Museo nazionale romano di palazzo Massimo

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Coordinate: 41°54′04.72″N 12°29′54.1″E / 41.901311°N 12.498361°E41.901311; 12.498361

1leftarrow.pngVoce principale: Museo Nazionale Romano.

Museo Nazionale Romano
Palazzo Massimo alle Terme
L'ingresso del museo
L'ingresso del museo
Tipo museo archeologico
Data fondazione 1995
Indirizzo Largo di Villa Peretti, 00185, Roma, Italia
Direttore Rita Paris
Sito https://archeoroma.beniculturali.it/musei/museo-nazionale-romano-palazzo-massimo

Il Palazzo Massimo alle Terme è la principale delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano, assieme alla sede originaria delle Terme di Diocleziano, che ospita attualmente la sezione epigrafica e protostorica, a Palazzo Altemps, sede delle collezioni rinascimentali di scultura antica, e alla Crypta Balbi, sede della collezione altomedievale.

Palazzo Massimo ospita la "sezione di arte antica" (opere di epoca tardo-repubblicana, imperiale e tardo-antica) e la "sezione di numismatica e oreficeria".

La sede museale è stata inaugurata nel 1995 e completata nel 1998. È sita nel rione Castro Pretorio in piazza dei Cinquecento, nei pressi della stazione Termini.

Nel 2013 il circuito museale del Museo nazionale romano è stato il ventunesimo sito statale italiano più visitato, con 247.795 visitatori e un introito lordo totale di 909.016,50 Euro[1].

Le collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Afrodite di Menofanto
Fanciulla offerente
Niobide degli Horti Sallustiani
l'Apollo del Tevere
Mosaico - Busto de Dioniso

L'area espositiva occupa quattro dei piani da cui è costituito il palazzo, essendo gli altri ambienti riservati ad uffici della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. L'allestimento museale è articolato in sottosezioni che illustrano i momenti più importanti della produzione artistica di Roma antica.

Pianterreno[modifica | modifica wikitesto]

Il pianterreno ospita capolavori della statuaria antica dall'età repubblicana all'epoca della dinastia Giulio-Claudia.

  • Sala I - Ritratti di epoca repubblicana.
Generale di Tivoli, proveniente dal santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, datato al principio del I secolo a.C.
  • Sala II - Temporaneamente in riallestimento[2]
  • Sala VI - Niobide degli Horti Sallustiani, ritrovata nel 1906 nell'area di quelli che furono gli Horti Sallustiani, in un cubicolo a 11 m sotto il livello del terreno, forse nascosta per proteggerla dalla furia distruttrice dei barbari durante le invasioni del V secolo d.C.. Raffigura una delle figlie di Niobe nell'atto di cadere a causa della ferita provocatale da un freccia conficcata tra le scapole, che ella cerca invano di estrarre, e che, come il mito ci racconta, Apollo o Artemide avevano scoccato per vendicare la propria madre, Leto. Costei era irata per l'offesa ricevuta da Niobe che, superba, l'aveva derisa perché aveva soltanto due figli vantandosi, invece, della propria prolificità. Per ordine di Leto tutti i Niobidi vennero uccisi da Apollo e Artemide.

L'opera è ascrivibile al V secolo a.C., in quanto è ritenuta[3] appartenente o comunque analoga alle figure del frontone del tempio di Apollo a Eretria, trasferite a Roma per volere di Augusto da cui, quasi sicuramente, provengono anche il Niobide morente e la Niobide che corre della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen. Non è invece assimilabile alla Niobe degli Uffizi, copia di originale ellenistico ritrovata a Roma nel 1582 nel giardino di Villa Medici e da lì portata agli Uffizi[4]. La Niobide degli Horti Sallustiani sarebbe dunque una delle numerosissime opere portate a Roma dalla Grecia, che tanta parte ebbero nell'evoluzione del gusto e dello stile della produzione artistica romana.

Piano primo[modifica | modifica wikitesto]

Al primo piano sono esposti capolavori della statuaria dall'età dei Flavi alla tarda antichità, e numerosi sarcofagi, pagani e cristiani, tra cui il sarcofago di Portonaccio. In un grande salone è riproposto l'antico "salone dei capolavori" del "Museo delle Terme", in cui sono esposte alcune importanti opere della statuaria romana (l'Afrodite accovacciata, le due copie antiche del Discobolo) e alcuni originali greci (tra cui la Fanciulla di Anzio).

Nel salone successivo sono conservate ancora l'Ermafrodito dormiente, l'Afrodite accovacciata, una delle diverse copie antiche in marmo dall'originale bronzeo di Doidalsa, il Dioniso in veste di Sardanapalo.

Vi sono infine i bronzi delle navi appartenute all'imperatore Caligola e ritrovate nel lago di Nemi.

Piano secondo[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo piano ospita gli affreschi del ninfeo sotterraneo della villa di Livia "ad Gallinas Albas", località presso Prima Porta, appartenuta a Livia Drusilla, imperatrice moglie di Augusto: un trompe-l'oeil che riproduce un giardino con alberi da frutto e uccelli sui quattro lati.

Nelle altre sale vi sono una serie di mosaici, parietali e pavimentali, megalografie tardo-imperiali, i pannelli con pompa circensis e "Ila rapito dalle Ninfe" provenienti dalla cosiddetta basilica di Giunio Basso, gli affreschi provenienti dal "porto fluviale di San Paolo" e la sezione degli affreschi ritrovati nei locali ipogei della "villa o casa della Farnesina" (poiché ubicata in quelli che erano i giardini della villa Farnesina costruita da Baldassarre Peruzzi per Agostino Chigi e successivamente sbancati, a fine Ottocento, per permettere l'apertura del Lungotevere). Gli ambienti affrescati sono stati recentemente restaurati, riallestiti e inaugurati il 30 giugno 2010 [5].

Piano interrato (medagliere)[modifica | modifica wikitesto]

Presenta una sezione dedicata all'oreficeria e una ricca collezione di numismatica, una volta appartenuta a Vittorio Emanuele III di Savoia.

Vi si conserva inoltre la mummia di una bambina di circa otto anni, la cosiddetta mummia di Grottarossa[6], risalente al II secolo d.C. circa; ritrovata sulla via Cassia all'interno di un sarcofago assieme al suo corredo funerario, anch'esso esposto; è l'unica mummia di età romana mai rinvenuta.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg
 È raggiungibile dalla stazione Termini.
Metropolitana di Roma B.svg
 È raggiungibile dalla stazione Termini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ Ha ospitato la mostra sugli argenti del cosiddetto tesoro di Morgantina: pagina ufficiale della mostra sul sito del MIBAC.
  3. ^ Eugenio La Rocca, link a Google Books
  4. ^ [3 Niobe degli Uffizi.
  5. ^ Articolo sulla riapertura delle sale degli affreschi della Farnesina su La Repubblica, cronaca di Roma del 30 giugno 2010.
  6. ^ Filmato su YouTube.com della mummia di Grottarossa.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]