Gianni Granzotto
Giovanni Granzotto, detto Gianni (Padova, 12 gennaio 1914 – Roma, 8 marzo 1985), è stato un giornalista e scrittore italiano.
Da famiglia friulana, Gianni Granzotto nasce a Padova, ma trascorre la giovinezza a Bologna dove si laurea in Lettere nel 1936 con una tesi su Italo Svevo. Nello stesso anno, volontario in Africa Orientale con il Battaglione Universitario «Curtatone e Montanara», compie i primi passi nella carriera giornalistica come inviato del quotidiano torinese «Gazzetta del Popolo».
Rientrato in Italia, è chiamato alla direzione de «L'Assalto» di Bologna e successivamente, a venticinque anni, del quotidiano genovese «Il Lavoro».
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, adempie agli obblighi di leva occupandosi anche della stampa periodica militare (sarà direttore della «Tradotta d’Oltralpe»); destinato al fronte albanese (all'epoca colonia italiana), trarrà in seguito da quella esperienza l’ispirazione per il romanzo «Vojussa, mia cara».
Al termine del conflitto, in qualità di inviato de «Il Tempo», segue a Parigi la Conferenza della Pace rimanendo poi nella capitale francese come corrispondente del quotidiano romano oltre che dei settimanali «L'Europeo» e «Tempo» fino al 1952. Nel 1953 è a New York come corrispondente della RAI restandovi fino al 1955, quando è richiamato in Italia per partecipare al gruppo di lavoro che darà vita ai servizi giornalistici della neonata televisione, curando dapprima una rubrica di commento di politica estera nel Telegiornale della sera e quindi, nel 1960, varando la fortunata trasmissione «Tribuna elettorale».
Nel 1962 la Casa Editrice Rizzoli gli affida l’incarico di preparare per poi dirigere un quotidiano che avrebbe dovuto chiamarsi «Oggi» e che non vedrà la luce perché dopo più di tre anni di lavoro e di prove Rizzoli vi rinuncia. Granzotto torna allora alla RAI che nel 1965 gli affida l’incarico di Amministratore delegato. Carica dalla quale nel 1969, dopo il rinnovo del primo mandato, si dimette.
Nel 1970 è presidente dell’Editrice del quotidiano romano «Il Messaggero». Nel 1972 è Presidente della FIEG, la Federazione degli Editori Giornali. Nel 1974 con Indro Montanelli e Guido Piovene, fonda «Il Giornale» del quale è prima Amministratore Delegato e poi Presidente.
Tornando alle sue origini letterarie, nel 1975 inizia una prolifica attività di scrittore, pubblicando per la Mondadori «La battaglia di Lepanto» al quale faranno seguito «Carlo Magno», vincitore del Premio Campiello, «Annibale», «Maria Teresa, Maria Teresa», «Cristoforo Colombo» e «Vojussa, mia cara». Nel 1976 è nominato Presidente dell’ Agenzia ANSA, carica che manterrà fino al 1985. Negli ultimi tempi gli si era incattivita una vecchia epatite - contratta in Jugoslavia, dove era stato inviato per seguire lo «strappo» fra Tito e Stalin – la stessa che lo porterà alla morte nel 1985 all'età di 71 anni[1]. A suo nome il Premio Estense, del quale Granzotto fu per molti anni il presidente, istituì nel 1985 il riconoscimento «Uno stile nell’informazione».
Indice |
[modifica] Opere
- “La battaglia di Lepanto”. Milano, Mondadori, 1975
- “Carlo Magno”. Milano, Mondadori, 1978
- “Annibale”. Milano, Mondadori, 1980
- “Maria Teresa, Maria Teresa”. Milano, Mondadori, 1982
- “Cristoforo Colombo”. Milano, Mondadori, 1984
- “Vojussa, mia cara”. Milano, Mondadori, 1985
[modifica] Riconoscimenti
- nel 1957 l'Anie, il Gruppo dei costruttori di Radio e Televisione gli ha assegnato l'«Antenna d'oro»;
- ha vinto il Premiolino nel 1960 per la chiarezza, l'informazione e la misura dei suoi commenti televisivi e per aver condotto "Tribuna elettorale"[2];
- ha vinto il Premio Campiello nel 1978;
- ha vinto il premio Castiglioncello nel 1984 per Cristoforo Colombo.
[modifica] Note
- ^ Morto Granzotto, il giornalista che inventò la "Tribuna Politica" Archiviolastampa.it
- ^ La motivazione ufficiale
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