Alacahöyük

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Alacahöyük
belde belediyesi
Alacahöyük – Veduta
Localizzazione
Stato Turchia Turchia
Regione Mar Nero
Provincia Çorum
Distretto Alaca
Territorio
Coordinate 40°14′24″N 34°40′48″E / 40.24°N 34.68°E40.24; 34.68 (Alacahöyük)Coordinate: 40°14′24″N 34°40′48″E / 40.24°N 34.68°E40.24; 34.68 (Alacahöyük)
Altitudine 1080 m s.l.m.
Abitanti 1 284 (2010)
Altre informazioni
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Turchia
Alacahöyük
Alacahöyük
Alaca Höyük
Euyuk
Evuk
Daga in oro e ferro trovata in Alacahöyük
Daga in oro e ferro trovata in Alacahöyük
Civiltà Ittita
Utilizzo Centro religioso (Ittiti)
Epoca Epoca neolitica
Epoca ittita
Localizzazione
Stato Turchia Turchia
Scavi
Date scavi 1910
1935
Organizzazione Archeologi tedeschi (1910)
Archeologi turchi (1935)


Alacahöyük (anche Alaca Höyük, Euyuk o Evuk) è un comune della Turchia sito nel distretto di Alaca, nella provincia di Çorum.

Alacahöyük è un sito archeologico neolitico ed ittita di grande importanza. Dista 17 chilometri da Alaca e 51 da Çorum.

Si trova a nord-est di Boğazkale, centro moderno corrispondente all'antica capitale ittita di Hattusa.

La porta delle Sfingi di Alacahöyük presso il museo di Ankara

Il suo nome in lingua ittita è sconosciuto anche se si ipotizza possa trattarsi di Arinna, Tawiniya o Zippalanda importante centro religioso dell'impero ittita.[1][2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La collina (Höyük in turco) presso Alacahöyük è stata la sede di una sequenza continua di insediamenti fin dal Calcolitico quando i primi antichi strumenti in rame fecero la loro comparsa accanto agli strumenti di pietra. Il sito è stato abitato ininterrottamente da allora fino all'attuale insediamento in forma di un moderno piccolo villaggio. Durante l'età del Bronzo Antico la collina fu il centro di una fiorente cultura hattica, tuttavia i resti architettonici più evidenti e più caratteristici del sito di Alacahöyük, come la "Porta della Sfinge", risalgono al periodo ittita che seguì quello dei Hatti, dal XIV sec. a.C.

All'antico insediamento hattico risalgono importanti reperti rappresentanti l'arte anatolica del tempo ritrovati in tredici pozzi scavati nella roccia: le "Tombe reali" (EBII, circa 2350-2150 a.C.) di Alacahöyük che contenevano i defunti in posizione fetale e rivolti verso sud. Questi erano riccamente adornati con fibule d'oro, diademi, e fibbie di cinture con figure sbalzo in foglia d'oro.

Coppa in oro ed elettro con piedistallo trovata in Alacahöyük

Molti dei reperti trovati nelle tombe reali ad Alacahöyük, tra cui magnifici oggetti in oro ed in bronzo del periodo hattico, si trovano oggi nel Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara. Tra questi manufatti vi sono preziose coppe d'oro e di elettro con piedistallo e altre stoviglie preziose. Tra i reperti ritrovati vi sono inoltre idoli, amuleti, gioielli, diademi, bracciali, collane, fibbie per cinture in oro, elettro, ottone o di bronzo. Questi oggetti a forma di animale su piedistalli (cervo, toro, ecc.) o con forme completamente astratte (cerchi, raggi, svastiche, ecc.) dimostrano una grande padronanza ed originalità nella tecnica.

Tori e cervi sono fra le immagini più comunemente rappresentate in questi oggetti,

Cerchio con rete e croci, simbolo solare, trovato in Alacahöyük

chiamati anche "animali standard". Altre forme frequenti in questi manufatti sono i cerchi piatti, semi-cerchi o quadrati riempiti da una rete aperta di barre traverse, con croce centrale e svastiche che sono stati identificati come "dischi solari". Animali standard e dischi solari sono interpretati in due modi diversi da due diverse scuole di pensiero. Per la prima, questi oggetti sarebbero "oggetti religiosi", che rappresentano i primi dèi della civiltà dei Hatti, il disco solare sarebbe una rappresentazione della dea del sole. Per la seconda, questi oggetti, che sono stati ritrovati nei crani di bovini posti sulle tombe, sono dei serbatoi ornamentali tipici di quella cultura sepolcrale.

La ricchezza di questi oggetti e di altri (come le armi in oro e rame) ritrovati in questi sepolcri, assieme all'importanza strategica del sito, fanno ritenere che si tratti di tombe di principi o almeno di alti funzionari, da qui il nome di "tombe reali". Leonard Woolley[3] ha trovato che le Tombe Reali "sembrano appartenere alla fine di un periodo, come indicato da uno strato di distruzione e di ceneri della cittadella. La cultura che gli oggetti delle tombe illustrano non prosegue nella successiva fase storica, la fase di Kültepe".

