Brutus (Cicerone)

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Bruto
Titolo originale Brutus
Brutus.jpg
ritratto di Marco Giunio Bruto
Autore Marco Tullio Cicerone
1ª ed. originale 46 a.C.
Genere dialogo
Sottogenere politico-retorico
Lingua originale latino

Brutus (in italiano Bruto dal nome di Marco Giunio Bruto a cui è dedicata l'opera) è uno scritto di Marco Tullio Cicerone realizzato nel 46 a.C. sotto forma di dialogo platonico. Il libro vede come protagonisti lo stesso Cicerone, l'amico editore e politico Tito Pomponio Attico e Marco Giunio Bruto. L'opera, facente parte di una cosiddetta trilogia includente De oratore e Orator, ha come tema la polemica dei neoattici contro gli asiani.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

L'ambientazione è la villa di Cicerone a Tuscolo e la parola all'inizio viene presa da Attico e Bruto. I due sostengono che il neoatticismo sia la nuova forma letteraria adatta ai politici e ai consoli per i loro discorsi. Infatti il termine deriva da un gruppo di filosofi e retori vissuti in Grecia almeno due o tre secoli prima della nascita di Cicerone con l'oratore Lisia come massimo esponente. Questo stile, basato in maggior luogo sulla ricerca di termini ben elaborati e stilistici per formulare le frasi, venne ripreso nell'età repubblicana a Roma dai consoli e dai senatori per i processi, non solo ma anche dai letterati come ad esempio Attico. L'accusa di questi e di Bruto è rivolta a Cicerone, considerato come un uomo all'antica che abbracciava ancora gli schemi ormai superati dell'asianesimo, basati sull'elaborazione di un discorso mediante l'usanza di discorsi e di periodi ampollosi e infarciti di belle parole, spesso usate senza uno scopo ben preciso e solo per arricchimento del contenuto.
Durante il suo primo periodo di carriera politica, Cicerone aveva abbracciato pienamente questa dottrina, seguendo inoltre l'esempio dell'avvocato Quinto Ortensio Ortalo che soleva spesso nei suoi discorsi usare termini e frasi ridondanti e senza senso per abbellire le sue opere ed orazioni. Tuttavia dopo le sue prime orazioni Cicerone iniziò a distaccarsi da questi modelli cercando più stili e più strade per formare nel miglior modo possibile le sue orazioni. Infatti prese anche molte lezioni di dizione e di recitazione da veri e propri attori teatrali, affinché migliorassero le sue capacità. Ed è così che oggi lo stile di Cicerone viene definito molteplice appunto per le varie esperienze intraprese dal politico filosofo.
Tracciando brevemente un resoconto della storia dell'oratorio ateniese e attica, Cicerone immagina pian piano la nascita della politica greca e delle prime forme di discorsi in pubblico, giungendo al famoso oratore Demostene. Costui è definito da Cicerone come un vero e proprio modello da seguire, perché al contrario degli attici usava uno stile molteplice e spesso ricercato e complesso nel momento in cui doveva pronunciare le sue orazioni. Invece gli attici si limitavano solo a ricercare il linguaggio più arricchito e particolare per le frasi dei loro discorsi, tralasciando l'importanza dell'apparizione in pubblico e dei comportamenti da tenere durante il discorso vero e proprio. Di conseguenza per Cicerone anche i neoattici come Bruto e Attico cadono in questo errore. Ultimo grande elemento introdotto da Cicerone nel discorso è il collegamento tra oratoria e filosofia: infatti secondo lui un buon oratore oltre ad avere la capacità di guadagnarsi il favore del pubblico con il suo stile ben elaborato, dovrebbe essere anche assai sapiente e fare molti aneddoti durante le sue performance in senato. Infatti chi è ignorante non solo si inimica il popolo ma lo conduce anche verso una cattiva strada come gli imbroglioni, i dittatori e i fanatici intenti a eseguire colpi di Stato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Rawson, L'aristocrazia ciceroniana e le sue proprietà, in M.I. Finley (a cura di). La proprietà a Roma, Bari, Laterza, 1980.
  • D. L. Stockton, Cicerone. Biografia politica, Milano, Rusconi Libri, 1984. ISBN 8818180029
  • Wilfried Stroh, Cicerone, Bologna, Il Mulino, 2010. ISBN 9788815137661
  • Giusto Traina, Marco Antonio, Laterza, 2003. ISBN 8842067377
  • S. C. Utcenko, Cicerone e il suo tempo, Editori Riuniti, 1975. ISBN 883590854X
  • J. Vogt, La repubblica romana, Bari, Laterza, 1975.