Eutichio (esarca)

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Eutichio (in latino, Eutychius; in greco bizantino: Ἐυτύχιος; ... – 752) è stato un esarca bizantino, l'ultimo d'Italia, in carica dal 728 al 751.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il Liber Pontificalis riporta Eutichio come patricius eunuchus, il che fa supporre che avesse ricoperto in precedenza la carica di cubicularius, titolo spettante al più alto funzionario della corte imperiale.

Nel 727, Eutichio fu inviato in Italia, in qualità di exarchus Italiae, dall'imperatore Leone III, come successore di Paolo. La penisola era precipitata, a quel tempo, in preda a tumultuose rivolte generate dall'imposizione dell'iconoclastia: i Longobardi, il papa e numerose città italiane approfittarono della situazione per minare il potere bizantino in Italia.

Il nuovo esarca giunse quindi a Napoli, da dove ordì un attentato (poi fallito) alla vita del papa, Gregorio II. Successivamente, si volse verso i Longobardi: riuscì, infatti, a corrompere re Liutprando, dal quale strappò la promessa di un appoggio contro Gregorio II, in cambio del sostegno militare bizantino nella sottomissione dei ducati di Spoleto e di Benevento all'autorità del re. Mentre Eutichio veniva a capo delle rivolte che infuocavano l'esarcato, tuttavia, il papa riuscì ad incontrare Liutprando e a portarlo nuovamente dalla propria parte. Il conflitto tra Longobardi e Bizantini si risolse nel 732 in un tremendo disastro per questi ultimi: Ravenna cadde nelle mani di Ildeprando, l'erede al trono di Liutprando.

In quello stesso anno, Eutichio, fuggito dalla capitale esarcale per rifugiarsi nei domini bizantini nella laguna veneta, dovette dedicarsi anche alla risoluzione delle tensioni che si erano venute a creare nel ducato di Venezia, a causa dell'assassinio del doge Orso Ipato (che era stato liberamente eletto dai veneziani), verificatosi forse a seguito della scoperta di una congiura ordita da quest'ultimo contro l'autorità bizantina. Eutichio ordinò, perciò, che il ducato tornasse sotto diretta amministrazione dell'esarcato, nominando, per i cinque anni successivi (dal 738 al 742) cinque magistri militum: l'ultimo di questi, Giovanni Fabriciaco, fu però abbacinato, rapato a zero ed esiliato (come voleva l'uso bizantino) dal popolo, che riottenne dall'imperatore la facoltà di eleggere autonomamente il doge.

A Roma, intanto, era stato eletto un nuovo pontefice, Gregorio III. Costui, nel 739, aveva appoggiato i duchi di Spoleto e Benevento contro Liutprando, spingendo quest'ultimo ad invadere il centro Italia: l'esarcato e il ducato di Roma ne furono devastati. Nel frattempo era giunta la contromossa da parte di Eutichio, che aveva richiesto alla neonata potenza marittima di Venezia un aiuto nella riconquista di Ravenna, e i Venetikoì mostrarono in quest'occasione tutta la propria forza riuscendo magistralmente nell'impresa.

Nel 741, mentre a Roma saliva al soglio pontificio Zaccaria, re Liutprando progettava di riconquistare Ravenna. Il papa lo precedette marciando verso nord, prima incontrando Eutichio a Rimini, poi continuando fino alla corte longobarda di Pavia, dove convinse Liutprando a rinunciare ai propri discegni. Ravenna, comunque, sarebbe tornata nuovamente in mano longobarda nel 751, quando re Astolfo vinse la resistenza organizzata da Eutichio, il quale morì quello stesso anno combattendo contro gli invasori.

Con la sua morte, scomparve anche il secolare esarcato d'Italia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Esarca d'Italia Successore
Paolo 727-751 Caduta dell'Esarcato
per mano dei Longobardi