Corneliu Zelea Codreanu

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Corneliu Zelea Codreanu

Corneliu Zelea Codreanu (Huși, 13 settembre 1899Tâncăbeşti, 30 novembre 1938) è stato un politico rumeno, leader nazionalista molto popolare nella Romania del primo dopoguerra.

Nacque da padre di probabile origine rutena e da madre di etnia tedesca[1]. Personaggio discusso della storia rumena, divide gli storici tra chi lo considera un mero simpatizzante dell'Italia fascista e della Germania nazionalsocialista e chi un eroe nazionale, testimone di un particolare misticismo religioso di natura rivoluzionaria[2]. I suoi seguaci erano soliti riferirsi a lui con l'appellativo di "Căpitanul" ("Il Capitano").

Fu il fondatore e capo carismatico del Movimento Legionario, dal 1930 conosciuto anche con il nome di Guardia di Ferro.

Gli inizi e l'impegno universitario[modifica | modifica sorgente]

Figlio del professore di liceo Ion Zelea Codreanu e di Elizabeth Brunner, nel 1912 entrò al Liceo Militare "Nicolae Filipescu" di Târgoviște. Fin dalla giovinezza manifestò grande interesse per la causa nazionale. Nel 1916, con l'ingresso della Romania nel primo conflitto mondiale, tentò l'arruolamento pur non avendo ancora raggiunto l'età per la coscrizione. Il 1º settembre 1917, con la sincera speranza di partire per il fronte e dare il suo contributo alla vittoria, si iscrisse alla Scuola Militare Attiva di Botoșani, esperienza che lasciò un'impronta indelebile sul suo carattere: «Qui - scrisse - sono stato abituato a parlare poco, fatto questo che più tardi mi porterà all'odio per le chiacchiere e lo spirito retorico. Qui ho imparato ad amare la trincea e a disprezzare il salotto»[3].

Il fallimento del tentativo di arruolamento, unito all'uscita anzitempo dal conflitto dello Stato danubiano-balcanico ed alle conseguenti pesanti condizioni imposte dalla Germania con il Trattato di Bucarest del 1918, ne accrebbero ulteriormente il fervore nazionalista al quale si aggiunse dopo la Rivoluzione bolscevica l'avversione verso l'Unione Sovietica considerata una potenziale minaccia per l'indipendenza della Romania, soprattutto in ragione della contrarietà del Comintern a riconoscere i nuovi confini del paese[4]. Questi sentimenti lo portarono nel gennaio del 1918, a radunare nel bosco di Dobrina una ventina di colleghi liceali con lo scopo di dare vita ad un'associazione intitolata al patriota Mihail Kogălniceanu[5].

Nel 1919 si iscrisse alla Facoltà di Diritto dell'Università di Iași. In questo periodo venne a conoscenza dell'esistenza di un piccolo ma battagliero movimento politico chiamato Guardia della Coscienza Nazionale (Garda Conştiinţei Naţionale) guidato da Costantin Pancu. Il movimento, al quale Codreanu aderì, riscosse un certo consenso tra operai e studenti e raccolse tra le sue fila anche qualche professionista e sacerdote. In particolare, esso si contraddistinse per il fortissimo accento posto sui diritti dei lavoratori, con l'obiettivo di creare un'alternativa nazionalista e cristiana al comunismo. In ambito studentesco, Codreanu incrementò la propria popolarità tra i giovani rumeni divenendo presidente della Società degli studenti di diritto e portando avanti una campagna volta a richiedere un limite all'ammissione degli ebrei all'istruzione superiore (il cosiddetto "numero chiuso")[6].

