San Costanzo

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San Costanzo
comune
San Costanzo – Stemma San Costanzo – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Pesaro e Urbino-Stemma.png Pesaro e Urbino
Amministrazione
Sindaco Margherita Pedinelli (lista civica) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate 43°45′47.12″N 13°04′09.64″E / 43.763089°N 13.069344°E43.763089; 13.069344 (San Costanzo)Coordinate: 43°45′47.12″N 13°04′09.64″E / 43.763089°N 13.069344°E43.763089; 13.069344 (San Costanzo)
Altitudine 150 m s.l.m.
Superficie 40,70 km²
Abitanti 4 841[1] (2011)
Densità 118,94 ab./km²
Frazioni Cerasa, Marotta, Stacciola.
Comuni confinanti Fano, Mondolfo, Monte Porzio, Piagge, San Giorgio di Pesaro, Trecastelli (AN)
Altre informazioni
Cod. postale 61039
Prefisso 0721
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 041051
Cod. catastale H809
Targa PU
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 193 GG[2]
Nome abitanti sancostanzesi
Patrono san Costanzo
Giorno festivo 15 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Costanzo
Posizione del comune di San Costanzo nella provincia di Pesaro e Urbino
Posizione del comune di San Costanzo nella provincia di Pesaro e Urbino
Sito istituzionale

San Costanzo (San Costànz in dialetto gallo-italico marchigiano[3]) è un comune italiano di 4.841 abitanti[4] della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini autentiche del nome e la reliquia del Santo[modifica | modifica sorgente]

Un'antichissima e consolidata tradizione vuole che San Costanzo si chiamasse originariamente Monte Campanaro che, in seguito al dono di una preziosa reliquia del braccio di San Costanzo martire (140 - 175 d.C.) da parte di una nobildonna di Perugia, avrebbe cambiato nome. Nella realtà, dall'esame di numerosi ed autorevoli documenti contenuti nel volume di Paolo Vitali "Storia di San Costanzo dalle Origini al XIX Secolo", quali il "Codex Diplomaticus Dominii Temporalis S. Sedis" e le " Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV - Marchia", si può con assoluta certezza affermare, che il castello di San Costanzo e quello di Monte Campanaro si trovavano territorialmente vicini ma tra loro ben distinti.

Il nome San Costanzo sarebbe in realtà un agiotoponimo (nome di luogo che si identifica con quello di un santo) e risalirebbe al periodo altomedievale della dominazione bizantina (VI secolo d.C.). Nel territorio esisteva certamente una piccola cappella o altare campestre intitolato al vescovo Costanzo martirizzato il 29 gennaio 175 d.C. e, da questo culto, originò il nome della località San Costanzo seguendo una consuetudine a quel tempo diffusissima. La reliquia del Santo protettore è effettivamente conservata negli archivi della chiesa collegiata. La sua presenza è attestata da un documento dell'archivio vescovile di Fano già nel 1734. Nel corso dei secoli i vari vescovi hanno rilasciato lettere di autenticità; l'ultima è di Sua Eccellenza Vincenzo Franceschini in data 26 maggio 1906: "Vincentius Franceschini Dei et Apostolicae Sedis Gratia Episcopus Fanensis ac eidem Sanctae Sedi immediate subiectus Universis, et singulis praesentes literas inspecturis fidem facimus, et attestamur, Nos ad majorem Omnipotentis Dei gloriam, suorumque Sanctorum venerationem recognivisse sacras particulas de Brachii S. Constantii Martiris quas ex authenticis locis extracta reverenter collocavimus in Urna lignea inaurata rettangularis figurae, crystallis munita bene clausa, et funicolo serico coloris rubri colligata, ac sigillo nostro signata, easque consignavimus cum facultate apud se retinendi, aliis donandi, et in quacumque Ecclesia, Oratorio, aut Cappella publicae Fidelium venerationis exponendi. In quorum fidem has literas testimoniales manu nostra subscriptas, nostroque sigillo firmatas per infrascriptum Sacrarum Reliquiarum Custodem expediri mandavimus. Fani ex Aedibus nostris Episcop. Die 26 Mensis Maii Anni 1906".[5]

