Riforma protestante

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La riforma protestante è il movimento religioso, con risvolti politici di tipo rivoluzionario, che ha interessato la Chiesa nel XVI secolo e che ha portato alla nascita del "cristianesimo evangelico". Figura centrale alla quale si attribuisce la nascita del movimento protestante è il frate agostiniano Martin Lutero, insieme ad altri protagonisti importanti quali Giovanni Calvino, Huldrych Zwingli, Thomas Müntzer e Filippo Melantone.

Tradizionalmente, la storiografia identifica l'inizio della Riforma con l'affissione, da parte di Lutero, di 95 tesi, da discutere in un pubblico dibattito sulle indulgenze e in generale sull'opera della Chiesa. Accusato di eresia dai domenicani, Lutero venne convocato a Roma per dimostrare la propria ortodossia: scegliendo, invece, di non sottoporsi a questo giudizio, il giovane professore di teologia dichiarava di non riconoscere più l'autorità della sede romana, imprimendo una svolta in effetti rivoluzionaria al cristianesimo dell'Europa occidentale.

Prima della Riforma: rinnovare la fede nel Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La data di inizio della Riforma protestante coincide con la pubblicazione delle 95 tesi da parte di Martin Lutero, affisse sulla porta della Cattedrale di Wittenberg mercoledì 31 ottobre 1517.Prima di Lutero, riformatori religiosi quali Jan Hus in Boemia, movimenti ereticali a Orléans, Arras, Monforte, la Pataria di Milano e movimenti spirituali quali i Catari, i Valdesi e i Begardi avevano manifestato un modo di professare il cristianesimo diverso da quello praticato dalla Chiesa ufficiale.

La riforma protestante era anch'essa nata come movimento dissenziente ma riuscì ad affermarsi, diffondersi e imporsi in alcune aree d'Europa in quanto, diversamente dai movimenti ereticali medievali, ebbe l'appoggio politico ed economico di molti prìncipi, che ne fecero la religione di Stato. Il peculiare momento storico in cui Lutero predicò fu fondamentale per la nascita delle Chiese protestanti in Europa e delle Chiese protestanti in Italia.

La dottrina per la giustificazione e la fede[modifica | modifica wikitesto]

Le cause[modifica | modifica wikitesto]

La causa più particolare fu in particolar modo la polemica sorta a seguito delle 95 tesi di Lutero pubblicate contro la vendita delle indulgenze in Germania e in altre parti d'Europa. Lutero affisse le tesi sul portone della Cattedrale di Wittemberg come forma di protesta contro la Chiesa. Le cause della Riforma sono molteplici e spesso intrecciate fra loro:

  1. Tra le cause maggiori vi fu la posizione di Lutero rispetto all'organizzazione ecclesiastica nella diffusione della parola di Dio: la liturgia era celebrata soltanto in latino ed era difficile poter accedere a traduzioni della Bibbia in lingua volgare (in effetti esistevano già traduzioni in tedesco, italiano, francese, etc., ma non erano mai utilizzate nella liturgia, e furono viste sempre con atteggiamento piuttosto ambiguo dalle autorità ecclesiastiche). Di conseguenza, soltanto i chierici e pochi laici istruiti potevano accostarsi alla lettura delle Scritture. Lutero, al contrario, auspicava un diretto avvicinamento di tutti i fedeli alla Bibbia. Sostenendo che la Bibbia era un libro destinato all'intera umanità e che ogni cristiano aveva il diritto di leggerla, senza l'intermediazione della cerchia ristretta del clero (dottrina del libero esame), Lutero tradusse la Bibbia in tedesco e, grazie all' invenzione della stampa a caratteri mobili dell'alsaziano Johann Gutenberg nel 1455, ne curò diverse edizioni che si diffusero rapidamente in tutta l'area di lingua tedesca. Leggendo e studiando la Scrittura, inoltre, Lutero ebbe modo di riconoscere con maggiore chiarezza anche le contraddizioni tra l'operato del clero e una presunta dottrina cristiana originaria. La predicazione di Lutero, da un lato, riprese motivi anticlericali e antiromani diffusi nella società tedesca ed europea del tempo, ma dall'altro propose con vigorosità un nuovo modo di vedere il rapporto con Dio e la Chiesa che la scrittura stessa insegnava, soprattutto attraverso una lettura rinnovata delle epistole dell'apostolo Paolo. Seppe anche avvalersi di collaboratori come Filippo Melantone, umanisti e tendenzialmente conservatori, che evitarono estremismi che avrebbero tolto alla Riforma l'indispensabile appoggio dei principi o delle comunità cittadine (Lutero stesso, dopo la pubblicazione delle sue 95 tesi e l'inizio di una aperta persecuzione da parte della Chiesa cattolica, ebbe bisogno della protezione dei principi tedeschi per la sua stessa sopravvivenza).
  2. Altra causa fu la rilassatezza della gerarchia ecclesiastica che perseguiva obiettivi economici e di potere (critica al potere temporale della Chiesa). Al tempo le cariche ecclesiastiche potevano essere cumulate per beneficiare di più rendite e senza che a queste corrispondesse effettivamente lo svolgimento di un ministero ecclesiastico. Al beneficium spesso non corrispondeva l'officium. La predicazione era il più delle volte affidata agli ordini mendicanti, mentre vescovi e abati dei grandi monasteri erano spesso membri di famiglie di nobili che si disinteressavano dell'aspetto religioso dell'amministrazione delle diocesi. Ciò indebolì la reazione religiosa, più che quella politica, alle critiche teologiche di Lutero verso l'organizzazione ecclesiastica.
  3. La Chiesa possedeva vasti territori e riscuoteva decime. I nobili passati al protestantesimo potevano secolarizzare queste proprietà e prenderne possesso, rendendole ereditarie. Fu in questo modo che ad esempio si costituì il nucleo della Prussia, con la secolarizzazione dei territori dell'Ordine Teutonico dopo che il Gran maestro Albert di Hohenzollern passò al luteranesimo.
  4. A tutto questo si intrecciò il fattore politico. Il Sacro Romano Impero era un organismo complesso, costituito dall'imperatore, al tempo Carlo V, che doveva regnare con il consenso dei principi e dei feudatari. La religione divenne un importante elemento in questo equilibrio precario, a sua volta in relazione con il papato, con le altre monarchie europee e minacciato dalla Turchia nelle frontiere sud-orientali.

Inoltre ci sono altre quattro cause:

  1. Il nepotismo con il quale si indica la tendenza, da parte di detentori di autorità o di particolari poteri, a favorire i propri parenti a causa della loro relazione familiare e indipendentemente dalle loro reali abilità e competenze. Il termine deriva dalla parola latina nepos, significa "nipote", e viene generalmente usato in senso spregiativo. I Papi assegnavano cariche pubbliche (piccolo nepotismo) o territori (grande nepotismo) ai propri famigliari [1](per esempio papa Paolo III ottenne il Ducato di Parma e Piacenza per il proprio figlio Pier Luigi Farnese).[2]
  2. La simonia era nel Medioevo la compravendita di cariche ecclesiastiche. Il termine viene utilizzato più in generale per indicare l'acquisizione di beni spirituali in cambio di denaro e deriva dal nome di Simon Mago, taumaturgo samaritano convertito al cristianesimo, il quale, volendo aumentare i suoi poteri, offrì a san Pietro apostolo del denaro, chiedendo di ricevere in cambio le facoltà taumaturgiche concesse dallo Spirito Santo (si vedano gli Atti degli apostoli, 8, 18-24). Il rimprovero che Pietro mosse a Simone è un monito per i cristiani odierni. La storia della cristianità abbonda di casi di simonia. La pratica della simonia non scomparve mai e accompagnò tutti i momenti di decadenza del papato. Ad esempio il papa Bonifacio VIII venne accusato di essere simoniaco, come riporta Dante. La riforma protestante fu causata anche dalla simonia, che fu fortemente criticata da Martin Lutero nelle sue 95 tesi affisse nel 1517.
  3. la corruzione del clero. Spesso i prelati si facevano sostituire da propri subalterni per dedicarsi ad attività mondane. La vita di corte e le attività militari erano attività tutt'altro che precluse al clero (nelle guerre in Italia il re di Francia Luigi XII aveva nel suo stato maggiore tre cardinali, due arcivescovi e cinque vescovi). [3]
  4. La dottrina dell'indulgenza è un aspetto della fede cristiana, affermata dalla Chiesa cattolica, che si riferisce alla possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato (detta pena temporale), dal peccatore che abbia confessato sinceramente il suo errore e sia stato perdonato tramite il sacramento della confessione. Quindi per indulgenza viene significata la remissione parziale o totale delle pene comunque maturate con i peccati già perdonati da Dio con la confessione. La riforma protestante contestò tale dottrina sostenendo che essa non aveva solido fondamento nella Bibbia, e quindi rimase un uso prettamente cattolico. L'indulgenza può essere parziale o plenaria cioè può liberare in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati; è attualmente disciplinata dai documenti Indulgentiarum doctrina e Manuale delle indulgenze. Nel 1517 papa Leone X, allo scopo di reperire fondi per l'erigenda cupola della Basilica di San Pietro, promosse la vendita delle indulgenze.[4]

