Orciano di Pesaro

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Orciano di Pesaro
comune
Orciano di Pesaro – Stemma
Orciano di Pesaro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Pesaro e Urbino-Stemma.png Pesaro e Urbino
Amministrazione
Sindaco Stefano Bachiocchi (lista civica) dal 16-5-2011
Territorio
Coordinate 43°41′19.93″N 12°57′55.8″E / 43.688869°N 12.9655°E43.688869; 12.9655 (Orciano di Pesaro)Coordinate: 43°41′19.93″N 12°57′55.8″E / 43.688869°N 12.9655°E43.688869; 12.9655 (Orciano di Pesaro)
Altitudine 264 m s.l.m.
Superficie 23,79 km²
Abitanti 2 097[1] (31-12-2013)
Densità 88,15 ab./km²
Frazioni Montebello, Rupoli, Schieppe
Comuni confinanti Barchi, Mondavio, Monte Porzio, Montemaggiore al Metauro, San Giorgio di Pesaro, Sant'Ippolito, Serrungarina
Altre informazioni
Cod. postale 61038
Prefisso 0721
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 041040
Cod. catastale G089
Targa PU
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 285 GG[2]
Nome abitanti orcianesi
Patrono santa Caterina d'Alessandria
Giorno festivo 25 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Orciano di Pesaro
Posizione del comune di Orciano di Pesaro nella provincia di Pesaro e Urbino
Posizione del comune di Orciano di Pesaro nella provincia di Pesaro e Urbino
Sito istituzionale

Orciano di Pesaro (Orciàn in dialetto gallo-italico marchigiano) è un comune italiano di 2 097 abitanti[1] della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Paese dell'entroterra marchigiano, sorge sulla sommità di un'ampia collina spartiacque che si eleva tra le valli del fiume Metauro e del fiume Cesano nell'entroterra fanese. Dista circa 40 km da Pesaro, capoluogo di provincia, e 70 km da Ancona, capoluogo di regione. Il territorio comunale si estende per 24 km quadrati ed è prevalentemente di natura collinare, in una posizione a 267 m sul livello del mare.

Le frazioni si estendono in direzione Nord Ovest rispetto al centro del paese partendo da Rupoli, passando per Montebello fino ad arrivare a Schieppe, situata nelle vicinanze della superstrada E78.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

« Oscura ed incerta è l'origine di Orciano. »
(Agostino Scipioni, Topografia statistica di Orciano, Pesaro 1860)
Il dio pagano Giano bifronte.
La forma dell'urna, l'orcio.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Da alcuni manoscritti sopravvissuti all'incendio dell'archivio dello Stato di Urbino, provocato da Lorenzo dei Medici tra il 1516 e il 1517, si rileva l'esistenza di una selva boscosa ben estesa nel luogo in cui oggi sorge Orciano. Secondo Agostino Scipioni, storico segretario municipale, le ipotesi etimologiche sono due.

La prima spiegazione etimologica vuole che all'interno della selva si trovasse il tempio del dio Giano, divinità pagana che preannunciava il futuro. In quel tempio vi si recavano i devoti che cercavano risposte dall'oracolo che in cambio portavano delle offerte, quali monete d'oro e d'argento, che venivano poste all'interno di un vaso di creta a forma di orcio sopra all'altare del dio. Grazie alle offerte prelevate dall'urna venne costruito un piccolo castello sul colle Palatino, odierno Monte Palazzino, il quale però venne completamente distrutto durante l'invasione dei Goti. Come supposto da Agostino Scipioni, il nome "Orciano" dovrebbe la sua etimologia all'urna del dio pagano, l'orcio di Giano, (LA) ŭrceus Iāni, da cui le trasformazioni in "Urgiano", "Urceano", "Urciano" e infine "Orciano".

L'altra spiegazione dell'etimologia, fornita dallo stesso Scipioni, risale alla battaglia del Metauro del 207 a.C., combattuta tra i romani e i cartaginesi di Asdrubale. Dopo la vittoria dei romani, il console Tiberio Claudio Nerone andava alla ricerca di Annone, generale di Asdrubale, con l'ordine latino: "Urgeat Annonem!", ovvero "Si insegua Annone!", da cui "Urgeat" probabilmente sarebbe mutato in "Urgeano" e infine in "Orciano".