I primi insediamenti[modifica | modifica sorgente]

I numerosi reperti archeologici datano all'VIII secolo a.C. la presenza dei primi villaggi nel territorio di San Costanzo: siamo agli inizi dell'età del ferro che si identifica, nel centro collinare, con la civiltà dei Piceni. A San Costanzo è stata rinvenuta una delle più antiche ed importanti necropoli picene. L'insediamento dei Piceni avrebbe avuto inizio nell'VIII secolo a.C. ed un suo consolidamento nei secoli VII e VI a.C. È inoltre ipotizzabile la presenza di un insediamento di Etruschi intorno al VI - V secolo a.C. Più avanti negli anni nel territorio dove oggi si trova San Costanzo venne a formarsi un pagus o vicus romano, un villaggio di campagna dove agricoltura e pastorizia formavano la maggiore occupazione; vista però la posizione strategica ai confini della Gallia cisalpina è assai probabile che vi fossero stanziate guarnigioni romane, incaricate del controllo di questa "zona cuscinetto". San Costanzo, con altri centri limitrofi, si trovava sulla direttrice della via Gallica, che permetteva di scendere agilmente dalle colline verso il mare e viceversa. In virtù della particolarissima geografia fu di primo piano il coinvolgimento di San Costanzo in una delle più importanti battaglie della storia, quella conosciuta come battaglia del Metauro (207 a.C.).

Il periodo altomedievale[modifica | modifica sorgente]

A questo periodo risalgono le prime fortificazioni difensive sulle alture di San Costanzo. Molti abitanti delle zone costiere andavano ad accrescere i numerosi insediamenti collinari, che offrivano maggiore possibilità di difesa dalle continue invasioni barbariche e dalla sanguinosa guerra gotico - bizantina che ebbe inizio nel 535 e trovò il suo epilogo solo nel 553. Al termine del conflitto gotico - bizantino e con la comparsa delle prime fortificazioni, San Costanzo viene ad assumere una più decisa rilevanza strategica pronto ad opporsi ad una nuova e temibile invasione che non si farà attendere, quella da parte dei Longobardi. Nel territorio di San Costanzo esistono svariati riscontri topografici segni certi della presenza dei Longobardi e dei popoli giunti al loro seguito: esempi fra i tanti Valdeprati che deriverebbe da Waldipert (toponimo longobardo da nome personale) e Montelibino (Monte di Libino) tipico toponimo longobardo di tipo settimànico (nome di persona preceduto da un appellativo). Altro toponimo settimànico è Fontanamaggio (Fontana di Magio o Maio). Con i Longobardi giunsero in Italia, a più riprese, altri popoli: i Sarmati, i Pannoni, i Gepidi, i Suavi, i Norci ed i Bulgari. L'antica presenza di questi ultimi, nel territorio di San Costanzo, è testimoniata da alcuni significativi toponimi quali Monte Bugaro, Rio Bugaro e Monte Bugra.

