Aldo Manuzio

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Aldo Manuzio in un dipinto di Bernardino Loschi (al suo fianco Alberto III Pio).

Aldo Pio Manuzio, Aldus Pius Manutius (Bassiano, 1449Venezia, 6 febbraio 1515), è stato un editore, tipografo e umanista veneziano. È ritenuto il maggior tipografo del suo tempo e il primo editore in senso moderno. Introdusse numerose innovazioni destinate a segnare la storia della tipografia fino ai nostri giorni.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Aldo Pio Manuzio.

Nelle sue prime edizioni si firma latinamente Aldus Mannucius, dal 1493 Manucius e dal 1497 Manutius, che dai posteri è stato poi re-italianizzato in "Manuzio"[1]. È probabile che il nome originario fosse "Mandutio" (Mandutius)[1]. Che il vero nome potesse essere Teobaldo Mannucci è notizia priva di fondamento, sostenuta dall'edizione di libero dominio della Enciclopedia Britannica ma non confermata dalla letteratura scientifica.

Aldo studiò il latino a Roma, con Gasparino da Verona e Domizio Calderini, e il greco a Ferrara, con Guarino da Verona. Nel 1482 fu a Mirandola assieme al suo amico e compagno di studi Giovanni Pico della Mirandola. Quando questi si trasferì a Firenze, procurò a Manuzio il posto di tutore dei suoi due nipoti Alberto III Pio e Lionello Pio, principi di Carpi. Alberto Pio, molto probabilmente, divenne poi il finanziatore delle prime stampe di Aldo (forse i 5 volumi delle opere di Aristotele), al quale donò anche delle terre nei pressi di Carpi. Il legame con Alberto Pio si mantenne tutta la vita.

In questo periodo devono essere maturati in Aldo dei piani molto precisi su quello che sarebbe diventato il suo progetto editoriale. La sua ambizione principale era quella di preservare la letteratura e la filosofia greca da ulteriore oblio, nonché il grande patrimonio della letteratura latina, diffondendone i capolavori in edizioni stampate. Scelse infine Venezia, la Serenissima, nel momento del suo massimo fulgore, come sede più idonea per la sua tipografia e vi si insediò attorno al 1490. I manoscritti e codici greci della Biblioteca Marciana (istituita con il lascito da parte del Cardinale Bessarione dell'intera sua collezione di libri) proprio in questo periodo stavano rendendo la città lagunare il centro più importante per lo studio dei classici. Lì Manuzio allacciò rapporti di collaborazione e di amicizia con letterati ed artisti del tempo e con molti studiosi greci fuggiti da Bisanzio e rifugiatisi a Venezia dopo la caduta dell'Impero Romano d'Oriente (1453).

Questi intensi rapporti intellettuali portarono infine (1502) alla fondazione dell'Accademia Aldina, dedicata agli studi ellenistici, che poteva annoverare fra i suoi membri alcuni dei più grandi studiosi dell'epoca (come Erasmo da Rotterdam, Pietro Bembo e Thomas Linacre). L'Accademia, di cui conosciamo lo statuto, si prefiggeva di dare impulso allo studio dei classici greci in Italia e in Europa. I suoi membri si impegnavano a parlare fra di loro soltanto in greco e, in caso di trasgressioni o errori, a versare una piccola multa a un fondo comune che sarebbe poi servito per organizzare festosi banchetti.

Nel 1494 aprì la tipografia nella contrada di Sant'Agostin. Il suo motto, festina lente ovvero "affrettati con calma", apparve per la prima volta nel 1498 nella dedica delle opere di Poliziano. Era rappresentato da un simbolo raffigurante un'ancora con un delfino, immagine che Manuzio aveva ricavato da un'antica moneta romana donatagli da Pietro Bembo: l'ancora stava ad indicare la solidità, il delfino la velocità. Rapidamente, in tutt'Europa, i suoi volumi furono conosciuti con il nome di "edizioni Aldine".

Nel 1505 Aldo sposò Maria, la figlia di Andrea Torresano (o Torresani) da Asola, che aveva rilevato la tipografia fondata a Venezia da Nicholas Jenson e che dal 1495 era in società con Aldo, assieme a Pierfrancesco Barbarigo, figlio del doge in carica Agostino Barbarigo. Vennero così a fondersi due tra gli editori più importanti della città.

La diffusione della lingua e della filosofia greca sembra essere stata l'ambizione prioritaria rispetto al profitto economico nell'operato di Aldo. La sua principale preoccupazione fu di mantenere altissima la qualità delle sue edizioni (che sono infatti considerate degli autentici tesori dai bibliofili) e non quella di renderle accessibili economicamente alla cerchia più vasta possibile di lettori.

