Regno del Bosforo Cimmerio

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Regno del Bosforo Cimmerio
Regno del Bosforo Cimmerio - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali greco e scita
Lingue parlate
Capitale Nymphaeum, Myrmekion e Phanagoria
Dipendente da Impero romano
Politica
Forma di Stato regno ellenistico
Forma di governo Archeanactidi
Capo di Stato Spartoco (438-431 a.C.)
Satiro di Panticapeo (431-387 a.C.)
Leucone (387 al 347 a.C.)
Spartoco II (347-342 a.C.) e Perisade (347-310 a.C.)
Eumelo (310-303 a.C.)
Spartoco III (303-283 a.C.)
Perisade II (283-?)
Macare (80 ca.-65 a.C.)
Nascita 438 a.C.? con Spartoco?
Fine
Territorio e popolazione
Bacino geografico Crimea
Evoluzione storica
Preceduto da Sciti
Succeduto da regno cliente di Roma

Il Regno del Bosforo Cimmerio era un regno ellenistico situato nelle attuali penisole di Crimea e di Taman, lungo le coste del Bosforo Cimmerio (l'attuale stretto di Kerč), nel quale una popolazione mista adottò la lingua greca e la sua civiltà.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prime colonie greche[modifica | modifica wikitesto]

Lì, a partire dal VII secolo a.C., i Greci stabilirono alcune delle loro colonie: lungo il fronte occidentale a Panticapaeum (l'attuale Kerč', fondata tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C.), la capitale tra tutte le colonie della zona, essa stessa chiamata Bosporus, ovvero Nymphaeum e Myrmekion; lungo il fronte orientale a Phanagoria (la seconda capitale del regno, fondata attorno al 540 a.C.), Cepoi, Germonassa, Portus Sindicus, Gorgippia.

Queste prime colonie greche furono fondate principalmente dagli abitanti di Mileto come Panticapaeum o Phanagoria, mentre Nymphaeum fu collegata ad Atene.

Regno del Bosforo Cimmerio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Diodoro Siculo[1] il regno del Bosforo fu governato dal 480 al 438 a.C. da una dinastia chiamata degli Archeanactidi, tra cui il tiranno Spartoco (438-431 a.C.), apparentemente di origini trace. Egli fondò una dinastia che sembra sia durata fino al 110 a.C., quella degli Spartocidi, i quali hanno lasciato numerose testimonianze sulla forma di governo adottata, quasi fosse un arconte sul modello delle città greche e dei re delle città indigene come il popolo dei Sindi e dei Meoti.

Sfortunatamente queste iscrizioni e la monetazione dell'epoca non ci ha permesso di avere una lista completa di tutti i monarchi che regnarono in questi tre secoli di storia del regno. Il successore di Spartoco fu Satiro di Panticapeo, il quale regnò dal 431 al 387 a.C., e riuscì a stabilire il suo governo su l'intero distretto, aggiungendo i territori di Nymphaeum ai suoi domini e ponendo sotto assedio Teodosia, che era una rivale della sua città-stato ove veniva praticato il commercio con il sistema del porto-franco e metteva a rischio le sue riserve di grano della Crimea orientale. Gli successe Leucone (dal 387 al 347 a.C.). Morto Leucone gli successero i suoi due figli, Spartoco II e Perisade. Il primo morì pochi anni più tardi, nel 342 a.C., mentre il fratello continuò a regnare fino al 310 a.C. Con la morte di Perisade, scoppiò nel regno una guerra civile a cui successe come nuovo monarca, Eumelo, il quale regnò dal 310 al 303 a.C. Nel 303 a.C. divenne nuovo re Spartoco III, il quale regnò fino al 283 a.C., e dopo di lui Perisade II.

Da questo momento in poi troviamo numerosi altri sovrani, con nomi che si ripetono ma dei quali poco sappiamo, compreso il periodo in cui regnarono. Sappiamo soltanto che l'ultimo di loro, Perisade V, incapace di tener testa alle popolazioni indigene, nel 108 a.C. chiese aiuto a Diofanto, generale di Mitridate il Grande del Regno del Ponto, promettendogli che avrebbe lasciato il suo regno al principe, ma fu assassinato da Saumaco, di origine scitica, il quale condusse contro di lui una ribellione.

Questa dinastia mantenne relazioni di amicizia con Atene, principale cliente del loro grano, di cui Leucone mise in atto un trattato con Teodosia, dove alle navi attiche erano concessi particolari privilegi. In cambio la città di Atene garantì a lui la cittadinanza ateniese con un trattato valido per lui ed i suoi figli.

Primi rapporti con Roma (I secolo a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Mitridate affidò il regno del Bosforo Cimmerio a suo figlio Macare, che tuttavia lo abbandonò ai Romani e a Pompeo. Più tardi fu riconquistato dallo stesso Mitridate, mentre il figlio Macare si uccise nell'inverno del 66-65 a.C.[2] Una nuova rivolta sconvolse ancora il regno del Bosforo sotto Farnace, figlio anch'egli del grande Mitridate.

