Lucio Cornelio Cinna (console 87 a.C.)

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Lucio Cornelio Cinna
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Lucius Cornelius Cinna
Figli Cornelia Cinna minore
Gens Cornelia
Padre Lucio Cornelio Cinna
Consolato 87 a.C.
86 a.C.
85 a.C.
84 a.C.

Lucio Cornelio Cinna [1] (... – Ancona, 84 a.C.) fu un patrizio ed un uomo politico della Repubblica Romana, capo della fazione popolare e console per quattro volte consecutive, dall'87 a.C. all'anno della sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio del console omonimo, eletto nel 127 a.C..

Dopo l'espulsione di Mario da Roma da parte di Silla, a Cinna fu permesso di divenire console nell'87 a.C. purché giurasse di non attentare alla costituzione.

Divenne console con Gneo Ottavio, ma, appena partito Silla, i due cominciarono a lottare sulle questioni dell'equa distribuzione dei cittadini nelle tribù. Cinna, appoggiato dai tribuni, propose leggi per una maggiore eguaglianza nella distribuzione, mentre Ottavio, appoggiato dal partito senatorio, cercò di impedirglielo. Il giorno fissato per le votazioni delle leggi proposte da Cinna, nel Foro scoppiò una sanguinosa battaglia tra le due fazioni: si narra di 10.000 morti, una cifra enorme. Vinse Ottavio. Cinna, costretto a rifiugarsi a Nola, venne destituito dal senato mentre i capi della rivolta vennero messi fuori legge.

L'esercito che assediava Nola era composto per lo più da italici favorevoli alla politica di Cinna. Altri capi democratici, fra i quali Quinto Sertorio e il tribuno Gneo Papirio Carbone, chiamarono a raccolta le popolazioni della penisola, mentre Caio Mario sbarcò in Etruria con un esercito di volontari per unirsi alla rivolta democratica. I diversi eserciti democratici strinsero Roma in una morsa di accerchiamento, mentre Mario cinse d’assedio Ostia per impedire i rifornimenti alla capitale, che non poté far altro che capitolare (87 a.C.).

In città si scatenarono il terrore e la repressione. Vennero uccisi molti esponenti del partito conservatore, tra cui anche elementi di spicco come Ottavio, Lucio Giulio Cesare e Quinto Lutazio Catulo. Le leggi di Silla vennero abrogate.

Vennero eletti consoli per l'86 a.C. Mario e Cinna. Tuttavia Mario morì all'inizio dell'86, così i poteri vennero esercitati per i due anni successivi dal solo Cinna, che di fatto divenne dittatore dell'Urbe.

Cinna cercò di stabilizzare la situazione fermando la repressione e approvando leggi in favore della popolazione: stabilì l'eguale distribuzione dei cittadini nelle tribù, promosse una parziale riduzione dei debiti, aumentò la distribuzione gratuita del pane. Intanto la guerra con Mitridate era terminata e Silla si preparava a ritornare in patria. Cinna e Carbone prepararono ad Ancona una spedizione per contrastare militarmente Silla (85-84 a.C.).

Tuttavia i piani dei due democratici fallirono perché l'esercito riunito ad Ancona, forse scontento per il profilarsi di una campagna invernale, uccise Cinna. Carbone non se la sentì di proseguire da solo e rinunciò alla spedizione, mentre a Roma furono eletti per l'83 a.C. due nuovi consoli, Gaio Norbano e Lucio Cornelio Scipione Asiatico.

Sua figlia Cornelia Cinna fu moglie di Gaio Giulio Cesare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Silla
e
Quinto Pompeo Rufo
87 a.C.
con Gneo Ottavio
Lucio Cornelio Cinna II
e
Gaio Mario VII
I
Lucio Cornelio Cinna
e
Gneo Ottavio
86 a.C.
con Gaio Mario VII
Lucio Cornelio Cinna III
e
Gneo Papirio Carbone
II
Lucio Cornelio Cinna II
e
Gaio Mario VII
85 a.C.
con Gneo Papirio Carbone
Lucio Cornelio Cinna IV
e
Gneo Papirio Carbone II
III
Lucio Cornelio Cinna III
e
Gneo Papirio Carbone
84 a.C.
con Gneo Papirio Carbone II
Lucio Cornelio Scipione Asiatico
e
Gaio Norbano
IV

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