Numerale

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Quella dei numerali è una parte del discorso che fornisce precise informazioni su quantità numeriche. Spesso accompagnano nomi ed hanno, in questo caso, una funzione di aggettivi. In realtà, in molte lingue del mondo essi hanno caratteristiche che li distinguono sia dagli aggettivi che dai sostantivi, e per questo i linguisti tendono a classificarli come una parte del discorso a sé. Per fare un esempio, benché in italiano essi abbiano molto in comune con gli aggettivi, ne differiscono morfologicamente perché sono invariabili (ad eccezione di "uno") e sintatticamente perché si collocano sempre prima del nome che accompagnano.

In base al tipo di informazione che danno, si distinguono in diversi gruppi. I più importanti sono i seguenti:

tre chitarre, dieci uomini, venti cammelli
il settimo giorno, il ventesimo posto

Indice

[modifica] Numerali cardinali

Gli aggettivi numerali cardinali indicano in modo preciso e assoluto la quantità numerica delle cose di cui si parla. Sono chiamati così perché costituiscono il cardine della numerazione.

In italiano essi sono invariabili, ad eccezione di uno, che al femminile assume la forma una, e di mille, che al plurale diventa -mila. In alcuni dialetti italiani hanno forme diverse per i due generi anche "due" e "tre" (esempio: milanese duu omen e dò donn, trii fieou e trè tosann "due uomini e due donne, tre ragazzi e tre ragazze").

  • Il numerale uno ha le stesse forme e segue le stesse norme dell'articolo indeterminativo (un, uno, una): un orco, un gatto, uno stivale, uno zio, una striscia, un'amica.
Nei composti con uno è preferibile ma non obbligatorio usare la forma apocopata (trentun, cinquantun) se il numerale precede il sostantivo (ventun anni, sessantun partecipanti'); se, invece, lo segue, il troncamento non può avvenire (stanza ventuno, anni trentuno).
  • Tre non va accentato in quanto monosillabo; ma veniva accentato nel passato (nel letterario tré, nel linguaggio comune tre); vanno accentati i suoi composti: ventitré anatre, trentatré trentini.
  • Milione e miliardo sono nomi e hanno il plurale. Essi indicano una determinata quantità e devono essere preceduti da un cardinale. Quando sono seguiti da un altro nome, vogliono dopo di sé la preposizione di (un milione di dollari, cinque miliardi di lire).
  • I numerali cardinali si scrivono in cifre nei calcoli matematici, nei testi tecnici e scientifici, nelle tabelle, negli orari, nelle date, negli elenchi; infine per indicare le misure (peso, capacità, lunghezza) e le cifre piuttosto elevate: L'America fu scoperta nel 1492.
In tutti gli altri casi si scrivono in lettere: Nella mia classe siamo in venti alunni: nove maschi e undici femmine.
  • I numerali cardinali si possono adoperare come veri e propri sostantivi:
    • per indicare un gruppo di persone storicamente importanti:
      I Mille sbarcarono a Marsala;
    • in espressioni di uso quotidiano, quando, facendo i conti, si sottintende il sostantivo euro: Ha per caso i cinque?
    • per indicare l'ora: È l'una e tutto va bene!
    • per indicare il giorno: Il quattordici è un bel giorno;
    • per indicare l'anno: Cesare fu assassinato nel quarantaquattro a.C.;
    • per indicare il secolo: Il settecento è il secolo dei lumi;
    • in espressioni del tipo: Il sette della porta (o: dei pantaloni), l' otto volante, un dieci in matematica, porta il quaranta (misura delle scarpe).
  • I cardinali si usano, di solito, senza l'articolo, che deve, però, essere premesso quando si vuole indicare l'intero gruppo:
I tre gatti di mia nonna si sono azzuffati = mia nonna ha solamente tre gatti
Tre gatti di mia nonna si sono azzuffati = mia nonna ha più di tre gatti
  • L'aggettivo cardinale, di solito, si prepone al nome: due amici; mentre si pospone in particolari espressioni quali quelle indicanti le pagine di un libro: Il capitolo tre è a pagina 105 o quelle tipiche del linguaggio burocratico: ammenda di € cento.

