Aulo Plauzio

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Aulo Plauzio
Roman SPQR banner.svg Console dell'Impero romano
Nome originale Aulus Plautius
Nascita 4 a.C. circa
Consolato 29 d.C.
Legatus Augusti pro praetore della Pannonia (?);
43-47 d.C. in Britannia

Aulo Plauzio, in latino Aulus Plautius (... – ...), è stato un politico e militare romano, che nell'anno 43 d.C. diede inizio alla conquista romana della Britannia, di cui fu anche il primo governatore (43 - 47 d.C.).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carriera politica e militare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cursus honorum.

Si sa poco sugli inizi della sua carriera. Da un'iscrizione si viene a sapere che fu coinvolto nella soppressione di una rivolta di schiavi in Apulia, prima del 14, insieme a Marco Elio Celere.[1] Fu console suffetto nella seconda metà del 29 e fu governatore, forse della provincia della Pannonia. Nei primi anni del regno di Claudio sappiamo da un'inscrizione che supervisionava la costruzione di una strada tra Trieste e Fiume.[2]

Claudio gli affidò il compito di condurre l'invasione della Britannia nel 43,[3] in supporto di Verica, re degli Atrebati e alleato di Roma, che era stato deposto dai Catuvellauni. Al comando di quattro legioni (la IX Hispana, la II Augusta, la XIV Gemina e la XX Valeria Victrix), oltre a circa 20.000 ausiliari (compresi Traci e Batavi). La II Augusta era sotto il comando del futuro imperatore Tito Flavio Vespasiano. Gli altri comandanti erano: il fratello di Vespasiano, Tito Flavio Sabino e Gneo Osidio Geta (di cui parla Cassio Dione). Gneo Senzio Saturnino, che è menzionato da Eutropio, potrebbe, in realtà, avere soltanto accompagnato solo successivamente Claudio.

Sulle coste settentrionali della Gallia Plauzio fece fronte ad un ammutinamento delle sue truppe, riluttanti ad attraversare l'Oceano e ad andare a combattere ai limiti del mondo conosciuto. Rientrato l'allarme, l'invasione ebbe inizio (i romani potrebbero essere approdati a Richborough, nel Kent). I Britanni, guidati da Togodumno e Carataco dei Catuvellauni, erano riluttanti ad affrontare in campo aperto i romani, ma preferivano, invece, darsi alla guerriglia. Tuttavia, Plauzio sconfisse prima Carataco e poi Togodumno sui fiumi Medway e Tamigi. Togodumno morì poco dopo, mentre Carataco, che era sopravvissuto, continuò ad essere una spina nel fianco per gli invasori (fino al 51, quando, sconfitto da Publio Ostorio Scapula, si rifugiò presso i briganti, ma venne fatto prigioniero dalla loro regina, Cartimandua, alleata di Roma).

Raggiunto il Tamigi, Plauzio, ricevuti rinforzi, marciò sulla capitale catuvellauna, Camulodunum (Colchester). Su questo territorio venne creata una provincia, mentre alleanze vennero strette con i popoli vicini. Plauzio divenne governatore, carica che mantenne fino al 47, quando fu sostituito da Publio Ostorio Scapula. Rientrato a Roma, a Plauzio fu tributata un'ovatio.[4]

Parentele[modifica | modifica wikitesto]

Plauzio era probabilmente un lontano parente della prima moglie di Claudio, Plauzia Urgulanilla. Quinto Plauzio, console nel 36, era probabilmente suo fratello più giovane. Sua sorella sposò Publio Petronio: loro figlio (forse adottivo), Publio Petronio Turpiliano, fu poi console e governatore di Britannia.

Valendosi della sua patria potestà nel 57 Aulo Plauzio sottopose la moglie Pomponia Grecina a giudizio perché accusata di essere seguace di un «culto estraneo»; le figure storiche di Aulo Plauzio e Pomponia Grecina hanno ispirato gli omonimi personaggi nel romanzo Quo vadis? di Henryk Sienkiewicz.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ CIL IX, 2335.
  2. ^ CIL V, 698.
  3. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, 14.1; Cassio Dione, LX, 19.
  4. ^ Cassio Dione, LXI, 30.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • Adrian K. Goldsworthy, Storia completa dell'esercito romano, Modena, Logos, ISBN 978-88-7940-306-1.
  • Albino Garzetti, L'Impero da Tiberio agli Antonini, Bologna, Cappelli, 1960.
  • Lawrence Keppie, The Making of the Roman Army: from republic to empire, cap. 3, Totowa (NJ), Barnes & Noble Books, 1984, ISBN 0-8061-3014-8.
  • Edwar N. Luttwak, La grande strategia dell'Impero romano dal I al III secolo d.C., Milano, Rizzoli, 1981, ISBN. (recensione di Tristano Gambini)
  • Santo Mazzarino, L'Impero romano, 3 voll., Laterza, Roma-Bari, 1973 e 1976 (v. vol. I); riediz. (2 voll.): 1984 e successive rist. (v. vol. I)
  • Mario Pani, Il principato dai Flavi ad Adriano in AA.VV., Storia di Roma, Einaudi, Torino, 1990, vol. II, tomo 2; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. vol. XVI)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]