Il basso Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'appartenenza nel VI secolo alla Pentapoli marittima controllata dall'Esarca di Ravenna, San Costanzo, in virtù delle numerose concessioni imperiali, passa sotto il dominio dei Romani Pontefici. Nel 1283, come si evince dal Codex Diplomaticus Dominii Temporalis S. Sedis, è parte del contado di Fano. Dagli inizi del Trecento sarà la famiglia guelfa dei Malatesta ad esercitarne il diretto controllo. Nel 1434 il castello di San Costanzo risulta annesso al vicariato di Mondavio. Tre anni più tardi Sigismondo Malatesta cede a Bartolomeo del Palazzo la terra di San Costanzo ormai smembrata dal resto del vicariato; nel 1440 lo stesso Malatesta la riunirà ai suoi stati permutandola con Barchi e la Villa di San Sebastiano. Sei anni dopo San Costanzo, parte del vicariato, è ceduto a Fano da papa Eugenio IV con la bolla Licet Summorum Predecessorum Nostrorum del 13 aprile 1446. Venuta meno la fortuna dei Malatesta, con le capitolazioni del 25 settembre 1463 Fano ed i suoi territori tornano ad essere soggetti alla Sede Apostolica. Papa Pio II, il 28 novembre 1463, con la bolla Inter Multiplices Curas investe del vicariato suo nipote Antonio Piccolomini. Terminata la breve signoria dei Piccolomini con la morte di Pio II, San Costanzo torna sotto il controllo di Fano. Eletto quindi papa Sisto IV, il vicariato viene ceduto a Giovanni Della Rovere con la bolla Universalis Ecclesie Regimini del 12 ottobre 1474. Il duca Francesco Maria, nel 1512, concede in feudo il castello di San Costanzo all'antica e nobile famiglia milanese dei Landriani, nella persona del capitano Ambrogio. Con l'elezione al pontificato di papa Leone X, il Della Rovere vede vacillare la stabilità del proprio potere: nel 1517 è Lorenzo de' Medici ad occupare la terra di San Costanzo. Più avanti negli anni persistendo papa Leone X nel disegno di smembrare il ducato, cede nuovamente a Fano il vicariato di Mondavio e con esso San Costanzo (bolla Ad Apostolicae Dignitatis Apicem del 26 maggio 1520). Più tardi i Della Rovere, vedendosi nuovamente arridere la fortuna, recupereranno senza colpo ferire i territori loro appartenuti. Nel 1631, con la morte dell'ultimo duca Francesco Maria II, il Ducato di Urbino e con esso San Costanzo passa alla Santa Sede.

San Costanzo nello Stato Pontificio[modifica | modifica sorgente]

Venuta meno la successione dei Della Rovere, lo Stato di Urbino passa alla Santa Sede assumendo il titolo di legazione. Della Legazione di Urbino faceva parte anche San Costanzo. In questo periodo la terra, delimitata dalle mura castellane, al cui interno si trovava la piazza Grande ed il corso, andava perdendo la propria centralità a favore del borgo: qui si andavano sviluppando le botteghe di artigiani, il barbiere, il fabbro, il fornaio, il calzolaio, lo speziale anche se l'agricoltura, con una buona produzione di grano, olio e vino era la fonte di maggiori entrate per l'economia del tempo. Il territorio di San Costanzo era diviso in contrade, fra queste le più importanti erano contrada del Castello, la contrada San Silvestro (dal nome della chiesa omonima) e la contrada Sant'Agostino (dal nome del convento degli Agostiniani). Come in altri piccoli centri a San Costanzo risiede il Podestà, ospitato nel palazzo Magistrale, in diretti e frequenti contatti con il Cardinale Legato e l'Arciprete del luogo. Si ha notizia di una grave emergenza per la presenza di pirati (anno 1672): si trattava di bande di Turchi più o meno organizzate che, provenienti dal mare, interessarono per alcuni anni il litorale e le zone adiacenti con le loro incursioni. Si ha notizia di un mal contagioso, probabile pestilenza che interessò San Costanzo dal 1731 al 1737. Negli anni 1738 e 1739 si ebbe il male epidemico, violenta e grave epidemia fra gli animali bovini. Dal 1742 al 1746 si segnala il passaggio a San Costanzo di truppe alemanne: in questo periodo l'Europa e la penisola erano coinvolte in un'aspra lotta di successione, iniziata con la morte dell'imperatore Carlo VI il 20 ottobre 1740. Altro fatto saliente che ha interessato San Costanzo nella seconda metà del Settecento è stata la riforma del locale catasto.

