Luni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Luni (disambigua).
Luni
frazione
La piana lunense vista dalle colline
La piana lunense vista dalle colline
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Liguria.svg Liguria
Provincia Provincia della Spezia-Stemma.png La Spezia
Comune Ortonovo-Stemma.png Ortonovo
Territorio
Coordinate 44°04′00″N 10°02′00″E / 44.066667°N 10.033333°E44.066667; 10.033333 (Luni)Coordinate: 44°04′00″N 10°02′00″E / 44.066667°N 10.033333°E44.066667; 10.033333 (Luni)
Altitudine 20 m s.l.m.
Abitanti 1 000[1]
Altre informazioni
Cod. postale 19034
Prefisso 0187
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti lunensi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Luni

Luni è una frazione del comune di Ortonovo, in provincia della Spezia, nota per essere stata un'antica e prospera colonia romana.

È compresa nella Lunigiana (da cui prende nome) e nella Val di Magra.

Il toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della città deriverebbe dalla sua consacrazione alla dea romana "Lunae" (appellativo popolare con cui veniva identificata Diana Lucifera), anche in considerazione della forma a falce dell'allora porto cittadino[senza fonte]. Taluni studiosi però farebbero risalire l'etimo a Lun che con il consimile Luk vorrebbe riferirsi al termine "palude". Ed in effetti sia la colonia di Luni, sia quella di Lucca erano originariamente circondate da ampie zone paludose che via via i Romani riuscirono a bonificare nel corso di secoli[2]/[senza fonte]

Dal nome della colonia deriva quello di Lunigiana, ovvero il comprensorio racchiuso fra le province della Spezia e di Massa e Carrara ed attraversato dal fiume Magra e dalla strada statale 62 della Cisa, potenziata da Napoleone Bonaparte[3], sul vecchio tracciato della via Francigena.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Propaggine estrema della Liguria di levante, l'area di Luni è situata in prossimità del confine con la regione Toscana. Storicamente la regione di Luni includeva tutta la pianura a sud del fiume Magra, fino alle Alpi Apuane e alle colline di Montignoso.

Il Sentiero dei Ducati collega Luni con la Pianura Padana attraverso l'Appennino Tosco-Emiliano e il Passo del Lagastrello. L'itinerario ripercorre gli antichi sentieri lungo i confini ducali, un tempo percorsi da viandanti, pellegrini e contrabbandieri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

« Se tu riguardi Luni e Urbisaglia
come sono ite, e come se ne vanno
di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,
udir come le schiatte si disfanno
non ti parrà nova cosa né forte,
poscia che le cittadi termine hanno. »
(Dante Alighieri, Paradiso canto XVI, vv. 73-79)

Fondazione di Luni ed età romana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Luna (colonia romana).
Luni
Luna
L'anfiteatro della Luni romana
L'anfiteatro della Luni romana
Civiltà romana
Utilizzo nucleo abitato
Epoca II secolo a.C. - X secolo d. C.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Ortonovo
Altitudine 1000 m s.l.m.
Scavi
Data scoperta rinascimento
Amministrazione
Patrimonio Museo archeologico nazionale di Luni
Ente Soprintendenza per i beni archeologici della Liguria
[Area archeologica e sistema museale dell'antica città di Luni sito web]
Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV ; Rappresentazione delle zone Apuane con indicate le colonie di Pisa Lucca Luni ed il nome "Sengauni"; il tratto Pisa Luni non è ancora collegato

Sin da tempi antichissimi, pur sotto il controllo dei Liguri, il porto di Luni veniva utilizzato quale attracco per navi commerciali sia dagli Etruschi che dai Greci. Da questi ultimi è fatta risalire la prima consacrazione del porto alla dea Selene (Luna per gli antichi Romani)[senza fonte].

La colonia, con il nome di Luna, venne fondata dai Romani nel 177 a.C., come avamposto militare delle legioni romane, durante la campagna contro i Liguri. In quel periodo, secondo la testimonianza di Plinio il Vecchio, vennero deportati nel Sannio oltre 40 000 Liguri Apuani (180 a.C.) e, successivamente, vi vennero insediati stabilmente 2 000 coloni romani, veterani della battaglia di Azio (31 a.C.). Ad ogni veterano furono assegnati 51 iugeri e mezzo di territorio, con l'intenzione di far bonificare le zone paludose e costituire una colonia agraria.

