodo bizantino a "sede metropolitana di tutte le chiese di Sicilia". I normanni, avendo stabilito la loro capitale nel sito palermitano annullarono dunque questa prassi ed eressero il vescovo di quella città a "metropolitano", inoltre anche Messina ebbe il suo vescovo metropolitano nel 1066 per volere del pontefice Alessandro III. Ma Siracusa rimase chiesa indipendente sia dall'uno che dall'altro vescovo e pure in periodo normanno rimase dipendente solo dal pontefice di Roma, infatti l'allor papa Alessandro III nella sua bolla dichiarò:

« Syracusanam Ecclesiam, cui auctore Deo proesides, quoe soli Ecclesiae Romanae, et nullae aliae jure Metropolitico noscitur subjacere, ey cujus Episcopus nonnisi a Romano Pontefice consegrationis suscipimus, et praesentis scripti privilegio communimus.[35] »

Siracusa e le repubbliche marinare di Genova e Pisa[modifica | modifica sorgente]

La promessa del Barbarossa[modifica | modifica sorgente]

Federico Barbarossa tra i suoi figli, Enrico e Federico

Dopo la morte del conte Tancredi, Siracusa passò forse uno dei suoi momenti più tristi, poiché fu trattata come "premio" o meglio come "dono" da dare in cambio di favori ricevuti, apparentemente senza che nessuno si curasse di domandare alla città sotto quale impero essa volesse stare, cioè venne totalmente ignorata la volontà popolare in favore invece del più forte potere reale feudale che i vari regnanti avevano ormai su di essa.

Accadde che Siracusa doveva essere in quel periodo, nel 1162, sotto la guida politica del conte Simone, nipote di Tancredi d'Altavilla. Quest'ultimo era parente del Barbarossa, ovvero Federico I Hohenstaufen, imperatore del Sacro Romano Impero.[36] E il Barbarossa voleva che la Sicilia entrasse a far parte dei suoi possedimenti imperiali; egli infatti aveva spinto il figlio, Enrico VI di Svevia (o di Hohenstaufen) a prendere in sposa l'erede normanna siciliana, Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II di Sicilia e zia di Guglielmo il Buono, ultimo re normanno siciliano. Tramite questa parentela egli pretendeva che il trono siciliano passasse nelle mani degli Hohenstaufen, ma il papa e i siciliani non volevano che i germanici prendessero il controllo delle terre siciliane e così elessero un loro re, Tancredi di Sicilia. Ecco che allora il Barbarossa entrò in contrasto con i siciliani e la sede papale, quindi vide in Siracusa, e nella sua contea, la possibilità di sottrarla agli Altavilla e così togliere ai normanni un loro importante possedimento.[36] Per fare questo si servì dell'aiuto della Repubblica marinara di Gevona, in quell'epoca molto potente sui mari. E per attirare i favori dei genovesi fece loro una promessa nella quale era espressamente incluso, come ricompensa per i loro servigi imperiali, il dono del governo di Siracusa; cioè Barbarossa, in quanto parente dei regnanti siciliani, rivendicava il suo potere su Siracusa e decideva di donarla come feudo a chi egli riteneva più adeguato.[36]

Genova prese molto a cuore questa promessa e armando le sue galee e i suoi uomini venne ad assediare la città aretusea.[36]

Pisa contro Genova[modifica | modifica sorgente]

Gli stemmi delle repubbliche marinare di Genova e Pisa, le due città che si batterono in acque siciliane per avere Siracusa in epoca sveva-normanna. Gli stemmi delle repubbliche marinare di Genova e Pisa, le due città che si batterono in acque siciliane per avere Siracusa in epoca sveva-normanna.
Gli stemmi delle repubbliche marinare di Genova e Pisa, le due città che si batterono in acque siciliane per avere Siracusa in epoca sveva-normanna.

È nota storicamente la rivalità tra le due repubbliche marinare; pisana e genovese. Ciò che non è chiaro è invece perché questa rivalità coinvolse anche Siracusa e i suoi abitanti. Infatti i documenti storici non riescono a spiegarci quando e in che modalità Pisa si fosse resa padrona di Siracusa.

È probabile che i pisani siano divenuti signori di Siracusa quando la città si trovava ormai in un forte stato di debolezza bellica, per cui era facile impresa riuscire ad impadronirsene. Inoltre tale indebolimento era dovuto anche al fatto che la Sicilia in quel momento aveva difficoltà politiche; vi era il problema della linea di successione dinastica che, come spiegato precedentemente, aveva attirato i desideri imperiali degli Hohenstaufen, per cui la difesa isolana era in confusione, così come il suo governo.

Ma il Barbarossa, a quanto pare, non volle alla fine mantenere la sua promessa, poiché troviamo scritti nei testi storici genovesi che la repubblica di Genova, dovette prendersi Siracusa con la forza e senza il supporto imperiale, nel 1205. Ma i genovesi si sentivano in diritto verso i siracusani, poiché i liguri avevano mantenuta la parola data all'imperatore germanico di aiutare suo figlio, Enrico VI a giungere in Sicilia per sposare Costanza d'Altavilla, quindi ora, con o senza permesso, la città di Siracusa gli apparteneva e la fecero diventare un loro feudo repubblicano.[37] Dopo aver scacciato i pisani, vi misero come governatore un genovese ammiraglio di nome Alamanno da Costa, nominandolo "conte di Siracusa", egli era noto alle cronache col soprannome di principe dei pirati.[38] Ma Pisa non si era rassegnata dal perdere la città aretusea e così venne in forze nel mare di Siracusa a dar battaglia contro le navi genovesi. Ne scaturì una violenta guerra che durò circa tre mesi.

Il loro comandante fu il conte Ranieri che insieme ad altri toscani venne a battagliare. Da Messina giunse nel porto siracusano anche il conte Enrico di Malta che aiutò i genovesi contro la repubblica di Pisa. Si fronteggiarono, e con la perdita di molte vite umane e molte navi, alla fine i pisani ebbero la peggio e dovettero rinunciare alla conquista di Siracusa, città che così rimaneva in mano genovese.[39]

Periodo svevo-normanno[modifica | modifica sorgente]

Il governo genovese e la crescita di Federico II[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacro Romano Impero e Regno di Sicilia.