Una congettura finale di Scipioni lascia però intendere che l'origine più probabile del nome sia la prima.

Origine del castello medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico Pietro Maria Amiani scrive, nel 1751, Memorie istoriche della città di Fano, nel quale parla di un'origine assai antica di Orciano. Su questo pare siano d'accordo anche i cartografi Abramo Ortelio, Giovanni Antonio Magini e Vincenzo Maria Coronelli. Lo storico Sebastiano Macci di Casteldurante nel De bello Asdrubalis narra la fondazione di un nucleo abitativo ad opera di cartaginesi in fuga dalla battaglia del Metauro del 207 a.C. Una prova di ciò sarebbe il ritrovamento, nel 1759, di una zanna d'elefante dell'epoca, che il celebre magistrato orcianese Cosimo Betti donò all'amico letterato Giovanni Battista Passeri, attualmente conservata presso il museo archeologico oliveriano di Pesaro.

Notizie più certe si hanno a partire dal VII secolo, periodo in cui, con l'avvento del cristianesimo, la popolazione abitante ad Orciano aderì alla fede in Cristo, lasciando le abitudini pagane: il tempio di Giano fu demolito e fu innalzata la chiesa di Santa Maria della Pieve, di cui si ha testimonianza dell'esistenza grazie a due bolle pontificie, pubblicate dall'Amiani, del 5 maggio 1156 di papa Adriano IV e del 18 aprile 1178 di papa Alessandro III. Con il nome di "pieve", si indicava una chiesa rurale con annesso il battistero ed era consuetudine già nell'alto medioevo di considerarla "chiesa matrice", da cui dipendevano altre chiese e cappelle prive di battistero. La Pieve infatti sarebbe sorta con molta probabilità nell'alto medioevo, intorno al V secolo, e avrebbe assunto potere sulle altre chiese e cappelle del territorio. Tuttavia della pieve, situata in origine con ogni probabilità nella zona corrispondente all'attuale via Pieve Canneti, oggi non rimane quasi più nulla se non il battistero di marmo, ritrovato durante gli scavi del 1814.

L'origine del primo vero nucleo abitativo di Orciano è legata quindi alla costruzione della chiesa della Pieve e al disboscamento della selva boscosa nel punto più alto della collina, per la costruzione del grande castello medioevale cui seguì anche la costruzione di spesse cinta murarie, attribuite da alcuni storici all'opera degli illirici. Nel 700 il castello faceva parte dell'Esarcato di Ravenna, governato a quel tempo dall'esarca Eutichio. Eutichio volle dar prova di subordinazione al vescovo di Fano San Paterniano, donando la chiesa di Santa Maria della Pieve e metà del castello di Orciano al monastero della città di Fano, allora sotto custodia benedettina. Queste donazioni furono confermate ai benedettini da papa Zaccaria nel 743, quando si fermò a Fano prima di dirigersi a Ravenna a firmare la pace con il re longobardo Liutprando. E il dominio dei benedettini fu confermato, arricchito e protetto dai papi Adriano IV e Alessandro III, con le bolle già citate in precedenza. L'imperatore Federico Barbarossa, nemico della Santa Sede, volle conquistare le simpatie fanesi, togliendo ai monaci benedettini i castelli che possedevano, e sottopose perciò il castello di Orciano al governatorato della città di Fano nel 1192. In seguito, il figlio di Barbarossa Enrico VI, costituì il castello di Orciano in feudo nel 1196, insieme con Mondavio, Mondolfo, San Costanzo e Pergola, e lo donò in un secondo momento alla famiglia ghibellina degli Ubaldini di Tiferno.

Periodo dei Malatesta[modifica | modifica wikitesto]

Blasone dei Malatesta.