[modifica] Numerali ordinali

Gli aggettivi numerali ordinali sono chiamati così perché indicano la posizione che un oggetto occupa in una successione numerica ordinata Essi si comportano come i normali aggettivi variabili nel genere e nel numero, quindi si accordano morfologicamente col nome cui si riferiscono. Possono essere scritti in lettere, in cifre romane o in cifre arabe, e solo in questo ultimo caso le cifre devono essere accompagnate dal piccolo segno esponenziale º per il maschile o ª per il femminile: sesto, settima, VI, VII, , . Mentre deve essere evitato l'uso di tali segni esponenziali quando si utilizzano cifre romane: è dunque errato scrivere VI° o VIIª. L'aggettivo ordinale, di solito, si pone prima del nome: la terza età, il quarto potere; si pospone nei nomi di re, papi e analoghi: Vittorio Emanuele secondo (o II), in sequenze numeriche: atto secondo (ma anche secondo atto); la posposizione è comune quando il numerale è rappresentato da un numero romano: Aula VI.

  • Anche gli ordinali possono avere la forma sostantivata:
È stato promosso in terza;
In autostrada si ingrana spesso la quinta;
Il secondo atto è stato ottimo.

[modifica] Approfondimento

  • Per i primi dieci numerali ordinali esiste una sola forma: primo, secondo …; da undicesimo in poi si possono usare più forme: undicesimo - undecimo - decimoprimo, ventitreesimo - vigesimo terzo … che servono per indicare i secoli e i numeri ordinali di re e di papi.
  • Negli ordinali in -esimo si ha l'elisione della vocale finale del numero davanti al suffisso:
cinquanta + -esimo

tranne che nei numeri aventi la "e" come vocale finale trentatreesimo.

  • In alcuni particolari casi è possibile usare sia l'ordinale che il cardinale. Ciò accade ad esempio:
    • per indicare i secoli (il Trecento, il '300, il quattordicesimo secolo il XIV secolo, il secolo decimoquarto),
    • per indicare capitoli o parti di un'opera (il capitolo sette, il settimo capitolo).
  • Per i giorni dei mesi, solo il primo è indicato con l'ordinale. il primo aprile, il cinque maggio.

[modifica] Altri numerali

[modifica] Numerali moltiplicativi

I numerali moltiplicativi sono chiamati così perché indicano quante volte è stata moltiplicata una quantità. Si possono raggruppare in due categorie:

  • numerali moltiplicativi variabili nel genere e nel numero: doppio, triplo, quadruplo …; si usano però solo i moltiplicativi corrispondenti ai numeri più bassi, quelli corrispondenti agli altri numeri sono di preferenza sostituiti da espressioni equivalenti: sestuplo = sei volte maggiore …, centuplo = cento volte maggiore …;
Facciamo i doppi turni a mensa;
Il tuo giardino è dieci volte più esteso del mio;
  • numerali moltiplicativi variabili solo nel numero: duplice, triplice, quadruplice … col significato di formato da due, tre e più elementi o anche che serve a uno, due, tre o più scopi:
Nel 1882 fu stipulata la Triplice Alleanza fra Italia, Germania e Austria;
Questo contenitore ha una duplice funzione.

[modifica] Numerali frazionari

I numerali frazionari indicano una frazione, cioè una parte o più parti di una quantità intera. Essi hanno il valore di nomi, benché formati da un aggettivo numerale cardinale e da un ordinale. Si possono scrivere in lettere o, in testi scientifici, con i numeri frazionari (i due terzi, i 2 / 3). Il numerale frazionario mezzo può essere:

  • aggettivo indica la metà dell'intero e concorda col nome:
mezzo litro, mezza pera;
  • avverbio col significato di quasi, ' invariabile:
era mezza morta di fame;
  • nome indica la metà di un tutto ed è invariabile; se, però, si riferisce solo ad ore, l'accordo può essere facoltativo:
un giorno e mezzo, le sei e mezzo/mezza; si dice la mezza per indicare le 12.30 o le ore 0.30.

[modifica] Numerali distributivi

I numerali distributivi sono chiamati così perché indicano la distribuzione. Si possono raggruppare così: A due a due, a tre a tre a quattro a quattro...