Genova governò Siracusa come fosse un suo feudo per quindici anni. Ma questa situazione non poteva essere normale, poiché Siracusa era un città siciliana, appartenente al regno di Sicilia e in quel momento era la sola strappata a questa realtà e unita giuridicamente ad una repubblica marinara distante da essa, desiderosa di commercio e potere, poiché alcuni storici genovesi sono anch'essi del parere che togliendo Siracusa alla Sicilia e avendo favorito il Barbarossa, Genova aveva messo fine ad una politica di alleanza e di amicizia con i siciliani, preferendo piuttosto l'ambizione alla collaborazione. Scrive infatti lo storico Dino Puncuh nel suo libro dedicato alla repubblica marinara genovese:

« La spedizione di Sicilia chiude un ciclo della storia di Genova, perché rappresenta la conclusione, sia pure in senso negativo, di una politica di rispetto dell'alleanza siciliana a lungo perseguita di fronte al Barbarossa...[40] »

Dunque un tradimento dei genovesi. Inoltre essi stessi sapevano che Siracusa non poteva dirsi un "normale" feudo, poiché la sua storia impediva di dire ciò:

« Comunque è nato il singolare "feudo" siracusano, che per oltre un ventennio fu centro di un intenso commercio genovese in Sicilia, e di una vasta colonizzazione terriera nella provincia interna, oltre che approdo di prim'ordine sulla via del Levante.[41] »

Intenso commercio, colonizzazione terriera all'interno della provincia siracusana, approdo eccellente per spingersi fino al Levante. Siracusa fu questo per Genova. Ma, mentre i genovesi approfittavano della debolezza politica siciliana, un re, che sarebbe divenuto presto noto, già incoronato re di Sicilia a soli quattro anni, stava crescendo a Palermo, sotto la tutela del papa, si trattava di Federico II di Svevia, erede sia normanno che germanico in quanto figlio di Costanza d'Altavilla e Enrico Vi di Hohenstaufen. Il piccolo Federico inizialmente non poteva occuparsi della politica, per questo in Sicilia regnò per qualche anno l'anarchia, ma quando iniziò a crescere e ad avere la sua formazione, pretese di riavere indietro tutti i suoi territori, per questo volle recuperare anche Siracusa, dichiarando espulso il conte genovese Alamanno da Costa e riportando così la città aretusea sotto l'assetto giuridico del regno di Sicilia.[42]

Genova non la prese bene, anzi, da quel momento iniziarono i gravi contrasti tra i genovesi e Federico II, poiché essi si videro in un sol colpo togliere tutti quei privilegi che invece il nonno di Federico, Barbarossa, aveva loro concesso.[43] Da Messina a Malta, la Sicilia adesso era in età federiciana.

Federico e Siracusa[modifica | modifica sorgente]

Siracusa ebbe un rapporto particolare con il nuovo re e prossimo imperatore, Federico II. Egli infatti, pur essendo cresciuto a Palermo e pur avendo girato moltissime terre, scelse Siracusa diverse volte per i suoi proclami reali e qui risiedette in cinque occasioni ufficiali, onorando, è il caso di dire, la cittadina.

La sua prima visita ufficiale risale al 9 febbraio del 1209, quando l'adolescente Federico aveva appena quattordici anni e venne a Siracusa per redigere il trattato degli sponsali[44], con il quale sanciva la sua unione con la venticinquenne Costanza d'Aragona, principessa spagnola figlia del re Alfonso II. La loro unione venne celebrata nel Duomo di Siracusa, che per gli spagnoli si chiamerà nei documenti Saragozza.[45][46]
Nota di rilievo:

Quando Federico e Costanza vennero a fare i trattati degli sponsali, la città di Siracusa era ancora sotto il comando genovese.

La sua seconda venuta a Siracusa invece è databile nel 1220 quando, appena divenuto imperatore del Sacro Romano Impero, rilasciò un diploma per l'ordine dei cistercensi di Santa Maria di Roccadia, ad Agnone Bagni. Quel diploma fu molto importante poiché era la prima volta che un sovrano dichiarava il suo appoggio ad un ordine religioso che prevedeva una gerarchia di tipo statale e il lavoro sui campi.[46]
La sua terza visita fu nel 1224, quando per l'occasione concesse un privilegio ad Alberto di Milo, insignito per i buoni servizi capitano in caso bellico per Trapani e Monte San Giuliano.[46]
Nell'anno 1224 Federico rimase a Siracusa per tutta l'estate. Da qui promulgò il decreto che sanciva la nascita della prima università laica italiana, ovvero quella di Napoli; la prima nella quale si insegnavano tutte le discipline. Inoltre riorganizzò la scuola medica di Salerno, portando a 5 gli anni di studio necessari. Quello stesso anno rilasciò anche altri diplomi religiosi.
La sua ultima visita in città fu nel 1232, quando vi tenne in città un parlamento; tra le leggi che varò in quella seduta, vi si mensiona anche quella che vietava il matrimonio tra siciliani e stranieri senza l'espresso consenso del principe.[46] Fu questo l'anno dell'edificazione del Castello Maniace.[46]

Durante le sue visite Federico risiedette al Castello Marith, di epoca araba. Nell'epoca federiciana altre date sono importanti per la città: nel 1234 Federico II nomina Siracusa sua urbs fidelissima; quello stesso anno nomina lui stesso come governatore della città Pietro Piedilepre; l'ultimo ricordo federiciano siracusano è del 1247-48 quando Federico interviene per rivendicare alcuni diritti derivati da terre dell'agro siracusano e lentinese.[46]

Periodo Spagnolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Camera Reginale.

Dopo la morte di Federico II, segue il breve regno di Manfredi, fino al 1266, quando con la sconfitta di quest'ultimo a Benevento, la città passa con il resto della Sicilia a Carlo d'Angiò. Nel 1282, nel contesto della rivolta dei Vespri Siciliani, i Siracusani cacciano gli Angioini dalla città e si erigono a libero comune eleggendo a propri governatori Luigi Callari e Calcerano Selvaggi. L'intervento di Pietro III d'Aragona pone l'inizio alla dominazione aragonese dell'isola. Sorgono svariati palazzi nobiliari con i nomi delle rispettabili famiglie: Abela, Chiaramonte, Nava, Montalto. La città riacquista un po' di lustro con l'istituzione, nel 1361, della Camera Reginale (una sorta di stato dentro lo stato) e la presenza della regina Costanza.

