Via Flaminia minor

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Antica cava di pietra usata dai legionari romani per lastricare la via Flaminia Minor nei pressi di Pian di Balestra, Appennino Bolognese, a pochi metri dalla via medesima.
Resti del tracciato nei pressi di Pian di Balestra, Appennino Bolognese

La via Flaminia minor è una antica strada romana, costruita dal console Gaio Flaminio nel 187 a.C. tra Bononia (Bologna) ed Arretium (Arezzo), la cui esistenza ci è unicamente tramandata da Tito Livio[1]. Il nome Flaminia minore o secunda o altera o Flaminia militare, è stato assegnato dagli studiosi per distinguerla dalla via Flaminia tracciata nel 220 a.C. dal padre di Gaio Flaminio, Gaio Flaminio Nepote, per collegare Roma con Rimini. Il tratto compreso tra il passo della Futa ed il paese di Madonna dei Fornelli è anche noto come strada romana della Futa o strada della Faggeta.

La costruzione della strada è contemporanea a quella della via Emilia voluta da Marco Emilio Lepido; il suo scopo era quello di istituire una rete stradale (insieme alla via Emilia) per permettere veloci collegamenti con Ariminum (Rimini) e Arretium (Arezzo), rendere sicuri e stabili i territori emiliani e romagnoli dopo la loro conquista ai danni dei Celti e controllare, inoltre, la dorsale appenninica occupata dalle tribù liguri.

Indice

[modifica] Il percorso

Contrariamente alla via Emilia, la Flaminia minor perdette progressivamente importanza per il consolidarsi della presenza romana nei territori emiliani e con l'affermarsi di Florentia su Arretium nel versante toscano, venendo meno la sua utilità militare.

La strada non compare nella Tavola Peutingeriana, presupponendo quindi che già nel I secolo a.C. avesse una mera rilevanza locale.

Il tracciato della strada non si conosce con precisione. Certamente collegava Bologna e Arezzo passando per i crinali dell'Appennino, forse scendendo lungo la valle della Sieve e poi risalendo l'Arno fino ad Arezzo, città al tempo molto più importante della neo colonia di Firenze nonché terminale della Cassia antica.

Durante il medioevo fu, comunque, utilizzata (per esempio dai numerosi pellegrini di quel tempo che la utilizzavano come variante alla via Francigena) con modifiche al percorso dovute anche all'instabilità dei crinali.

Nell'agosto del 1979 la ventennale ricerca di due archeologi amatoriali ha portato alla luce le prime tracce di selciato romano nei pressi del passo della Futa, aprendo un periodo di studi, dibattiti ed ulteriori scoperte archeologiche.

Ad oggi sono stati ritrovati circa 7 chilometri di selciato non contigui, principalmente in alta quota sopra i 1000 metri. Proprio questa caratteristica del tracciato può presumibilmente essere causa dell'abbandono, date le evidenti problematiche nei mesi invernali.

Il resto del percorso verso nord è poco chiaro, e vi sono due ipotesi: la prima è che il tracciato utilizzasse il crinale tra i torrenti Savena e Setta verso il passo della Futa; la seconda ipotizza un percorso sui crinali del torrente Idice e Sillaro [2] verso il passo del Giogo di Scarperia, lungo un tracciato costellato di ritrovamenti archeologici di insediamenti etruschi e romani (vd. Monterenzio Vecchio, monte Bibele, Peglio, Poggio Colla) per Mugello e Casentino. Secondo quest'ultima ipotesi, la strada confluiva sulla via Emilia presso Castel San Pietro, oppure presso l'antica città di Claterna (i cui resti si trovano nella frazione di Maggio a Ozzano dell'Emilia) o ancora direttamente presso la città di Bononia. Le diverse ipotesi non sono comunque in contraddizione perché è ipotizzabile, tra l'età repubblicana e l'età imperiale, uno spostamento del tratto terminale verso occidente. Al decadere di questo percorso dovette infatti corrispondere la costruzione di una seconda via transappenninica per il passo della Futa, a collegare Bononia con Florentia.

[modifica] Note

  1. ^ "... successivamente la guerra fu portata contro i Liguri Apuani, che avevano devastato la campagna di Pisa e di Bologna. Domati anche costoro, il console concluse un accordo di pace con le popolazioni confinanti. In conseguenza di ciò, dato che aveva fatto in modo che la provincia fosse assolutamente libera da ogni pericolo di guerra, Caio Flaminio, per non tenere nell'ozio i soldati, fece loro costruire una via da Bologna ad Arezzo". Tito Livio, Storia di Roma, Libro XXXIX, cap. 2
  2. ^ itinerariitaliani.com: "La Flaminia Minor, storia di una strada romana"

[modifica] Bibliografia

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