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Dal 1797 al 1814 San Costanzo visse i fatti d'arme, che si susseguirono ad un ritmo incalzante ed inusitato, in seguito all'arrivo in Italia del giovane generale Napoleone Bonaparte. Il 19 marzo 1801 si fermarono a San Costanzo tre dragoni francesi di cavalleria e la piccola comunità dovette provvedere a tutte le necessità della guarnigione. Le Marche, sottratte al controllo del Pontefice, vennero suddivise in Dipartimenti: il comune di San Costanzo faceva parte del Dipartimento del Metauro - Distretto di Senigallia. Dopo la sconfitta subita da Napoleone a Lipsia (ottobre 1813) e la firma dell'armistizio con gli austriaci (16 aprile 1814), San Costanzo tornava nuovamente sotto il controllo della Santa Sede. Rimaneva comunque il comune principale ed aveva come appodiati Cerasa e Stacciola. Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo San Costanzo ebbe fama di dotta ed ospitale cittadina. Da Fano e Pesaro si saliva volentieri su in collina, che alla felicissima posizione geografica univa un clima salubre ed un vivere tranquillo. Era in uso trascorrervi la primavera e l'estate, periodi che offrivano ai forestieri emozioni particolari. Anche l'inverno, abbondante di neve, aveva un suo fascino nelle case del Borgo e nei palazzi aristocratici del centro. Il conte Francesco Cassi amava spesso soggiornare a San Costanzo dove possedeva una splendida residenza. Gli inviti in casa Cassi erano frequenti, con le più importanti personalità del momento che passavano qui, ben volentieri, un po' del loro tempo. Si andavano formando cenacoli di artisti e letterati, si leggevano i classici, ci si misurava in recitazione nelle residenze gentilizie o nel Teatro Della Concordia (1721). Questo periodo di locale Rinascimento sarà interrotto dai luttuosi eventi del 1822, che porteranno il piccolo centro alla ribalta delle cronache nazionali. Il 26 giugno 1822 moriva a San Costanzo, in casa del cugino conte Cassi, il letterato Giulio Perticari. Della morte fu ingiustamente accusata la bellissima moglie del Perticari, Costanza, figlia di Vincenzo Monti e Teresa Pikler. In realtà il conte Giulio Perticari morì per una grave malattia al fegato, che aveva manifestato i suoi primi sintomi fin dai primi anni di matrimonio. L'atto di morte del conte Perticari si conserva negli archivi della Collegiata.[6]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Le mura castellane[modifica | modifica sorgente]

