Amilcare Barca

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Amilcare e Annibale. Cammeo in agata calcedonio di età romana. Conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli.

Amilcare (270 a.C. circa – 226 a.C.) è stato un generale e politico cartaginese. Fu soprannominato "Barak", che in punico significava fulmine (romanizzato in Barca). I figli (Annibale, Asdrubale e Magone sono i più conosciuti), mantennero il soprannome del padre sotto forma di patronimico: vennero chiamati infatti "Barcidi"; in seguito, “Barca” finì per essere il cognome col quale la famiglia intera fu poi ricordata.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Amilcare si distinse per le sue doti di generale nel 247 a.C., durante la Prima guerra punica. Gli fu infatti affidato il comando delle forze cartaginesi in Sicilia in un momento in cui essa si trovava pressoché nella sua interezza nelle mani dei Romani. Amilcare sbarcò immediatamente nella parte nord-occidentale dell’isola, accompagnato da un corpo di mercenari. Asserragliatosi prima sul monte Pellegrino, in seguito sul Monte Erice, riuscì non solo a mantenere la propria posizione contro gli attacchi nemici, ma anche a dirigere con successo la difesa delle città di Lilibeo e di Drepano, e ad effettuare alcune incursioni sulle coste dell’Italia meridionale. Nonostante egli si facesse artefice di una così brillante campagna, il suo apporto non cambiò il corso della guerra, che terminò con la sconfitta dei Cartaginesi. Tornato in Africa, le truppe mercenarie, che erano state tenute a freno soltanto dalla sua autorità e dalla promessa di una buona paga, si ammutinarono. Nel 240 a.C., Amilcare assunse il comando delle truppe cartaginesi: dopo tre anni di lotta senza tregua, Cartagine riuscì a domare la rivolta dei mercenari, che per poco non aveva distrutto la stessa città.

Indignato dal comportamento di Roma, che ruppe il trattato di pace approfittando della debolezza di Cartagine, provata dallo scontro interno, Amilcare convinse il governo punico della necessità di espandere i domini cartaginesi nella penisola iberica, per ottenere le risorse necessarie per pagare l'indennizzo di guerra e progettare future guerre contro Roma. Dopo aver a lungo addestrato alcuni corpi di cavalieri numidi, iniziò una campagna di invasione che lo portò, in otto anni, sia con la diplomazia che con l’uso delle armi, a conquistare gran parte della penisola iberica. Tuttavia, dopo un suo fallito assedio alla città di Helike, nella ritirata che ne seguì morì affogato in un fiume. Gli succedette al comando dell'esercito cartaginese suo genero Asdrubale (chiamato anche Asdrubale Maior per distinguerlo da Asdrubale, fratello minore di Annibale).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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