Tra il 1520 e il 1530 il re Carlo V d'Asburgo provvede all'espoliazione dei monumenti greci e romani della città per la costruzione di alte mura difensive attorno all'isola di Ortigia. Verranno così sacrificate le mura dionigiane e la parte superiore della cavea del teatro greco.

Uno dei problemi che affliggeva Siracusa era quello dell'approvvigionamento di acqua. A fronte dell'incuria e delle azioni naturali l'antico acquedotto Galermi era inutilizzabile. Per questa ragione il 16 novembre 1576 il senato di Siracusa aveva votato la concessione a Don Pietro Maria Gaetani, Barone di Sortino, dell'uso esclusivo delle acque che gli consentiva il diritto di proibire l'utilizzo a terzi. Il decreto però obbligava il barone di eseguire dei lavori di ripristino dell'acquedotto entro 15 anni. I lavori furono effettivamente eseguiti, tanto da favorire la nascita di alcuni mulini all'interno della cavea del Teatro Greco.

Caravaggio a Siracusa
Michelangelo Caravaggio 010.jpg

Nel 1609 Caravaggio fugge da Malta e sbarca a Siracusa fu ospite del pittore siracusano Mario Minniti, suo amico di vecchia data. Durante la sua permanenza si interessò molto all'archeologia studiando i reperti ellenistici e romani della città, e dopo aver visitato assieme allo storico Vincenzo Mirabella dopo aver conosciuto la leggenda siracusana legata al tiranno Dionisio il vecchio coniò il nome di"Orecchio di Dionigi" per descrivere la Grotta delle Latomie sotto il Teatro Greco.

Durante questo soggiorno gli fu commissionato per la Chiesa di Santa Lucia una pala d'altare del Seppellimento di santa Lucia la cui ambientazione sembra proprio quella delle vicine latomie[47].

Nel 1626 da Giuseppe Bonanno, principe di Linguaglossa fonda il borgo agricolo di Belvedere, oggi frazione di Siracusa.

Tra spagnoli e Asburgo[modifica | modifica sorgente]

Gli avvenimenti successivi determinano un continuo passaggio di poteri e dominazioni: gli spagnoli, gli Asburgo, poi nuovamente gli spagnoli. In questi anni sono da annoverare i lavori di fortificazione e la definizione di città "Piazza d'armi" dal 1678; questa condizione peserà soprattutto sulla popolazione, gravata da pesanti tasse e servitù militari, determinando un ulteriore spopolamento urbano

Siracusa barocca[modifica | modifica sorgente]

Il terremoto del 1693[modifica | modifica sorgente]

Piazza Duomo

Il disastroso terremoto del 1693 segnerà la storia urbana di tutta l'area del Val di Noto, poiché proprio in questa fascia comprendente oltre a Siracusa anche le città di Noto, Avola, Ragusa, Modica, fino a Catania, il sisma porta ovunque morte e distruzione. La città rasa al suolo, si inizia l'opera di ricostruzione prendendo l’assetto urbanistico ed estetico barocco. Vengono ricostruiti molti palazzi nobiliari, la facciata del Duomo e ridefinita la forma dell’antistante piazza; si assiste alla rinascita delle chiese.

Le altre dominazioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 1700, alla morte di Carlo II, si comincia una guerra di successione che porta un ulteriore passaggio di poteri dagli spagnoli, ai Savoia, agli Austriaci sino ai Borbone di Napoli, che affossano ulteriormente l’economia della città mantenendo una gestione feudale e antimoderna. Nel perdurare di questo stato di cose, nel 1837 la diffusione del colera e le dicerie sulla sua presunta diffusione provocano una rivolta antigovernativa, decretando una pesante punizione alla città: lo spostamento del capoluogo a Noto dal 1837 sino al 1865 (dopo l'Unità d'Italia). La perdita di questo privilegio acuisce le tensioni antiborboniche, determinando la partecipazione dei siracusani ai moti rivoluzionari del 1848.

Nel 1777 a Siracusa arriva un viaggiatore d'eccezione, Jean Houel il quale esegue una serie di incisioni dei monumenti antichi della città permettendo così anche la loro riscoperta.

Nel 1779 sbarca per due settimane Ippolito Pindemonte che visiterà la città assieme ad un giovane Tommaso Gargallo con cui suggellerà una duratura amicizia[48].

Nel 1780 il vescovo Alagona inaugura il Museo del Seminario divenuto, nel 1808, Museo Civico presso l'Arcivescovado, nucleo fondante di quello che sarà il museo archeologico della città.

Nel 1798, la squadra navale dell’ammiraglio Orazio Nelson sosta nel porto di Siracusa restando affascinato dalla fonte Aretusa[49], prima di affrontare Napoleone ad Abukir scrisse: "Grazie ai vostri sforzi noi ci siamo riforniti di viveri ed acqua, e sicuramente avendo attinto alla Fonte Aretusa, la vittoria non ci può mancare"[50].

Il 25 aprile 1806 Ferdinando I di Borbone visita la città e sosta presso i baroni del Palazzo Beneventano[51].

L'epidemia del 1837[modifica | modifica sorgente]

La tomba di Platen a Siracusa; foto di Wilhelm von Gloeden, 1900.

Nel 1835 durante una visita a Siracusa, a causa di una febbre di colera muore all'interno di una locanda al numero 5 di via Amalfitania in Ortigia il poeta August von Platen-Hallermünde. Per celebrare il suo passaggio, diversi anni dopo l'Imperatore di Germania in visita pose una lapide commemorativa.

Nel luglio del 1837 scoppiò in città un'epidemia di colera. I magistrati e i funzionari cittadini abbandonarono nel panico la città che precipitò in uno stato di anarchia. La folla inferocita considerò l'epidemia come il risultato di un avvelenamento da parte di cittadini stranieri e scatenò una rivolta ed una vera e propria caccia all'untore. La rivolta culminò con l'arresto di Giuseppe Schwentzer, francese che si trovava in città per effettuare un'esibizione di cosmorama, la sua giovane moglie e molte altre persone innocenti. Schwentzer venne sottoposto ad un processo farsa in cui veniva accusato di aver sparso in città un potente veleno. Egli, nel disperato tentativo di non essere giustiziato, accusò di avvelenamento il cittadino tedesco Bainard, il quale però riuscì a scampare alla morte, non trovandosi in quel momento a Siracusa. In seguito Schwentzer si assunse le sue responsabilità, pur essendo innocente, e fu condannato insieme ad altri capri espiatori per cospirazione contro la Stato. Il 18 agosto Schwentzer, sua moglie e altri innocenti per un totale di 14 persone furono prelevati dal carcere, condotti in Piazza Duomo e barbaramente assassinati dalla folla[52][53][54].