I Liguri continuarono a combattere i Romani fino al 154 a.C., quando il console Claudio Marcello li sottomise definitivamente. In suo onore venne eretto un monumento nella città, nella quale all'epoca si stava costruendo il tempio del capitolium. Si pensa che anche il toponimo della vicina località di Montemarcello derivi dal nome di questo console[senza fonte].

Nel 109 a.C. i Romani, non riuscendo a collegare Pisa con Luni, pur avendo l'aspirazione di prolungare la via Aurelia lungo costa, fecero comunque costruire la via Emilia Scauri. I Romani non riuscirono, fino al 56 a.C. circa, a superare l'ostacolo rappresentato dalle paludi dette Fosse Papiriane (cfr. Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV)

È opinione diffusa[senza fonte] che mentre l'Aurelia, prima repubblicana e poi imperiale, correva infine verso l'arco ligure sull'antichissimo tracciato della "via Erculea"[4], la via Emilia Scauri andava a congiungere il Tirreno con la Pianura Padana nella via Aemilia Lepidi (l'attuale via Emilia)[5]: certamente in età romana, come oggi, s'andava a Modena, dall'Aurelia, valicando il passo della Cisa[senza fonte]. Vi era anche una strada romana che congiungeva Parma a Luni, attraversando il Passo del Lagastrello, anticamente chiamato Malpasso, citata sull'Itinerario Antonino, chiamata Strada delle cento miglia.

Nell'89 a.C., dopo la guerra sociale, Luni ottenne la cittadinanza romana assieme a tutto il resto della Liguria. Sotto l'impero di Augusto la Liguria divenne parte della Regio IX Liguria e Luni conobbe il periodo del suo massimo splendore, con l'ampliamento del foro ed una forte espansione edilizia.

Oltre alla sua favorevole posizione lungo una strada principale dell'impero, nel I secolo a.C. la città si avvantaggiò dell'uso massiccio del marmo bianco delle vicine Alpi Apuane (marmo lunense), di cui divenne il principale porto di imbarco. Inoltre i suoi abitanti esportavano legname (che proveniva dall'interno direttamente sul corso del fiume Magra), formaggi, vini e oggetti di artigianato. Nell'epoca del massimo splendore, la città arrivò a contare oltre 50 000 abitanti.

Il tempio

Nel II secolo la famiglia dei Monettii di Luni costruì il primo nucleo del futuro borgo di Moneta non lontano dalle cave di marmo. In questo periodo, sotto gli imperatori Antonini la città fu oggetto di un rinnovato impegno edilizio. A quest'epoca, tra l'altro, risale la costruzione del grande anfiteatro, in grado di contenere 7000 persone.

Il 4 gennaio 275 un cittadino lunense, Eutichiano, venne eletto vescovo di Roma (papa). Morì il 7 dicembre 283 ed è venerato come santo dalla Chiesa Cattolica.

Nel 416 la città è ancora fiorente e circondata da "candide mura", come testimoniato da Rutilio Namaziano, che ebbe modo di attraversare la regione[senza fonte]. Nel corso del V secolo la città fu scelta come sede vescovile. Un vescovo di Luni, di nome Felice, risulta tra i partecipanti ad un concilio indetto da papa Ilario nel 465.

L'estensione originale della diocesi di Luni era piuttosto vasta: approssimativamente copriva tutta la costa compresa tra le attuali città di Forte dei Marmi e Levanto, estendendosi nell'interno fino all'alta Garfagnana. Includeva anche le isole di Gorgona e di Capraia.

La dominazione barbarica e l'età bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Luni.

Nel VI secolo i Goti saccheggiarono Luni e si insediarono nelle sue vicinanze. Molti degli originali abitanti cercano scampo nelle località vicine, in particolare lungo la valle di Massa.

Nel 552 la città venne riconquistata dai Bizantini di Narsete e inserita all'estremo limite settentrionale della Provincia Italica. Anzi, da quel tempo Luni assunse il ruolo di capitale della Provincia Maritima Italorum. Pare che già attorno al 540 il generale bizantino Belisario avesse ordinato la costruzione di un sistema di fortificazioni nell'alta Lunigiana per impedire l'ingresso dei barbari nella valle di Luni e, indirettamente, per proteggere la via Aurelia verso Roma.