Nel V-IV secolo a.C. San Costanzo era un pagus o vicus, un villaggio di campagna dove agricoltura e pastorizia formavano la maggiore occupazione; vista però la posizione strategica ai confini della Gallia cisalpina è assai probabile che vi fossero stanziate guarnigioni romane, incaricate del controllo di questa zona cuscinetto. Le prime fortificazioni furono erette intorno al VI secolo d.C., a completamento di una posizione geografica militarmente favorevole, in un periodo che potremmo collocare dopo la devastante guerra gotico-bizantina e prima della venuta in Italia dei Longobardi. Molte genti delle zone costiere andavano ad accrescere i primi insediamenti collinari, che offrivano una maggiore possibilità di difesa dalle continue invasioni barbariche. Nel 1283 (Codex Diplomaticus Dominii Temporalis S. Sedis) San Costanzo era uno dei castelli che formavano il Comitato di Fano, le fonti del periodo sono tuttavia mute quanto ad informazioni sulla costruzione e conformazione della cinta muraria. Con i Malatesta gli interventi a favore delle mura si fecero frequenti e finalmente suffragati da riscontri di archivio. Nel 1349 il castello venne riparato sotto la supervisione del capitano Cello di Chompangniuccio per i danni subiti durante un incendio demmo e paghammo a Cello di Chompangniuccio di XXII d'aghosto perché fue mandato a Sanghostanzo per chapitano quando il chastello arse per fallo chonciare... libre XV (SASFa, ASC, Depositaria, reg.6, c.87r), circostanza da ricondursi comunque ad eventi non bellici visto che San Costanzo, in quell'anno, non fu coinvolto in alcuna azione militare. Nel 1429 Galeotto Roberto Malatesta, responsabile amministrativo per conto dei più giovani fratelli, in linea con una deliberazione del Consiglio generale di Fano del 17 dicembre, accondiscende alla ristrutturazione delle mura diroccate del nostro castello, che avevano risentito delle frequenti ribellioni e conseguenti riconquiste dal 1410 al 1416. I lavori del 1429 furono certamente fra i più importanti e, molto probabilmente, delinearono l'assetto definitivo con struttura scarpata del perimetro che, pur con innumerevoli rimaneggiamenti, è giunto fino a noi. Si è ipotizzato un intervento, nella fortificazione delle mura di San Costanzo, da parte dell'architetto Francesco di Giorgio Martini. L'intervento del famoso architetto militare, al servizio della corte feltresca, verrebbe a collocarsi durante la signoria di Giovanni Della Rovere che, nel 1474, fu infeudato dallo zio Sisto IV della Città di Senigallia con relativo contado e del vicariato di Mondavio che includeva anche il castello di San Costanzo. Tuttavia l'ipotesi di un diretto coinvolgimento di Francesco di Giorgio Martini relativamente alle mura di San Costanzo, peraltro non confortata da nessuna fonte storica, deve essere criticamente rivista. Alcuni preziosi documenti, rinvenuti nell'archivio vescovile di Fano[7] hanno permesso di stabilire con certezza che il complesso torre-chiesa venne edificato solo a partire dal 1570, circa settanta anni dopo la morte dell'architetto senese. Nella concezione antropomorfa martiniana verrebbe quindi a mancare un elemento fondamentale che, al tempo dell'ipotizzato intervento, non era ancora in essere. Tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, nel settore meridionale della cinta muraria, quello prospiciente l'attuale piazza Perticari, venne costruito il palazzo del Pubblico o palazzo della Comunità dove prese stabile residenza il Podestà. Da alcune missive, conservate nell'archivio parrocchiale di San Costanzo, sappiamo che nell'anno 1899 i torrioni e gran parte delle mura conservavano intatta la loro forma primitiva. Nella prima metà del ventesimo secolo, la quasi totalità della cinta muraria compreso il torrione nord-orientale, quello sud-occidentale (Torrione Tomani) e la porta settentrionale del castello, hanno subito dei radicali e sconsiderati interventi che hanno completamente alterato l'architettura e la funzione originaria della struttura. È stato invece risparmiato il torrione nord-occidentale ed un piccolo tratto di mura adiacenti.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Il Comune di San Costanzo consta di 6 agglomerati urbani principali. Il centro e le frazioni di Cerasa, Solfanuccio, Stacciola e le località di Le Grazie e Santa Croce, in più il comune ha compreso nel suo territorio anche una parte della frazione di Marotta.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[8]

Tradizioni e folklore[modifica | modifica sorgente]

A San Costanzo si svolge la centenaria Sagra Polentara, nella sua doppia veste invernale (marzo) ed estiva (luglio). Nel marzo 2013 è giunta alla sua 197ª edizione.[9] Durante questa manifestazione, organizzata dall'associazione[10], si può degustare polenta con sugo di carne, secondo un'antica ricetta tradizionale tramandata negli anni.

Sport[modifica | modifica sorgente]