L'unità d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Siracusa Risorgimentale[modifica | modifica sorgente]

Gli ultimi anni Borbonici furono per Siracusa sofferenti; Nel 1837, come si è detto in precedenza, in città era scoppiata l'epidemia di colera, e dei rivoluzionari siracusani pensarono che accusando i sovrani Borbonici di avere avvelenato acqua e cibo e di avere quindi provocato la grave epidemia, il popolo si sarebbe ribellato alla monarchia e avrebbe cacciato i Borbone spingendo ulteriolmente verso l'unità d'Italia; ma invece così non avvenne. I siracusani allarmati dal manifesto accusatore (che era stato firmato proprio dal sindaco della città e redatto dal patriota Mario Adorno) invece di combattere contro i soldati borbonici andarono in giro per le vie cittadine a cercare i "responsabili" dell'epidemia tra la gente comune; questo allarmismo, misto alla non conoscenza e ignoranza dell'epoca (dal verbo ignorare = non conoscere) provocò la morte di molta gente innocente.

Inoltre questo manifesto accusatore non restò segreto al Re Ferdinando II di Borbone, il quale venuto a conoscenza che i moti rivoluzionari anti-borbonici erano giunti anche a Siracusa, la fece declassare e le tolse quindi il titolo di "Capovalle", assegnandolo a Noto, unica cittadina a non aver provocato moti anti-borbonici.

Era il 4 agosto 1837 quando il maresciallo di Campo Marchese Del Carretto, dichiarava Siracusa città scellerata per aver partecipato ai moti rivoluzionari per l'unità d'Italia[55].

Il 13 agosto dello stesso anno, l'alto commissario Del Carretto, fece arrestare e fucilare in piazza Duomo, a Siracusa, alcuni fra i più accesi cospiratori, fra cui Mario Adorno (l'autore del manifesto accusatore contro i Borbone, che venne stampato anche negli altri centri di Sicilia, in alcune regioni d'Italia e persino all'estero) e suo figlio Carmelo, Concetto Sgarlata, Santo Cappuccio, Gaetano Rodante.

Punita e declassata inizia per Siracusa un periodo molto difficile; le vennero date imposte da pagare, non venne ascoltata nei suoi reclami, veniva contraddetta nei Consigli. La sua Diocesi venne dimezzata; Noto diventò anche sede vescovile. Inoltre, l'epidemia di colera continuò per diverso tempo, molte furono le famiglie siracusane che in questo periodo abbandonarono la città.

Alla già disastrata condizione sociale, si aggiunse anche l'onere economico di dover mantenere altri soldati borbonici, poiché il Re Ferdinando II, non fidandosi più dei siracusani, fece giungere in città rinforzi per evitare il ripetersi di ribellioni pro-unitarie. E il costo di questi soldati era a carico del comune già stremato. Durante il periodo del 1848, l'anno conosciuto come la Primavera dei Popoli, per via dei moti rivoluzionati scoppiati in tutta Europa e partiti proprio dalla Rivoluzione Siciliana, Siracusa chiese ed ottenne dal nuovo governo rivoluzionario con a capo Ruggero Settimo, di poter riacquistare il titolo di Capovalle.

Ma la ripresa durò poco, infatti le monarchie d'Europa si ribellarono e repressero con la violenza i tanti moti rivoluzionari che si erano accesi un po' ovunque. Siracusa venne costretta alla resa, il sacerdote e patriota siracusano, Emilio Bufardeci, firmò per ordine di Ruggero Settimo l'armistizio con il generlae Palma che decretava la caduta della piazzaforte siracusana[56].

Il 1º agosto 1860 i garibaldini arrivarono a Siracusa decretando il passaggio della città sotto il controllo di Garibaldi. Il 21 ottobre 1860 avvenne la votazione per annettere la Sicilia al nuovo stato unitario. Con la nascita dell'Italia, Siracusa ebbe nuovamente il titolo di "città capoluogo".

Da sottolineare inoltre, la lettera di Leopoldo Conte di Siracusa, fratello del Re Ferdinando II di Borbone e zio dell'ultimo Re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone; Scrisse al regnante suo nipote, da Siracusa a Napoli, gli fece recapitare una missiva dal contenuto pro-unitario, questa lettera, che venne distribuita alle cancellerie d'Europa, e quindi ai giornali, si dice che ebbe un ruolo destabilizzante verso il già traballante ultimo Regno delle Due Sicilie. Estratto della lettera:

« Sire, salvate, che ancora ne siete in tempo, salvate la Nostra Casa dalle maledizioni di tutta l'Italia! Seguite il nobile esempio della Regale Congiunta di Parma, che allo irrompere della guerra civile sciolse i sudditi dalla obbedienza, e li fece arbitri dei propri destini. L'Europa e i vostri popoli vi terranno conto del sublime sagrifizio; e Voi potrete, o Sire, levare confidente la fronte a Dio, che premierà l'atto magnanimo della M.V. ... »

E la lettera proseguiva poi tutta sullo stesso tono di rimprovero verso i Borbone e di unità verso gli altri Stati D'Italia.

Questa missiva si dice ebbe grande risalto in Piemonte, Inghilterra e Francia. Ricevette numerosi complimenti da parte degli unitari per quel suo scritto, e venne insignito dal Re Vittorio Emanuele del titolo di "Luogotenenza in Toscana"[57].

Dal lato dei pro-borbonici invece la figura del Conte Leopoldo di Siracusa è vista, tutt'oggi, come quella di un traditore della causa borbonica[58].

Siracusa post-unitaria[modifica | modifica sorgente]

La fonte Aretusa nel 1822
Veduta storica del porto di Siracusa

Solo con l'Unità d'Italia Siracusa riacquista il proprio ruolo di capoluogo, nel 1865. Ciò favorisce una progressiva spinta urbanistica con drastici interventi di modificazione del suo assetto. Dal 1870 vengono abbattute le mura che la cingono interamente e viene costruito il ponte che collega l'isola alla terraferma; l'anno successivo inizia la costruzione della ferrovia, con la stazione centrale situata a est della città e con una stazione marittima inaugurata solo nel 1892, che permette il facile scambio dei passeggeri con le linee di navigazione, allora importanti, del porto di Siracusa.

