Angizia

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Angizia (in latino Angitia o Angita, da anguis, serpente; in peligno Anaceta[1]) era una divinità adorata dai Marsi, dai Peligni e da altri popoli osco-umbri, associata al culto dei serpenti.

Poiché i serpenti erano spesso collegati con le arti curative, Angizia era probabilmente una dea della guarigione; i Marsi, che la consideravano più una maga che una dea, le dovevano la conoscenza dell'uso delle erbe curative, specie quelle contro i morsi di serpente. Le venivano attribuiti altri poteri, come quelli di uccidere i serpenti col solo tocco.

Dai Romani veniva talvolta associata alla Bona Dea.

L'antica diffusione della devozione alla dea Angizia in vaste zone dell'Italia Centro Meridionale e la tradizione di cerimonie che si svolgono a metà primavera in diverse contrade sono rivelatrici di un rito propiziatorio della fertilità. Angitia fra i Marsi, Anagtia presso i Sanniti, in Aesernia le veniva riservato l'appellativo di diiviia; Anaceta o Anceta nella peligna Corfinio aveva culto fra le donne ed era invocata con l'attributo di Keria, voce che richiama il sumero kur (terra), accadico kerû (terra coltivata, orto) e il latino Cerere il cui culto in Roma era abbinato a quello della Terra. È suggestiva la corrispondenza della dea italica alla divinità iranica Anahita o Anchita, compagna di Mitra, nome sumero del sole, e alla dea assira Ištar, anch'essa dea della fecondità (Antonino Pagliaro). Se Angizia, Anagzia, Anceta, Anaceta, Anahita sono, come appare, denominazioni della stessa divinità, ne consegue che condividono il significato del nome. Anahita vuol dire " colei che viene in soccorso, che sta accanto" ed è costituito dalle componenti accadiche an (accanto, per, verso) e aḫitu (fianco, lato); pronunciarlo sarà valso implorazione di aiuto (v. Giovanni Semerano ' Le origini della cultura europea pp. 285,328). I tradizionali pellegrinaggi di devoti che dai paesi della conca del Fucino si recano, la prima domenica di maggio, al santuario della Madonna della Libera a Pratola Peligna, poco distante da Corfinio; a Cocullo, il primo giovedì dello stesso mese; la singolare cerimonia che si svolge a Luco dei Marsi il giorno di Pentecoste che prevede, indizio rivelatore, l'imprescindibile presenza degli zampognari con sosta presso i ruderi del tempio di Angizia; le ricorrenze religiose, con pratiche all'aperto, in altri luoghi vicini, richiamano il culto della divinità italica della fecondità.

Mito[modifica | modifica sorgente]

Silius, nelle Punicae (libro VIII, 495-501) scrive:

Angitia, figlia di Eeta, per prima scoprì le male erbe,
così dicono, e maneggiava da padrona
i veleni e traeva giù la luna dal cielo;
con le grida i fiumi tratteneva e,
chiamandole, spogliava i monti delle selve.

Santuari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lucus Angitiae.

Il toponimo del bosco sacro presso il santuario di Angizia (lucus Angitiae) sopravvive nel nome del paese di Luco dei Marsi.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La festa dei serpari a Cocullo (AQ), ora dedicata a san Domenico, deriva dall'originaria festa pagana in onore di Angizia.

La squadra di calcio di Luco dei Marsi si chiama "Angizia Luco"

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, 2ª ed., Firenze, Vallecchi, 1951., p. 168.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]