Nel 1920, per la prima volta nella storia, il Senato dell'Università di Iași decise di aprire l'anno accademico senza l'abituale rito religioso: contro questa scelta gli studenti insorsero fino ad avere la meglio e l'Università, infatti, fu costretta a riaprire con la tradizionale cerimonia. Più volte attaccato da Codreanu, il rettore dell’Università, il 4 maggio 1921, lo espulse dai corsi e dalle lezioni: tutti i professori della Facoltà di Diritto protestarono contro questa risoluzione e lo iscrissero agli esami autunnali, a testimonianza del rispetto da lui riscosso. La controversia andò avanti per molto tempo e, terminati gli studi, non venne mai rilasciata a Codreanu la laurea in Diritto. Il 22 maggio 1922 venne fondata l’Associazione degli Studenti Cristiani (Asociația Studenților Creștini), che incontrò un grande successo nel paese.

Nell'autunno dello stesso anno, Codreanu lasciò la Romania e si recò in Germania per studiare economia politica nelle Università di Berlino e Jena. Qui maturò un atteggiamento molto critico nei confronti dei principi democratici della Repubblica di Weimar ed accolse con entusiasmo la notizia dell'avvenuta Marcia su Roma, individuando nel fascismo la novità più importante del panorama politico europeo. Nel frattempo a Cluj la popolazione studentesca fu scossa da numerose agitazioni che ben presto divamparono nell'intero paese, a causa della decisione del governo di concedere la cittadinanza a tutti gli ebrei presenti sul territorio nazionale[7]. Codreanu ritornò in patria frettolosamente per mettersi a capo del movimento studentesco insieme a Ion Moţa, figlio di un sacerdote ortodosso e suo futuro braccio destro.

La "Lega per la Difesa Nazionale Cristiana"[modifica | modifica sorgente]

Codreanu con la moglie Elena Ilinoiu.

Nel marzo 1923 Codreanu contribuì alla fondazione della Lega per la Difesa Nazionale Cristiana (Liga Apărării Naţional Creştine), insieme al professore di economia Alexandru C. Cuza. Si trattava di una formazione politica molto più agguerrita della precedente GCN. La fondazione del movimento coincise con il periodo degli scontri più violenti negli atenei. Nei mesi estivi, durante una manifestazione contro il governo e l’esercito, Codreanu venne arrestato. Fu il primo di una serie di arresti, tra cui spicca quello avvenuto l'8 ottobre 1923 a Bucarest e che coinvolse anche suo padre, Ion Moţa ed altri studenti.

L'accusa fu di aver ordito una cospirazione per uccidere il capo del governo Ion Brătianu ed alcuni ministri, tra cui Gheorghe Marzescu, poi fallita per un tradimento interno al gruppo stesso. Dopo sette mesi di prigione nel carcere di Văcăreşti, il processo decretò l'assoluzione di Codreanu (che rivendicò le motivazioni ideali della cospirazione) e degli altri imputati. Gli unici a rimanere in carcere, ma comunque assolti nei mesi successivi, furono Ion Moţa e Leonida Vlad, entrambi autoaccusatisi: il primo per l'omicidio di Vernichescu (il membro della cospirazione che ne aveva rivelato i piani alla polizia) ed il secondo per aver fornito l'arma del reato[8].

Il periodo trascorso in carcere servì a Codreanu per maturare alcuni profondi cambiamenti interiori che lo portarono ad attribuire sempre maggior peso alla spiritualità ortodossa rumena. Il ricordo dell'icona dell'Arcangelo Michele, davanti alla quale si era spesso ritrovato a pensare e pregare durante quei mesi, lo indurranno ad assumere l’Arcangelo come futuro protettore e simbolo della sua azione politica. Fu in questo periodo che iniziarono a manifestarsi le frizioni con Cuza[9], che portarono in seguito alla scissione della Lega ed alla fondazione, da parte di Codreanu, della Legione dell'Arcangelo Michele, un'organizzazione rivoluzionaria, fortemente intrisa di misticismo.