Nel 1306 i Malatesta, signori di Rimini, occuparono una prima volta il castello di Orciano e dopo alcuni episodi fu Galeotto I Malatesta a entrarne in possesso nel 1339, quando usurpò Fano e il relativo contado formato da diciotto castelli, tra cui Orciano. Papa Clemente VI confermò nel 1343 l'impresa di Galeotto, ma questo senza interessarsi di chiedere delibera pontificia, nominò quattro anni più avanti sette capitani che amministrassero il vicariato dei diciotto castelli. Uno dei capitani fu di reggenza a Mondavio ed ebbe il controllo inoltre del castello di Orciano, si San Costanzo e di Montemaggiore. Per il mantenimento delle forze armate, Galeotto forzò gli abitanti di Orciano a ingenti pagamenti di tasse per il finanziamento delle forze armate, così le popolazioni si ribellarono e insorsero contro Galeotto e i suoi capitani. Galeotto si vendicò sul castello di Orciano con le sue milizie e al suo passaggio vi lasciò macerie e vittime.

Fu nell'anno 1348 che, per frenare e dissolvere la rabbia degli abitanti e per attrarre il loro consenso, Galeotto vi fece costruire la Porta detta "di sotto" e la "Torre", quest'ultima più nota nei secoli come "Torre Malatestiana", che in realtà doveva servire da osservatorio contro le possibili avanzate dei capi ribelli orcianesi. Nella Porta "di sotto", che costituiva l'accesso principale al castello, gli orcianesi ormai in balìa della giurisdizione di Galeotto Malatesta vi fecero incastonare l'arme dei Malatesta, scolpita in pietra arenaria. Dell'antica porta d'accesso principale di epoca malatestiana non rimane alcuna traccia, poiché fu sostituita dall'opera, un secolo più tarda, di Giovanni Della Rovere, ancor'oggi apprezzabile.

Nel 1356 Galeotto Maletesta fu sconfitto dalle truppe del cardinale ispanico Egidio Albornoz presso Paterno, nei pressi di Ancona. Orciano tornò sotto la città di Fano per decisione del cardinale Albornoz, ma dalla città fanese passò di nuovo a Galeotto Malatesta, che ottenne tuttavia il perdono dal papa avignonese Innocenzo VI con una lettera del 20 giugno 1355, nella quale fu confermato Signore di Fano e a cui seguì anche il nuovo titolo di Vicario della Santa Sede.

A Galeotto, morto a Cesena a ottantasei anni nel 1386, successe il figlio minore Pandolfo III Malatesta, alla tenera età di 14 anni. Pandolfo III fu Signore di Fano e Senigallia e Vicario di Mondavio, nella cui vicaria vi era il castello di Orciano. Durante l'età minorile fu seguito nel governo dalla madre Gentile Da Varano (figlia di Rodolfo II Da Varano) e dal fratello maggiore Carlo. Alla morte di Pandolfo III, seguì il governo del figlio Galeotto Roberto, insieme ai fratelli Sigismondo Pandolfo e Domenico (detto Novello), guidati dalla moglie del defunto Carlo I, Elisabetta Gonzaga.

Periodo dei da Montefeltro e Della Rovere[modifica | modifica wikitesto]

Blasone dei da Montefeltro.
Blasone dei Della Rovere.

Rimase al governo Sigismondo Pandolfo che, il 25 settembre 1463, fu sconfitto alla foce del fiume Cesano da Federico da Montefeltro, conte d'Urbino, sotto le dipendenze di papa Pio II. Sigismondo rimase tuttavia signore di Rimini ma perse il vicariato di Fano, Mondavio e Senigallia, che ritornarono sotto il potere diretto della chiesa, dapprima nelle mani di papa Pio II, poi di papa Paolo II e infine di papa Sisto IV Della Rovere, eletto romano pontefice nel 1471. Proprio sotto il pontificato di quest'ultimo iniziò il lungo periodo del dominio dei Della Rovere, di origine ligure, nel territorio marchigiano. Il papa nepotista collocò i suoi sei nipoti in importanti cariche ecclesiastiche e laiche: tra questi, Giuliano Della Rovere, che divenne in seguito papa con il nome di Giulio II, mentre Giovanni Della Rovere divenne il vicario pro tempore della Chiesa romana sulla signoria di Senigallia e sulla vicaria di Mondavio. Siccome Giovanni della Rovere aveva solo diciassette anni all'avvio dell'incarico, il controllo del vicariato di Mondavio spettò in primo tempo al Conte di Urbino, Federico da Montefeltro.