La commercializzazione delle sue opere era affidata a greci, e il greco era la lingua usata nelle conversazioni a casa sua nonché nelle istruzioni a tipografi e legatori. Impiegò non meno di trenta greci come correttori di bozze, ricercatori di manoscritti e calligrafi, sui cui modelli ricalcò i suoi caratteri.

Una pagina della Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (1499).

Fra il 1495 ed 1498 pubblicò l'opera di Aristotele in 5 volumi. Nel 1499 dai suoi torchi uscì, in volgare, un libro tanto eccentrico rispetto alla sua produzione quanto celeberrimo: la Hypnerotomachia Poliphili (ossia "La battaglia amorosa di Polifilo in sogno"), romanzo attribuibile al domenicano Francesco Colonna (anche se l'attribuzione è tuttora incerta), con un apparato formidabile di xilografie splendide, uno dei volumi più pregiati (non solo per le illustrazioni) dell'umanesimo italiano.

Nel 1500 dette l'avvio a una collana di libri (di dimensioni e prezzo ridotti) in cui per la prima volta venne utilizzato il carattere corsivo. I caratteri utilizzati erano detti aldini e assomigliavano alle lettere dei manoscritti greci da cui i libri a stampa erano copiati. Dai caratteri trasse il nome l'Accademia Aldina, che Manuzio fondò per accogliere numerosi artisti e studiosi fuggiti da Bisanzio e rifugiatisi a Venezia.

Nel 1501 comparve la sua edizione di Virgilio in quel carattere corsivo che aveva fatto incidere dal bolognese Francesco Griffo (o Griffi) e che diventò tanto celebre da essere d'allora in poi imitato da tutti. Non solo: il volume era anche "in ottavo", e quindi in un formato molto ridotto rispetto ai grandi e maestosi volumi "in folio" (cioè un foglio piegato in due, ossia quattro pagine) o a quelli "in quarto" (cioè di otto pagine). La enchiridion forma rese il libro, per la prima volta, maneggevole, leggero e quindi facilmente trasportabile.

Lo stesso Erasmo da Rotterdam, come tantissimi altri celebri eruditi dell'epoca, fece il primo passo per avvicinare Aldo, con cui nascerà una grande amicizia e una proficua collaborazione. Nel 1508 Aldo pubblicherà i suoi Adagia.

Aldo morì il 6 febbraio 1515, dopo aver stampato circa 130 edizioni in greco, in latino e in volgare, fra le quali anche opere di contemporanei quali Erasmo, Angelo Poliziano o Pietro Bembo, ma soprattutto i grandi classici, da Aristotele a Tucidide, da Erodoto a Cicerone, da Sofocle a Luciano, Catullo, Virgilio, Ovidio, Omero e molti altri.

Dopo la sua morte, il suocero e i due cognati continuarono la sua attività fino alla maggiore età dei suoi figli (fra i quali l'umanista Paolo Manuzio). La tipografia Aldina cessò l'attività dopo la terza generazione, con Aldo Manuzio il Giovane, nel 1590.

Oggi porta il suo nome il Progetto Manuzio, archivio elettronico di testi in lingua italiana.
Anche la Aldus Corporation (ora incorporata in Adobe Systems), che nel 1985 pose le basi del Desktop Publishing professionale con il suo programma PageMaker, nel suo nome si riferiva a questo grande editore.

Opere[modifica | modifica sorgente]

L'Aristotele di Aldo Manuzio, 1495-98 (Libreria Antiquaria Pregliasco, Torino)

Le opere di Aldo Manuzio ancora oggi, a quasi cinque secoli di distanza, suscitano interesse e meraviglia. Le circa 130 edizioni in greco, latino e volgare da lui pubblicate in 20 anni di attività sono tuttora studiate in tutto il mondo. Il suo catalogo costituì una specie di enciclopedia del sapere umanistico.

I primi volumi uscirono nel 1494. Furono quelli che Aldo stesso definì i "Precursori della Biblioteca Greca": Ero e Leandro di Museo, la Galeomyomachia e i Salmi. Tra il 1495 ed il 1498 per la prima volta al mondo fu data alle stampe l'edizione completa di Aristotele. Seguirono le opere di Aristofane, Tucidide, Sofocle, Erodoto, Senofonte, Euripide, Demostene ed infine Platone. Dal 1501 Aldo si concentrò sui classici latini ed italiani che pubblicò per la prima volta in formato in ottavo e nel carattere corsivo, fatto appositamente disegnare all'incisore Francesco Griffo da Bologna.