Dopo la morte del padre, avvenuta nel 63 a.C., Farnace si sottomise, ancora una volta, a Pompeo, tentando poi di riottenere i suoi antichi domini durante la guerra civile, ma fu sconfitto irreparabilmente da Gaio Giulio Cesare a Zela nel 47 a.C. Poco dopo fu ucciso da un suo governatore, Asandro, il quale una volta sposata la figlia di Farnace, Dinamide, prese possesso del regno del Bosforo, diventando egli stesso re. Qui regnò fino al 16 a.C., e dopo la sua morte, Scribonio se ne impossessò costringendo la vedova, Dinamide a sposarlo. I Romani furono costretti ad intervenire. Marco Vipsanio Agrippa decise, pertanto, di porre sul trono il sovrano amico ed alleato, Polemone I del Ponto, che qui regnò dal 14 all'8 a.C.

Regno cliente dell'Impero romano (I-II secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Rovine di Panticapaeum, moderna Kerč', la capitale del regno del Bosforo Cimmerio.

A Polemone successe Aspurgo, figlio di Asandro, che regnò dall'8 a.C. fino al 38. Da qui una successione pressoché ininterrotta di re che durò fino al 341, nell'epoca del cosiddetto Regno cliente. Questi re, che portavano nomi tipici del Ponto, come Cotys, Rhescuporis, Rhoemetalces o i nomi indigeni dei Sauromati, si proclamavano discendenti del grande Mitridate, ed usavano datare tutti i loro avvenimenti e la monetazione in base ad un calendario pontico, a partire dal 297 a.C. Il loro regno copriva i territori delle penisole di Crimea e Taman, estendendosi lungo la costa est della Palude Maeotis, fino alla foce del fiume Tanais (l'attuale Don), che costituiva un valido collegamento con i mercati interni dell'antica Russia.

Al tempo delle invasioni barbariche (III-IV secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Il regno del Bosforo Cimmerio fu sempre in guerra contro le popolazioni indigene e spesso fu appoggiato da guarnigioni romane (unità ausiliarie[3], legionarie[4] e flotta[5] della vicina Mesia[6]), presenti nei loro stessi territori.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Invasioni barbariche del III secolo.

Attorno al 256-257 Goti e Borani riuscirono ad impadronirsi della flotta del regno del Bosforo ed a sferrare un pesante attacco lungo le coste della vicina Anatolia. L'ultimo sovrano ricordato è un certo Rescuporide nel 341, dopodiché il regno cadde nelle mani degli Unni, dopo che questi avevano sconfitto le vicine popolazioni sarmate degli Alani attorno al 375/376 (Battaglia del fiume Erac).

Il Bosforo Cimmerio sotto l'impero bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Pochi secoli dopo l'invasione degli Unni le città del Bosforo Cimmerio sembrarono riprendersi da questa invasione che aveva portato grande distruzione, grazie alla protezione del vicino Impero bizantino. Da questo momento alcuni ufficiali bizantini furono inviati a costruire in questa zona diverse fortezze, esercitando la loro autorità sul Bosforo, che divenne sede arcivescovile. I bizantini mantennero il possesso di Ta Matarcha, nella zona orientale del regno, città che nel decimo ed undicesimo secolo divenne la sede del principato russo di Tmutarakhan, e dalla quale ebbe inizio la dominazione dei Tartari.

Con la diaspora, e grazie al vicino stato della Khazaria, si aggiunse alla popolazione un elemento ebraico, sotto la cui influenza si svilupparono in tutte le città del regno, specialmente lungo il fiume Don, alcune sette di "fedeli al Dio più alto", apparentemente professanti una forma di monoteismo che non fosse, in modo caratteristico, ebreo o cristiano.

Economia e monetazione[modifica | modifica wikitesto]

La prosperità del Regno del Bosforo Cimmerio si basò, fin dal principio, sulle esportazioni di carne, pesce, grano e schiavi. Le città del Bosforo hanno lasciato notevoli testimonianze architettoniche, oltre a sculture, lavori di alta oreficeria, vasi di tipo attico, terrecotte, antiche monete del Regno, ecc. oggi conservate nel famoso Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, XII, 31.
  2. ^ Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 102.
  3. ^ AE 2000, 1276 parla della cohors I Sugambrorum rinvenute a Chersonesos; AE 1995, 1351 rinvenuta a Balaklava riguardo all'Ala Atectorigiana.
  4. ^ AE 2000, 1274 parla di vexillationes della Legio XI Claudia dell'epoca di Settimio Severo, rinvenuta a Chersonesos; AE 1998, 1154 rinvenuta a Balaklava della Legio I Italica dell'epoca di Antonino Pio; AE 1900, 199 appartenente alla I Italica proveniente da Sebastopoli dell'epoca di Commodo; AE 1903, 3; AE 1903, 4 da Jalta; AE 1909, 00167 da Olbia.
  5. ^ AE 1903, 2 appartenente alla classis Ravennatis, proveniente da Jalta.
  6. ^ AE 1998, 1163a; AE 1998, 1155.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]