I rapporti tra i Montefeltro e i Della Rovere si fecero più concreti con il matrimonio tra Giovanni Della Rovere e Giovanna da Montefeltro, figlia di Federico. Per quell'occasione il papa donò con abilità diplomatica il titolo di duca di Urbino a Federico da Montefeltro, con la bolla del 23 agosto 1474; il disegno del papa, con l'ufficializzazione del legame tra i Della Rovere e i Montefeltro, era evidente: unire il vicariato di Mondavio e la signoria di Senigallia al Ducato di Urbino. Questo progetto si realizzò con il figlio di Giovanni della Rovere e Giovanna Da Montefeltro, Francesco Maria I Della Rovere. Il blasone dei Della Rovere recava la rovere ghiandifera che, grazie il matrimonio, si arricchì degli stemmi dei Montefeltro e degli Aragona, poiché Giovanni Della Rovere fu adottato da Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli.

Giovanni della Rovere a Orciano portò la costruzione di nuove cinta murarie e di una nuova porta d'ingresso principale sud-ovest al castello con la porta ad arco a botte, al di sopra della quale si erge il suo blasone con la iscrizione IO DUX, in riferimento al suo ducato di Sora, oppure un probabile riferimento al ducato di Urbino. Il blasone presente sopra la porta d'accesso principale è inquartato: riporta lo stemma degli Aragona nel primo e nel quarto quadrante, la rovere ghiandifera dei Della Rovere nel secondo e lo stemma dei da Montefeltro nel terzo. Sormonta il tutto l'elmo nobiliare e la sfinge senza ali con sette serpenti in testa, sotto i quali vi è un cartiglio, in cui si legge: HINC [VIRTUTES] NOSTRAS LICET ESTIMARE, ovvero "Da ciò si possono valutare le nostre [doti]".

A Giovanni Della Rovere si deve anche la costruzione della Chiesa di Santa Maria Novella, progettata dall'architetto Baccio Pontelli, che decise di integrarvi la preesistente Torre Malatestiana. Giovanni Della Rovere lasciò il suo potere al figlio nel 1501, data della sua morte. Francesco Maria I Della Rovere, undicenne, fu inviato dallo zio paterno, il cardinale Giuliano della Rovere (futuro papa Giulio II), presso lo zio materno, il duca Guidobaldo I da Montefeltro. Presto iniziarono i contrasti con il duca Valentino, Cesare Borgia, retto dal pontefice Alessandro VI, che nel 1502 si impossessò della città di Urbino con inganno. Tra il 1502 e il 1503 le truppe di Borgia occuparono Orciano e i paesi limitrofi fino alla morte di papa Borgia e la successione di papa Giulio II Della Rovere, che fece cessare immediatamente il potere del duca Valentino. Alla morte del duca Guidobaldo della Rovere, il nipote Francesco Maria I Della Rovere divenne duca di Urbino, signore di Mondavio e di Senigallia.

Tuttavia, con la successione al soglio pontificio di papa Leone X della famiglia de' Medici, il Ducato di Urbino fu affidato a Lorenzo de' Medici. A Orciano, Giovanni De' Medici dalle Bande Nere alloggiò per alcuni giorni per organizzare la guerra di Urbino, che terminò con la sconfitta dei de' Medici. Orciano tornò sotto Francesco Maria I Della Rovere, che morì nel 1538 e il suo regno passò al figlio Guidobaldo II Della Rovere.

Francesco Mingucci, acquerello di Orciano di Pesaro, 6 aprile 1626. Tratto dal Codice Barberiniano 4434, presso la Biblioteca Vaticana.

