Pelagianesimo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il pelagianesimo è un'eresia ispirata al cristianesimo che prende il nome dal monaco irlandese Pelagio, che ne è considerato il fondatore, sebbene, ad un certo punto della sua vita, negasse molte delle dottrine legate al suo nome. Il cuore del pelagianesimo è la credenza che il peccato originale non macchiò la natura umana e che la volontà dell'essere umano è ancora in grado di scegliere il bene o il male senza uno speciale aiuto divino; la conseguenza è che il peccato di Adamo fu quello di portare un "cattivo esempio" alla sua progenie, ma le sue azioni non hanno altra conseguenza. Nel pelagianesimo, il ruolo di Gesù è quello di presentare un "buon esempio" in grado di bilanciare quello di Adamo e di fornire l'espiazione per i peccati degli esseri umani. L'umanità ha dunque la possibilità di obbedire ai vangeli e dunque la responsabilità piena per i peccati; i peccatori non sono vittime, ma criminali che hanno bisogno dell'espiazione di Gesù e di perdono. Il pelagianesimo è in opposizione alle dottrine del semipelagianesimo e depravazione totale.

Le teorie pelagiane furono combattute da Sant'Agostino d'Ippona e furono definitivamente condannate come eretiche nel Concilio di Efeso del 431. Ciononostante continuò per un certo periodo ad avere influenza in ambito ecclesiastico.

Diffusione e declino[modifica | modifica wikitesto]

Negli ambienti romani, in cui sopravviveva lo stoicismo, il pelagianesimo attecchì facilmente. Pelagio predicò liberamente in Italia fino al 410. Ma in quegli anni, i Visigoti, guidati da Alarico, si diffusero attraverso il nord nell'Italia, e presto raggiunsero Roma, che fu saccheggiata. Pelagio e l'avvocato Celestio, il suo più eminente discepolo, si rifugiarono in Africa. Pelagio, poi, si recò in Palestina dove ricevette un'accoglienza abbastanza favorevole, mentre Celestio fu oggetto di critiche e opposizioni.

Nel 411, al concilio locale di Cartagine, furono condannate le dottrine di Celestio, che fu scomunicato. Fece appello a Roma, ma invece di recarsi dal papa, fuggì ad Efeso dove fu ordinato prete.

Secondo gli "ortodossi" (sia cattolici sia ortodossi odierni) il pelagianesimo riduceva la salvezza eterna a qualcosa di "controllabile" dalla libertà umana: magari anche un ideale di santità molto alto e difficile da raggiungere, ma che comunque avrebbe potuto essere conquistato dalla volontà dell'uomo. La dottrina teologica maggioritaria, invece, considerava l'uomo incapace, dopo il peccato originale, di vivere appieno i doni di Dio senza l'ausilio decisivo della sua grazia. Pelagio negava la trasmissibilità a tutta l'umanità del peccato di Adamo (che secondo lui era mortale anche prima di commettere il peccato), motivandola col fatto che ciascuno è responsabile delle proprie azioni, non di quelle di un altro: venivano così negati anche gli effetti del peccato originale sulla natura umana: era impossibile che l'anima, creata da Dio, fosse caricata di un peccato non commesso personalmente.

Di conseguenza, i pelagiani rifiutavano la prassi del battesimo dei bambini. Negli adulti esso cancellerebbe i peccati commessi in precedenza, mentre non si può dire che questo possa avvenire anche per i bambini; quindi il battesimo degli infanti non avrebbe avuto altro scopo, secondo Pelagio, che quello di aprire loro il "regno dei cieli": i bambini morti senza battesimo avrebbero comunque la vita eterna, anche se non entrassero nel "regno dei cieli", che è soltanto una porzione eletta del paradiso.[senza fonte] All'obiezione che era antica l'usanza di battezzare i bambini, Pelagio rispondeva che il battesimo è l'espressione dell'accoglienza nella comunità cristiana: con il battesimo la persona è incorporata in Cristo, entra nel "regno dei cieli".

Il pelagianesimo, comunque, prediligeva l'attitudine della libertà umana a scegliere a proprio arbitrio fra il bene e il male e ad adempiere, con le proprie forze, la legge divina.

In Africa, Agostino d'Ippona continuò la lotta contro tali dottrine. Scrisse molti trattati teologici ed espresse la dottrina fatta propria dalla Chiesa cattolica e anche da quelle protestanti:

  • esistenza del peccato originale;
  • necessità del battesimo per la salvezza;
  • azione della grazia per la salvezza.

Il pelagianesimo, in Oriente, fu, in un primo momento, dichiarato ortodosso in un concilio locale a Gerusalemme, e in un altro a Diospolis nel 415.

Papa Zosimo, in un primo momento favorevole ai pelagiani, nel 418, con una lettera nota come Epistola tractoria condannò definitivamente il pelagianesimo. Vi furono tuttavia diciotto vescovi italiani, il più noto dei quali fu Giuliano di Eclano, che rifiutarono di sottoscrivere la dottrina definita dal papa; furono tuttavia vigorosamente contrastati e questo movimento religioso scomparve con discreta rapidità.

In epoca moderna, il pelagianesimo è stato visto come una dottrina tipica del liberalismo (cristianesimo), idonea, cioè, ad esaltare l'autonomia e la libertà del singolo rispetto all'autorità della gerarchia ecclesiastica. In molti, infatti hanno visto l'opposizione al pelagianesimo come il tentativo della gerarchia di mantenere il proprio ruolo di mediazione tra Dio e gli uomini. Tale critica sarebbe però smentita dal fatto che anche i luterani ed i protestanti in genere, pur avendo escluso il ruolo di mediazione del clero, attribuiscano comunque un ruolo decisivo alla "grazia" ed alla "predestinazione".[senza fonte]

Il libero arbitrio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Pelagio, gli uomini possono con la propria volontà (libero arbitrio), aiutata dalle preghiere e dalle opere buone, evitare il peccato e giungere alla salvezza eterna, senza intervento della grazia divina. Per Pelagio esiste la grazia della creazione, gratia qua creati sumus, della rivelazione, della legge, dei miracoli di Cristo e del suo esempio, della sua dottrina salvifica, non quella preveniente (definita da Agostino d'Ippona ispirazione d'amore, affinché facciamo con santo amore quel che abbiamo conosciuto), che Dio concederebbe ad alcuni secondo una sua volontà imperscrutabile (tale forma di grazia è, per la dottrina teologica tradizionale, condizione necessaria per la salvezza). Per Pelagio, l'uomo, essere libero, può decidere di peccare o meno; non ammette dipendenza da Dio per ottenere la virtù perché libero e autonomo è stato creato da Dio stesso che, alla fine della vita, premia o punisce il buono o cattivo uso fatto dall'uomo della propria libertà.

La predestinazione[modifica | modifica wikitesto]

Per Pelagio non esiste la predestinazione alla salvezza (più o meno sostenuta invece da Agostino d'Ippona)[senza fonte], che considera l'umanità incapace di salvarsi senza l'aiuto di Dio, perché la predestinazione annullerebbe la libertà della volontà umana e dunque la volontà tutta intera, dovendo questa essere libera per definizione. Secondo Pelagio in Dio esiste prescienza, ma non predestinazione; ossia, in altri termini, conoscenza, ma non decisione. Anche Scoto Eriugena, 450 anni dopo, negherà la predestinazione divina, sostenendo che in Dio non esiste il prima e il dopo e dunque egli conosce ma non prae – destina.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]