Principato di Lucca e Piombino

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Principato di Lucca e Piombino
Principato di Lucca e Piombino – Bandiera Principato di Lucca e Piombino - Stemma
Dati amministrativi
Nome ufficiale Principauté de Lucques et Piombino
Lingue parlate italiano, francese
Capitale Lucca
Altre capitali Piombino
Dipendente da Impero francese
Politica
Forma di governo monarchia
(principato)
Capo di Stato principe
Nascita 18 marzo 1805 con Elisa Bonaparte e Felice Baciocchi
Causa Creazione del principato
Fine 1815 con Elisa Bonaparte e Felice Baciocchi
Causa fine della dominazione napoleonica
Territorio e popolazione
Economia
Valuta Franco di Lucca
Religione e società
Religioni preminenti cristianesimo, cattolicesimo
Classi sociali nobili, clero, agricoltori
Principato di Lucca e Piombino - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Lucca 1801-1805.gif Repubblica di Lucca
Flag of the Principality of Piombino.svg Principato di Piombino
Flag of Massa and Carrara.png Ducato di Massa e Carrara
Succeduto da Flag of Duchy of Lucca.gif Ducato di Lucca
Flag of the Grand Duchy of Tuscany (1840).svg Granducato di Toscana
Bandiera del ducato di Modena e Reggio.gif Ducato di Modena
« Eh bien, mon prince, Gênes et Lucques ne sont plus que des apanages, des "pomestja" de la famille Buonaparte. »
(Con queste parole, pronunciate da Anna Pàvlovna Scerer e rivolte al Principe Vassilij inizia il famoso romanzo Guerra e Pace di Lev Tolstoj. Il grande scrittore russo si riferisce proprio all'atto con cui Napoleone volle creare il Principato di Lucca e Piombino.)

Il principato di Lucca e Piombino era uno stato creato il 18 marzo 1805 da Napoleone I con l'unione, sotto la guida della sorella Elisa e del cognato Felice Baciocchi, delle due suddette città di antica indipendenza. Durò per dieci anni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Principato di Lucca e Piombino: moneta in argento da 1 Franco di Lucca (1806) con i profili di Elisa e Felice

La Repubblica di Lucca fu invasa, nel 1799, dalle truppe francesi comandate dal generale Jean Mathieu Philibert Sérurier. Immediatamente il sistema istituzionale fu mutato e al posto del regime aristocratico ne fu imposto uno democratico di modello francese. Nel 1805 Napoleone, desideroso di dare un regno alla sorella Elisa Bonaparte, assegnò a suo marito Felice Baciocchi l’antico Principato di Piombino, privato dei possedimenti dell’Elba, Pianosa e Montecristo. Nei mesi seguenti la Francia costrinse il Senato della Repubblica di Lucca a chiedere all’Imperatore che il governo dello stato fosse affidato ad un principe. In tal modo Felice divenne anche sovrano di Lucca, dando origine al Principato di Lucca e Piombino. Lucca fu la capitale ed Elisa, molto più del marito, governò lo stato.[1]

Nel 1806 Massa, Carrara e la Garfagnana, già comprese nel Regno d’Italia, vennero cedute al Principato. In tal modo si creò un territorio continuo posto tra la Lunigiana e la bassa valle del Serchio. Questo territorio comprendeva quasi tutte le Alpi Apuane, una parte dell’Appennino ed era ricco di acque, foreste e marmi pregiati. Piombino invece era un’exclave, posta oltre cento chilometri più a Sud, lungo la costa tirrenica, ed aveva una certa importanza per la lavorazione ed il commercio del ferro proveniente dalle miniere elbane. L’exclave era circondata dal Regno d’Etruria (questo regno fu annesso dalla Francia nel 1808).

Il territorio venne suddiviso come segue:[2]

  1. Territorio di Lucca, Massa, Carrara e Garfagnana: inizialmente esso era organizzato su tre cantoni, Serchio (capoluogo Lucca), Littorale (capoluogo Viareggio) e Appennino (capoluogo Borgo a Mozzano). Il cantone dell'Appennino non va confuso con l'omonimo dipartimento dell'Impero, che occupava la vicina Lunigiana occidentale e aveva come capoluogo Chiavari. In seguito all’accrescimento territoriale del 1806 si ebbe una suddivisione in tre prefetture, ovvero Lucca, Massa e Castelnuovo (con sede in Castelnuovo di Garfagnana).
  2. Piombino: a Piombino risiedeva un Governatore Generale in rappresentanza del governo centrale. Il territorio si suddivideva in quattro cantoni, ovvero Piombino, Scarlino. Suvereto e Buriano.

Nel 1809 i tre dipartimenti francesi dell’ex Regno d’Etruria vennero affidati ad un governo unico posto in Firenze. Il potere di governare la nuova strana struttura politica fu assegnato proprio a Elisa Bonaparte, che assunse anche il titolo di Granduchessa di Toscana. Questo evento non significò l’annessione del Principato alla Toscana e tanto meno alla Francia. I territori del Principato non divennero mai dipartimenti dell’Impero, mantennero la loro moneta e i sudditi non furono sottoposti alla coscrizione obbligatoria, evitando dunque di dover combattere nelle campagne napoleoniche. Elisa, in taluni casi, si oppose per il possibile alle pretese del fratello mostrando carattere ed autonomia.

Nel 1814, quando l’Impero andò in pezzi, Elisa cercò di salvare il Principato, ma le truppe britanniche comandate da Lord William Bentinck si mossero alla volta di Lucca decretando la fuga della sovrana e la fine del suo stato.[3]

Dopo il Congresso di Vienna la ex Repubblica di Lucca divenne Ducato di Lucca, Piombino fu annesso dal Granducato di Toscana, la Garfagnana tornò al Ducato di Modena (ad esclusione delle tre vicarie lucchesi di Gallicano, Castiglione e Minucciano), mentre Massa e Carrara ai Cybo Malaspina e più tardi anch’esse a Modena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bellacci, p. 30
  2. ^ Tavera, p. 15
  3. ^ Tavera, p. 48

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Bellacci, I Bonaparte, Milano 1972.
  • Claude Drigon, marquis de Magny, Nouveau traité historique et archéologique de la vraie et parfaite science des armoiries, Auguste Aubry, 1856
  • L'Univers: histoire et description de tous les peuples, F. Didot frères, 1843.
  • Marie Nicolas Bouillet, Dictionnaire universel d'histoire et de géographie : contenant 1° L'histoire proprement dite ... 2° La biographie universelle ... 3° La mythologie ... 4° La géographie ancienne et moderne, vol. 2, L. Hachette et Cie, 1869.
  • Nedo Tavera, Elisa Bonaparte Baciocchi principessa di Piombino, Firenze 1982.
  • Gérard Hubert, La sculpture dans l'Italie napoléonienne, E. de Boccard, 1964.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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