Periodo dello Stato della Chiesa e del Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio orcianese fu concesso in feudo dal duca di Urbino Guidobaldo, con il titolo di contea, al generale Antonio Landriani, che divenne conte di Orciano. Egli morì senza eredi diretti nel 1557 e la contea tornò nelle mani del duca. Il feudo fu poi consegnato dal duca Guidobaldo al nipote del Landriani, Pietro Bonarelli detto Della Rovere, che divenne perciò conte di Orciano il 6 settembre 1559 e poi fu elevato a marchese, nel 1571, con la costituzione del marchesato di Orciano e Barchi, per concessione di papa Pio V al duca di Urbino. Alla morte di Guidobaldo II divenne duca il figlio Francesco Maria II, che fece prima allontanare e poi condannare ingiustamente il marchese Pietro Bonarelli Della Rovere e il cognato Antonio Stati, conte di Montebello, alla pena di morte, con l'accusa di aver attentato alla sua persona quando era principe.

Per sua fortuna il Bonarelli riuscì a scappare, ma solo in seguito fu riconosciuto innocente e riabilitato, mentre lo Stati fu imprigionato, torturato e infine decapitato. Orciano tornò quindi sotto il Ducato di Urbino che, nel 1631, fu devoluto alla Santa Sede, con la scomparsa di Francesco Maria II, morto senza eredi, ultimo dei Della Rovere. Nel 1860 i territori della legazione delle Marche, appartenuti fino allora allo Stato della Chiesa, furono annessi al regno di Sardegna sabaudo in seguito alla spedizione dei Mille garibaldina e alla battaglia di Castelfidardo e l'assalto di Ancona. Nel 1861 si costituì il Regno d'Italia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria Novella[modifica | modifica wikitesto]

Facciata esterna della chiesa con il portale scolpito in pietra bianca attribuito a Raffaello Sanzio.

La chiesa rinascimentale di Santa Maria prende l'appellativo di "Novella" per via della preesistente chiesa di Santa Maria della Pieve, esistente fin dal 1156 a Orciano, come attestato dalla bolla di papa Adriano IV del 5 maggio 1156. La chiesa Novella si trova nel cuore del centro storico di Orciano, sulla destra provenendo dal corso Matteotti e dall'ingresso principale al Castello. La sua erezione risale al 1492, per disegno dell'architetto Baccio Pontelli, descritto da Giorgio Vasari come l'architetto di papa Sisto IV in Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori.

Affresco Madonna del parto.
Lapide che attesta l'elevazione della chiesa a Basilica Collegiata.
Lapide che attesta la donazione della reliquia del Santo Stercore.

Frate Grazia di Francia, storiografo dei Della Rovere, afferma che Giovanni della Rovere, nipote di papa Sisto IV, vi fece costruire ad Orciano "una eccellente et preciosa chiesa" nel periodo in cui il Castello di Orciano entrò a far parte dei suoi possedimenti sempre grazie al suddetto papa. Questa opera rinascimentale fu poi adornata dai Cavalieri di Malta, i cui tratti inconfondibili sono presenti all'ingresso e al centro della chiesa con la Croce di Malta, il Fiore di Loto nella colonna che separa l'altare centrale dalla cappella della Madonna di Loreto e la Rosa, in cima alla cupola. Quest'ultima però è più facilmente attribuibile al Pontelli, in analogia con altre strutture da lui create portanti questo medesimo segno. Sotto l'abaco delle colonne, agli angoli, si riscontra la presenza della rovere ghiandifera, diretto riferimento ai Della Rovere.

L'intuizione del Pontelli fu quella di integrare nell'angolo posteriore sinistro della chiesa la preesistente Torre Malatestiana (datata 1348), alla cui base vi realizzò la cappella laterale sinistra dedicata al SS. Sacramento. Come rileva il Vasari, la Torre dovette subire delle modifiche sia interne sia esterne per adeguarsi allo stile della nascente chiesa e diventando, a detta dello stesso storico, "la più bella torre elevata nelle Marche durante il Rinascimento".

