Pinacoteca civica (Ascoli Piceno)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 42°51′11.88″N 13°34′37.2″E / 42.8533°N 13.577°E42.8533; 13.577

Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno
Ingresso
Ingresso
Tipo Raccolta municipale di dipinti, sculture, mobili e strumenti musicali
Indirizzo Palazzo del Municipio, Piazza Arringo
Sito http://www.ascolimusei.it/home.php

La Pinacoteca civica di Ascoli Piceno, considerata tra le più importanti della regione Marche, si trova nelle ali nord ed ovest al primo ed al secondo piano del Palazzo del Municipio nella Piazza Arringo.

L’allestimento ebbe inizio nell'anno 1861 per iniziativa di due ascolani: Giorgio Paci e Giulio Gabrielli, cui seguì un’ulteriore sistemazione, nel 1921, quando ebbero luogo la selezione e la scelta delle opere più rappresentative da custodire all'interno dell’esposizione.

Le opere presenti che arricchiscono il patrimonio artistico della pinacoteca provengono da conventi, chiese e da donazioni di privati, tra le più note si annoverano le collezioni di Antonio Ceci, Ernesto Verrucci e quella dei mobili della famiglia dei conti Sgariglia.

Le attuali 15 sale espositive ospitano un ragguardevole numero di opere pittoriche su tela e su tavola, datate dal XIV al XX secolo, sculture, affreschi rimossi, raccolte numismatiche, ceramiche, grafiche costituite da stampe e disegni, strumenti musicali e miniature.

Tra gli artisti più famosi presenti si citano: Tiziano, Tintoretto, Guido Reni, Carlo Crivelli, Pietro Alamanno, Cola dell'Amatrice, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Luca Giordano, Alessandro Magnasco detto il Lissandrino, Bernardo Bellotto detto il Secondo Canaletto, Ferdinando Cicconi, Strozzi ed altri. Tra gli artisti ascolani figurano le pitture di Giulio Cantalamessa, Giulio Gabrielli, Dino Ferrari. Le sculture di Ercole Rosa, Tenerani, Del Gobbo, Panichi, Ximenes, Ortenzi ed ancora altri.

Le sale[modifica | modifica sorgente]

  • Sala della Vittoria - dedicata alle opere di Cola dell’Amatrice;
  • Sala del Piviale - ospita il Piviale di Niccolò IV ed opere di Carlo Crivelli e Pietro Alamanno;
  • Sala de Magistris - dove spicca il dipinto di un anonimo autore del Cinquecento intitolato Madonna del Rosario;
  • Galleria - con esposte tele di Tiziano e Guido Reni;
  • Sala Ceci – presenta raccolta la maggior parte della collezione donata dal medico ascolano Antonio Ceci vissuto nel 1800;
  • Sala di Cecco - dedicata a Cecco d'Ascoli, dove è esposto il ritratto che il pittore Giulio Cantalamessa dipinse per raffigurare il letterato ascolano;
  • Sala che raccoglie sculture del 1800 di Raffaele Beliazzi ed altre opere di Maratti e Ghezzi del 1600;
  • Sala Fior di Vita – con il tondo della Passeggiata amorosa di Giuseppe Pellizza da Volpedo;
  • Sala De Carolis – l’Autoritratto di Augusto Mussini;
  • Sala Giosaffatti – dedicata a Lazzaro e Giuseppe Giosaffatti, scultori del XVIII secolo;
  • Sala Pasqualini – dove è esposta la collezione di liuteria.

Le opere[modifica | modifica sorgente]

Il Piviale di Niccolò IV[modifica | modifica sorgente]

La pinacoteca custodisce anche "un unicum" magnifico e prezioso: il Piviale di manifattura inglese del XIII secolo, perfettamente conservato, che il Papa ascolano Niccolò IV donò alla Cattedrale della città il 28 luglio 1288. Il paramento è realizzato in tessuto di tipo sciàmito, (tessitura di seta composta da due orditi, fondo e legatura, e da un numero minimo di due tramature legate in diagonale), misura cm 159X340, raro esempio di "opus angelicanum", arricchito di broccato a fili in oro e riccamente ornato da tre serie di figurazioni, ricamate in seta, racchiuse all'interno di clipei disposti in registri orizzontali. Nelle tre serie si mostrano 16 ovali e 4 semiovali che recano rappresentate figure istoriate di Evangelisti, pontefici, una crocifissione nell'ovale centrale, e l'immagine della Madonna.

In origine era decorato anche da perle e da gemme che furono poi rimosse e vendute per corrispondere la taglia imposta, nel periodo dell'invasione napoleonica, dal generale Rusca nel 1797.

Il piviale fu rubato il 6 agosto 1902 dalla cattedrale ascolana e per due anni non se ne ebbero notizie. Nel 1904 ricomparve esposto all'interno del South Kensington Museum di Londra risultando di proprietà dal banchiere e filantropo americano John Pierpont Morgan che lo aveva acquistato ignorandone la provenienza. Il banchiere conosciuta la storia ed il furto del manufatto lo riconsegnò gratuitamente allo Stato Italiano il 28 luglio 1907. Da allora il Comune di Ascoli si occupa della sua custodia.

Alcune opere pittoriche su tela e su tavola[modifica | modifica sorgente]

Si considerano tra le più rappresentative:

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giambattista Carducci, Su le memorie e i monumenti di Ascoli nel Piceno, Fermo, S. Del Monte, 1853, pp. 69-70;
  • Antonio Rodilossi, Ascoli Piceno città d'arte,"Stampa & Stampa" Gruppo Euroarte Gattei, Grafiche STIG, Modena, 1983, pp. 90-94;
  • Giulia D'Angelo - Alberto Martín Esquivel, Pinacoteca civica di Ascoli Piceno: Il medagliere della collezione Odoardi in Annali dell'Istituto Italiano di Numismatica, 57 (2011), pp. 193-197;

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]