Atanagildo

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Atanagildo
Atanagildo
Immagine di Atanagildo negli archivi della Biblioteca Nacional de España, Madrid
Re dei Visigoti
In carica 554 - 568
Predecessore Agila I
Successore Liuva I
Nascita ca. 520
Morte Toledo, 568
Consorte Gosvinta dei Balti
Figli Galsuinda
Brunechilde

Atanagildo, Atanagildo, anche in spagnolo ed in portoghese, Atanagild, in catalano (... – Toledo, dicembre 568), fu re dei visigoti dal 554 alla sua morte (568).

Origine[modifica | modifica sorgente]

Di nobile famiglia della città di Siviglia, nella Betica, di cui non si conoscono gli ascendenti. I suoi successori Liuva I e Leovigildo erano suoi fratelli.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 551, approfittando della situazione di difficoltà in cui si trovava il re dei Visigoti, Agila I (era stato sconfitto dagli ispano-romani di Cordova, che tentava di assoggettare, in una battaglia in cui aveva perso il grosso dell'esercito, incluso un figlio), Atanagildo, nobile visigoto di Siviglia, capitale della Betica, che aveva sposato Gosvinda (?-589), molto probabilmente, figlia del re Amalarico, ultimo sovrano della dinastia dei Balti, si ribellò; molto probabilmente Atanagildo rappresentava la nobiltà che aveva appoggiato Teudiselo, il re visigoto che aveva preceduto Agila ed era stato assassinato e, secondo Isidoro di Siviglia, era segretamente cattolico.

Atanagildo, nello stesso anno si autoproclamò re dei Visigoti, riuscendo ad avere sotto il suo controllo Siviglia ed una parte della Betica, e iniziando una guerra civile contro Agila. Anche se non è provata, sembra che tra Atanagildo ed gli ispano-romani di Cordova vi fosse un'intesa; però, nel primo anno di guerra, il 552 la situazione non fu molto favorevole ai ribelli. Atanagildo si ritirò a Málaga, ultima sua roccaforte, dove fu nuovamente sconfitto e fu costretto a rifugiarsi a Cordova. Atanagildo sembrava definitivamente sconfitto in quanto Agila si era riorganizzato ed aveva ripreso il controllo del regno, però nel 553, la guerra civile riprese.

Secondo Isidoro di Siviglia, a questo punto Atanagildo ottenne, nel 554 l'aiuto dell'esercito Bizantino, comandato dal generale Liberio, inviato, probabilmente dall'Italia, dall'imperatore Giustiniano I; altri cronisti sostennero che Giustiniano appoggiò Agila, ma sono poco credibili. Comunque l'esercitò, attraversata la Gallia, puntò su Siviglia, e, dopo che una flotta aveva sbarcato truppe bizantine nel sud ovest della penisola iberica, attaccò, unitamente ad Atanagildo, e batté Agila proprio a Siviglia. Quindi Agila fu nuovamente costretto nella sola Lusitania, nella città di Merida, mentre i Bizantini ed Atanagildo con il favore della popolazione ispano-romana andavano ingrandendo i loro territori.

La massima espansione bizantina della Provincia di Spagna.

██ Territorio bizantino conquistato da Atanagildo (565)

██ Territorio bizantino conquistato da Leovigildo (568-586)

██ Territorio bizantino alla morte di Leovigildo (586)

Col pallino rosso sono indicate le città che si suppone siano state sotto dominazione bizantina, con il quadrato rosso quelle città in cui è attestata la presenza bizantina.

Quando Agila fu infine assassinato a Merida, nel 555, da visigoti della sua stessa fazione, forse istigati dai Bizantini, ma molto probabilmente per fare fronte comune con Atanagildo, che, nel 554, era già stato riconosciuto re da quasi tutta la nobiltà visigota ed aveva trasferito la sua corte a Toledo e poter combattere proprio i Bizantini. I Bizantini, infatti, sotto il comando di Liberio, si tennero la parte di Betica che avevano conquistato oltre al territorio, le attuali Andalusia e Murcia, che avevano ottenuto da Atanagildo in cambio dell'aiuto del 554, e si opposero ad Atanagildo, che tentava inutilmente di contenere la loro espansione verso il cuore dalla penisola iberica, recuperando solo alcune zone dell'interno. I Bizantini ebbero l'appoggio della popolazione locale (sembra che consideravano il governo di Giustiniano l'unico governo legale), che era cattolica e che era stata vessata dai visigoti ariani[1].

Giustiniano, per estendere il dominio, inviò una flotta a Malaga che portò alla conquista di Cartagena e Cordova; Atanagildo reagì portando avanti una politica di pacificazione e di tolleranza con la popolazione di origine ibero-romana di fede cattolica, e portando la guerra nei territori occupati dai Bizantini. La guerra durò circa tredici anni, cioè tutto il tempo del regno di Atanagildo.

Oltre che contro i Bizantini lottò contro i Franchi in Settimania, i Vasconi nei Pirenei e gli Suebi in Lusitania e Galizia. Non ostante che dovette combattere per tutta la durata del suo regno, Atanagildo consolidò il suo potere e accrebbe la prosperità del regno; la fama dello splendore della sua corte e delle sue due figlie Brunechilde e Galsuinda si sparse nei regni vicini, tanto che furono chieste in moglie da due re merovingi, rispettivamente da Sigeberto I re dei Franchi di Austrasia e da Chilperico I re dei Franchi di Neustria; di questi due matrimoni, avvenuti tra il 566 ed il 567 si trova un resoconto nella cronaca di Gregorio di Tours e nel Carminum liber di Venanzio Fortunato.

Pochi mesi dopo questi avvenimenti, nel dicembre del 567, Atanagildo morì nel suo letto, dopo che i suoi quattro predecessori erano stati assassinati dai loro cortigiani; gli successe, nella primavera del 568 il fratello Liuva.

Discendenza[2][modifica | modifica sorgente]

Atanagildo e Gosvinda ebbero due figlie:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I Visigoti dopo che gli Svevi, sotto il re Carriarico (550 ca.), si erano convertiti al Cattolicesimo, erano rimasti gli unici ariani nella penisola iberica e nella Gallia
  2. ^ (EN) Dinastie dei Visigoti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rafael Altamira, La Spagna sotto i Visigoti, in «Storia del mondo medievale», vol. I, 1999, pp. 743–779
  • Christian Pfister, La Gallia sotto i franchi merovingi: vicende storiche, in «Storia del mondo medievale», vol. I, 1999, pp. 688–711
  • Charles Diehl, Giustiniano. La restaurazione imperiale in occidente, in «Storia del mondo medievale», vol. I, 1999, pp. 572–596

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Sovrani visigoti Successore
Agila I 554568 Liuva I

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