Ambasciatori (Holbein il Giovane)

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Ambasciatori
Ambasciatori
Autore Hans Holbein il Giovane
Data 1533
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 206 cm × 209 cm 
Ubicazione National Gallery, Londra
Dettaglio, il ripiano superiore
Dettaglio, il ripiano inferiore

Gli Ambasciatori è un dipinto a olio su tavola (206x209 cm) di Hans Holbein il Giovane, databile al 1533 e conservato nella National Gallery di Londra. Tra le opere più celebri della galleria, si tratta di un doppio ritratto a figura piena, ambientato vicino a un ripiano pieno di oggetti simbolici ed evocativi, tra cui un'indistinguibile scia sul pavimento: guardando il dipinto in scorcio di lato essa diventa un teschio, memento mori alla fugacità delle cose terrene, e firma dell'autore (hollow bone, teschio, ha in inglese una pronuncia simile a Holbein)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera fu dipinta per celebrare la visita di Georges de Selve, ritratto sulla destra, vescovo di Lavaur accreditato presso la Santa Sede e poi ambasciatore a Venezia, all'amico Jean de Dinteville, ritratto sulla sinistra, ambasciatore francese a Londra, uno dei più apprezzati collaboratori del re di Francia Francesco I per gli affari internazionali. Nel 1533 il de Dinteville aveva infatti assistito allo scisma anglicano voluto da Enrico VIII, evento narrato con amarezza nei suoi diari, ma consolato, appunto, dalla visita dell'amico[1].

Holbein era noto per la velocità con cui, tramite schizzi, fissava i tratti dei personaggi da ritrarre. Sebbene il completamento del dipinto dovette richiedere molti mesi, è probabile che i due protagonisti dovettero posare solo una volta[1].

L'opera è entrata nelle collezioni del museo nel 1890[2].

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

I protagonisti[modifica | modifica wikitesto]

I due uomini sono ritratto in tutto il vigore della giovinezza e nella sontuosità del loro rango sociale elevato. Jean de Dinteville all'epoca aveva 29 anni (come ricorda un'incisione sulla fodera del pugnale), è ritratto mentre indossa un vestito quasi da sovrano, con una casacca in seta rosa, che lascia intravedere tramite tagli e sbuffi la camicia bianca sottostante, un vestito nero e una casacca dello stesso colore bordata di una costosa pelliccia di volpe bianca. Indossa debrache strette al polpaccio e calzature con leggero sbuffo e un cappello nero, al collo pende un medaglione all'antica, con San Michele che sconfigge il demonio. Alla cinta in vita sta appesa la spada, dall'elsa scura. Straordinaria è la decorazione della fodera dorata del pugnale, così come la nappa che vi sta appesa. L'atteggiamento disinvolto con cui appoggia un braccio al mobiletto sullo sfondo rivela alcune caratteristiche psicologiche come la sicurezza di sé, quasi baldanza.

Il vescovo a destra aveva invece 25 anni (sta scritto sul bordo del libro su cui appoggia il gomito), ed ha un vestito più sobrio, legato al suo stato di prelato, anche se, a ben guardare, altrettanto sontuoso. La cappa scura è infatti foderata di pelliccia di visone ed ha una ricca damascatura, per quanto cupa.

Gli oggetti[modifica | modifica wikitesto]

Sullo sfondo di un tendaggio verde, si staglia al centro una sorta di alto tavolino con un ripiano inferiore. Su di esso si trovano una serie di oggetti che ricordano gli interessi intellettuali dei due giovani, in linea con quelli delle classi più agiate. Sul ripiano superiore, poggiati su un raro tappeto orientale, si trovano oggetti legati alle scienze e le esplorazioni: un globo celeste, quadranti, bussole, astrolabi, meridiane e altri strumenti per la misura del tempo e delle distanze terrestri e celesti. Sul ripiano inferiore si trova un globo terrestre (con l'Europa al centro, con segnato Polisy, in Francia, dove il Dinteville aveva il suo castello[1]), un libro di aritmetica, un compasso da architetto, una squadra, un libro di inni musicali, un grosso liuto, un astuccio con dei flauti. È evidente come tutti questi oggetti rimandino alle arti liberali, intendendo come esse siano ampiamente praticate dai due uomini[2]

Il liuto ha una corda rotta, un primo riferimento alla fugacità delle cose terrene. Ciò potrebbe anche significare disarmonia, intesa come riferimento alle guerre di religione di quegli anni[2]; a tal proposito anche il libro d'inni riporta due canti usati sia dai luterani che dai cattolici, forse un appello all'unità[1]. Dopotutto nel libro d'aritmetica si legge chiara la parola "dividirt", allusione alla divisione matematica, ma anche alla divisione civile legata ai conflitti; inoltre tale operazione era considerata simbolo di buon governo (si pensi alla "divisione" di Salomone), inteso come auspicio per il difficile periodo che si presentava[1].

Il teschio[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio

Il dipinto contiene però anche un profondo messaggio religioso, dato dal teschio anamorfico e dal piccolo crocifisso che si scorge, in altro a sinistra, dietro la tenda.

La figura in basso centrale infatti, apparentemente informe, è l'immagine di un teschio tridimensionale che, per effetto della deformazione ottica appare correttamente solo se si è posizionati sul lato destro del dipinto, a qualche metro di distanza. Questo effetto ottico è noto come anamorfosi. Il Crocifisso sta a simboleggiare che nonostante tutte le cose (invenzioni scientifiche, vestiti sfarzosi, lusso ecc..) alla fine tutti sono destinati alla morte e al giudizio e la Croce appare come unica meta attraverso cui si può trovare la salvezza per l'anima[1]. Anche nel medaglione appuntato sul cappello del Dinteville si trova un piccolo teschio.

Un riferimento a Londra è dato dalla esatta riproduzione del pavimento a mosaico dell'abbazia di Westminster.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Govier, cit., p. 37.
  2. ^ a b c Sito ufficiale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Louise Govier, The National Gallery, guida per i visitatori, Louise Rice, Londra 2009. ISBN 9781857094701
  • Mauro Zanchi, Holbein, Art e Dossier, Giunti, Firenze 2013. ISBN 9788809782501

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