Presenta una bassa facciata rettangolare con paramento in mattoni a vista e una fascia di riquadri a basso rilievo al di sopra della quale si aprono tre finestre rotonde strombate, di cui la centrale sopra il portale è la più grande. L'ingresso della chiesa quindi presenta un portale in pietra bianca scolpita in bassorilievo che la tradizione associa a Raffaello Sanzio, ma si tratta di un riferimento non documentato e talvolta criticato: l'architetto Gianni Volpe sosteneva infatti che fosse opera di costruttori lombardi. Si tratta di una forma a tabernacolo, con un avancorpo triangolare che poggia sul fregio arricchito da pregiati bassorilievi e sull'architrave che finalmente scende nelle colonne corinzie.

Ha una pianta quadrata e all'interno lo spazio è diviso in tre navate. Nel lato orientale troviamo tre cappelle, due laterali e una centrale. La cappella laterale sinistra è dedicata al SS. Sacramento mentre la cappella laterale destra è dedicata alla Madonna di Loreto e qui si trova anche un piccolo coro del Cinquecento. La cappella centrale ospita l'altare maggiore e posteriormente il coro in noce, entrambe opere del Settecento. Le navate sono divise da quattro colonne cilindriche in pietra che sorreggono il capitello, l'architrave, il fregio e la cornice. Al di sopra partono:

- il sistema delle volte a crociera che si estende sopra le navate laterali e nella porzione anteriore e posteriore della navata centrale,
- quattro archi a botte in pietra grigia che sorreggono la cupola emisferica (esternamente nascosta da un tiburio) che a sua volta, come una semicalotta, sorregge un lanternino.
Interno della chiesa.

All'interno l'intonaco bianco è prevalente, con uno stacco in alto rappresentato da una cornice in pietra grigia che percorre tutto il perimetro e individua al di sopra delle lunette in cui è presente un gioco di oculi aperti e chiusi, presenti anche all'interno della cupola. Le decorazioni interne sono opera dello stuccatore Federico Brandani e sono presenti sulla volta e sulle pareti della cappella centrale, dove vi si trovano l'altare maggiore e il coro in noce del 1700 e sulla cappella laterale destra.

Sui lati destro e sinistro troviamo tre nicchie per parte che si estendono fino alla cornice in pietra e due di esse ospitano opere di rilievo. La prima sulla destra ospita la statua lignea del Cristo Risorto che mostra un Gesù splendente di luce sopra la propria tomba con la bandiera della vittoria che abbaglia un soldato. Tale opera è attribuita a un'artista della scuola romana del XVII secolo. Tra la seconda e la terza nicchia di destra è possibile vedere l'affresco della "Madonna del parto" che rappresenta Maria con Gesù sucente e due angeli che la incoronano. Dell'autore non si sa nulla ma si conosce il committente, un tale Paolo da Gaifa di Fossombrone e l'anno di esecuzione, 1510. La prima nicchia sulla sinistra invece ospita il fonte battesimale in pietra e al di sopra un'opera in cartapesta di Gesù Crocifisso datata 1600. A sinistra è collocata la statua della Madonna Addolorata mentre sulla destra v'è sant'Agnese con un agnellino sul braccio destro. Scorrendo tra la seconda e la terza nicchia si trova un dipinto incorniciato di Paolini del 1820 che rappresenta la visita di Maria alla cugina Elisabetta.

La chiesa di Santa Maria Novella nel 1766 fu promossa a basilica collegiata da papa Clemente XIII e a ricordo di questa proclamazione vi sono tuttora due lapidi all'ingresso della cappella di sinistra. In occasione dell'evento fu donata dal cardinale Nicolò Maria Antonelli la reliquia di San Stercore, conservata all'interno dell'altare maggiore. Nel corso dei secoli il titolo di collegiata fu perso. L'annessa sacrestia venne realizzata cinquant'anni dopo la costruzione della chiesa, in particolare nell'anno 1542, nella metà casa adiacente alla chiesa come da atto notarile firmato dal notaio Camillo Gabucci.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Lettere e arti[modifica | modifica wikitesto]

Dal XVIII al XIX secolo Orciano fu sede di un'associazione culturale di lettere, scienze e belle arti nota come Accademia dei Tenebrosi. Si è ricostituita nell'anno 1992 e ha ripreso la sua attività culturale con lo scopo di "sviluppare la conoscenza della cultura contemporanea in tutte le sue forme artistiche".