[modifica] Numerali collettivi

I numerali collettivi indicano un insieme quantitativo di cose o esseri; sono in gran parte sostantivi e in buona parte corrispondono a dei numerali cardinali: paio, coppia, duo, trio, terzetto, decina, dozzina, ventina, trentina, centinaio, migliaio … Taluni di questi numerali possono essere usati per indicare una quantità approssimata:

un uomo di una trentina di anni = un uomo di circa trent'anni.
  • Rientrano nella categoria dei numerali collettivi:
    • gli aggettivi ambedue, invariabile, ambo (rari ambi e ambe), entrambi (femm. entrambe) che significano tutti e due; si collocano prima del nome cui si riferiscono e del suo articolo:
Entrambi i miei fratelli sono andati al cinema;
Ambedue le scale sono troppo ripide per la nonna.

Se il nome è preceduto da un aggettivo, vanno collocati anche prima dell'aggettivo:

Entrambe queste scatole contengono cioccolatini.

Usati da soli, invece che uniti al nome, assumono valore di pronomi:

Si sono presentati due testimoni: il giudice ascolterà entrambi.

[modifica] Etimologia e paralleli

Gli studi comparati delle lingue indoeuropee hanno ricostruito una radice *pel- che doveva denotare in generale l'atto di piegare, avvolgere, intrecciare, attorcigliare o torcere.

Questa radice compariva anche in forme derivate, ottenute con l'aggiunta di suffissi, dando probabilmente *plek- e *pel-to-. Tutte queste radici potevano poi comparire in vari gradi vocalici, ad esempio nella forma *polt-.

Da queste radici indoeuropee, riconducibili ad una unica radice arcaica, le lingue indoeuropee che si sono sviluppate successivamente hanno derivato una grande quantità di termini.

[modifica] Latino

[modifica] Verbi plicare, plectere e loro derivati

Dalla radice *plek- il latino ha derivato il verbo plicare (participio plicatus e plicitus), che conserva più o meno tutti i significati attribuiti all'originale indoeuropeo, e il verbo plectere (participio plexus), che ha il significato più specifico di 'intrecciare' o 'tessere'.

A partire da questi verbi il latino costruisce tutta una serie di derivati per mezzo di opportuni prefissi. Usando prefissi preposizionali si ottengono i verbi applicare, complicare, complectere, explicare, implectere, implicare, replicare eccetera.

[modifica] Prefissi moltiplicativi

Oltre ai prefissi costituiti da preposizioni, si ottengono un gran numero di derivati utilizzando dei prefissi che esprimono delle quantità, e più precisamente delle molteplicità. Il prototipo di tutti questi derivati è multiplicare, formato col prefisso multi- corrispondente all'aggettivo multus, 'molto'. Originariamente il verbo composto aveva dunque il significato di 'piegare più volte', ma successivamente ha assunto il medesimo significato che ha 'moltiplicare' in italiano. Usando numerali specifici si ottengono poi i verbi duplicare, triplicare, quadruplicare eccetera, col significato di moltiplicare per due, per tre, per quattro eccetera.

Può sembrare singolare che un verbo che originariamente aveva il significato di 'ripiegare in più parti' abbia finito col significare 'moltiplicare' anziché 'dividere'. In realtà questo secondo significato, che è antitetico al primo, si è mantenuto in rare espressioni, tant'è che nel caso particolare di duplicare si possono avere entrambi i significati, e se nei verbi questa ambiguità è rimasta quasi invisibile, nella formazione degli aggettivi e dei sostantivi - come si vedrà fra poco - è invece emersa pienamente.

Tutti questi verbi esprimenti molteplicità possono essere posti in forma aggettivale usando i participi, sicché si ottengono multiplicatus, duplicatus, triplicatus, quadruplicatus eccetera. Il significato di tutti questi sostantivi è lo stesso dei termini da essi derivati nell'italiano: 'moltiplicato', 'duplicato', 'triplicato', eccetera.

[modifica] Suffissi -plex e -plus

Come si è visto il participio del verbo plicare oltre alla forma plicatus ha anche la forma plicitus, ma *multiplicitus e le altre forme analoghe non sono attestate. Esistono invece due suffissi che consentono di costruire degli aggettivi analoghi. Tali suffissi sono -plex (radice -plic-) e -plus. Il primo deriva probabilmente dalla forma *plek- della radice indoeuropea, mentre il secondo potrebbe derivare direttamente da *pel-. Con questi due suffissi si ottengono due serie parallele di aggettivi esprimenti molteplicità:

  • multiplex, duplex, triplex, quadruplex, eccetera;
  • multiplus (attestato solo nel latino tardo), duplus, triplus, quadruplus, eccetera.