L'8 maggio 1924 Codreanu organizzò un campo volontario di studenti, chiamato Fratellanza della Croce (Frăţia de Cruce), nel comune di Ungheni, facente parte del Distretto di Iași. I lavori del campo vennero però ben presto interrotti dall'intervento del prefetto di polizia Constantin Manciu che arrestò tutti i presenti. Per molti giorni, a Codreanu e agli altri arrestati vennero inflitte autentiche sevizie, molti studenti furono frustati a sangue; affinché le violenze cessassero risultò necessario l'intervento di Cuza, volto ad intercedere presso le autorità. Il 25 ottobre Codreanu, che aveva assunto le difese di uno studente torturato da Manciu, fece il suo ingresso in tribunale e, minacciato dal prefetto e dai suoi uomini, estrasse una rivoltella e lo uccise.

Immediatamente arrestato, venne internato nella prigione di Galata. La stragrande maggioranza della popolazione e degli organi di stampa si schierò a suo favore, tanto che risultò impossibile alle autorità trovare un giuria "neutrale". In occasione del processo, 1.900 avvocati si dichiararono disposti a difenderlo e giunsero treni speciali carichi di studenti. L'esito del procedimento, durato solo sei giorni, fu l'assoluzione, decretata il 26 maggio 1925[10]: venne stabilito che Codreanu aveva agito per legittima difesa. Meno di un mese dopo, il 14 giugno, sposò Elena Ilinoiu, davanti a decine di migliaia di persone. Le nozze vennero celebrate da Padre Botez, un sacerdote di origine ebraica convertito al cristianesimo[11]. Nello stesso anno, al fine di stemperare le tensioni con Cuza, Codreanu lasciò temporaneamente la Romania e si recò a Grenoble per conseguire il Dottorato in giurisprudenza.

Tornato in Romania nel 1926, si candidò nella città di Focşani ma, nonostante un buon risultato, non venne eletto. Per la Lega, l'esito complessivo delle elezioni fu comunque soddisfacente, entrarono altri nove deputati in Parlamento. Tuttavia Cuza si dimostrò incapace di padroneggiare la situazione sotto il profilo politico-strategico e ben presto il gruppo parlamentare si spaccò in due frazioni. Per Codreanu giunse il momento di fondare il Movimento Legionario (Mișcarea Legionară). Per questa ragione, Cuza decise di scioglierlo dal giuramento dato all'atto della costituzione della Lega per la Difesa Nazionale Cristiana.

Nascita ed ascesa del Movimento Legionario[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guardia di Ferro (Movimento Legionario).

Il 24 giugno 1927, giorno di San Giovanni Battista, Codreanu convocò una riunione con i suoi più fedeli amici e diede vita alla Legione dell'Arcangelo Michele (Legiunea Arhanghelului Mihail). Il movimento legionario fu quanto di più lontano potesse esserci da un partito politico classico[12]. Sintesi di mistica del sacrificio e militarismo, attivismo e spirito comunitario, la Legione (che cambiò spesso nome a causa dei ripetuti scioglimenti imposti dal governo) fu portatrice di un'ideologia nazionalista, anticapitalista ed antibolscevica, che rappresentò ben presto un'attrattiva fortissima per studenti, intellettuali, contadini ed operai[13]. Per meglio comprendere il carattere "religioso" di questo movimento giova citare quanto lo stesso leader scrisse:

« Il nostro movimento legionario ha soprattutto il carattere di una grande scuola spirituale. Esso tende ad accendere fedi insospettate, esso mira a trasformare, a rivoluzionare le anime. Gridate ovunque che il male, la miseria, la rovina vengono dall'anima. L'anima è il punto cardinale sopra il quale si deve operare nel momento attuale. L'anima dell'individuo e l'anima del popolo. Sono una menzogna tutti i programmi nuovi e i sistemi sociali fastosamente ostentati al popolo, se alla loro ombra ghigna la medesima anima malvagia, la medesima mancanza di coscienza verso l'adempimento del dovere, il medesimo spirito di tradimento verso tutto ciò che è rumeno, la medesima dissolutezza, il medesimo spreco e il medesimo lusso. Chiamate

l'anima della stirpe a una vita nuova.[14] »

