Mura di Roma

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(LA)

« "Sic deinde, quicumque alius transiliet moenia mea" [...] Ita solus potitus imperio Romulus; condita urbs conditoris nomine appellata. »

(IT)

« "Così, d'ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura". In questo modo Romolo si impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita, I,7,2-3)

Le mura di Roma si sono sviluppate nel corso dei secoli, dalle origini della città fino al XVII secolo, e possono essere suddivise in sei distinti sistemi difensivi. Tuttora sono in gran parte visibili o ravvisabili: Roma, infatti, è l'unica capitale europea ad avere conservato quasi interamente il circuito delle sue mura, insieme alle Mura di Costantinopoli ad Istanbul.[1].

La città capitolina si munì di una cinta muraria fin dalle sue prime fasi, quando le mura non avevano solamente valore difensivo ma erano ritenute sante, in quanto sarebbe stato punito chiunque le avesse violate; la santità delle mura venne meno già in età repubblicana, quando avvenne il distacco tra la cerchia muraria e il pomerium, il confine sacro dell'urbs[2].

Cinte murarie[modifica | modifica wikitesto]

Mura romulee[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura romulee e Roma quadrata.
Le mura serviane nei pressi della stazione Termini

Secondo la tradizione, la fondazione di Roma sarebbe avvenuta intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. (l'erudito Marco Terenzio Varrone Reatino la collocò precisamente nell'anno 753 a.C.); il mitico fondatore sarebbe stato Romolo, la cui abitazione (Casa Romuli), identificata in una capanna, era posta sul Palatino. Sul colle sono stati rinvenuti i resti di un muro di fortificazione dell'VIII secolo a.C., probabilmente parte della primitiva cinta muraria descritta dallo storico Tacito negli Annales: di forma quadrangolare, racchiudeva un'area di 285 ettari[3] e in essa si sarebbero aperte tre porte, la Mugonia, la Romanula e quella, presso il Foro Boario, corrispondente alle Scalae Caci[4].

Mura serviane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura serviane.

La prima grande cinta muraria viene attribuita, secondo la tradizione, all'epoca del re Servio Tullio; tuttavia, sono state costruite verosimilmente nel IV secolo a.C., motivo per cui vengono definite anche mura repubblicane. Misuravano circa 11 km e racchiudevano i colli Quirinale, Viminale, Esquilino, Oppio, Celio e Aventino (il Campidoglio era dotato di una fortificazione propria). Successivamente furono abbandonate, parzialmente distrutte e sostituite con le mura aureliane[5].

Attualmente sono visibili i tratti superstiti in diverse parti della città, ad esempio al Campidoglio, a largo Magnanapoli e presso la stazione Termini, dove sorgeva il tratto più fortificato, corrispondente all'antico aggere serviano. In essa si aprivano dieci porte, tra cui la Porta Viminale, la Porta Esquilina (probabilmente divenuta arco di Gallieno), la Porta Querquetulana, dove successivamente fu costruita la basilica dei Santi Quattro Coronati e la Porta Caelimontana, identificata nell'arco di Dolabella[5].

Mappa del circuito delle mura aureliane con le relative porte

Mura aureliane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura aureliane e Muro Torto.

Fatte costruire tra il 271 e il 275 dall'imperatore Lucio Domizio Aureliano (da cui prendono il nome)[6], queste mura si estendono per circa 19 km e delimitano, salvo qualche eccezione, i rioni del centro storico di Roma. In esse si aprono numerose porte, in corrispondenza di ciascuna grande via consolare; altrettanto numerose le posterulae, le porte secondarie[7].

Furono restaurate e rinforzate all'inizio del IV secolo dall'imperatore Massenzio, ristrutturate nel biennio 401-402 dall'imperatore Onorio, per difendere la città dalla minaccia dei Goti; nell'occasione l'altezza delle mura, che oscillava tra 6 e 8 metri, fu raddoppiata[8]. Altri restauri furono compiuti ad opera di Belisario (IV secolo)[9]. Attualmente la lunghezza delle mura, che si presentano in buone condizioni, misura circa 13 km[10]. All'interno della cerchia delle mura aureliane è stato inserito il muro Torto, un muraglione costruito nell'antichità come contenimento degli Horti Aciliorum[11].

