Isidoro Falchi

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Isidoro Falchi

Isidoro Falchi (Montopoli in Val d'Arno, 26 aprile 1838Campiglia Marittima, 30 aprile 1914) è stato un archeologo autodidatta e un medico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato il 26 aprile 1838 a Montopoli Valdarno da Luigi di Giuseppe Falchi e da Bibbiena Grazzini. Fu sedicesimo figlio e settimo maschio della famiglia. Il 16 giugno 1862, dopo aver ottenuto la laurea in medicina a Pisa già da circa quattro anni, Falchi vinse la condotta a Campiglia Marittima, dove in breve tempo divenne uomo e medico molto stimato. Tra il 1879 e il 1883 fu eletto come Consigliere Comunale dedicando la sua attività politica in gran parte di diritti di pascolo e di usi civici. Per questa sua propensione iniziò una ricerca archivistica che culminò con la pubblicazione del suo primo volume dal titolo “Trattenimenti popolari sulla storia della Maremma e specialmente di Campiglia Marittima”, stampato a Prato nel 1880. La sua vita rimase poi indissolubilmente legata alla scoperta e agli scavi di Vetulonia che si protrassero per circa 30 anni. Morì nel 1914 e lo ricorda, nella rivista Emporium XLI n.245 del maggio 1915, suo genero Luigi Pernier con un lungo necrologio.

La scoperta di Vetulonia[modifica | modifica sorgente]

Cratere attico a figure rosse trovato da Isidoro Falchi a Populonia, esposto nel Museo Civico di palazzo Guicciardini a Montopoli in Val d'Arno

L'ubicazione dell’antica città di Vetulonia era da secoli sconosciuta e già dal Rinascimento alcuni eruditi avevano cercato di posizionarla. Alcune ipotesi ottocentesche la volevano in Val di Cornia (Francesco Inghirami) o addirittura a Viterbo (Leandro Alberti).

Una nuova spinta alla elucubrazione di nuove ipotesi fu il ritrovamento nel 1840 il ritrovamento nel sito di Cerveteri di un frammento marmoreo attribuito inizialmente al Trono di Claudio che rappresenta la personificazione di tre grandi città etrusche, di cui una risultava appunto Vetulonia.

Durante la ricerca archivistica per il suo volume del 1880, Isidoro Falchi si imbatté, all’interno dell’Archivio di Stato di Siena, in un documento nel quale il nome di Vetulonia compare per la prima (o sarebbe meglio dire ultima) volta relativamente ad una permuta di terreni tra l'abbazia di Sestinga e la Badia al Fango situate rispettivamente sul colle di Vetulonia e nell’ormai scomparsa Isola Clodia. Nello stesso periodo furono consegnate al Falchi tre monete su cui compariva scritto VATL, l’antica denominazione etrusca di Vetulonia, provenienti appunto dal colle su cui sorgeva Colonna di Buriano. Forte di questi indizi il medico si avventurò a Colonna il 27 maggio del 1880, giorno del Corpus Domini, dove tra le altre cose notò una parte delle antiche mura ciclopiche ancora oggi presenti all’interno del paese. Da questo momento ebbe effettivamente inizio la riscoperta dei resti dell’antica città di Vetulonia assieme alla quale giunsero anche le prime opposizioni. Da una parte Luigi Adriano Milani, allora responsabile per le antichità, che si vedeva scavalcato da un “archeologo dilettante”, dall’altra la comunità degli eruditi (tra cui Luigi Malfatti e Dotto de’Daoli) che continuarono per tutto il decennio successivo a sostenere l’ubicazione dell’antica città etrusca nei pressi di Massa Marittima.

Le prime esplorazioni di Falchi riguardarono i “sepolcreti antichi”, cioè le necropoli villanoviane situate nei pressi della città (Poggio alla Guardia, Colle Baroncio, etc.), seguirono poi le esplorazioni che portarono alla luce i famosi circoli come quello del Duce. Questi “primordiali” escavazioni, di scavi non si può ancora effettivamente parlare, riportarono alla luce anche le grandi tombe a tholos tipiche della fase orientalizzante del sito vetuloniese. Solo tra il 1892 e il 1896 il Falchi si interessò all’esplorazione della città dove mise in luce presso Poggiarello Renzetti un quartiere della città etrusco-romana. Data la grande quantità e la ricchezza dei ritrovamenti riferibili solamente ad una città di grandi dimensioni, il posizionamento dell’antica metropoli etrusca in luogo del paese di Colonna. Il riconoscimento ufficiale giunse il 22 luglio 1887 quando con regio decreto fu restituito al paese l’antico nome di Vetulonia, fatto ricordato con una lapide inaugurata il 25 maggio dell’anno successivo.

La scientificità di Falchi[modifica | modifica sorgente]

Sebbene il fine e il modus operandi di Isidoro Falchi non fossero minimanemte vicini a quello che al giorno d’oggi si pretendono dagli archeologi, la sua formazione medica e quindi scientifica sono riusciti a salvare la figura di quest’uomo che da medico si dedicò alla riscoperta di antichità. Infatti Falchi fu un attento osservatore e annotò gran parte dei particolari del processo di escavazione, proprio come aveva imparato durante la trattazione dei pazienti e dei loro sintomi durante l’esercizio della professione medica. Queste sue annotazioni confluirono nel volume “Vetulonia e la sua necropoli antichissima” che vide la luce nel 1891 e che ancora oggi costituisce un documento di straordinaria importanza per lo studio del sito di Vetulonia. Durante gli anni di scavo vennero scattate numerosissime fotografie che sono una delle principali testimonianze delle fasi dei lavori che sarebbero altrimenti andate perdute. Tra il 1893 e il 1894 il tumulo della Pietrera fu ricostruito dall’ingengnere Luigi Del Moro utilizzando criteri innovativi per il restauro dei monumenti: utilizzò materiali diversi per evidenziare le parti soggette a restauro e ricostruzione. A questa si aggiunse qualche anno dopo la ricostruzione oggi visibile nel giardino monumentale del Museo Archeologico di Firenze della tomba del Diavolino I che fu praticamente smontata nel sito e rimontata nella sua attuale ubicazione.

Populonia[modifica | modifica sorgente]

Eseguì qualche sporadica ricerca nella necropoli di San Cerbone dove rinvenne una tomba a cassone. Riprese gli scavi nel 1897 che si interruppero quasi subito a causa di dissapori con il proprietario dei terreni.

Collezioni[modifica | modifica sorgente]

Una parte delle raccolte personali di Isidoro Falchi sono esposte nel Museo civico di palazzo Guicciardini a Montopoli in Val d'Arno, tra cui spicca il cratere attico a figure rosse del IV sec. a.C.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Voce "Falchi, Isidoro" in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 44, Roma 1994.
  • Bruni S. (a cura di), Isidoro Falchi: un medico al servizio dell'archeologia, un protagonista della ricerca archeologica di fine ottocento, Campiglia Marittima 1995.
  • Emporium XLI n. 245, maggio 1915, p. 356
  • Falchi I., Vetulonia e la sua necropoli antichissima, Firenze 1891.
  • AA.VV. Archeologi nell'800, città riscoperte fra Etruria e Lazio antico, Castiglione della Pescaia 2010

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Biografia Controllo di autorità VIAF: 77188538 LCCN: n2006095630

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