La città divenne un importante porto dell'Impero Romano d'Oriente e, trovandosi lungo il principale asse stradale bizantino in Italia, ottenne un nuovo periodo di prosperità, anche se entrò in competizione con Lucca per il predominio nella regione.

Nel 642 la dominazione bizantina terminò bruscamente quando la città (con tutta la Liguria) fu occupata dagli invasori Longobardi di Rotari, che già detenevano vasti territori nella Toscana meridionale. La conquista longobarda, anche se ancora incompleta, si rivelò molto dannosa per l'economia di Luni: i nobili locali preferirono stabilire le proprie sedi nella valle di Carrara, più difendibile, mentre l'asse dei commerci terrestri si spostò verso sud dalla via Francigena alla regione di Lucca, che ottenne definitivamente il dominio della zona.

Inoltre, i re longobardi vollero esplicitamente contrastare il potere del vescovo di Luni anche sul piano religioso, favorendo a più riprese i monaci della vicina abbazia di Brugnato, che i chierici lunensi tentarono più volte di controllare, inutilmente. In più, la regione meridionale della diocesi di Luni (territorio compreso tra Massa e Montignoso), si trovò a gravitare nell'orbita della diocesi di Lucca, anch'essa favorita dai Longobardi.

Ma la vera conquista longobarda avvenne soltanto sotto il regno di Liutprando, che acquisì definitivamente gli ultimi insediamenti bizantini nella regione: Luni fu così inglobata nel Ducato di Lucca, di cui costituì (assieme a Pisa) uno dei principali sbocchi a mare.

Luni e gli imperatori franchi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 773 Carlo Magno occupò la città, che divenne capoluogo di comitato sotto l'autorità di un vescovo-conte. Il 6 aprile del 774 i delegati di Carlo Magno e il pontefice Adriano I stabilirono le rispettive sfere di influenza in Italia; Luni venne a trovarsi proprio sul confine.

Sotto gli imperatori carolingi la città si riprese parzialmente e conobbe un periodo di relativa prosperità, grazie alla guida dei vescovi conti che avevano qui la loro sede principale. Pare che già in questa epoca i vescovi di Luni avessero ottenuto in concessione il feudo di Carrara.

All'anno 782 risalirebbe la singolare leggenda dell'arrivo a Luni della reliquia del Volto Santo, un crocifisso che si vuole scolpito in Terrasanta e il cui volto sarebbe stato ispirato dagli angeli stessi. In questo anno il crocifisso sarebbe giunto davanti al porto di Luni su una nave senza equipaggio. La nave avrebbe resistito ad ogni tentativo di abbordaggio da parte dei lunensi, salvo poi approdare spontaneamente a riva dopo l'esortazione del vescovo di Lucca Giovanni I, giunto nel frattempo nella zona dopo essere stato guidato da un sogno. Una volta portato a terra, il crocifisso fu disputato da lunensi e lucchesi, ma altri segni divini vollero che il crocifisso venisse condotto a Lucca e alla fine i lunensi furono costretti a rinunciare al possesso della reliquia.

All'VIII-IX secolo risale la costruzione della locale cattedrale di San Marco.

Un vescovo di Luni di nome Petroaldo è citato tra i partecipanti al concilio di Roma dell'826.

Nell'849 gli arabi saccheggiarono Luni durante una lunga scorreria che li porterà a colpire anche alcuni centri della Sardegna.

Distruzione di Luni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'860 Luni fu nuovamente saccheggiata e praticamente distrutta, questa volta dai Vichinghi guidati dal re Hasting. Il saccheggio fu particolarmente violento e il vescovo della città venne trucidato. Pare che per diversi anni i lunensi superstiti trovassero scampo a Carrara, prima di tornare ad abitare le rovine della loro città.

Parrebbe, secondo i racconti del tempo,[senza fonte] che Hasting, nel lontano Nord Europa, avesse avuto una descrizione della città di Roma, ricca ed opulenta e che avevsse così deciso di mettersi alla sua ricerca per saccheggiarla. I racconti popolari vogliono che i Vichinghi avrebbero saccheggiato Luni per errore: durante la loro calata in Italia, ammirati dallo splendore e dallo sfarzo di Luni credettero che si trattasse di Roma, la vera meta delle loro scorrerie. La leggenda prosegue raccontando che, dopo un inutile assedio, il loro re Hasting avrebbe dichiarato al vescovo di volersi convertire al Cristianesimo. Pochi giorni dopo la conversione, Hasting fece allontanare le navi nascondendole dietro un promontorio e dichiarandosi pronto a intrattenere scambi commerciali; subito dopo finse di ammalarsi gravemente e chiese che gli fossero concessi dei funerali cristiani all'interno della città. Fintosi morto, fu fatto entrare a Luni con un piccolo corteo funebre di suoi soldati, tutti segretamente armati. Una volta all'interno delle mura il re saltò fuori dalla bara e trafisse il vescovo che presenziava al funerale. Quello fu il segnale convenuto con i suoi uomini per dare il via al saccheggio.