Inizialmente si avverte una positiva crescita dei collegamenti della città con l'entroterra e con il nord. La scelta del tracciato, ai margini del tessuto urbano, si rivelerà negativa a partire dagli anni '60 del Novecento, quando l'espansione verso nord della città sarà condizionata drasticamente dalla cosiddetta "cintura di ferro". Nasce nel 1872 l'attuale piazza Archimede, a seguito di un intervento di sventramento, cui seguiranno altri, come quello del quartiere storico di Ortigia, la Sperduta e il taglio della via del Littorio, oggi Corso Matteotti, in epoca fascista. Vengono inoltre abbattute le mura che cingevano l'intera isola di Ortigia, facendo riappropriare l'isola della vista sul mare. Questo smantellamento segnerà anche la scomparsa della principale porta di accesso all'isola, la porta di Ligny, di cui oggi restano solo foto storiche e alcuni reperti, come lo stemma, presso il museo Bellomo.

Grazie al Decreto Regio del 17 giugno 1878 viene sancita la nascita del Museo Archeologico Nazionale di Siracusa, inaugurato nel 1886 presso la sede storica di piazza Duomo.

Nel 1893 dopo un viaggio di Algeria lo scrittore André Gide visita la città per poi proseguire verso Roma e Firenze.

Il 17 settembre 1910 giunge in città Sigmund Freud il quale soggiornerà presso l’ Hotel des Étrangers accanto alla Fonte Aretusa. Durante i quattro giorni di permanenza il suo lavoro psicoanalitico non si fermerà, tanto da citare ne L'Interpretazione dei sogni una statua di Archimede ad opera di Ignazio Villa posta presso la Marina accanto alla Fonte Aretusa (oggi non più presente)[59].

Il 19 luglio 1915 viene inaugurato il primo tratto della ferrovia Siracusa-Vizzini sino a Solarino. Il 26 luglio 1923 la linea venne completamente attivata, divenendo al centro di uno spostamento di merci nella Provincia di Siracusa[60].

Siracusa in epoca fascista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Siracusa nel periodo fascista.
Mussolini dopo un discorso a Siracusa, 13 agosto 1937
Benito Mussolini a Siracusa, presso la Marina in Ortigia, 1924

Il 18 aprile 1921 Filippo Tommaso Marinetti arriva a Siracusa per l'apertura della nuova stagione delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco. L'occasione è utile per ribadire le posizioni del movimento futurista nei confronti di una manifestazione "passatista". Vann'Antò commenta così: «Il 18 aprile Marinetti giunge a Siracusa, accompagnato da un gruppo di futuristi. Scappa scappa generale. Il Comitato Feste Classiche preoccupatissimo. La questura indaga. I forestieri si riversano in folla nel Teatro Greco, come intorno all’ara di un Nume antico, per scongiurare il pericolo imminente. Ma Marinetti lascia che si svolga la rappresentazione; e va a riposare. La sera, al caffè Archimede affollatissimo, inizia con un discorso rapido e decisivo la campagna anticlassicista, e annunzia al pubblico subito conquistato, che freneticamente lo applaude, una sua conferenza per l’indomani. Il 19, gran subbuglio. Il teatro Epicarmo è zeppo. Marinetti parla, e trascina all’entusiasmo i renitenti e timidi siracusani»[61].

Il 13 agosto 1924 Benito Mussolini giunge a Siracusa a seguito di un tour propagandistico nell'isola, tenendo un comizio a Piazza Duomo.

Nel 1933 il Re Vittorio Emanuele III si recò in visita a Siracusa facendo uso del trenino che da Siracusa conduceva a Vizzini attraversando la Necropoli di Pantalica.

« Lo stesso giorno, in piazza del Duomo a Siracusa, il Duce rivolge al popolo un saluto di viva simpatia in cui è espressa la sua soddisfazione di ritrovarsi dopo molti anni, e dopo tanti eventi destinati a rimanere incancellabili nelle memorie della patria, tra la fedele gente dell'antichissima Siracusa. »
(Dal discorso di Mussolini a Siracusa, 1937[62])

Benito Mussolini, il Duce d'Italia, venne a Siracusa in due occasioni; la citazione qui di sopra riporta gli eventi della sua seconda visita, avvenuta il 13 agosto 1937, quando egli era all'apice del suo successo, quando la maggior parte dell'Italia lo seguiva ciecamente e quando iniziavano a intravedersi all'orizzonte tempi ostili e tristi che avrebbero infatti portato la nazione, e la città di Siracusa, ad essere totalmente coinvolta in quello che fu il più grande e tragico conflitto bellico dell'epoca moderna: la Seconda guerra mondiale.

>Ma nel 1937 non vi era ancora il presagio di una così terribile guerra e Mussolini, giunto in Sicilia, fece il suo discorso in Piazza Duomo, qui, con la folla siracusana corsa numerosa per incontrarlo, affermò soddisfatto che:

« [..]bisogna risalire al primo impero di Roma, all'epoca di Augusto, per ritrovare uno spettacolo come quello che offre l' Italia in questa epoca così ardente di passione» »
(Discorso di Mussolini a Siracusa, 1937[63])

Infine il Duce informa che quando giungerà a Palermo, il 20 agosto, nel suo discorso che sarà trasmesso ai giornali di tutto il mondo, egli riaffermerà i diritti dell'Italia sul mediterraneo. Discorsi che già facevano presagire una politica non pacifica che si stava attuando.

>Ma per capire come Siracusa giunse a tanta ammirazione e devozione per un movimento che in fondo l'avrbbe portata a subire bombardamenti, fame e sofferenze, bisogna tornare all'inizio di questo periodo, alla nascita del movimento fascista come partito politico, poiché si farebbe un errore nel non considerare il lato emotivo e sociale di quegli anni, perché contribuirono quasi del tutto a fare instaurare nella gente un sentimento di incertezza che provocò una voglia di riscatto e ribalta, perseguito però nella maniera sbagliata, in una forma dittatoriale.

Negli anni del fascismo Siracusa conobbe un rinnovamento urbanistico, l'abbattimento di diversi edifici in Ortigia e la creazione della già citata via del Littorio. Inoltre grazie ai rinvenimenti di Paolo Orsi furono eseguiti gli scavi presso l'attuale Tempio di Apollo.