Convinto della necessità di fondare l'attività politica sulla spiritualità e sulla riscoperta delle tradizioni contadine, Codreanu decise una drastica reimpostazione dell'azione di propaganda: si mosse per le zone rurali più profonde del paese, facendo leva sui principi del cristianesimo ortodosso, sul bisogno di giustizia sociale, ed anche sui sentimenti di astio antiebraico molto diffusi in quegli anni nella società e nella cultura del paese, e già strumentalizzati da vari partiti, tra cui quello di Cuza. Quando si fecero sentire gli effetti della Grande depressione, alla fine del decennio, la popolarità di Codreanu crebbe ulteriormente. A favorirne il successo, ci furono la violenta denuncia della corruzione diffusa tra i politici ed il sostegno concreto e costante ai ceti più disagiati. Codreanu divenne così una sorta di eroe popolare.

Il 20 giugno del 1930, poco dopo il ritorno in patria di Re Carol II, si costituì ufficialmente la Guardia di Ferro (Garda de Fier). Fu questo il nome con cui il movimento legionario divenne conosciuto nel resto d'Europa. L'11 gennaio 1931 un decreto ne sancì lo scioglimento, le sedi vennero perquisite e migliaia di legionari furono interrogati ed arrestati. L'accusa fu di aver tentato un'azione sovversiva contro la forma di governo fissata dalla Costituzione, ma mancando prove concrete si contestò a Codreanu di essere un traditore. Alla fine, i giudici si trovarono costretti ad assolverlo, dopo che ebbe comunque passato quasi due mesi in carcere.

Deciso a candidarsi al Parlamento, Codreanu si presentò alle elezioni del 31 agosto 1931 con una lista denominata semplicemente Partito di Corneliu Codreanu. Venne eletto con 11.176 voti. Nel 1932 si votò nuovamente, il movimento fu sciolto per la seconda volta ma i legionari videro comunque aumentare i propri consensi. Essi riuscirono a conquistare terreno nelle roccaforti delle province orientali e ad incrementare ulteriormente la loro influenza tra le masse contadine. I gruppi di potere viceversa guardarono Codreanu con ostilità e sospetto sempre maggiori, sentimenti che culminarono al momento dell'ascesa al potere in Germania di Adolf Hitler. Nel 1933, alla vigilia delle nuove elezioni, il governo sciolse per l'ennesima volta la Guardia di Ferro. Intervistato a Parigi, il primo ministro liberale Ion Gheorghe Duca accusò esplicitamente il movimento di essere al soldo dei tedeschi e ordinò l'arresto di circa 18.000 militanti, di cui sedici vennero uccisi[15]. Tre degli arrestati, il 30 dicembre, uccisero Duca e si consegnarono spontaneamente alle autorità, dichiarandosi pronti a subire tutte le conseguenze derivanti dalla loro condotta. Seguì l'ennesimo processo e l'ennesima assoluzione per Codreanu ed altri cinquanta legionari. Gli unici condannati furono gli autori dell'omicidio[16].

Il successore di Duca fu Gheorghe Tătărescu che si mostrò più tollerante del predecessore nei confronti del movimento. Con lui cessò parzialmente la repressione e sul finire del 1934 la Guardia di Ferro poté ricostituirsi con il nuovo nome Tutto per la Patria (Totul Pentru Tara). Fu questo il periodo in cui Codreanu realizzò i cosiddetti "campi di lavoro legionari". Si trattava di una forma di volontariato sociale che consentì al movimento di scavalcare le inefficienze e l'immobilismo dei governanti: in circa due anni vennero messi in funzione almeno una cinquantina di progetti di aiuto a numerosi villaggi, al fine di costruire dighe, impianti di irrigazione, ponti e chiese[17]. Contestualmente, i legionari si dotarono di un'organizzazione ancora più strutturata, allestendo cooperative di commercio ed un'ampia gamma di iniziative filantropiche, e dando vita il 25 ottobre 1936 al Corpo dei lavoratori legionari (Corpul Muncitoresc Legionar), una sorta di sindacato del movimento[18]. Nello stesso anno Codreanu pubblicò un'autobiografia che raccolse le vicende che vanno dal 1919 al 1935. Il testo, battezzato con il nome Per i legionari (Pentru legionari), contiene il nucleo dei principi ispiratori della Legione. In Germania, Italia e Spagna venne tradotto con il titolo "Guardia di Ferro".