In italiano dalla prima serie di aggettivi derivano 'molteplice', 'duplice', 'triplice', 'quadruplice' eccetera; mentre dalla seconda serie derivano 'multiplo', 'doppio', 'triplo', 'quadruplo', eccetera.

Se questa è la derivazione etimologica dei termini in italiano, non è detto che il significato si sia mantenuto. Prima di affrontare questo problema bisogna però avere ben chiaro, come punto di riferimento, quale sia il significato degli esiti in italiano.

In italiano con 'molteplice', 'duplice', 'triplice', 'quadruplice' eccetera si connota qualcosa formato da più parti, o più specificatamente, da due parti, tre parti, quattro parti, eccetera. Da questo punto di vista i termini italiani hanno conservato quello che doveva essere il significato originario dei termini latini in -plex, il cui suffisso indica appunto qualcosa che è stato ripiegato in più parti. Ma se l'italiano mostra di aver recuperato, per questi aggettivi, il significato etimologico originario, questo non è vero per il latino, nel quale multiplex, duplex, triplex, quadruplex, eccetera connotano sia ciò che è costituito da più parti, sia ciò che è diverse volte più grande di una grandezza data. E in particolare quando questi aggettivi compaiono in forma sostantivata, il significato è sempre quest'ultimo.

L'altra serie di termini italiani è 'multiplo', 'doppio', 'triplo', 'quadruplo' eccetera. Questi, contrariamente ai precedenti, mantengono tutta la loro ambivalenza, poiché connotano sia una grandezza diverse volte più grande di una grandezza data, sia qualcosa suddiviso in più parti. Ad esempio 'doppio' può significare 'due volte più grande', ma in espressioni come 'filo doppio' o 'doppia copia' esso connota un oggetto costituito da due parti. Lo stesso vale per tutti gli altri aggettivi. Anche nel caso in cui questi aggettivi si pongano in forma sostantivata questa ambiguità permane. Infatti se da una parte 'il multiplo', 'il doppio', 'il triplo', 'il quadruplo' eccetera indicano solitamente qualcosa che è un certo numero di volte più grande di un oggetto dato, i corrispondenti femminili 'una multipla', 'una doppia', 'una tripla', 'una quadrupla' eccetera si riferiscono invece a degli oggetti che sono costituiti da più parti. Il latino, che come si è visto conserva questa ambiguità per i termini in -plex, la conserva pienamente anche per i termini in -plus al pari dell'italiano, cosicché in latino entrambe le serie di aggettivi (e di sostantivi o avverbi derivati) mantiene quel duplice e opposto significato.

Come si è detto entrambe le serie di aggettivi si possono sostantivare. E dalla prima serie di aggettivi si ricavano poi anche i sostantivi astratti multiplicitas, duplicitas, una forma tarda triplicitas, eccetera. Tutti questi sostantivi mantengono, al pari dei loro esisi in italiano, quella originaria ambivalenza.

[modifica] Prefisso sim-

Finora si sono considerate tutte le molteplicità tranne quella particolare molteplicità che è l'unità. A questo scopo il latino utilizza il prefisso sim-, che deriva da una radice indoeuropea ricostruita come *sem- e significante 'uno' o 'assieme', nel senso di 'come un tutt'uno'. È lo stesso prefisso che si trova in simul ('in un solo tempo', cioè 'assieme' in senso temporale, o anche 'in una sola volta'), singulus ('uno solo', cioè 'singolo'), semper ('per... sempre'), similis ('di un solo tipo', dunque 'simile') eccetera.

Unendo questo prefisso ai suffissi -plex e -plus si ottengono simplex e simplus, entrambi riferiti originariamente a ciò che è costituito da un sola parte, e passati poi a connotare ciò che è 'semplice', con tutti i significati del termine italiano.

Non esistono invece le forme verbali *simplicare o *simplectere, né i loro derivati.