Siracusa durante la Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Husky, Operazione Ladbroke e Armistizio di Cassibile.
« La prima grande operazione via mare contro la Sicilia, che la storia ricordi, avvenne nell’anno 413 a.C. quando Atene, allora all’apice della sua potenza, inviò il fior fiore del suo esercito e della sua flotta alla conquista di Siracusa. “Ciò che rese famosa questa spedizione – scrisse Tucidide – non furono soltanto la sua incredibile audacia e il brillante spettacolo che offriva, ma anche la grande superiorità numerica delle forze impiegate”. L’audace tentativo si concluse nella disfatta più completa: gli invasori furono annientati e i generali ateniesi catturati e giustiziati. Probabilmente i ricordi di questo poco felice precedente non turbarono granché il generale Eisenhower e i comandanti in sottordine durante i preparativi dell' operazione "Husky”. »
(Dalla storica rivista "I Siracusani" - Attacco alla Sicilia.[64])

Durante la Seconda guerra mondiale la città subì diversi bombardamenti, ne sono testimonianza i diversi rifugi antiaerei recentemente aperti al pubblico.

Le tombe dei soldati inglesi del Syracuse War Cemetery

Nello stesso periodo al largo di Capo Murro di Porco il sommergibile FR 111 al ritorno di una missione, di trasporto da Lampedusa[65] venne avvistato e attaccato da tre cacciabombardieri Alleati alle 14.45 del 28 febbraio 1943, mentre stava rientrando alla base di Augusta; il battello mitragliato e colpito da bombe, gravemente danneggiato s'inabissò in breve tempo[66][67]. Nell'affondamento persero la vita il comandante Celeste con altri quattro ufficiali e 18 fra sottufficiali e marinai[68]

La città fu liberata dal regime fascista il 10 luglio del 1943 con l'Operazione Ladbroke condotta dalle armate anglo-americane sbarcate nelle spiagge del territorio siracusano con l'utilizzo di alianti. L'operazione comportò parecchie perdite per gli alleati che nel 1953 fecero costruire il cimitero Syracuse War Cemetery dove riposano le spoglie dei soldati caduti per liberare la città. Il 3 settembre presso le campagne di Cassibile fu firmato l'Armistizio con cui l'Italia cessava le ostilità contro le forze alleate e proseguiva la guerra contro la Germania.

Secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Elio Vittorini
Elio Vittorini.jpg
« E intanto era passata Augusta col suo monte di morte case in mezzo al mare, tra velivoli e navi, e tra saline, sotto il sole, e si avvicinava Siracusa, si viaggiava, per la campagna vuota, lungo il mare di Siracusa.
- Mangerete con più appetito a Siracusa, - egli disse. E soggiunse: - Vi fermate lì?
- Mi fermo lì, - io risposi.
- Risiedete lì? - disse lui.
- No, - io risposi. - Non risiedo lì.
- Ma non avete nessuno a Siracusa? - disse lui.
- No, - io risposi.
- Ci andate per affari, allora, - egli disse.
- No, - io risposi. - No. »
(Conversazione in Sicilia)

Elio Vittorini (1908-1966) è il più famoso scrittore siracusano del novecento. Egli fece fortuna trasferendosi a Milano dove divenne un'autorevole uomo di lettere. Fondò la rivista Il Politecnico.

Anni '50[modifica | modifica sorgente]

Il miracolo di Siracusa: la madonnina delle lacrime[modifica | modifica sorgente]

Dal 29 agosto al 1º settembre 1953 il un'abitazione nel quartiere borgata avviene la lacrimazione di un quadretto della Madonna[69]. L'episodio si ripeterà più volte, attirando l'attenzione di giornalisti e fedeli. Per l'occasione il quadro verrà esposto in maniera temporanea in piazza Euripide, per poi venire spostato nel futuro Santuario della Madonna delle Lacrime progettato nel 1957 i cui lavori inizieranno nel 1966 per terminare nel 1994 attraverso l'inaugurazione del tempio avvenuta il 6 novembre 1994 alla presenza di Giovanni Paolo II[70].

Una visita illustre[modifica | modifica sorgente]

Nel 1955 la città accolse Winston Churchill per una visita ufficiale.

Siracusa moderna[modifica | modifica sorgente]

Anni '60[modifica | modifica sorgente]

L'industrializzazione e l'urbanizzazione selvaggia[modifica | modifica sorgente]

Nel dopoguerra il rapido processo di industrializzazione nell'area a nord della città, dalla periferia di Augusta alla zona di Targia, con l'apertura di stabilimenti chimici e grosse raffinerie di petrolio, induce un inatteso ma squilibrato sviluppo economico[71]. La città aumenta la sua popolazione per immigrazione interna, espandendosi però in maniera disordinata a causa delle molteplici speculazioni edilizie.

In pochi anni il nucleo originario della città costituito dalla sola Ortigia e la Borgata vengono espansi con la costruzione di nuovi quartieri verso la zona nord. Dagli anni cinquanta sino agli ottanta l'espansione è rapida proprio per la forte richiesta di alloggi. Un'ulteriore urbanizzazione è avvenuta negli anni novanta e tutto il duemila, ampliando il quartiere della Pizzuta ma anche in aree critiche a ridosso delle Mura dionigiane e in contrada Tremilia. In questo caso l'urbanizzazione è stata seguita da molte critiche da parte degli ambientalisti per l'evidente speculazione edilizia in atto.

Lo sport[modifica | modifica sorgente]

Negli anni sessanta e settanta, la città, anche grazie all'impegno dell'ex arbitro Concetto Lo Bello in giunta comunale, si dota di impianti sportivi all'avanguardia: il Campo scuola "Pippo Di Natale" e la Cittadella dello Sport, oggi a lui dedicata. Lo Bello pose inoltre le basi per il costruendo Palasport, e per la Palestra polivalente "Akradina", il cui completamento è avvenuto solo di recente.

Siracusa odierna[modifica | modifica sorgente]

Dagli anni '80 agli anni 2000[modifica | modifica sorgente]

Il terzo ponte di Ortigia

Nel 1979 la frazione di Priolo Gargallo si è distaccata divenendo comune a sé stante[72].