Alcuni storici ritengono che il religioso ucciso dai Vichinghi sia identificabile in san Ceccardo, un vescovo di Luni fatto santo la cui esistenza storica è di difficile inquadramento; altri invece vogliono che san Ceccardo fosse il successore del vescovo trucidato e che morì martire a Carrara nell'892, ucciso dagli abitanti della regione mentre cercava di procurarsi il marmo necessario alla ricostruzione della città dopo il saccheggio vichingo[senza fonte]. La tradizione, che vuole san Ceccardo vissuto intorno all'anno 600, è considerata inattendibile[senza fonte].

Leggenda sulla distruzione di Luni[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda dice che il principe di Luni, Lucio, si innamorò perdutamente di una giovane imperatrice che passò da Luni in compagnia del suo sposo Alarico I. Questo fatto lo stava facendo morire di dolore perché, nonostante la donna ricambiasse il sentimento, la gelosia di Alarico impediva loro qualsiasi incontro. L’amore, fabbrica d’inganni, aprì loro una via d’uscita. L’imperatrice finge di avere contratto una grave malattia contagiosa. Il medico, messo a conoscenza dell’inganno, agevola il tradimento e sparge la voce che l’imperatrice deve stare in isolamento e che ha pochi giorni di vita. Dopo alcuni giorni il medico dichiara che l’imperatrice è morta.

Alarico, innamoratissimo dell’imperatrice, ordina che sia celebrato il più solenne funerale mai visto e affranto dal dolore per la grave perdita riparte per il suo regno. Intanto la giovane l’imperatrice volò in braccio al suo seduttore e con lui visse per parecchio tempo felice e beata. Ma un giorno Alarico venne a sapere dell’inganno, colmo d’ira, radunò il suo potentissimo esercito e, forte delle sue vittorie in Calabria, Campagna, Basilicata, assediò Roma e discese su Luni uccise tutti i suoi abitanti e rase al suolo la città[6].

L'ultimo secolo della città[modifica | modifica wikitesto]

Planimetria dei resti di Luni (XVIII secolo)

Sulle rovine della città sorsero nel tempo piccoli agglomerati di casupole che fecero da nucleo per successivi insediamenti, senza che tuttavia Luni potesse più tornare ai fasti precedenti, pur diventando sede di importanti istituzioni ecclesiali, feudali ed amministrative.

Nell'anno 900 il re d'Italia Berengario I confermò al vescovo di Luni Odelberto tutti i privilegi ecclesiastici, che si pensano già proclamati da Carlo Magno nel 774, nei confronti dell'aristocrazia feudale della zona.

Durante l'ultimo secolo la città mostrò segni di dinamismo economico: è un passaggio obbligato per la transumanza e rappresenta il mercato principale per la vendita dei prodotti agricoli della regione, incluse le isole del Tino e della Palmaria. È accertato che nel 927 i vescovi mantenessero una loro delegazione a Pavia per facilitare gli scambi commerciali. Inoltre, la successiva unificazione politica e militare in un vasto territorio sotto Oberto I fu di ulteriore stimolo alla crescita economica. Nonostante questi segnali positivi, nel corso di tutto il X secolo la città si trovò ad affrontare i prolungati saccheggi dei pirati e delle forze di spedizione arabe, particolarmente aggressive in tutto il periodo.

Nel 940 il re d'Italia Berengario II nominò marchese di Luni Oberto I, capostipite della dinastia degli Obertenghi, che in pochi anni riuscì ad estendere il suo dominio su una regione molto vasta. Già nel 945 infatti l'imperatore Ottone I nominò Oberto conte di Luni concedendogli autorità su numerosi territori: tra essi Carrara e sui suoi castelli, Tortona e la nascente Repubblica di Genova.

