Clodio Albino

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Clodio Albino
Copia di un busto di Clodio Albino dal Museo Puškin delle belle arti
Copia di un busto di Clodio Albino dal Museo Puškin delle belle arti
Cesare
In carica 193 - 197
Predecessore Publio Elvio Pertinace
Successore Settimio Severo
Nome completo Clodius Albinus
Morte Saona, 197

Clodio Albino (Hadrumetum, 145 circa – Saona, 19 febbraio 197) è stato un usurpatore e poi Cesare dell'Impero romano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini famigliari e carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Era di famiglia nobile e nativo di Hadrumetum in Africa.

« Appena fu adolescente intraprese la carriera militare e grazie all'appoggio di Lollio Sereno, Bebio Meciano e Caionio Postumiano, suoi parenti si fece conoscere dagli Antonini»
(Historia Augusta, Vita Clodii Albini, 6, 1.)

Ricoprì il ruolo di tribuno militare a capo dei cavalieri Dalmati; comandò in qualità di legatus legionis le legioni IV Flavia Felix e I Italica; ebbe un nuovo incarico militare in Bitinia quando nel 175 Avidio Cassio si ribellò in Oriente al princeps Marco Aurelio.[1] Combatté nella terza fase delle guerre marcomanniche in Dacia negli anni attorno al 183-184 in veste di legato imperiale insieme a Pescennio Nigro.[2] Divenne in seguito, prima console nel 187[3] poi governatore della Germania inferiore attorno al 189 ed infine della provincia di Britannia a partire dal 191.[4]

Albino e la guerra civile (193-197)[modifica | modifica sorgente]

Al principio del 193, dopo la morte di Commodo avvenuta il 31 dicembre del 192, fu acclamato imperatore Pertinace grazie all'appoggio della coorti pretorie, ma dopo soli tre mesi fu assassinato dagli stessi pretoriani che decisero di "mettere all'asta" il trono al miglior offerente. Fu la volta così di Didio Giuliano, anche se nel frattempo gli eserciti provinciali avevano nominato: Pescennio Nigro (comandante delle legioni siriache), Settimio Severo (comandante delle legioni danubiane) e Clodio Albino (comandante delle legioni di Britannia).[5]

In seguito a questi avvenimenti Settimio Severo mosse su Roma dove, dopo aver congedato in massa i pretoriani italici, e sostituiti con truppe tratte dal suo esercito, ottenne anche quello del Senato dove si fece riconoscere princeps. Consapevole di non poter combattere su due fronti, Severo diede a Clodio Albino il secondo consolato nel 194 e lo nominò cesare (quasi l'avesse designato a succedergli, pur avendo Severo già due eredi naturali nei figli (Caracalla e Geta),[6] lasciandogli il governo delle province occidentali delle Gallie e della Britannia, mentre egli stesso si concentrava nella lotta contro Pescennio ad Oriente, riuscendo a batterlo nel 194.

La fine (197)[modifica | modifica sorgente]

Clodio Albino. L'aureo celebra il Saeculum Frugiferum, e probabilmente raffigura Ba'al Hammon, una divinità Fenicia adorata nell'Africa settentrionale, da dove proveniva Clodio.

L'alleanza tra Settimio Severo e Clodio Albino ebbe però breve durata. Il 19 febbraio del 197 i due pretendenti alla porpora imperiale si scontrarono nella valle della Saône (battaglia di Lugdunum). Dopo una battaglia sanguinosa e rimasta a lungo incerta, Settimio Severo prevalse sul rivale, tanto da costringere Clodio Albino ad uccidersi, gettandosi sulla propria spada.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Historia Augusta, Vita Clodii Albini, 6, 2.
  2. ^ Cassio Dione, Storia romana, 73, 8.
  3. ^ Albino fu console nel 187
  4. ^ Albino governatore della Britannia dal 191
  5. ^ Cassio Dione, Storia romana, 74, 15, 2.
  6. ^ Cassio Dione, Storia romana, 74, 14, 3.
  7. ^ Cassio Dione, Storia romana, 76, 7, 3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]