L'impatto rivoluzionario delle edizioni di Aldo Manuzio appare particolarmente evidente paragonando l'elegante volume in formato ottavo del 1502 contenente la Divina Commedia, stampato in corsivo senza alcun commento, agli ingombranti incunabuli del decennio precedente, che seppellivano il testo di Dante sotto una mole insostenibile di commentari esegetici. Questa edizione, che sarebbe diventata la base di tutte le ristampe per i successivi tre secoli, fu curata da uno dei più eminenti letterati dell'alto Rinascimento, il veneziano Pietro Bembo (1470-1547), che fu uno dei principali consulenti di Aldo.

La II edizione della Commedia, uscita dal torchio a mano del grande stampatore nell'agosto del 1515 a Venezia, risulta essere la prima edizione illustrata in assoluto della famosa opera e, anche per questo, in genere è addirittura più ricercata dell'edizione del 1502.

Meritano inoltre una menzione particolare:

Aldo stesso fu autore di grammatiche classiche (gli Institutionum Grammaticarum libri quatuor), di un trattato di metrica e di traduzioni dal greco e dal latino.

Innovazioni[modifica | modifica sorgente]

Il contributo forse più significativo di Aldo Manuzio alla moderna cultura della scrittura fu la definitiva sistemazione della punteggiatura: il punto come chiusura di periodo, la virgola, l'apostrofo e l'accento impiegati per la prima volta nella loro forma odierna, nonché dell'invenzione del punto e virgola[2]. È scomparso invece il "punto mobile", usato da Aldo per chiudere le frasi interne al periodo.

Manuzio è considerato anche l'inventore del carattere corsivo (corsivo italico o aldino), che si richiamava alla scrittura carolina allora ritenuta di epoca romana, e usato per la prima volta nel 1501 per la sua edizione di Virgilio e poi nel 1502 nella sua edizione di Dante (il corsivo si chiama italique in francese e italics in inglese proprio a causa della sua origine nella tipografia veneziana di Manuzio). Esecutore di questo primo corsivo fu l'incisore dell'officina di Aldo, Francesco Griffo. i suoi libri si riconoscevano dal suo marchio con un'ancora e un delfino.

Per i suoi volumi, Aldo introdusse, nell'editoria di cultura, il cosiddetto formato in ottavo (fino ad allora usato solo in talune operette a carattere religioso), diverso dal manoscritto e dagli incunaboli dell'epoca per la sua maneggevolezza, portabilità e per le sue piccole dimensioni. Le Aldine erano quasi un precursore dei libri tascabili odierni. Il nuovo formato fu presto adottato in tutta Europa.

Spetta ancora ad Aldo Manuzio il merito di aver pubblicato il primo catalogo delle proprie edizioni greche (1498) poi aggiornato con le successive opere latine e volgari (1503-13). Nei cataloghi si trova notizia degli argomenti trattati nei libri, trascrivendone i capitoli e fornendo apprezzamenti elogiativi circa la validità dell'opera.

Manuzio editò il primo libro con le pagine numerate su entrambi i lati (recto e verso).

A lui inoltre è stata dedicata una via a Milano ed una Scuola Media a Mestre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Mario Infelise, MANUZIO, Aldo, il Vecchio, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 69 (2007), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  2. ^ Lynne Truss, Eats, Shoots and Leaves, Gotham Books (2004). ISBN 1-59240-087-6. p. 77.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Approfondimenti
  • (FR) A. A. Renouard, Annales de l'imprimerie des Alde, ou l'histoire des trois Manuce et de leurs éditions, Paris 1834 (III edizione) (I ed. 1803).
  • (EN) H. G. Fletcher III, New Aldine Studies. Documentary Essays on the Life and Work of Aldus Manutius, San Francisco 1988.
  • Karl Giehlow, Aldo Manuzio e l'editio princeps degli Hyeroglyphica di Orapollo, in Hieroglyphica, Nino Aragno Editore (2004).
  • Martin Lowry: Il mondo di Aldo Manuzio - Affari e cultura della Venezia del Rinascimento, ediz. Il Veltro, 1984, Roma, pp. 441 (Titolo originale: The World of Aldus Manutius - Business and Scholarship in Renaissance Venice, Basil Blackwell, Oxford, 1979). II edizione, con aggiornamento bibliografico, Roma 2000.
  • (EN) Martin Davies, Aldus Manutius. Printer and Publisher of Renaissance Venice, London, The British Library, 1995.
  • Carlo Dionisotti, Aldo Manuzio umanista e editore, Milano, Edizioni il Polifilo, 1995.
  • L. Febvre, H. Martin, La nascita del libro, Roma-Bari, Laterza, 2001.
  • L. Braida, Stampa e cultura in Europa, Roma-Bari, Laterza, 2003.
  • A. Marzo Magno, L'alba dei libri, Milano, Garzanti, 2012.
  • Mario Infelise, MANUZIO, Aldo, il Vecchio, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 69 (2007), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  • Tammaro De Marinis, MANUZIO Aldo il Vecchio, Enciclopedia Italiana (1934)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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