Con la sconfitta dell'usurpatore al trono d'Italia Berengario II ad opera di Ottone I, (951) Oberto estese ulteriormente i suoi domini ricevendo la signoria su tutta la Marca Ligure Orientale, territorio appena costituito per respingere in modo più efficace le incursioni dei corsari arabi. La Marca Ligure si estendeva su tutta l'odierna Liguria orientale, sulla Toscana settentrionale e nell'entroterra fino a Tortona, Parma e Piacenza.

Nel 963 lo stesso Ottone I donò i feudi di Carrara, Massa e gli abitati di Ameglia, Sarzana e Vezzano Ligure al vescovo di Luni Adelberto.

Pare che già nel 970 le incursioni arabe lungo la costa ligure fossero diventate meno incisive, grazie all'azione congiunta delle nuove marche di confine istituite da Ottone; in più dal 990 in poi, la via Francigena iniziò ad essere utilizzata assiduamente come via di pellegrinaggio verso Roma e il papato, contribuendo a migliorare non poco l'economia della zona, soprattutto nella pianura dell'entroterra. Nonostante questi progressi, già sul finire del X secolo la situazione nella regione subì un nuovo peggioramento. Infatti, già nel 998, il vescovo Gotifredo stabilì temporaneamente a Carrara la sede della diocesi, per sfuggire alla malaria e ai pirati. A questa data risale anche la donazione al vescovo di quattro pievi da parte del marchese Oberto II, nipote[senza fonte] del conte Oberto I. Un'altra pieve (probabilmente Bagnone) era già stata donata da Oberto II nel 981.

Dopo Oberto II la famiglia degli Obertenghi andò indebolendosi: una serie di frammentazioni dinastiche portarono alla formazione delle famiglie nobiliari degli Adalberti, Malaspina, Este, Pallavicino, Massa, Corsica, Parodi e il territorio della Marca Ligure Orientale non fu più controllato o difeso da un governo feudale unitario. In particolare, nella regione costiera, i discendenti degli Obertenghi stabilirono la sede del loro potere nel castello di Arcola piuttosto che nella città di Luni vera e propria. Come diretta conseguenza, in città e nelle regioni limitrofe il potere dei vescovi andò consolidandosi.

Nel 1015 la città di Luni conobbe il suo periodo peggiore. In questa data il califfo arabo Mujāhid al-Āmirī conquistò temporaneamente Luni con la sua flotta di navi proveniente dalla Sardegna; la città divenne un campo di battaglia tra le forze arabe e una coalizione di truppe di terra e di mare della Repubblica di Pisa e della Repubblica di Genova, guidate dal papa Benedetto VIII. Quando gli arabi alla fine furono costretti a ritirarsi Luni era distrutta.

Nel 1033 il piccolo paese di Arcola, già appartenuto a Oberto di Luni, entrò a far parte del dominio dei vescovi di Luni.

Tra il 1040 e il 1054 la diocesi di Luni perse definitivamente la giurisdizione sulle isole della Gorgona, della Capraia, del Tino, del Tinetto e della Palmaria, che vennero spartite tra le diocesi di Pisa e Genova.

Nel 1055 il vescovo Guido di Luni strinse un patto di alleanza con il nobile Rodolfo di Casola per la costruzione del castello di Soliera, che sarebbe stato amministrato congiuntamente dai due domini.

All'aumento del potere dei vescovi di Luni andò di pari passo la decadenza della città, che non rimase abitabile ancora per molto: oltre alla malaria e ai pirati, il progressivo insabbiamento del porto ne decretò la fine economica. Le attività portuali si trasferirono in parte ad Ameglia e lungo la foce del fiume Magra, anche se si hanno notizie di sporadici approdi al vecchio porto di Luni fino al XII secolo.

Nel 1058 l'intera popolazione di Luni si trasferì a Sarzana; altri gruppi di profughi fondarono gli abitati di Ortonovo e Nicola e la città venne definitivamente abbandonata.

Nonostante l'abbandono della città il titolo di vescovo o conte di Luni sarà ancora adottato per molti secoli dalle autorità civili e religiose della zona. I vescovi di Luni, in particolare, sposteranno la loro sede vescovile a Sarzana nel 1204.

Agli albori del sec. XIV fu Dante Alighieri a redigere un epitaffio dell'antica "splendida civitas lunensis" nel Canto XVI del Paradiso. .

