Battaglia di Pidna

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Coordinate: 40°21′55″N 22°36′47″E / 40.365278°N 22.613056°E40.365278; 22.613056

Battaglia di Pidna
Disposizione delle forze in campo
Disposizione delle forze in campo
Data 22 giugno 168 a.C.
Luogo nei pressi del monte Olimpo, Grecia
Esito Decisiva vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
30.000 uomini, 34 elefanti 40.000 uomini, 4000 cavalieri
Perdite
100 caduti, 400 feriti 20.000 caduti, 11.000 prigionieri
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Le battaglie di Pidna furono gli scontri decisivi della terza guerra macedonica.

Prima battaglia[modifica | modifica sorgente]

La prima battaglia fu combattuta nel 168 a.C. tra Roma e Macedonia: nello scontro in questione gli eserciti erano guidati rispettivamente dal console Lucio Emilio Paolo e dal re Perseo di Macedonia.

Con i Romani erano alleati Pergamo, Rodi, la Lega Achea e gli Etoli, probabilmente perché ritenevano Roma la sicura vincitrice: inaspettatamente, però, il conflitto volse inizialmente a favore dei macedoni, e per questo fu deciso da parte dei Romani di risolvere in uno scontro decisivo la difficile situazione.

Aemilia 10: denario emesso nel 62 a.C. da un discendente di Lucio Emilio Paolo: D/ Concordia R/ Lucio Emilio Paolo il vincitore di Pidna, a destra di un trofeo, a sinistra Perseo di Macedonia ed i figli

Nella battaglia stessa, iniziata alle 15.00 circa e terminata un'ora dopo,[1] l'esercito macedone sembrò essere sul punto di vincere. La falange iniziò la battaglia avanzando contro i Romani, che cercarono in un primo momento di penetrare nello schieramento nemico. Non essendo ciò possibile, iniziò una loro lenta ritirata programmata. Le falangi continuarono ad inseguirli con foga ed a causa di questa e dell’irregolarità del terreno collinare che incontrarono proseguendo contro i Romani, il fronte non rimase più unito e compatto. I Romani si raggrupparono quindi in vari punti fra le colline senza far rimaner compatto il loro fronte ed attaccarono i Macedoni nei punti scoperti del loro schieramento. La falange quindi, penetrata soprattutto dalla destra romana che poi avanzò verso il centro dello schieramento nemico, venne distrutta nel corpo a corpo nel quale erano migliori i Romani.

Vista la disfatta della fanteria, la cavalleria macedone, che non aveva combattuto, preferì ritirarsi piuttosto che combattere: del resto erano morti già 20.000 soldati ed 11.000 ne erano stati fatti prigionieri.

In seguito alla sconfitta, Perseo si rifugiò nella città di Samotracia con i propri possessi mentre i Romani, in seguito, abbandonarono la linea di politica filo-orientale attuata dagli Scipioni per adottarne una molto più dura nei confronti dei popoli assoggettati.

La battaglia prese il nome dall'omonima cittadina costiera che si trova in Tessaglia, nel Nord della Grecia.

Seconda battaglia[modifica | modifica sorgente]

Il secondo scontro avvenne nel 148 a.C. sempre a Pidna. Fu il vero scontro decisivo tra i romani, comandati dal pretore Quinto Cecilio Metello Macedonico e Andrisco, che aveva organizzato una rivolta antiromana. La Macedonia divenne, grazie a questo poco rinomato scontro, definitivamente una provincia romana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco, Vita di Emilio Paolo, vol. 15.

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