Pugilatore in riposo

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Pugile delle terme
Pugile delle terme
Autore sconosciuto
Data IV secolo a.C.
Materiale Bronzo
Dimensioni 128 cm 
Ubicazione Museo nazionale romano, Roma

La statua bronzea del Pugile in riposo, conosciuta anche come Pugile delle Terme o Pugile del Quirinale, è una scultura greca alta 128 cm, datata alla seconda metà del IV secolo a.C. e attribuita a Lisippo o alla sua immediata cerchia; rinvenuta a Roma alle pendici del Quirinale nel 1885, è conservata al Museo nazionale romano (inv. 1055).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è uno dei due bronzi (l'altro è il cosiddetto Principe ellenistico), non correlati tra loro, scoperti su un versante del Quirinale nell'area del convento di San Silvestro e probabilmente appartenenti ai resti delle Terme di Costantino. Si deve al Carpenter (1927) una prima attribuzione dell'opera (sia pure come copia) a Apollonio di Atene, per una firma sul guanto sinistro della quale Margherita Guarducci (1959-60) ha in seguito negato l'esistenza.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Boxer of quirinal head.jpg
Boxer of quirinal hands.jpg

Il soggetto dell'opera è un pugile seduto, colto probabilmente in un momento di riposo dopo un incontro; le mani sono protette dai cesti (dal latino: caestus), grossi e complessi guantoni introdotti nella pratica pugilistica dal IV secolo a.C.: le quattro dita sono infilate in un pesante anello costituito da tre fasce di cuoio tenute insieme da borchie metalliche.

La statua è basata sul contrasto fra la quiete e il contenimento geometrico espressi dalle braccia appoggiate sulle gambe, e l'improvviso scatto della testa che si volta verso destra aprendo all'estetica lisippea del kairos. Gli inserti in rame, sulla spalla destra, sull'avambraccio, sui guanti e sulla coscia, rappresentano gocce di sangue colate dalle ferite nell'atto del volgersi della testa.

Il corpo è muscoloso, reso con un trattamento non dissimile da quello riscontrabile nell'Eracle a riposo della versione Pitti-Farnese (v. Ercole Farnese); il viso, di cui si notano la cura della barba e della pettinatura, è di un uomo maturo e presenta i segni del tempo e dei numerosi incontri passati.

Le tumefazioni sulle orecchie, in particolare, anche oggi riscontrabili negli atleti dediti alla lotta greco-romana o al Judo senza pregiudicarne le funzioni uditive[senza fonte], rimarcando le innumerevoli lotte passate sembrano indicare in una sordità traumatica la ragione di quel volgersi repentino e teso della testa, in contrasto con la spossatezza del corpo contribuendo all'impatto realistico dell' opera.

Alcune estremità della statua si presentano leggermente più lucide a causa dello sfregamento di antichi ammiratori, ciò dimostra quanto l'opera fosse tenuta in considerazione. L'enfasi sulle ferite da combattimento ha portato a identificare il pugile con quel Mys di Taranto che vinse per la prima volta nel 336 a Olimpia al termine di una carriera coronata da sconfitte così da divenire infine citazione proverbiale: "Come Mys in Pisa".

L'estrema accuratezza dei dettagli corrisponde alle caratteristiche evidenziate da Plinio nell'arte del maestro di Sicione (Nat. hist., XXXIV, 65), allo stesso tempo l'accentuato verismo del volto sembra attagliarsi con più precisione a quanto l'autore riferisce di Lisistrato, fratello di Lisippo, (Nat. hist., XXXV, 153), così che l'opera appare come il lavoro di una scuola in cui ormai convivono differenti tendenze foriere di importanti sviluppi.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Il restauro condotto tra il 1984 e il 1987 ha permesso di riconoscere nell'opera aspetti tecnici riconducibili ad ambito classico. L'opera fu realizzata con la tecnica della fusione a cera persa e con il metodo indiretto. La scultura è un insieme di otto segmenti. Le labbra, le ferite e le cicatrici del volto erano fuse separatamente in una lega più scura o in rame massiccio. Separatamente erano fuse anche le dita centrali dei piedi (un aspetto tecnico già riscontrato nei bronzi di Riace) per permettere una più accurata modellazione degli spazi interdigitali. Lo stesso si dica per la calotta cranica che doveva permettere l'inserimento degli occhi policromi dall'interno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Moreno (a cura di), Lisippo : l'arte e la fortuna, Catalogo della mostra tenuta a Roma, Milano, Fabbri, 1995, pp. 97-102, ISBN 88-450-5738-0.
  • Paolo Moreno, Pugile delle Terme in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale : Secondo supplemento, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1996.
  • Nikolaus Himmelmann, 1998. Herrscher und Athlet: Die Bronzen vom Quirinal (Milan: Olivetti). Exhibition catalogue, Bonn.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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