Con decreto dell'assessorato "Territorio Ambiente" della Regione Siciliana nel 1984 viene istituita la Riserva naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa, orientata alla salvaguardia del papiro lungo il corso del fiume Ciane ed alla conservazione dell'ambiente delle "Saline".

Nel 1985 la città si mobilita per la visita di Carlo e Lady Diana[73].

Nel 1988 è stata inaugurata la nuova struttura del Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi presso la Villa Landolina. L'atteso ampliamento del secondo piano (con le sale dedicate ai reperti di epoca romana e bizantina) è stato inaugurato nel 2006.

Negli anni novanta fu prevista la costruzione di un porto turistico previsto nell'area antistante l'attuale parcheggio Talete in Ortigia: fu poi costruito solo un molo in violazione alle norme d'impatto ambientale. Nella stessa zona non decollerà mai neanche il progetto di un tunnel sottomarino che potesse collegare Ortigia alla terraferma.

Nella notte del 13 dicembre 1990 la città fu colpita da un violento terremoto che rese inagibili molte abitazioni e costrinse alla chiusura di parecchi monumenti e chiese della città. Il successivo stanziamento di fondi post-sisma ha permesso negli ultimi anni il recupero e la fruizione di molti immobili danneggiati.

L'aumentata sensibilità sul rischio sismico in città, determina alcune misure di prevenzione tra cui il restauro e il consolidamento statico del ponte umbertino. Per ovviare alle restrizioni di traffico viene montato un ponte Bailey dal genio militare per tutta la durata dei lavori. Tuttavia il passaggio (non autorizzato) di un camion determina il crollo del ponte e la morte del conducente[74].

Nel 1998 è stata inaugurata la nuova tratta ferroviaria dalla Stazione di Siracusa alla stazione di Targia. La tratta è interamente sotterranea e determina il passaggio dei treni nella zona del Fusco ove si immette in galleria per uscire alla Targia[75]. Questa modifica al tracciato era attesa da anni in quanto ha consentito l'eliminazione dei passaggi a livello di Corso Gelone, di Santa Lucia e di santa Panagia. Il cambiamento epocale per la città ha permesso un miglioramento del traffico veicolare, non più interrotto e la riqualificazione dell'ex tracciato ferroviario negli anni successivi con la creazione della pista ciclabile e di un'area a verde nella zona di corso Gelone e della Borgata.

Dopo decenni di abbandono e il progressivo degrado del centro storico di Ortigia, è cominciata di recente un'opera di recupero e restauro dell'isola. Di fondamentale importanza il progetto Urban di riqualificazione urbana con cui è stato parzialmente rilanciato il commercio e la vivibilità urbana dell'isola[76]. Inoltre il progressivo smantellamento della vecchia cinta ferroviaria e il tentativo di rilancio e riconversione dell'economia siracusana, dall'industria chimica a quella turistica ha modifica gli assetti economici della città. Nel 2004 viene costruito il terzo ponte in Ortigia[77], detto di Santa Lucia, il quale modificherà il traffico in ingresso nell'isola.

Nel 2005 assieme al sito di Pantalica, Siracusa diviene ufficialmente patrimonio UNESCO. La cerimonia verrà eseguita alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi[78]. Nello stesso anno viene istituita l'Area naturale marina protetta del Plemmirio.

Nel 2008 viene aperta la pista ciclabile in sostituzione dell'antico tratto ferroviario da piazza Cappuccini alla Targia. Due anni dopo verrà aperta la strada che collega piazza Cappuccini allo sbarcadero. In questo modo si completa la dismissione della "cintura di ferro" riqualificando (con zone a verde nella restante parte dell'ex tracciato) l'antica lacerazione tra le due parti della città.

Dal 22 al 24 aprile 2009 Siracusa ha ospitato il G8 ambientale presso il Castello Maniace, per l'occasione interamente ristrutturato assieme ad alcune parti della città[79].