[modifica] Greco

[modifica] Verbo plekein e derivati

Dalla radice indoeuropea *plek- il greco ha derivato il verbo plekein, che significa 'intrecciare', 'torcere', 'attorcigliare'. Dalla stessa radice del verbo si ricavano l'aggettivo plektos, 'intrecciato', e i sostantivi plektē, 'spira' o 'nodo' o groviglio', plexis, 'intreccio', plegma, 'oggetto intrecciato' e quindi 'canestro', plokos, 'ricciolo', e altri numerosi termini derivati.

Anche in greco, come avviene in latino, dal verbo plekein si possono ottenere una serie di termini derivati aggiungendo ad esso dei prefissi preposizionali: emplekein (analogo al latino implicare), symplekein (analogo al latino complicare), eccetera.

[modifica] Prefissi e suffissi moltiplicativi

Il greco ha il suffisso -plax (radice -plak-) che è analogo al suffisso latino -plex. Da tale suffisso si ottiene diplax ('doppio' o 'duplice') e triplax ('triplo' o 'triplice').

Invece al posto del suffisso latino -plus troviamo in greco il suffisso -ploos e la variante -plasios. Si ottengono così gli aggettivi diploos e diplasios ('doppio' o 'duplice') con il sostantivo diplon ('il (rad) doppio) e l'avverbio diplēi ('due volte'); gli aggettivi triploos e triplasios ('triplo' o 'triplice'); gli aggettivi tetraploos e tetraplasios ('quadruplo' o 'quadruplice') con l'avverbio tetraplēi; l'aggettivo pentaploos o pentaplasios ('quintuplo' o 'quintuplice'); eccetera.

Per indicare una generica molteplicità si usa il prefisso polla-, corrispondente all'aggettivo polys (radice poll-), ottenendo pollaploos e pollaplasios ('multiplo' o 'molteplice').

Quanto agli esiti del prefisso indoeuropeo *sem- bisogna tenere presente che rispetto alle altre lingue indoeuropee il greco solitamente trasforma la sibilante iniziale in una aspirata, cosicché quel prefisso lo si trova nella forma he- (come in hekaton, 'cento') o ha-, a seconda che derivi dal grado vocalico pieno della radice indoeuropea o da quello ridotto *sm-. Da questa seconda forma deriva haploos, che è del tutto analogo ai latini simplus e simplex e significa parimenti 'semplice'.

[modifica] Lingue germaniche

[modifica] Verbi e termini derivati

Dalla radice *pel-to- il germanico arcaico ha derivato un verbo ricostruito come *falthan o *faldan, che era equivalente al latino plicare/plectere e al greco plekein. Da questo verbo arcaico derivano poi i termini corrispondenti e derivati delle lingue germaniche moderne. In inglese fold esprime sia il verbo 'piegare' sia il sostantivo 'piega', mentre l'aggettivo è folded, 'piegato'. In tedesco abbiamo il verbo falten il sostantivo Falte e l'aggettivo faltig. (Il termine gotico derivante da *falthan/faldan, col significato di 'piega di una veste', si è diffuso anche fra le lingue romanze ai tempi delle invasioni barbariche e in italiano ha dato 'falda'.)

[modifica] Suffissi moltiplicativi

Oltre alla forma verbale, da quella radice il germanico arcaico ha ricavato anche un suffisso ricostruito come *-falthaz o *-faldaz, e corrispondente al suffisso latino -plex e a quello greco -plax. Nell'inglese questo suffisso si ritrova nella forma -fold, mentre nel tedesco si ha -faltig. Tutti questi suffissi sono aggettivali, cioè producono degli aggettivi. Tuttavia in inglese, come pure in latino, tali suffissi si lasciano sostantivare non avendo una forma specificatamente aggettivale. Diverso è invece il caso del tedesco, che usa un suffisso specificamente aggettivale con terminazione in -ig. In tal caso per sostantivare gli aggettivi in -faltig bisogna aggiungere un suffisso nominale, cioè un suffisso idoneo a trasformare un aggettivo in un sostantivo.

