Asdrubale Maior

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Asdrubale Maior (270 a.C.221 a.C.) è stato un condottiero cartaginese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Citato dalle varie fonti storiche sia come Asdrubale il Vecchio o Asdrubale il Bello, si legò strettamente alla famiglia di Amilcare Barca sposandone la figlia secondogenita (di cui non è noto il nome). Il suocero, dopo la sconfitta delle truppe mercenarie che si erano ribellate a Cartagine (Rivolta dei mercenari, 238 a.C.), era a capo della fazione che voleva risollevare e trasformare la città, prendendo come modelli quelli che provenivano dalle monarchie ellenistiche.

Secondo una tradizione infamante nei confronti dei Barcidi, i componenti della famiglia accettarono i nuovi modelli fino ai particolari più disdicevoli. Gli autori antichi, traendo questa voce probabilmente dagli stessi compatrioti di Amilcare, narrano di un legame omosessuale tra Amilcare stesso e Asdrubale il Vecchio, detto appunto anche, con malizia, Asdrubale il Bello.[1]

Fallito il tentativo di Amilcare di conquistare il potere a Cartagine, seguì il suocero a Cadice (237 a.C.) e collaborò con lui alle espansioni nella Penisola iberica.[2][3]

Alla morte del suocero (228 a.C.) fu acclamato dall'esercito nuovo comandante delle truppe delle Penisola iberica.[4] Asdrubale affidò al cognato, il giovanissimo Annibale, il comando di tutte le forze di cavalleria. Asdrubale aveva un carattere completamente diverso dal suo predecessore, portato più al negoziato che alla guerra, quindi più a consolidare il potere che ad estenderlo. Sotto il suo governo prosperò l'agricoltura, si sviluppò lo sfruttamento delle miniere, si perfezionò la raccolta dei tributi di tutte le popolazioni iberiche assoggettate.[5] Nuove popolazioni entrarono nell'orbita cartaginese, soprattutto tramite accordi matrimoniali. Egli stesso sposò una principessa iberica e spinse il giovane Annibale a sposare Imilce, un'altra principessa iberica.

Spostò, inoltre, la capitale da Alicante più a sud e fondò una nuova città, costruita al riparo di una lunga insenatura naturale. La città prese il nome di Nuova Cartagine (l'odierna Cartagena).[6] In politica estera concluse nel 226 a.C. con i Romani il trattato dell'Ebro. Con esso le due potenze definivano le rispettive aree di influenza nella penisola iberica.[7]

Le guardie puniche avevano catturato un principe celtibero ribelle e lo avevano condotto a Nuova Cartagine, dove era stato pubblicamente crocifisso. Successivamente un servo fedele al principe appena condannato era riuscito ad avvicinarsi ad Asdrubale ed a pugnalarlo a morte (221 a.C.),[8][9] mentre l'esercito cartaginese scelse all'unamimità il cognato, Annibale,[10] che aveva solo 26 anni, come suo comandante.[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 3.
  2. ^ Polibio, Storie, II, 1,1-8.
  3. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 2, 1-2.
  4. ^ Polibio, Storie, II, 1,9.
  5. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 2, 3-5.
  6. ^ Polibio, Storie, II, 13,1-2.
  7. ^ Polibio, Storie, II, 13,1-7.
  8. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 2, 6.
  9. ^ Polibio, Storie, II, 36,1-2.
  10. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 3, 1.
  11. ^ Polibio, Storie, II, 36,3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]