Concilio di Costantinopoli II

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Secondo Concilio di Costantinopoli
Concili ecumenici delle Chiese cristiane
Data 553
Accettato da cattolici, ortodossi, vetero-cattolici (V)
Concilio precedente Concilio di Calcedonia
Concilio successivo Concilio di Costantinopoli III
Convocato da Imperatore Giustiniano I
Presieduto da Eutichio di Costantinopoli, papa Vigilio non presente
Partecipanti 160, di cui 8 dall'Africa
Argomenti monofisismo, nestorianesimo e apocatastasi
Documenti e pronunciamenti "Sententia Adversus Tria Capitula, Quattordici Anatematismi""

Il secondo Concilio di Costantinopoli fu convocato dall'imperatore bizantino Giustiniano I (527-565) nel 553 con l'obiettivo di raggiungere una posizione comune alle Chiese d'Oriente e d'Occidente sulla condanna del monofisismo. Tutt'oggi i suoi decreti sono validi sia per la chiesa cattolica che per la chiesa ortodossa.

È storicamente ricordato, oltre che per i suoi decreti, per aver originato lo Scisma tricapitolino, che divise la Chiesa d'Occidente per circa un secolo e mezzo.

Cause del concilio[modifica | modifica sorgente]

La cristologia monofisista (secondo cui la divinità e l'umanità di Cristo sono racchiuse in un'unica natura), era stata condannata dal concilio di Calcedonia (451). Nonostante ciò, un secolo dopo i monofisiti erano ancora numerosi e conservavano molti agganci politici alla corte di Costantinopoli. Tra le massime figure a loro favorevoli, vi era la coniuge di Giustiniano, l'imperatrice Teodora).

Giustiniano, nella sua autorità di legislatore ecclesiastico, promulgò nel 543-544 un editto con cui si prefisse di ricucire i rapporti coi monofisiti. Si trattava della «condanna dei Tre Capitoli», testi scritti oltre un secolo prima da tre vescovi, nonché maestri della scuola teologica di Antiochia. In questo modo l'imperatore rigettava le idee diofisiste sospettate di nestorianesimo, senza confutare i decreti dei concili ecumenici del passato.

Ottenuto l'assenso dei vescovi d'Oriente, l'approvazione dell'editto incontrò un primo ostacolo nella persona del patriarca di Costantinopoli, che si rimise al volere della sede apostolica romana. Giustiniano, volendo chiudere la questione in breve tempo, convocò il pontefice direttamente a Costantinopoli. Nel 546 Papa Vigilio fu prelevato da Roma e condotto forzosamente nella capitale bizantina. Qui fu trattenuto e fu fatto oggetto di pressioni al fine di ottenere la sua controfirma al decreto.

Vigilio invece giudicò l'editto imperiale in contrasto con il Concilio di Calcedonia e si rifiutò di firmarlo. Il "domicilio coatto" a Costantinopoli si protrasse per diversi mesi. Ma alla fine le pressioni della corte ebbero il loro effetto e l'11 aprile 548 (giorno di Pasqua) il pontefice inviò al patriarca Mena uno scritto (Iudicatum) che condannava i tre capitoli. Subito i vescovi d'Occidente e dell'Africa respinsero il documento pontificio. Dall'Africa arrivò addirittura una scomunica al papa. La chiesa era vicina ad uno scisma. Vigilio ci ripensò: ritirò il suo Iudicatum e propose all'imperatore la convocazione di un concilio ecumenico.

Giustiniano, stanco dei cambiamenti di posizione del pontefice, emanò un nuovo editto di condanna dei Tre Capitoli (agosto 551). L'editto ottenne l'adesione dei soli vescovi orientali. L'imperatore ed il patriarca Eutichio, successore di Mena, convocarono quindi un Concilio ecumenico a Costantinopoli. Il papa, che voleva che il concilio si tenesse in Italia o in Sicilia, non vi prese parte.

Giustiniano aveva convocato un numero di vescovi da tutti i cinque patriarcati, in pari numero. A causa dell'assenza del pontefice, parteciparono molti più vescovi orientali che occidentali. Il Concilio si riunì il 5 maggio 553 nella basilica di Santa Sofia, la cattedrale di Costantinopoli. Il patriarca di Costantinopoli Eutichio presiedette il sinodo: 160 vescovi, dei quali 8 africani, sottoscrisseo i decreti del concilio, nel quale vennero condannati i Tre Capitoli e l'origenismo. Per conto dell'imperatore, infine, il patriarca Eutichio pretese l'approvazione dei canoni conciliari di condanna del nestorianesimo.

La discussione[modifica | modifica sorgente]

Mosaico di San Vitale a Ravenna rappresentante l'imperatore bizantino Giustiniano I, che convocò il Concilio.