Alla vigilia delle elezioni del dicembre 1937 Codreanu rilanciò il corporativismo e criticò la politica estera del governo, in particolare la Piccola intesa ed il Patto Balcanico che erano stati voluti dalla Francia e dal Regno Unito, e si dichiarò sostenitore di un avvicinamento alla nascente Asse Roma-Berlino. La travolgente popolarità di Codreanu condusse la lista legionaria "Tutto per la Patria" ad un risultato elettorale straordinario. Il movimento ottenne il 15,5% dei voti, equivalente a 66 deputati, divenendo la terza forza politica del paese e dimostrandosi l'unica in crescita. Davanti ad essa si piazzarono soltanto il governativo Partito Nazionale Liberale ed il Partito Nazionale degli Agricoltori.

Il Re, allarmato dal successo di Codreanu, affidò la formazione del governo al Partito Nazionale Cristiano di Octavian Goga e Alexandru C. Cuza che aveva ottenuto solo il 9.15% dei voti. L'evidente obiettivo perseguito da Carol II fu quello di sottrarre consenso al movimento legionario, affidandosi ad un governo competitivo su alcune proposte di Codreanu ma, allo stesso tempo, servile e manovrabile. Il tentativo fallì, il governo di Goga e Cuza rimase in carica per soli 45 giorni e si caratterizzò quasi esclusivamente per l'acceso antisemitismo[19].

La repressione e la tragica fine[modifica | modifica sorgente]

Il dittatore rumeno Ion Antonescu e il suo vice Horia Sima rendono omaggio a Codreanu nell'ottobre del 1940: alle spalle dei due, che eseguono il saluto romano, si nota una gigantografia del legionario defunto

Il 12 febbraio 1938 il Re effettuò un golpe, sospendendo la Costituzione, sciogliendo tutti i partiti e instaurando un regime poliziesco. Il piano venne messo in pratica solo quando apparve certo che la Germania di Hitler non sarebbe intervenuta con la forza nella politica interna rumena. Si procedette dunque alla creazione di un partito unico, il Fronte di Rinascita Nazionale, e come simbolico capo del governo venne posto l'anziano Patriarca ortodosso Miron Cristea. Entrarono nel governo anche Nicolae Iorga, Ion Antonescu e Armand Călinescu. Quest'ultimo, nominato ministro dell'interno, ottenne i pieni poteri e fu il grande protagonista della repressione.

Il 21 febbraio Codreanu dichiarò ai giornalisti di non avere alcuna intenzione di ricorrere alla violenza per sovvertire lo Stato. Nonostante ciò venne sottoposto a stretta sorveglianza. I locali pubblici noti per aver ospitato riunioni della Guardia di Ferro furono chiusi ed in molti, sorpresi a propagandare le idee legionarie, furono arrestati[20]. La stampa ufficiale iniziò ad attaccare Codreanu. In prima fila nella campagna giornalistica ci fu il Neamul Românesc, un quotidiano molto vicino a Nicolae Iorga. Quando Carol II sentì di avere la situazione in pugno ordinò di dare avvio ad una brutale repressione del movimento legionario.

Il pretesto fu dato da una lettera inviata da Codreanu a Iorga il 26 marzo, in cui quest'ultimo veniva definito «un'anima disonesta»[21] e criticato per aver tradito i giovani. Scattò una denuncia al Tribunale Militare ed il 16 aprile Codreanu, che aveva esortato i suoi seguaci a non intraprendere azioni violente, venne arrestato insieme ad altri 44 militanti, tra cui suo padre ed il filosofo Nae Ionescu. Mentre gli altri arrestati furono mandati in un campo di concentramento allestito a Miercurea Ciuc[22], Codreanu subì una condanna a sei mesi di reclusione nel carcere di Jilava per diffamazione.