Durante il periodo ittita[4] (1450-1180 a.C. circa) il sito fu sede di una comunità fiorente che prosperò fino alla fine della tarda età del bronzo. Anche se non è stato ancora possibile identificare il nome di questo centro ittita, i dati archeologici sembrano confermare che si trattasse di un importante centro religioso, probabilmente la città di Arinna.

Ortostati scolpiti ritrovati ad Alacahöyük

In effetti fra gli ortostati ritrovati nel sito, uno, nei pressi della parte delle sfingi, presenta scolpite scene che descrivono lo svolgimento di un rituale religioso: a sinistra il Re e la Regina adorano un toro circondato da sacerdoti, giocolieri e animali sacrificali, a destra sono rappresentate delle figure che potrebbero rappresentere la dea del sole di Arinna con degli adoratori (gli ortostati presenti nel sito sono calchi, gli originali sono al Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara). Lungo il limite est dell'antico insediamento si trova la base di un edificio di grandi dimensioni 20 x 80 m interpretato come un tempio, piuttosto che un palazzo (seguendo gli insegnamenti degli scavi a Hattusa). Anche durante il periodo frigio si trovano segni di una fiorente comunità.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Il sito, conosciuto da lungo tempo, fu indagato la prima volta nel 1907 dall'archeologo ottomano Theodor Makrid Bey[5] che tenne qui due brevi esplorazioni per due settimane.

La porta delle Sfingi di Alacahöyük

Nel 1910 un gruppo tedesco scoprì le tombe reali risalenti al III millennio a.C., così come una città ittita del II millennio a.C. il cui ingresso è segnato dal cancello delle sfingi, imponente portale di pietra circondato da rilievi in pietra[6]. La città era pesantemente fortificata con mura e torri a causa delle frequenti incursioni dei popoli Kaska che vivevano nella regione montagnosa a nord.

Statuetta in rame rappresentante un cervo ritrovata ad Alacahöyük

Gli scavi furono ripresi nel 1935 dagli archeologi turchi Remzi Oğuz Arik e Hamit Koşay[7], su istruzioni personali dello stesso Mustafa Kemal Atatürk, che contribuì alla spedizione con il proprio patrimonio personale. Gli scavi, che sono continuati fino al 1970, hanno riportato alla luce una notevole ricchezza locale di manufatti, anche precedenti al tempo degli Ittiti, con la prima occupazione del sito risalente al quarto millennio a.C. Tombe del terzo millennio a.C., vasi di metallo caratteristici, gioielli, armi, e statue di tori, cervi, e forme astratte spesso interpretato come simboli solari. Il lavoro presso il sito è ripreso nel 1994 diretto dal Dr. Aykut Çınaroğlu.

La diga[modifica | modifica sorgente]

Il 23 settembre 2006 è stata riattivata una diga risalente al 1240 a.C. Secondo quanto riportato nelle antiche tavolette ittite, un prolungato periodo di siccità colpì l'Anatolia in quel periodo costringendo il re Tudhaliya IV ad importare grano dall'Egitto per evitare la carestia. A seguito di ciò, per poter affrontare i futuri periodi di siccità, il re ordinò che fossero costruite numerose dighe in tutta l'Anatolia centrale; una di queste è la diga di Alacahöyük che fu dedicata alla dea Hebat. Tutte lentamente si interrarono e si disattivarono, a parte una. Quella in Alacahöyük si è mantenuta efficiente perché la fonte dell'acqua si trova proprio all'interno del serbatoio della diga, che così non fu riempito dai detriti portati da un fiume immissario.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gorny, Ronald L. "Zippalanda and Ankuwa: The Geography of Central Anatolia in the Second Millennium B. C." Journal of the American Oriental Society. Vol. 117, no. 3, pp 549-557 (1997).
  2. ^ Popko, Maciej. "Zippalanda e Ankuwa Once More". ournal of the American Oriental SocietyVol. 120, no. 3, pp 445-448 (2000).
  3. ^ Woolley, Leonard. The Art of The Middle East, including Persia, Mesopotamia and Palestine. New York: Crown Publishers. 1961; http://www.noteaccess.com/Texts/Woolley/6.htm
  4. ^ Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites rev. ed., Oxford University Press, 2006, ISBN 0-19-928132-7
  5. ^ Theodor Makrid Bey, La porte des sphinx a Euyuk Fouilles du Musee Imperial Ottoman, Mitteilungen der Vorderasiatisch-Agyp-tischen Gesellschaft, vol. 13, 1908
  6. ^ Robert L. Alexander, A Great Queen on the Sphinx Piers at Alaca Hüyük, Anatolian Studies, vol. 39, pp. 151-158, 1989
  7. ^ H. Z. Kosay, Ausgrabungen von Alaca Höyük: ein Vorbericht über die im Auftrage der Türkischen Geschichts kommission im Sommer 1936 durchgeführten Forschungen und Entdeckungen, TTKY, vol. 2a, 1944

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