Motivi della Riforma[modifica | modifica wikitesto]

Quando il cardinal Caetano cercò di ottenere da Lutero una pubblica e completa ritrattazione, poiché egli non si considerava un eretico rifiutò la richiesta del legato invocando la protezione del papa contro i calunniatori e i nemici: fino a quel momento Lutero non aveva mai auspicato una frattura del mondo cristiano, tutti gli scritti di quel periodo dimostrano un chiaro intento di riformare dall'interno la dottrina della Chiesa, che ai suoi occhi aveva smarrito la missione assegnatale da Cristo. Verso la fine del 1518 fu inviato a Wittenberg il giovane sassone Karl von Miltitz, parente del principe Federico, con l'incarico di convincere Lutero a rinunciare alla polemica pubblica; in cambio il papato avrebbe garantito il silenzio degli avversari di Lutero in Germania. Il monaco riformatore accettò e promise di pubblicare uno scritto per invitare tutti a rimanere obbedienti e sottomessi alla Chiesa cattolica; questo testo fu intitolato Istruzione su alcune dottrine (1519). La tregua formale non durò che qualche mese giacché le università cattoliche della Germania continuarono ad attaccare l'opera di Lutero e dei suoi seguaci, i quali replicavano per iscritto o partecipando a dispute teologiche in luoghi prestabiliti. Il più noto di questi confronti accademici fu quello svoltosi a Lipsia nel febbraio del 1519 tra Lutero e un professore proveniente da Ingolstadt, Johann Eck. L'importanza di questo dibattito risiede nell'ammissione da parte di Lutero di condividere alcuni punti della dottrina hussita. Ciò fornì al papato il capo di imputazione necessario per la condanna di Lutero giacché cento anni prima il Concilio di Costanza aveva giudicato le proposizioni hussite come eretiche. Tornato a Wittenberg, Lutero si rese conto del pericolo che stava correndo e cercò di spiegare meglio la sua posizione con un opuscolo, le Resolutiones Lutherianae super propositionibus suis Lipsiae disputatis, ma il chiarimento non sortì alcun concreto effetto. Nel gennaio del 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro Lutero, e in giugno fu emanata la bolla Exsurge Domine che intimava a Lutero di ritrattare ufficialmente le sue posizioni o di comparire a Roma per fare altrettanto, pena la scomunica: infine, il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem, Leone X scomunicava Martin Lutero. L'accusa era di eresia hussita, mentre Lutero continuava la sua opera teologica pubblicando nuovi scritti che invocavano la pace e la separazione delle faccende temporali da quelle spirituali, in conformità con le teorie agostiniane che Lutero non rinnegò mai.

La dottrina Luterana e le sue conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Luteranesimo.

Il luteranesimo prevede un diverso approccio delle Sacre Scritture rispetto alla Chiesa cattolica, nel senso che le dottrine della Chiesa si basano solamente su quanto scritto nella Bibbia.

Nel periodo medievale, la morte era continuamente in agguato e per l'uomo del tempo la preoccupazione principale era come salvare la propria anima. Anche Lutero ebbe tale preoccupazione e la superò elaborando sulla sua esperienza la teoria della giustificazione per fede, ossia in pratica l'uomo può salvare la sua anima avendo fede in Gesù Cristo e negando valore salvifico alle opere buone.

Altro punto della Riforma protestante era la lettura diretta delle Sacre Scritture. Lutero notava che al suo tempo i preti non erano preparati dal punto di vista teologico e molti di essi si limitavano a recitare, non senza imperfezioni, frasi in latino. Al popolo non era permesso leggere la Bibbia[senza fonte], essendo questa letta in latino dal sacerdote e da quest'ultimo spiegata ad essi[non chiaro]. Lutero provvide a tradurre la Bibbia dall'ebraico e dal greco al tedesco. Sebbene non fosse il primo (esistevano numerose traduzioni cattoliche in tedesco prima di Lutero), la sua versione della Bibbia fu la più importante in lingua tedesca.