Poco dopo nei suoi confronti prese avvio un altro processo, che ben presto si trasformò in una farsa: Codreanu venne accusato di sedizione, tradimento, legami con sedicenti "poteri stranieri", ed altri discutibili capi d'imputazione. Ogni difesa dalle accuse venne resa impossibile dal clima in cui il procedimento si svolse. Le irregolarità furono molteplici ed il processo si concluse con una condanna a dieci anni di lavori forzati[23]. Dal carcere di Jilava passò alla Prigione Doftana, e le condizioni di detenzione furono parzialmente migliorate. Codreanu rifiutò ogni possibilità di fuga e ribadì ai legionari l'ordine di non compiere atti di violenza. Durante i giorni di prigionia tenne un diario, che fu pubblicato dopo la sua morte:

« Fede e Amore, non le ho perdute, ma sento che a un tratto si è disseccato il filo della speranza. Sono 60 giorni che dormo vestito sul tavolato e su questa stuoia, 60 giorni e 60 notti che le mie ossa succhiano, come una carta assorbente, l'umidità che trasuda dalle pareti e dal pavimento.[24] »
(Diario dal carcere di Corneliu Zelea Codreanu)

Codreanu venne ucciso il 30 novembre dello stesso anno insieme ad altri 13 legionari. Secondo la versione ufficiale diramata dalle forze governative, la sua uccisione avvenne in seguito ad un tentativo di fuga collettivo messo in atto durante il tragitto di trasferimento verso un altro penitenziario. Le ricostruzioni successive e le testimonianze, tra cui spicca quella del responsabile della strage, il Maggiore della Gendarmeria Dinulescu, appurarono invece una realtà molto diversa: furono il Re ed il ministro Călinescu ad ordinare il massacro per ragioni politiche. I 14 detenuti vennero infatti strangolati contemporaneamente da altrettanti gendarmi durante il tragitto di trasferimento. Sui corpi furono poi gettati svariati bidoni di acido solforico prima dell'occultamento in una fossa comune scavata in aperta campagna. A ciascun gendarme fu riconosciuta la ricompensa di ventimila lei[25]. I funerali di Codreanu vennero celebrati solo nel 1940.

La tragica morte del leader legionario rappresenta il fatto più noto della repressione governativa subita dalla Guardia di Ferro. Il culmine delle violenze fu però raggiunto nel 1939, come riferito dallo studioso Zeev Barbu:

« Tra il 1924 ed il 1937 i legionari commisero undici omicidi, in gran parte di personalità politiche importanti. In questo stesso periodo furono però uccisi più di 500 legionari, in maggioranza dalla polizia. Tra l’aprile ed il dicembre del 1939, l’anno del martirologio, vennero arrestati, imprigionati ed uccisi circa 1200 legionari.[26] »

Testimonianze sul personaggio[modifica | modifica sorgente]

Francobollo del 1940.

A parte la memorialistica dei compagni di lotta sopravvissuti, è possibile citare due testimonianze celebri sulla figura di Codreanu. Quella dello storico ebreo-ungherese Nicholas Nagy-Talavera e quella del giornalista italiano Indro Montanelli. Delle due, quella di Nagy-Talavera (deportato ad Auschwitz nel 1944 e, dopo la guerra, rinchiuso per sette anni nei gulag sovietici) è la più sorprendente, poiché proviene da uno studioso ebreo-ungherese e quindi doppiamente ostile al nazionalismo con venature antiebraiche di Codreanu. Egli descrisse nel seguente modo il suo incontro con il capo della Guardia di Ferro durante un raduno:

« Improvvisamente nella folla intervenne il silenzio. Un uomo alto, di una bellezza triste, vestito del bianco costume dei contadini rumeni, entrò a cavallo nel cimitero (…) Si fermò vicino a me, e io non potei vedere nulla di mostruoso e di malvagio in lui. Al contrario. Il suo sorriso infantile e sincero si irradiava sopra la folla miserabile, ed egli sembrava essere misteriosamente lontano da essa. Carisma è una parola inadeguata per definire la strana forza che emanava da quell'uomo. (…) E così, in silenzio, egli restò in mezzo alla folla. Non aveva nessun bisogno di parlare. Il suo silenzio era eloquente; egli sembrava esser più forte di noi, più forte dell'ordine del prefetto che gli vietava di parlare. (…) In più di un quarto di secolo io non ho mai dimenticato il mio incontro con Corneliu Zelea Codreanu.[27] »

Il giornalista Indro Montanelli incontrò Codreanu, al fine di intervistarlo, pochi mesi prima della tragica morte. Tornato in Romania nel 1940, come inviato speciale del Corriere della Sera, l'11 ottobre in un articolo intitolato "Codreanu e i suoi vendicatori" ne rievocò la figura sullo stesso giornale:

« Era sobrio fino all'astinenza. Digiunava il martedì e il venerdì fino alle cinque del pomeriggio (…) Non si curava delle donne. E anche per questo, forse, non si curava dei suoi vestiti (…) Non aveva nessuna idea del denaro (…) Sua moglie doveva sottrargli di nascosto il denaro, quando ce n'era, per impedirgli di farne dono ai poveri e agli amici, che erano poveri anch'essi.[28] »

Nel marzo 1938 anche il filosofo italiano Julius Evola ebbe modo di conoscere ed intervistare il leader legionario[29].

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Il capo di Cuib
  • Per i legionari. Guardia di Ferro
  • Diario dal carcere