Il concilio di Costantinopoli II, condannando gli scritti di Teodoro di Mopsuestia (maestro di Nestorio), di Teodoreto di Ciro e la lettera che Iba scrisse al persiano Mari (vescovo nestoriano di Seleucia-Ctesifonte dopo il 433), conferma la teologia dei precedenti quattro concili, Nicea I, Costantinopoli I, Efeso e Calcedonia ed attesta la canonicità degli insegnamenti di San Cirillo d'Alessandria che aveva avuto una parte essenziale al concilio di Efeso. Secondo la teologia di Cirillo, Gesù Cristo è uno solo, non si possono adorare due figli, Dio e l'uomo.

Al Concilio fu condannata come eresia anche la dottrina detta apocatastasi.[1]

Come si è detto, Teodoro di Mopsuestia era stato maestro di Nestorio, condannato dal concilio di Efeso del 431. Teodoreto di Ciro aveva scritto contro questo sinodo e contro i dodici anatematismi di Cirillo (approvati ad Efeso) ed in difesa di Teodoro e di Nestorio. Anche la lettera di Iba, dove si afferma che dalla vergine Maria è nato un puro uomo, accusa Cirillo di apollinarianesimo (eresia condannata al concilio di Costantinopoli I) ed incolpa il concilio di Efeso di avere condannato Nestorio senza il dovuto esame. Infine, chiama empi e contrari alla retta fede i dodici capitoli pronunciati ad Efeso da Cirillo contro Nestorio e difende Teodoro e Nestorio ed i loro scritti.

Condannando tali scritti, il concilio riconosceva la retta fede di S. Cirillo, accusato da alcuni di tendenze monofisite. Il concilio confermava, infine, la condanna di Apollinare e di Eutiche che avevano affermato un'unione secondo confusione. La santa Chiesa predica un'unione secondo composizione, cioè secondo sussistenza; questa, infatti, si conserva senza confusione le parti che si unirono nel mistero di Cristo, sia non introduce divisione. Gesù Cristo è consustanziale a Dio secondo l'umanità e consustanziale a noi secondo l'umanità, ma non deve essere diviso per parti.[2]

Il secondo Concilio di Costantinopoli proclamava infine la "verginità perpetua di Maria".[3]

Avvenimenti successivi[modifica | modifica sorgente]

Quantunque il Constitutum di papa Vigilio (14 maggio 553), sottoscritto da 16 vescovi, rigettasse 60 proposizioni di Teodoro di Mopsuestia, ma non la sua memoria e si rifiutasse di condannare Iba di Edessa e Teodoreto dai quali era assente ogni sospetto d'eresia, il sinodo, nella VIII sessione del 27 giugno condannò nuovamente i tre capitoli (Teodoro, Teodoreto ed Iba) nel medesimo modo con cui li aveva condannati Giustiniano, emettendo una sentenza che si concluse con 14 anatematismi.

Papa Vigilio, considerata attentamente la questione per sei mesi, temendo le persecuzioni di Giustiniano verso i suoi presbiteri, approvvò il concilio con una lettera inviata ad Eutichio l'8 dicembre, con la quale "avendo seguito il consiglio di Agostino" ritrattò il suo parere precedente e condannò gli errori dei tre maestri della scuola antiochena.

I decreti del concilio non furono recepiti dal patriarcato di Aquileia e dai vescovi delle diocesi adiacenti, provocando lo Scisma tricapitolino.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Gli atti di questo concilio rimangano solamente in versione latina, in greco, invece, solamente in pochi passi, tra cui i 14 anatematismi. La ricerca più recente ha dimostrato che gli anatematismi contro Origene non sono da attribuirsi a questo concilio.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (LA) DS 411.
  2. ^ Sententia Adversus Tria Capitula e Quattordici Anatematismi, in Conciliorum Oecumenicorum Decreta.
  3. ^ Sessione ottava del 2 giugno 553, canone 2 (Denzinger-Schönmetzer 422), dove viene usata l'espressione ἀειπάρθενος, 'aeipàrthenos, "sempre vergine".
  4. ^ J. Alberigo, Perikle-P.Joannou, C. Leonardi, P. Prodi e H. Jedin, Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Centro di Documentazione Istituto per le Scienze Religiose, Bologna 1962.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • J. Alberigo, Perikle-P.Joannou, C. Leonardi, P. Prodi e H. Jedin, Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Centro di documentazione Istituto per le scienze religiose, Bologna 1962.
  • H. Denzinger et A. Schoenmetzer Enchiridion Symbolorum, Herder, 1965.
  • A. Amato, Gesù il Signore, EDB, Bologna, 1991.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]