Mura leonine[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura leonine e Passetto di Borgo.

Le mura leonine prendono il nome dal Papa che le fece erigere intorno alla metà del IX secolo, Leone IV. Il pontefice fu l'ideatore della civitas Leonina, costruita tra l'848 e l'852 a protezione dell'antica basilica vaticana dalle scorrerie dei saraceni[12].

Durante il pontificato di Niccolò III è stato aggiunto il Corridore, il Passetto (o Corridoio) di Borgo, che collega Castel Sant'Angelo con il Vaticano[13]: spesso fu usato dai Papi in casi di estrema necessità (nel 1527 ne usufruì papa Clemente VII, in fuga durante il sacco di Roma)[14].

Delle mura, che misuravano circa 5 km ed erano dotate di 44 torri, rimane in piedi il tratto compreso tra Castel Sant'Angelo e la Torre di San Giovanni, all'interno dei Giardini Vaticani[5][12].

Mura vaticane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura leonine.

Le mura vaticane circondano e delimitano la Città del Vaticano. Realizzate sotto i pontificati di Paolo III, Pio IV, Pio V e Urbano VIII, furono erette a difesa della basilica di San Pietro e del Colle Vaticano, rafforzando le mura leonine[15].

Nella parte settentrionale si erge il bastione di Michelangelo (o del Belvedere), costruito nel 1534; da esso partiva la muraglia collegata con Castel Sant'Angelo e parallela al Passetto di Borgo: proprio tra il nuovo muro e il corridore furono realizzati i cosiddetti Borghi Nuovi[5].

Alcune porte che si aprivano nella cinta muraria furono distrutte (come la Porta Angelica) o chiuse (come la Porta Pertusa e la Porta Fabbrica)[5].

Mura gianicolensi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura gianicolensi.

Le mura gianicolensi sono state realizzate durante i pontificati di Urbano VIII e Innocenzo X, negli anni quaranta del XVII secolo; andarono a sostituire, con un tracciato diverso, il tratto delle mura aureliane ricadente nel rione Trastevere[16].

La cinta muraria va da Porta Portese (ricostruita da papa Innocenzo X) a piazza del Sant'Uffizio, nei pressi di piazza San Pietro. Le mura vengono chiamate gianicolensi dal nome del colle che costeggiano, il Gianicolo[16].

Mura di Ostia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura di Ostia.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quercioli, 7.
  2. ^ Giardina, 29-30.
  3. ^ Rendina-Paradisi I, 9.
  4. ^ Coarelli, 158-159.
  5. ^ a b c d e Rendina, 763.
  6. ^ Le mura sono dette anche aurelie perché furono rifinite dal successore di Aureliano, Marco Aurelio Probo (imperatore dal 276 al 282).
  7. ^ Rendina, 762.
  8. ^ Coarelli, 5.
  9. ^ Coarelli, 6.
  10. ^ Mura aureliane. URL consultato l'11 marzo 2010.
  11. ^ Rendina, 764.
  12. ^ a b Rendina-Paradisi III, 380-381.
  13. ^ Il Passetto di Borgo potrebbe essere stato costruito dall'antipapa Giovanni XXIII; cfr. Rendina-Paradisi, 422.
  14. ^ Rendina-Paradisi III, 423.
  15. ^ Rendina-Paradisi II, 875.
  16. ^ a b Rendina, 762-763.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Coarelli, Roma, Nuova edizione riveduta e aggiornata, Roma-Bari, Gius. Laterza & Figli, 2008, ISBN 978-88-420-8589-8.
  • Andrea Giardina, Roma Antica, Roma-Bari, Editori Laterza, 2000, ISBN 978-88-420-7658-2.
  • Mauro Quercioli, Le porte di Roma, Roma, Tascabili Economici Newton, 1997, ISBN 88-7983-544-0.
  • Claudio Rendina, Enciclopedia di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 2005, ISBN 88-541-0304-7.
  • Claudio Rendina, Donatella Paradisi, Le strade di Roma. Volume primo A-D, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • Claudio Rendina, Donatella Paradisi, Le strade di Roma. Volume secondo E-O, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0209-1.
  • Claudio Rendina, Donatella Paradisi, Le strade di Roma. Volume terzo P-Z, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0210-5.

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