In merito all'Eucaristia - che Lutero chiamava "Sacramento dell'Altare" o "Santa Cena" - egli negava la transustanziazione, ovvero la presenza reale di Gesù mediante la trasformazione di pane e vino in corpo e sangue di Cristo, affermando invece la consustanziazione, la presenza reale di Gesù insieme al pane e al vino. In merito alla Santa Cena, la cui liturgia era celebrata nella lingua del popolo ma parzialmente anche in latino, non vi è uniformità di vedute da parte degli altri protestanti.

La Riforma negò che ci potessero essere altri intermediari tra l'uomo e Dio al di fuori di Gesù Cristo. Ne consegue il rifiuto dell'invocazione dei Santi, di Maria, e del ruolo intercessore della Chiesa.

La riforma spiega come il cristianesimo non possa avere come capo una persona, avendo come unico capo Gesù Cristo.

L'organizzazione delle chiese luterane era basata su tre modalità: quella episcopale, quella presbiterio-sinodale, e quella in cui il principe rivestiva il ruolo di episcopo nel suo territorio.

Le dottrine della chiesa devono essere verificate dalle Sacre Scritture: non sono più necessari intermediari per la salvezza, viene quindi ridimensionata la gerarchia ecclesiastica. Restano come sacramenti il battesimo, l'eucarestia, nella quale si riafferma la presenza reale ma si nega (o si riduce ad opinione privata) la transustanziazione, in favore della consustanziazione, viene mantenuta parzialmente anche la confessione. Gli altri sacramenti tradizionali, come il matrimonio o l'ordine sacro non sono aboliti ma considerati riti ecclesiastici.

La Riforma fuori dalla Germania[modifica | modifica wikitesto]

In Inghilterra: l'indipendenza dell'anglicanesimo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scisma anglicano.

La Riforma di Enrico VIII fu inizialmente uno scisma dalla Chiesa di Roma, più che una vera e propria riforma di tipo teologico. Vennero soppressi i monasteri per redistribuire le terre e i beni ai nobili e borghesi inglesi (vedi dissoluzione dei monasteri in Inghilterra). Enrico VIII sanzionò questa separazione con importanti prese di posizione a difesa della nazione, reagendo con pugno fermo contro i dissidenti. La spaccatura, inizialmente per nulla condivisa da Enrico, divenne poi una vera e propria necessità, in quanto il papa non gli concesse dei privilegi, quindi decise di protestare e prendere parte alla riforma. Fra i cattolici venne condannato a morte il filosofo e cancelliere Tommaso Moro (1535).

Fu con la morte di Enrico VIII, sotto i suoi figli, Edoardo VI ed Elisabetta I, che la Chiesa Anglicana ebbe un indirizzo più marcatamente riformato, accogliendo idee luterane e calviniste. Edoardo VI (1547 –1553) succedette al padre a soli sei anni quando i suoi ministri consolidarono la dottrina. Gli succedette la sorellastra (Enrico VIII ebbe sei mogli) Maria I d'Inghilterra detta anche Maria la Cattolica (1553 –1558) che, dopo aver spodestato e condannato a morte la cugina Jane Grey, considerata tutt'oggi martire della religione riformata protestante, tentò di ripristinare la fede cattolica, perseguitando e sterminando i sudditi che avevano aderito alla riforma, guadagnandosi il soprannome di "Maria la sanguinaria". Sposò Filippo II, re di Spagna (figlio di Carlo V) e appoggiò il marito nella guerra contro Enrico II perdendo Calais (1558). Morì in quello stesso anno. Le succedette la sorellastra Elisabetta I (1558 – 1603), nemica del papato e della Spagna e favorevole a un'Inghilterra libera e indipendente da autorità esterne di qualsiasi tipo. Ella ripristinò l'atto di supremazia e diede alla Comunione anglicana un ordinamento definitivo.