Nel 2013 la nuova amministrazione comunale lavora alla candidatura della città come Capitale della cultura europea del 2019. Tuttavia la candidatura non riesce a passare la valutazione della giuria e la città viene subito esclusa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Serafino Privitera: sacerdote e storico siracusano. URL consultato il 30 luglio 2014.
  2. ^ La preistoria.
  3. ^ Preistoria - L'isolotto di Ognina. URL consultato il 03/08/2009.
  4. ^ Storia della Sicilia pre-ellenica - Sicily Web.
  5. ^ Della geografia di Strabone libri XVII, Volume 3 pag. 126.
  6. ^ Fondazione di Siracusa.
  7. ^ Aforismi su Siracusa. URL consultato l'8 set 2012.
  8. ^ a b c d e f Archidiocesi di Siracusa, cenni sulla storia della chiesa di Siracusa
  9. ^ La datazione dell'avvenimento oscilla secondo gli studiosi tra il 55-56 e il 60-61. Rinaldi, op. cit., p. 247,Mattei, op. cit., p. 118
  10. ^ Atti degli apostoli cap. 28, vv. 11-12 riferisce: Tre mesi dopo, ci imbarcammo su una nave alessandrina, recante l'insegna di Castore e Polluce, la quale aveva svernato nell'isola. Approdati a Siracusa, vi restammo tre giorni. 28,11-12
  11. ^ Itinerario paleo-cristiano
  12. ^ Chiesa Cattolica Italiana
  13. ^ Eusebio, in Historia Ecclesiastica, X, 5, 21-24
  14. ^ Moisé, op. cit., p. 79
  15. ^ a b Michele Amari: Storia dei musulmani di Sicilia
  16. ^ Alcune fonti parlano di un arabo di nome Abuliti: arabi in Sicilia. (PDF). Altri dicono invece che fosse un ministro dell'imperatore Basilio I, il quale ricomprò tutti i prigionieri a carissimo prezzo: La Madonna dei Milici di Scicli: cristiani e musulmani nella Sicilia del Mille: i più antichi testi in volgare: storia, tradizione, fede, civiltà, ec..., pag. 80
  17. ^ Considerazioni sopra la storia di Sicilia dai tempi normanni sino al presenti, Volume 1. Rosario Gregorio
  18. ^ Sicilia - storia di una nazione, Carmelo Santillo, pag. 21. (PDF)
  19. ^ a b Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arabi pubblicato per opera di Alfonso Airoldi. - Palermo, Reale Stamperia 1789-1792
  20. ^ a b c La Madonna dei Milici di Scicli: cristiani e musulmani nella Sicilia del Mille: i più antichi testi in volgare: storia, tradizione, fede, civiltà, arte, folclore, pag. 58
  21. ^ Sicilia - storia di una nazione (PDF), p. 22.
  22. ^ Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arabi pubblicato per opera di Alfonso Airoldi. - Palermo, Reale Stamperia 1789-1792. Info a pag. 6
  23. ^ Memorie Patrie Per Lo Ristori Di Siracusa, Volume 2, di Tommaso Gargallo, pag. 159
  24. ^ Del cotoniere e della sua coltivazione, di Charles-Philibert de Lasteyrie, Targioni, pag. 221
  25. ^ La produzione del granoturco e del riso in Italia: in base alla statistica del dodicennio 1909-1920 di Giuseppe Zattini.
  26. ^ il medioevo arabo.
  27. ^ Si vedano le seguenti fonti bibliografiche: Sicilia medievale: dagli Arabi ai Normanni e agli Svevi di Giovanni Modica Scala; Storia di Sicilia: dalla preistoria ai nostri giorni di Antonino Iacono e la fonte web: Il conte Ruggero. URL consultato il 25 settembre 2011.
  28. ^ a b Di Blasi Gambacorta, op. cit., Vol. 2, p. 75.
  29. ^ La grotta di Calafarina.
  30. ^ Considerazioni sopra la storia di Sicilia dai tempi normanni sino al presenti, Volume 1, di Rosario Gregorio dalla Reale Stamperia, 1831
  31. ^ Di Blasi Gambacorta, op. cit., Vol. 2, p. 85.
  32. ^ Siracusa e l'ex-prefetto di polizia di Palermo: memoria, di Salvatore Chindemi, anno 1848
  33. ^ a b Ruggero il gran conte e l'inizio dello stato normanno: atti delle seconde Giornate normanno-sveve (Bari, 19-21 maggio 1975), pag. 227
  34. ^ Di Blasi Gambacorta, op. cit., Vol. 2, p.
  35. ^ Tratto dal testo: Cenni sopra l'antico metropolitano di Siracusa, di Ignazio Avolio, 1832, pag. 26
  36. ^ a b c d David Abulafia, op. cit., p. 189
  37. ^ Storia di Genova: Mediterraneo, Europa, Atlantico, di Dino Puncuh, anno 2003, pag. 328
  38. ^ Alamanno da Costa. Conte di Siracusa - Enciclopedia Treccani.
  39. ^ Annali d'Italia ed altre opere varie: Dall'anno 998 all'anno 1357, di Lodovico Antonio Muratori, Achille Mauri, pag. 325
  40. ^ Storia di Genova: Mediterraneo, Europa, Atlantico, di Dino Puncuh, anno 2003, pag. 303
  41. ^ Storia di Genova: Mediterraneo, Europa, Atlantico, di Dino Puncuh, anno 2003, pag. 329
  42. ^ Secondo le fonti Federicco II si riprese Siracusa all'età di 16 anni, ovvero nel 1210, ma ciò non è possibile poiché il dominio genovese è attestato per almeno 15 anni e cioè fino al 1220 e in quell'anno Federico aveva 25 anni e non 16. Dunque o l'età di Federico non è certa o non è certa la datazione della dominazione genovese.
  43. ^ Storia di Genova: Mediterraneo, Europa, Atlantico, di Dino Puncuh, anno 2003, pag. 334
  44. ^ Sponsali - Enciclopedia Treccani 1936.
  45. ^ E. Kantorowicz
  46. ^ a b c d e f Stupor Mundi Siracusa - età imperiale federiciana.
  47. ^ Caravaggio clandestino a Siracusa da Corriere.it
  48. ^ Della vita e delle opere d'Ippolito Pindemonte Di Bennassù Montanari
  49. ^ http://www.diapasonsiracusa.it/zibaldone_porto_siracusa.html
  50. ^ Guido Margaret, Siracusa: guida storico pratica ai suoi principali monumenti ed ai luoghi d'interesse, Marchese, 1960
  51. ^ Palazzo_Beneventano
  52. ^ Siracusa sotto la mala signoria degli ultimi Borboni
  53. ^ Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861)
  54. ^ Cammino, pag.7
  55. ^ Siracusa punita e declassata, moti rivoluzionari del 1837
  56. ^ Siracusa e il periodo dei Borbone
  57. ^ Francesco II di Borbone:l'ultimo re di Napoli
  58. ^ La lettera del conte di Siracusa, Leopoldo di Borbone
  59. ^ FREUD IN SICILIA - la Repubblica.it
  60. ^ AVOLIO G.: La ferrovia Siracusa - Vizzini - considerazioni tecniche ed economiche. Napoli, 1902.
  61. ^ Daniela Frisone, Il titanico scontro con i futuristi in La Sicilia, 15 aprile 2012.
  62. ^ Tratto dai libri: Dalla proclamazione dell'impero al viaggio in Germania (10 maggio 1936-30 settembre 1937); Bollettino Parlamentare - Volume 11,Edizione 3 - Pagina 17; Scritti e discorsi di Arnaldo Mussolini - Volumi 11-12 - Pagina 130
  63. ^ Citazione riportata dal giornale La Repubblica, titolato L' ultimo viaggio di Mussolini in Sicilia. che riferisce gli avvenimenti del viaggio di Mussolini in Sicilia nel 1937
  64. ^ Dalla storica rivista "I Siracusani", anno I, n. 2, luglio-agosto 1996 - Attacco alla Sicilia.
  65. ^ FR 111
  66. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini ad oggi, p. 359
  67. ^ FR. 111
  68. ^ Sommergibilisti immolatisi con il proprio battello
  69. ^ Santuario Madonna delle Lacrime
  70. ^ Santuario Madonna delle Lacrime
  71. ^ Lo sviluppo della zona industriale di Siracusa – Sincat liquilchimica Montedison Anic Isab –Incendio Icam - La distruzione di Marina di Melilli
  72. ^ Comune di Priolo Gargallo sito ufficiale
  73. ^ Articolo di La Repubblica
  74. ^ Il ponte prima del ponte
  75. ^ Il progetto del tratto (Targia-Siracusa).
  76. ^ Sito della Corte dei conti
  77. ^ Girodivite
  78. ^ La visita del Presidente
  79. ^ Home - G8Ambiente.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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