Discobolo
| Discobolo | |
|---|---|
| Autore | Mirone |
| Data | 455 a.C. |
| Materiale | bronzo (originale) |
| Dimensioni | 124 cm |
| Ubicazione | Museo nazionale romano di Palazzo Massimo, Roma (Discobolo Lancellotti) |
Il Discobolo è una scultura realizzata da Mirone intorno al 455 a.C. in bronzo, e oggi è nota solo da copie marmoree dell'epoca romana, tra cui la migliore è probabilmente la versione Lancellotti (h. 124 cm) nel Museo nazionale romano, sezione di Palazzo Massimo alle Terme.
Indice |
[modifica] Storia
L'opera venne forse fusa per la città di Sparta e rappresenta un atleta nell'atto di scagliare il disco
Dell'opera si conoscono diverse versioni. Tra le più importanti, oltre a quella Lancellotti, ne esiste una integra al British Museum detta Townley che si distingue per un trattamento della testa più adrianeo, dai capelli più lunghi; inoltre lo scultore, possedendo una tecnica più avanzata, ridusse il tronco d'appoggio a lato della figura. Nel Museo nazionale romano si conserva un'altra versione frammentaria, detta di Castelporziano
[modifica] Descrizione e stile
L'atleta venne raffigurato nel momento in cui il suo corpo, dopo essersi rannicchiato per prendere slancio e radunare le forze, sta per aprirsi e liberare la tensione. Lo scultore si interessò alla rappresentazione del corpo in movimento, proiettandolo nello spazio e cogliendo il momento culminante dell'azione. La torsione del corpo, in una composizione a ruota, è vigorosa, ma allo stesso tempo armoniosa e delicata. Un'osservazione attenta rivela la possibilità di dividere l'opera in varie parti racchiuse in uno schema geometrico ben preciso, composto da quattro triangoli sovrapposti così definiti: il primo tra la base e i polpacci delle due gambe; il secondo chiuso tra la coscia destra e il polpaccio sinistro, con il vertice formato dalla piega interna del ginocchio; il terzo nello spazio creato dalla parte superiore della gamba, dal braccio sinistro poggiato sul ginocchio e dal torso; l'ultimo definito dalle linee del costato e del braccio sinistro che si incontrano in corrispondenza del capo. Un "effetto molla" è prodotto, invece, dalle sporgenze e dalle rientranze della parte sinistra della statua. Il busto si mostra frontale mentre un grande arco, che sottolinea l'effetto di tensione, viene formato dal braccio destro sollevato e lasciato indietro, dalle spalle, dal braccio sinistro e dalla gamba sinistra arretrata. Questa costruzione geometrica delle forme sacrifica qualche esattezza nelle proporzioni anatomico.
Vi si notano interessi per l'anatomia e l'intreccio compositivo delle membra comparabili a quelli già osservati nel frontone occidentale di Olimpia. Un legame con la tradizione anteriore è rappresentato dagli effetti disegnativi, che si percepiscono soprattutto nella chioma e nella geometria degli arti. Inoltre non siamo ancora a uno stile veramente a tutto tondo, essendo la visione frontale di gran lunga quella più interessante.
L'espressione di serenità, priva di sentimenti e accennate solo una tenue concentrazione, fu criticata da Plinio (Naturalis Historia, XXXIV, 58.).