In questi anni iniziarono le persecuzioni dei cattolici irlandesi, mentre l'atteggiamento della regina verso i numerosissimi cattolici inglesi fu più sfumato, ed essenzialmente tollerante. Solo dopo il 1610, sia per il clima di reciproco odio religioso, sia per il sedimentarsi nella coscienza collettiva della guerra con la Spagna come di una guerra con i "Papisti" iniziò una vera discriminazione aperta verso i gruppi cattolici, che oltretutto erano sempre più minoritari. Ma la "vera" riforma inglese fu soprattutto relativa ai dibattiti iniziati nel '600, dapprima tra arminiani e puritani, poi, durante anche le guerre civili, tra decine di confessioni differenti, e tutte ugualmente ostili alla Chiesa cattolica.

Nell'Europa del Nord[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1527 il re di Svezia Gustavo I Vasa aderì alla riforma luterana, confiscò i beni ecclesiastici e si fece riconoscere dalla Dieta svedese capo della Chiesa nazionale. In Danimarca e Norvegia, il re Cristiano III di Danimarca adottò il Luteranesimo come Religione di Stato (Chiesa di Danimarca) dopo il sanguinoso colpo di stato del 12 agosto 1536 (i cui metodi furono biasimati da Martin Lutero). Il luteranesimo fu poi da lui esteso anche all'Islanda (Chiesa nazionale d'Islanda): in parte nel 1541, quando il vescovo cattolico di Skálholt fu catturato da forze danesi, e totalmente nel 1550, in seguito alla decapitazione dell'ultimo vescovo cattolico, Jón Arason.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma protestante in Italia.

La riforma in Italia fu altrettanto presente come negli altri stati europei, ma qui ebbe particolari caratteristiche. Innanzitutto si affermò nelle classi colte, imbevute dello spirito umanistico e laico del Rinascimento, che vedevano nella riforma, soprattutto legata allo Zwingli e a Calvino, un'affermazione della classe borghese rispetto al tradizionalismo della chiesa romana. Il movimento prese piede anche tra il clero sia con posizioni estremiste sia con posizioni moderate. Nel corso del XVI secolo si diffusero in Italia diversi circoli di simpatizzanti protestanti, fra i più importanti quelli di Venezia, Napoli e Ferrara. In pratica l'idea dell'Italia come "isola immune" dalla riforma religiosa del XVI secolo, è stata scardinata dalla critica storica recente e ha rivelato un movimento religioso peculiare e molto diverso dall'intransigentismo tedesco. Col procedere della reazione della Chiesa cattolica e con la Controriforma, il movimento uscì dalle ristrette cerchie intellettuali e elitarie e si propose alle masse mediante la predicazione di alcuni frati, soprattutto agostiniani, che, col procedere del Concilio di Trento, si ritrovarono via via ad appartenere a posizioni "eretiche". Con la chiusura del Concilio di Trento e con la definitiva condanna di posizioni altrimenti moderate e, quindi, con la conseguente posizione intransigente dalla Chiesa, un numero abbastanza elevato di intellettuali e di rappresentanti ecclesiastici emigrarono in altri paesi dove tentarono di professare più o meno liberamente la loro fede. Fra questi è da ricordare l'antitrinitario Lelio Sozzini, anche per il fatto di aver dato nome a un movimento. Fu preferita come destinazione la città di Ginevra, dove, al contrario, non era diffusa la tolleranza religiosa, per cui alcuni Italiani vennero condannati al rogo dagli stessi Calvinisti. Chi restava in Italia, invece, si vide costretto ad aderire a posizioni nicodemite, cioè a professare il proprio credo religioso interiormente ma ad apparire, esternamente, come un cattolico per non essere soggetto a persecuzioni. Un esempio era in Renata di Francia presso la corte dei Gonzaga. Di questo movimento storico non esiste più traccia nell'Italia attuale se non per i Valdesi, movimento riformato medievale diffuso soprattutto nella Val Pellice, che nel XVI secolo aderirono al protestantesimo ispirandosi ai calvinisti ginevrini. Determinante per la diffusione della fede evangelica in Italia è stata la traduzione della Bibbia di Giovanni Diodati.

Quadro storico[modifica | modifica wikitesto]


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nepotismo in “Dizionario di Storia” – Treccani
  2. ^ A. Camera, R. Fabietti, Elementi di storia, L'età moderna, volume secondo, ed. Zanichelli, 1977, p. 53.
  3. ^ A. Camera, R. Fabietti, Elementi di storia, L'età moderna, volume secondo, ed. Zanichelli, 1977, p. 54.
  4. ^ A. Camera, R. Fabietti, op. cit. p. 55.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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