Pallio (cattolicesimo)

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Il Pallio usato oggi comunemente dagli arcivescovi metropoliti

Il pallio (derivato dal latino pallium, mantello di lana) è un paramento liturgico usato nella Chiesa cattolica, costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa.

Successivamente il vescovo di Roma se ne è riservato una specie di esclusiva, e lo concede solo ad alcuni arcivescovi metropoliti e primati come simbolo della giurisdizione in comunione con la Santa Sede.

Corrisponde all'omoforio (omophórion) usato nella Chiesa ortodossa da tutti i vescovi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Pallio indossato da Papa Innocenzo III

In origine il pallio era il mantello indossato dai filosofi e nella arte paleocristiana con questo "mantello" venivano raffigurati Gesù e gli apostoli. Thomas F. Mathews[1] evidenzia come l'intenzione iconografica fosse quella di assegnare al fondatore del Cristianesimo e ai suoi primi discepoli quella condizione di distacco dal mondo e di insegnamento di un "altro mondo" che nell'epoca romana tardo imperiale veniva comunemente attribuita ai filosofi.

Questa pratica venne successivamente adottata anche dalla Chiesa cristiana, con un uso simile a quello dell'omoforio, una fascia di stoffa, molto più larga del pallio, attualmente indossata dai vescovi ortodossi e dai vescovi cattolici orientali di rito bizantino.

Il pallio era originariamente un'unica striscia di stoffa avvolta intorno alle spalle e lasciata cadere sul petto dalla spalla sinistra; esso nei primi secoli della cristianità era portato da tutti i vescovi (è infatti visibile nelle iconografie che ritraggono i primi vescovi e santi, come sant'Ambrogio, sant'Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant'Ignazio di Antiochia, sant'Ilario, ...). Notevole è anche il pallio che vediamo indossato da Apollinare di Ravenna nel mosaico di sant'Apollinare in Classe.

Il primo caso noto di imposizione del pallio ad un vescovo risale al 513, quando papa Simmaco concesse il pallio a san Cesario, vescovo di Arles.

Dal IX secolo in poi venne ridotto all'attuale forma a "Y" con le due estremità che scendono sotto il collo fino alla metà del petto e della schiena e divenne il segno distintivo nei paramenti degli arcivescovi metropoliti che lo ottenevano per concessione del Papa.

In Oriente si è mantenuta la tradizione originaria autentica: l'omoforion (letteralmente dal greco che significa "portato sulle spalle" ) è proprio di ogni vescovo, e si porta in due diverse modalità: il piccolo omoforion(come uno stolone che scende dritto ) o il grande omoforion, (che dalle spalle gira attorno e scende di lato) a seconda delle celebrazioni, più o meno solenni. Papa Giovanni Paolo II in occasione della notte di Natale del 1999 e dell'apertura del Giubileo del 2000 ha indossato un omoforion con croci rosse.

Come è fatto[modifica | modifica sorgente]

Pallio utilizzato da Benedetto XVI e, dal 2013, da papa Francesco.
Papa Benedetto XVI con il pallio papale in uso fino al IX secolo e dal 2005 al 2008

Il pallio, nella sua forma presente, è una stretta fascia di stoffa, larga circa cinque centimetri, tessuta in lana bianca, incurvata al centro così da poterlo appoggiare alle spalle sopra la pianeta o la casula e con due lembi neri pendenti davanti e dietro, così che – vista sia davanti che dietro – il paramento ricordi la lettera "Y".

È decorato con sei croci nere di seta (che ricordano le ferite di Cristo), una su ogni coda e quattro sull'incurvatura, ed è guarnito, davanti e dietro, con tre spille d'oro gemmate (acicula) a forma di spillone, o chiodo[2]. Queste ultime due caratteristiche sembrano essere una ricordo dei tempi in cui il pallio era una semplice sciarpa piegata a doppio e appuntata con una spilla sulla spalla sinistra.

Piero Marini per Benedetto XVI ha ripristinato l'uso del pallio lungo e incrociato sulla spalla sinistra utilizzato fino al IX secolo (come quello visibile nell'immagine a destra), lasciando inalterata la forma del pallio concesso agli arcivescovi, con i due lembi pendenti al centro del petto e al centro della schiena.

Sin dall'inizio del pontificato però tale pallio ha comportato diversi e fastidiosi problemi di carattere pratico; pertanto, in occasione della messa del 29 giugno 2008 (solennità dei santi Pietro e Paolo), il pontefice è tornato ad indossare un pallio a "Y" (visibile a sinistra), simile a quello indossato comunemente dai metropoliti, ma con foggia più larga e più lunga, e con il colore rosso delle croci: tali differenze oggi (la foggia più larga e le croci di colore rosso) mettono in risalto la diversità di giurisdizione, riservata al Vescovo di Roma, mentre in epoche precedenti e più remote non avevano questo particolare significato dato che erano comuni ad ogni Vescovo senza distinzione.[3] Lo stesso pallio è stato utilizzato dal 19 marzo 2013 anche da papa Francesco dopo la solenne cerimonia di imposizione del pallio, dalle mani del cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran, durante la messa di inaugurazione del ministero petrino.