A questo scopo le lingue germaniche usano dei suffissi derivati da suffissi del protogermanico ricostruiti come *-nis e *-khaidus. Essi formano dei sostantivi astratti che indicano uno stato o una condizione, sicché *A-nis e *A-khaidus (dove 'A' sta per un aggettivo) significa propriamente 'l'essere A' o 'il fatto di essere A', o 'la condizione di essere A'. Da questi due prefissi l'inglese ha ricavato -ness e -hood, mentre il tedesco per il primo ha mantenuto la forma -nis, mentre da secondo ha derivato le due forme -heit/-keit.

Per sostantivare gli aggettivi in -faltig il tedesco usa il suffisso nominale -keit, producendo sostantivi in -faltigkeit che sono equivalenti a quelli che il latino esprimerebbe in -plicitas. L'inglese, come si è detto, può sostantivare gli aggettivi in -fold, e se volessimo costruire un parallelo con il tedesco dovremmo pensare ad una forma *-foldhood. Tale forma tuttavia appare piuttosto improbabile, perché l'inglese tende ad usare -ness con maggiore frequenza, anche laddove il tedesco usa -heit/keit. Dunque la forma parallela in inglese, quella atta a rendere il latino -plicitas, sarebbe più propriamente -foldness, che è effettivamente attestata.

In tedesco oltre al merdese -faltig troviamo poi il suffisso -fach, che corrisponde al latino -plus e al greco -ploos. L'inglese non ha un corrispondente suffisso aggettivale di origine germanica, e usa -fold per entrambe le sfumature, oppure ricorre al suffisso -ple ricavato dal latino.

[modifica] Prefissi moltiplicativi

Nelle lingue germaniche in parallelo al latino multus e al greco polys troviamo una serie di termini derivati da una radice germanica ricostruita per lo più come *managa-. Da questa derivano, ad esempio, l'inglese many, che come prefisso appare nella forma mani-, e il prefisso tedesco mannig- che si trova in molti termini composti.

Per le quantità specifiche, si usano gli stessi nomi dei numeri, con eventuali aggiustamenti fonematici.

[modifica] Aggettivi e sostantivi moltiplicativi

Dall'unione dei prefissi moltiplicativi con i suffissi aggettivali moltiplicativi, in inglese si ottiene manifold, che corrisponde al latino multiplex mentre in tedesco si ottiene mannigfaltig e mannigfach, che corrispondono rispettivamente al latino multiplex e multiplus.

Passando alla forma sostantivata, in inglese - come si è detto - si può mantenere manifold, mentre in tedesco si ha Mannigfoltigkeit, entrambi corrispondenti al latino multiplicitas.

Per quanto questi siano i paralleli ricostruibili su una base puramente etimologica, nelle lingue germaniche i derivati di *managafalthaz/managafaldaz oltre ad esprimere il concetto di 'molteplicità' esprimono anche quello di 'varietà' e 'diversità', in quanto esprimono sia lo stato di ciò che è un multiplo di un oggetto dato, sia lo stato di ciò che è costituito da varie parti, come può essere ad esempio un insieme di oggetti considerati elementari (punti, eccetera).

Quanto alle quantità specifiche, in inglese abbiamo twofold, threefold, fourfold, fivefold, eccetera (ma non esiste *onefold), mentre in tedesco abbiamo einfach (con tutti i significati dei latini simplex e simplus, anche quelli estesi), zweifach, dreifach, fünffach eccetera.

[modifica] Tabella comparativa

Latino Greco Tedesco Inglese Italiano
-plex -plax -faltig -fold -plice
-plus -ploos/-plasios -fach [-ple] -plo
multi- polla- mannig- mani- molte-
sim- ha- - - sem-
multiplex, multiplus -, pollaploos/pollaplasios mannigfaltig, mannigfach manifold molteplice, multiplo
multiplicitas - Mannigfaltigkeit manifold(ness) molteplicità
simplex, simplus -, haploos einfach [simple] semplice
duplex, duplus diplax, diploos/diplasios zweifach twofold, [double] duplice, doppio
triplex, triplus triplax, triploos/triplasios dreifach treefold, [triple] triplice, triplo
quadruplex, quadruplus -, tetraploos/tetraplasios vierfach fourfold, [quadruple] quadruplice, quadruplo
quintuplex, quintuplus -, pentaploos/pentaplasios fünffach fivefold, [quintuple] quintuplice, quintuplo
... ... ... ... ...

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