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo archeologico nazionale di Luni.
Mosaico raffigurante Oceano

I resti della città romana di Luna, oggetto di scavi a partire dal Rinascimento, sono musealizzati e inclusi nel percorso di visita del Museo Archeologico Nazionale di Luni.

L'attuale edificio museale, inaugurato nel 1964, nacque con l'obiettivo, non completamente riuscito, di riunire i reperti provenienti dagli scavi archeologici di Luni che risultavano dispersi in diverse istituzioni museali italiane.

L'area archeologica comprende diverse aree pubbliche della città romana quali il foro, l'area capitolina e il decumano massimo, la Basilica civile, la curia e il cardine massimo, il Grande Tempio e alcune dimore signorili (Domus dei Mosaici, Domus Settentrionale, Domus degli Affreschi).

All'interno dell'area archeologica, in casali ottocenteschi, sono situate sezioni tematiche distaccate del Museo.

Anche i resti dell'Anfiteatro romano di Luni, posto al di fuori dell'antica cinta muraria, sono inclusi nell'area archeologica.

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Al 2014 la zona chiamata Luni è divisa in tre località: Luni Mare, Luni Stazione e Luni Scavi. In quest'ultima, detta anche Luni Antica, si trovano le rovine dell'antica città ed il museo. Nelle vicinanze di Luni, nel comune di Sarzana, si trova un eliporto, utilizzato come base terrestre dagli elicotteri della Marina Militare e dai mezzi leggeri della Guardia Costiera.

Per i trasporti, da segnalare la sua posizione strategica sulla strada statale 1 Via Aurelia e la presenza della stazione ferroviaria omonima.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Luni ha una squadra di calcio, l'A.S.D. Antica Luni 2009 che partecipa al campionato di 2A Categoria Ligure (Presidente: Mattia Casani, Vicepresidente: Marco Casani, Direttore Generale: Michele Bertonati, Direttore Sportivo: Claudio Agostini, Allenatore: Marco Biavati).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Approssimativamente
  2. ^ A suffragio di questa seconda tesi (Luni = palude) vi sarebbe il geografo Strabone che nella sua Geografia, pur scrivendo e pensando in greco, non la denomina Selene (alla greca), bensì proprio Luna, col termine latino. È dunque possibile che Strabone abbia mantenuto grecizzandolo l'antico termine celto/ligure di "Lun" cui già i latini si erano adeguati.
  3. ^ La realizzazione del tracciato durante il periodo di annessione di parte della Lunigiana alla Francia, è attestato anche dalla lapide in marmo scritta in francese esistente nel municipio di Pontremoli.
  4. ^ Cfr. Nino Lamboglia e Strabone.[senza fonte]
  5. ^ Cicerone, nella XII filippica in "Antonium"sostiene che si poteva andare da Roma a Modena mediante l'Aurelia: ciò indica l'esistenza di un prolungamento nella via Aemilia Scauri e ad un valico dell'Appennino avvicinato al capolinea designato.
  6. ^ Tradizioni italiane di Angelo Brofferio, 1848

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo folk iniziatico Antiqua Lunae ha composto alcuni brani ispirati alla storia e all'immaginario archeologico locale.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mirco Manuguerra, Lunigiana dantesca, Centro Lunigianese di Studi Danteschi, 2006.
  • Ennio Silvestri, Ameglia nella storia della Lunigiana, Tipografia Zolesi, 1991 (III ed.).
  • Claudio Palandrani, Storia di Luni a fumetti, 2002.
  • Valter Bay, Seme di Luna, Luna Editore, 2001.
  • Enrico Dolci, Il teatro di Luni e i suoi marmi, in "Atti e Memorie della Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi", s. XI, vol. XXXIII, 2011, pp. 391–408.
  • Maria Gabriella Angeli Bertinelli, Lunensia Antiqua, Serta Antiqua et Mediaevalia, XIII, Giorgio Bretschneider Editore, 2012, pp. IX-485 di testo, LXVI Tavole in b/n fuori testo, ISBN 978-88-7689-257-8

separatore

Tappa Precedente
- da Roma -
Itinerario di Sigerico
Via Francigena
Tappa Successiva
- verso Canterbury -
Mansio XXVII - Campmaior
Camaiore
Mansio XXVIII - Luna
Luni
Via-Francigena-sign.jpg
Mansio XXIX - Sce Stephane
Santo Stefano di Magra