Cosa significa[modifica | modifica sorgente]

Il Buon Pastore in una raffigurazione nelle catacombe

Secondo alcune interpretazioni, il pallio rappresenta - per la sua forma e materiali - l'agnello portato sulle spalle, come simbolo del vescovo in quanto Buon Pastore (le due strisce terminali di seta nera simboleggiano gli zoccoli della pecora), e insieme l'agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità perduta; questo spiegherebbe anche l'uso della lana e delle sei croci decorative trapassate con gli spilloni (che raffigurerebbero i tre chiodi della croce di Cristo). Il cerimoniale correlato alla preparazione del pallio e la sua imposizione sul Papa durante la sua investitura suggerisce inoltre questo tipo di simbolismo. Secondo altri critici, queste sarebbero invece interpretazioni a posteriori.

Il pallio è divenuto successivamente il simbolo di un legame speciale con il Papa ed esprime inoltre la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, il metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione: «Segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo è il pallio...»[4].

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

I metropoliti devono ricevere il pallio prima di poter esercitare il loro ufficio nella diocesi a cui sono inviati, anche se erano stati nominati in precedenza in un'altra sede ecclesiastica. Secondo il diritto canonico, un metropolita deve richiedere il pallio entro tre mesi dalla sua nomina ed è autorizzato ad indossarlo solo nel territorio della propria diocesi e nelle altre diocesi della sua provincia ecclesiastica. Gli arcivescovi non metropoliti non lo indossano se non con un permesso particolare.

Solo il papa è autorizzato ad indossare il pallio in qualsiasi occasione e luogo. La cerimonia della consegna ai metropoliti è perciò l'unica occasione in cui si possono vedere due o più arcivescovi indossare il pallio nello stesso luogo e nello stesso momento.

La concessione del pallio è riservata ai metropoliti. Tuttavia il papa può eccezionalmente concedere il pallio ad altri vescovi. Ad esempio nel 2008 l'arcivescovo di Trnava Jan Sokol ha potuto conservare il pallio anche dopo che la sua diocesi ha perso la dignità metropolitica a seguito dell'erezione dell'arcidiocesi di Bratislava. Giovanni Paolo II concesse il pallio a Joseph Ratzinger nella sua qualità di decano del Collegio cardinalizio e vescovo di Ostia. Divenuto papa, Benedetto XVI ha ripreso questa prassi conferendo il pallio al cardinale decano Angelo Sodano.

Il pallio non può essere trasferito ad altri e, quando un metropolita muore, deve essere sepolto con lui. I metropoliti emeriti non possono più usare il pallio ricevuto.

Il primate, cioè un arcivescovo a capo di una Chiesa cattolica di una provincia romana o di una nazione, poiché la sua sede era la più antica di fondazione e detta "primaziale" (o parallelamente una "Chiesa autocefala o autonoma" per gli ortodossi) era solito portare il razionale, che risale al Medioevo, e che lo distingueva dal resto dei metropoliti e dei vescovi, ed era una specie di pallio fregiato, anche con simboli e iconografie (per esempio l'agnello pasquale) ed era a forma più circolare, o a Y. Vi sono alcune arcidiocesi nell'Europa centrale in cui è ancora oggi in uso, per esempio Paderborn in Germania e Cracovia in Polonia.

Confezione e imposizione del pallio[modifica | modifica sorgente]

Arcivescovo metropolita indossa un pallio

I due agnelli la cui lana è destinata, nell'anno successivo, alla fattura dei pallii, vengono allevati dai monaci trappisti dell'Abbazia delle Tre Fontane a Roma. Dal 1644 essi vengono benedetti dall'Abate Generale dei Canonici Regolari Lateranensi nella Basilia sulla Via Nomentana Complesso monumentale di Sant'Agnese fuori le mura nel giorno in cui si fa memoria della santa, il 21 gennaio e poi portati al Papa nel Palazzo Apostolico. Il pallio viene tessuto e cucito dalle suore di clausura del convento romano di Santa Cecilia in Trastevere.