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 16 - 17 agosto, in occasione della memoria di San Rocco, si svolge il Mercato antico di San Rocco. Si tratta di una rievocazione di un mercato ottocentesco con vendita di prodotti artigianali. Intorno al mercato si svolge una rievocazione storica in cui tutto il paese è riportato all'Ottocento attraverso i costumi tradizionali d'epoca, il mercato del bestiame e le locande. Le antiche botteghe evocano professioni del passato come quella del cordaio, del vetraio o del ramaio. La manifestazione è organizzata dalla pro-loco del comune.

Persone legate ad Orciano di Pesaro[modifica | modifica wikitesto]

  • Galvano Galvani, militare a servizio dei della Rovere, scrisse l'opera Il Castellano. Avvertimenti et ordini, che convengono ad un castellano in una fortezza semplice con quel far devono i soldati di quella, et curra de'prigioni, che in essa sarano (1580).
  • Cosimo Betti (Orciano di Pesaro, 28 marzo 1727 - 28 maggio 1814), magistrato e letterato, autore del poema La consumazione del secolo (1793). Padre di Niccolò Betti e di Teofilo Betti; nonno del letterato Salvatore Betti.
  • Niccolò Betti (Orciano di Pesaro, 1756 - ...), O.F.M., progettatore della macchina volante con le ali descritta nell'opera Pterometria o sia descrizione di una macchina capace al volo (1810); figlio di Cosimo Betti.
  • Salvatore Betti (Orciano di Pesaro o Roma, 31 gennaio 1792 - Roma, 4 ottobre 1882), letterato, docente di storia e mitologia, segretario perpetuo presso l'Accademia di San Luca, censore della Ponteficia Accademia Romana di Archeologia; figlio di Teofilo Betti e nipote di Cosimo Betti.
  • Carisio Ciavarini (Orciano di Pesaro, 20 ottobre 1837 - Montemaggiore al Metauro, 17 agosto 1905), insegnante, archivista, archeologo.
  • Ivo Ciavarini Doni (Orciano di Pesaro, 1844 - Mondolfo, 1908), filosofo, filologo, studioso di storia e antropologia marchigiana, saggista.
  • Giò Pomodoro (Orciano di Pesaro, 17 novembre 1930 - Milano, 21 dicembre 2002), scultore, orafo, incisore, scenografo.
  • Patrizio Saudelli (Orciano di Pesaro, 1961), tenore, musicista.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Assieme ai comuni di Barchi, Piagge e San Giorgio di Pesaro forma l'Unione Roveresca. Ha fatto parte della Comunità Montana del Metauro fino al 1º gennaio 2011, data di soppressione dello stesso ente locale.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 1987 6 giugno 1992 Comm. Quinto Bruno Bacchiocchi Sindaco
7 giugno 1992 26 aprile 1997 Fabio Menchetti Sindaco
27 aprile 1997 12 maggio 2001 Stefano Bacchiocchi lista civica Sindaco
13 maggio 2001 27 maggio 2006 Stefano Bacchiocchi lista civica Sindaco
28 maggio 2006 15 maggio 2011 Guerrino Paupini centro-sinistra Sindaco
16 maggio 2011 in carica Stefano Bacchiocchi lista civica Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Agostino Scipioni, Breve relazione topografica della terra di Orciano, Nobili, Pesaro 1860.
  • Franco Marini, Orciano di Pesaro. Aggiornamento storico, Banca di Credito Coopertivo di Orciano di Pesaro e Sant'Ippolito, 1991.
  • Franco Marini, Orciano di Pesaro. Guida al paese, Grapho 5, Fano 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]