La rappresentativa calcistica locale è il San Costanzo Calcio, attualmente in Seconda Categoria (dove nella stagione 2012-13 si è classificata seconda) dopo che negli anni passati ha partecipato anche alla divisione superiore.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 9 ottobre 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 572.
  4. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 9 ottobre 2011.
  5. ^ Inedito, dall'archivio parrocchiale di San Costanzo, in Paolo Vitali Storia di San Costanzo dalle origini al XIX secolo, pagg. 21 e 22
  6. ^ Archivio Parrocchiale di San Costanzo, Registro dei morti, volume F, anni 1822/1862, pag.2, foglio 4 - documento inedito pubblicato in Paolo Vitali, op. citata, alla pagina 153
  7. ^ Armadio XIII -Parrocchie: San Costanzo, vol. 1607-1889 e vol. 1706-1799
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ ProLoco San Costanzo - Home
  10. ^ PRO-LOCO di San Costanzo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Vitali, San Costanzo: Storia - Arte - Cultura, Mondolfo, 1984.
  • Paolo Alfieri, a cura di. Il Paese nella memoria, Immagini di San Costanzo nel Novecento. Edizioni Pro Loco San Costanzo, 1994
  • Paolo Vitali. Chiesa dei Santi Cristoforo e Costanzo, in "Il Faro, Bollettino Parrocchiale di San Costanzo", aprile 1973.
  • Paolo Vitali. Il Conte Giulio Perticari in "Il Faro, Bollettino Parrocchiale di San Costanzo", marzo 1974.
  • Paolo Vitali. Una Correzione Necessaria in "Il Faro, Bollettino Parrocchiale di San Costanzo", aprile 1979
  • Fabio Mariano, Francesco di Giorgio: la pratica militare. Un'ipotesi attributiva per la "Cittadella simbolica" di San Costanzo, Editore Quattroventi, Biblioteca del Rinascimento, Urbino, 1989.
  • Paolo Vitali, Storia di San Costanzo dalle origini al XIX secolo., Fano, Il lavoro editoriale [1995], 2004, ISBN 978-88-7663-564-9.
  • Paolo Vitali. Aggiornamenti di Storia in "Il Faro, Bollettino Parrocchiale di San Costanzo", marzo 1996.
  • Paolo Vitali per la parte storica e Benedetta Montevecchi per le schede delle opere (testi di). La Quadreria Comunale di San Costanzo, Editrice Fortuna, Fano 1997.
  • Paolo Vitali. Riaperta al culto la seicentesca chiesa di Sant'Agostino in "San Nicola da Tolentino - Bollettino Mensile Santuario San Nicola Tolentino MC" n.9 - anno LXXI - novembre 1999.
  • Paolo Vitali. Chiesa di Sant'Agostino ed ex convento degli agostiniani annesso alla chiesa in "Quaderni della Fondazione - Restauri 1998/'99", Quaderno n.3 della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, aprile 2001.
  • Paolo Vitali. San Costanzo, S. Pietro detta Sant'Agostino, Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, Progetto editoriale Le Chiese Ritrovate - Grapho 5, Fano 2003.
  • Paolo Vitali. San Costanzo, Chiesa Parrocchiale Collegiata, Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, Progetto editoriale Le Chiese Ritrovate - Grapho 5, Fano 2003.
  • Fabio Mariano, Architetture per Giovanni della Rovere: San Costanzo e Orciano, in Bonvini Mazzanti M., Piccinini G. (a cura di), La quercia dai frutti d'oro. Giovanni della Rovere (1457-1501) e le origini del potere roveresco, Atti del convegno di studi (Senigallia, 23-24 novembre 2001), Deputazione di Storia patria per le Marche, Studi e testi, n.s., n.22, Ostra Vetere, 2004.
  • Gianni Volpe. Le Mura di San Costanzo; collaboratori Paolo Alfieri, Giuseppina Boiani, Simone Servizi. Fano, Editrice Fortuna, 1992
  • Paolo Vitali. Della Concordia Storia del Teatro di San Costanzo, Il Voto del 1637. Fano, 2008.
  • Paolo Vitali. Palazzo Cassi a San Costanzo, Grapho 5, Fano 2013. (Testo fondamentale, arricchito da documenti inediti, sulla storia di una delle residenze nobiliari più importanti di San Costanzo e sulle vicende che precedettero e seguirono la morte del conte Giulio Perticari, insigne letterato, deceduto nello stesso palazzo il 26 giugno 1822, marito di Costanza e genero di Vincenzo Monti, evento che occupò le cronache italiane della prima metà dell'Ottocento).

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