I pallii così confezionati vengono conservati nella basilica di San Pietro a Roma, in una teca posta ai piedi dell'altare della confessione, vicinissima al luogo della sepoltura dell'apostolo Pietro. Molti fedeli ritengono erroneamente che essa contenga i resti mortali del santo; in realtà essa conserva delle sciarpe di lana, i pallii. Per evitare tale confusione papa Benedetto XVI ha stabilito che la suddetta teca sia conservata per l'avvenire sempre vicino alla Confessione di Pietro ma non più nella nicchia sotto l'altare papale davanti al mosaico del Cristo.

La cerimonia di consegna del pallio si svolge il 29 giugno, festività dei santi Pietro e Paolo. La consegna ufficiale è collegata al giuramento di fedeltà al Papa e ai suoi successori da parte dei metropoliti. Il pallio può essere indossato solo durante l'episcopato in una sede metropolitana, se l'insignito viene trasferito ad altra sede metropolitana deve ricevere nuovamente il pallio dal Pontefice, se rinuncia al governo dell'arcidiocesi o l'arcidiocesi cessa di essere sede metropolitana, l'insignito perde la facoltà di indossare il pallio.

Raramente l'imposizione del pallio può avvenire fuori dalla data prevista del 29 giugno.[5]

Rito della consegna del pallio[modifica | modifica sorgente]

Durante la messa della solennità dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, dopo il segno della croce e prima del Kyrie, ha luogo il rito della consegna dei pallii, in questo modo:

Il cardinale protodiacono presenta al papa i metropoliti che ricevono il pallio:

Beatissimo Padre, i Reverendissimi Padri Arcivescovi qui presenti (...nomi...), con ossequio fedele e obbediente verso la Santità Vostra e la Sede Apostolica, chiedono umilmente che Vostra Santità conceda loro il pallio, preso dalla confessione del beato Pietro, quale segno dell'autorità di cui il metropolita, in comunione con la Chiesa romana, viene legittimamente investito nella propria provincia. Gli altri Padri Arcivescovi recentemente promossi a Chiese Metropolitane, che oggi non sono potuti venire a Roma, chiedono umilmente di poter ricevere il pallio, in nome e in vece della Santità Vostra, dal Rappresentante Pontificio, ciascuno nella propria sede metropolitana.

I metropoliti giurano:

Io (...nome...) arcivescovo di (...nome...) sarò sempre obbediente e fedele al beato Pietro apostolo, alla santa apostolica Chiesa di Roma, a te, Sommo Pontefice, e ai tuoi legittimi successori. Così mi aiuti Dio onnipotente.

Il papa benedice i palli:

O Dio, pastore eterno delle anime, da te chiamate, per mezzo del tuo figlio Gesù Cristo con l'appellativo di pecore del gregge e il cui governo hai voluto affidare, sotto l'immagine del buon pastore, al beato Pietro apostolo e ai suoi successori, effondi per il nostro ministero la grazia della tua benedizione sopra questi palli, scelti a simboleggiare la realtà della cura pastorale.
Accogli benigno le preghiere che umilmente ti rivolgiamo e concedi, per i meriti e l'intercessione degli apostoli, a coloro che per tuo dono indosseranno questi palli di riconoscersi come pastori del tuo gregge e di tradurre nella vita la realtà significata nel nome.
Prendano su di sé il giogo evangelico imposto sulle loro spalle e sia per loro così lieve e soave da poter precedere gli altri nella via dei tuoi comandamenti con l'esempio di una perseverante fedeltà, fino a meritare di essere introdotti nei pascoli eterni del tuo regno. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Poi si rivolge agli arcivescovi:

A gloria di Dio onnipotente e a lode della beata sempre vergine Maria e dei beati apostoli Pietro e Paolo, a decoro delle sedi a voi affidate, in segno della potestà di metropolita, vi consegniamo il pallio preso dalla confessione del beato apostolo Pietro, perché lo usiate entro i confini della vostra provincia ecclesiastica.
Questo pallio sia per voi simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica; sia vincolo di carità e stimolo di fortezza, affinché nel giorno della venuta e della rivelazione del grande Dio e del principe dei pastori Gesù Cristo, possiate ottenere, con il gregge a voi affidato, la veste dell'immortalità e della gloria. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il Papa impone il pallio sulle spalle dei metropoliti e scambia con essi un segno di pace. L'Arcivescovo segretario della congregazione per i Vescovi riceve dal papa i palli destinati ad altri metropoliti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Scontro di dei. Una reinterpretazione dell'arte paleocristiana. Milano, Jaca Book, 2005, pag.27.
  2. ^ Collezione Philippi: Fotografie del pallio con spilloni
  3. ^ Pallio, pastorale e trono papale Benedetto XVI rifà il look al rito
  4. ^ Angelus di papa Benedetto XVI del 29 giugno 2005.
  5. ^ Imposizione del pallio al cardinale Angelo Scola, Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 21 settembre 2011

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