Fulvia Plautilla

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Denario di Plautilla Augusta, celebrante la "concordia degli augusti". In realtà il matrimonio di Plautilla con Caracalla fu un fallimento, in quanto l'imperatore si sposò controvoglia e si rifiutò di mangiare o dormire con la moglie.

Publia Fulvia Plautilla Augusta (c. 182212) fu la moglie dell'imperatore romano Caracalla, nonché augusta dell'Impero romano dal 202 al 205.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia del prefetto Gaio Fulvio Plauziano, collaboratore stretto di Settimio Severo, sorella di Gaio Fulvio Plauzio Ortensiano.

Nel 200 fu promessa in sposa a Caracalla, che sposò nel 202 diventando augusta. Lo sposo, che all'epoca aveva quattordici anni, era alquanto riluttante. Plauziano, come testimonia Cassio Dione, diede alla figlia una dote bastante per cinquanta donne di rango reale; il banchetto fu in stile imperiale e barbarico, in quanto agli invitati, tra cui c'era Cassio Dione, vennero serviti cibi crudi e vivi.

I due divorziarono nel 205, a seguito della morte di Plauziano per ordine di Caracalla, dopo un matrimonio senza figli in cui il marito di Plautilla si era rifiutato di mangiare o dormire con lei. Plautilla, mandata in esilio a Lipari col fratello Ortensiano, venne giustiziata per ordine dell'imperatore nel 212, dopo la morte di Settimio Severo.

Iconografia[modifica | modifica sorgente]

Cameo di Caracalla e Plautilla presso il Museo Romano-Germanico di Colonia

Sebbene fosse stata augusta per soli tre anni, Plautilla fu raffigurata su statue e monete in gran quantità. Sono note, tra le altre, una iscrizione a Leptis Magna e una statua a Sparta, quest'ultima interrata di proposto, forse a seguito della damnatio memoriae che la colpì dopo la morte, a seguito della quale il suo nome e la sua immagine vennero cancellati dalle raffigurazioni pubbliche.

Le sue prime monete le sono dedicate più che coniate in suo nome, e la raffigurano con tratti di bambina, con la tipica pettinatura associata a Diana e popolare tra le giovani donne. In seguito i suoi tratti facciali divennero più adulti, ed introdusse, nelle monete coniate in suo nome, un nuovo tipo di pettinatura rimasto di moda fino al V secolo. Gli ultimi ritratti la raffigurano con la pettinatura usata dalla suocera Giulia Domna.

Il motivo per il quale Plautilla ricevette grande attenzione iconografica fu per l'influenza del padre, onorato attraverso la figlia, e per il suo ruolo di madre dei futuri eredi della dinastia dei Severi.

A seguito della sua morte e della conseguente damnatio, i suoi ritratti vennero sfigurati, con interventi capillari e attentamente programmati. Ogni riferimento a Plautilla venne rimosso dall'Arco degli Argentari a Roma, da un pannello in cui era raffigurata col padre e dalla quarta riga dell'iscrizione. Alcuni dei suoi ritratti furono rimossi ed immagazzinati con cura per un riutilizzo successivo, se è vero che esistono ritratti dell'epoca tetrarchico-costantiniana rimodellati a partire da quelli di Plautilla.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Birley, Anthony Richard, Septimius Severus, Routledge, 1999, ISBN 0415165911, pp. 144, 220.
  • Varner, Eric, Mutilation and Transformation, Brill Academic Publishers, 2004, ISBN 9004135774, pp. 164-168.

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