Ovazione

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L'ovazione (in latino ovatio) o piccolo trionfo (in greco πεζὸς θρίαμβος) era una cerimonia in cui nell'antica Roma venivano resi gli onori ad un generale vittorioso. Anche se aveva minor rilievo del trionfo, la cerimonia non era di fatto meno solenne.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

L'origine della parola è stata controversa fin dall'antichità. La maggior parte degli autori vi veda la radice latina ovis, pecora, animale sacrificale alla fine della cerimonia.[1] Dionigi la fa derivare dalla parola greca εὐοῖ (euòi, in italiano evoè), grido di gioia delle baccanti,[1] Festo dalla parola ovantes, a sua volta derivata dal grido gioioso "O! O!", che indicava i soldati esultanti che tornavano vittoriosi dalla battaglia.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'ovazione, decretata dal Senato romano, veniva concessa quando la guerra era di minore importanza o non era stata dichiarata contro uno stato, quando il nemico non era degno della Repubblica – come i pirati o i liberti – o quando il conflitto si era concluso con poco o nessun spargimento di sangue[3] o non c'era stato pericolo per l'esercito stesso. Poteva essere accordata anche ad un generale che aveva condotto una campagna vittoriosa nel corso di una guerra non ancora conclusa[4].

Questa cerimonia venne istituita nell'anno 503 a.C. con il console Publio Postumio Tuberto per la sua vittoria riportata contro i Sabini[5] ed è proseguita durante tutta la Repubblica. Si venne rarefacendo con i primi imperatori fino a cadere in disuso.

Forse l'ovazione più famosa della storia è quella che Marco Licinio Crasso festeggiò dopo la sua vittoria nella terza guerra servile. L'ultima ovazione nota è una cerimonia in onore di Aulo Plauzio[6], vincitore dei Britanni sotto l'imperatore Claudio.

Svolgimento[modifica | modifica sorgente]

Il generale al quale era dedicata l'ovazione non entrava in città su una biga trainata da due cavalli bianchi, come si soleva durante le celebrazioni del trionfo, ma camminava invece indossando la toga praetexta di un magistrato (una toga con una striscia color porpora, a differenza dei generali trionfanti, che indossavano la toga picta, che era completamente viola e ornata con ricami d'oro).

Il generale trionfante portava inoltre sulla sua fronte la corona ovalis, una corona di mirto (pianta sacra a Venere), in luogo della corona triumphalis di alloro. Il Senato romano non precedeva il generale, né di solito i soldati partecipavano alla parata.

Personalità romane che hanno ricevuto l'ovazione[modifica | modifica sorgente]

Questa lista è suscettibile di variazioni e potrebbe non essere aggiornata.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) L'ovazione sul sito Lacus Curtius. URL consultato il 23-10-2009.
  2. ^ Festo, De verborum significatu, Libro XIII.
  3. ^ Aulo Gellio, Noctes Atticae, Libro V, 6, 21.
  4. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, Libro XXVI, 21.
  5. ^ Plinio il vecchio, Naturalis Historia, Libro XV, 28.
  6. ^ Svetonio, De vita Caesarum, Libro V, Claudio, XXIV.
  7. ^ Dionigi, Antichità romane, Libro IX, 36, 2-3
  8. ^ (EN) Marco Manlio su Ancient Library. URL consultato il 23-10-2009.
  9. ^ Olivieri, Annali di Roma, Vol. 2, p. 225
  10. ^ Aulo Gellio, Noctes Atticae, Libro V, 6, 23.
  11. ^ Augusto, Res Gestae, Libro I, Cap. IV
  12. ^ Svetonio, De vita Caesarum, Libro III, Tiberio, IX.
  13. ^ Svetonio, De vita Caesarum, Libro IV, Caligola, XLIII-XLIX.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Luigi Pompili Olivieri, Annali di Roma: dalla sua fondazione sino a' di'nostri, Volume 2

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]