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hugh Seton-Watson, The East European Revolution, Frederick A. Prager, New York, 1961, p.206
  2. ^ Il famoso storico delle religioni Mircea Eliade (che fu membro del Movimento Legionario) scrisse in quegli anni: «Quello che importa non è la conquista del potere a ogni costo, ma piuttosto, innanzitutto e soprattutto, un uomo nuovo, un uomo per il quale (…) il cristianesimo viene vissuto responsabilmente, cioè in maniera tragica, ascetica. (…) Se, come si dice, il nazionalsocialismo si fonda sulla nazione e il fascismo sullo Stato, allora il movimento legionario ha il diritto di rivendicare di essere l'unica mistica cristiana in grado di guidare le comunità umane (…) una rivoluzione cristiana, una rivoluzione spirituale, ascetica e virile mai vista prima d'ora nella storia d'Europa». Citato in Claudio Mutti, Le penne dell'Arcangelo. Intellettuali e Guardia di ferro, Soc. Ed. Barbarossa, Milano, 1994, pp.65-66
  3. ^ Corneliu Zelea Codreanu, Guardia di Ferro, Edizioni di Ar, Padova, 1972 - Traduzione e cura di Claudio Mutti, p.27
  4. ^ Francisco Veiga, Istoria Gărzii de Fier, 1919-1941: Mistica ultranaţionalismului, Humanitas, Bucharest, 1993, pp. 41, 47
  5. ^ Codreanu, Guardia di Ferro, cit., p. 27
  6. ^ I sentimenti antisemiti erano estremamente diffusi nella società rumena, in primo luogo tra gli studenti e gli uomini di cultura. Emanuela Costantini ha reperito dei dati indicativi del fatto che la percezione della presenza ebraica tra gli studenti rumeni superava la sua consistenza reale, alimentando istanze esagerate, come il "numero chiuso". Tuttavia Carlo Sburlati, biografo di Codreanu, ne ha raccolto degli altri che attestano un'effettiva maggioranza ebraica in alcune Università e facoltà. Si vedano Emanuela Costantini, Nae Ionescu, Mircea Eliade, Emil Cioran. Antiliberalismo nazionalista alla periferia d'Europa, Morlacchi, Perugia, 2005, pp.23-24 e Carlo Sburlati, Codreanu il Capitano, Volpe, Roma, 1970, p.195
  7. ^ Al termine della prima guerra mondiale la Romania vide estendersi notevolmente il proprio territorio nazionale. Tra le conseguenze di ciò vi fu il triplicarsi della popolazione ebraica. Come presupposto della firma del Trattato del Trianon fu imposta al governo l'abolizione dell'art.7 della Costituzione che prevedeva discriminazioni giuridiche tra rumeni ed ebrei. Ciò causò numerose proteste. Zigu Ornea, Anii treizeci. Extrema dreaptă românească, Editura Fundaţiei Culturale Române, Bucharest, 1995, p.391
  8. ^ Giano Accame, La morte dei fascisti, Mursia, Milano, 2010, pp.287-289
  9. ^ Codreanu, Guardia di Ferro, cit., pp.177-181
  10. ^ Accame, la morte dei fascisti, cit., pp.288-289
  11. ^ Sburlati, Codreanu il Capitano, cit., p.199-200
  12. ^ Allo scopo di comprendere il funzionamento del movimento può essere utile la lettura de "Il capo di Cuib", un vero e proprio manuale del legionario scritto dallo stesso Codreanu. Il Capo di Cuib, Edizioni di Ar, Padova, 1974 - Traduzione e cura di Claudio Mutti
  13. ^ Stanley G. Payne, Fascism, University of Wisconsin Press, Madison, 1980, p.116
  14. ^ Codreanu, Il Capo di Cuib, cit., p.52
  15. ^ Barbara Jelavich, History of the Balkans, Cambridge University Press, Cambridge, 1983, p.206
  16. ^ Accame, La morte dei fascisti, cit., p.289
  17. ^ S.G. Payne, A history of fascism, 1914-1945, University of Wisconsin Press, Madison, 1995, p.286
  18. ^ Eftimie Ardeleanu, "Structuri legionare", in Dosarele Istoriei, 4/1997, p.44-45
  19. ^ Mariano Ambri, I falsi fascismi. Ungheria, Jugoslavia, Romania 1919-1945, con introduzione di Renzo De Felice, Jouvence, Roma, 1980, p.246
  20. ^ Ornea, Anii treizeci. Extrema dreaptă românească, cit., p.314
  21. ^ Accame, La morte dei fascisti, cit., p.292
  22. ^ Ivi, p. 297. Accame afferma che Nae Ionescu e Mircea Eliade, con le loro lezioni trasformarono il campo di concentramento di Miercurea Ciuc in una "università legionaria".
  23. ^ A proposito si veda il libro di Horia Cosmovici, Il processo Codreanu, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma, 1989
  24. ^ Corneliu Zelea Codreanu, Diario dal carcere, Edizioni di Ar, Padova, 1982
  25. ^ Accame, La morte dei fascisti, cit., p.293. Viene riportata l'intera dichiarazione di Dinulescu alla Commissione d'inchiesta nominata dalla Corte di Cassazione di Bucarest nel 1940.
  26. ^ S.J.Woolf (a cura di), Il fascismo e l'Europa, Laterza, Bari, 1968, p.183
  27. ^ Nicholas Nagy-Talavera, The Green Shirts & The Others: A History of Fascism in Hungary and Rumania, Hoover Institution Press, Stanford, 1970, p.247. Citato in Claudio Mutti, Le penne dell'Arcangelo, p.18. In un libro dedicato a Nicolae Iorga, Nagy-Talavera torna sull'argomento e scrive: «più di mezzo secolo dopo, se uno ignora le azioni successive della Legione, non è facile condannarne le idee. Se solo tutti i legionari fossero stati come Codreanu, Ion Moţa o il transilvanico Ion Banea!» in Nicolae Iorga: A Biography, Center for Romanian Studies, 1998, p.348
  28. ^ Articolo che riporta le vicende di Montanelli in Romania
  29. ^ Legionarismo ascetico. Colloquio col capo delle “Guardie di Ferro”

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hugh Seton-Watson, The East European Revolution, Frederick A. Prager, New York, 1961
  • Claudio Mutti, Le penne dell'Arcangelo. Intellettuali e Guardia di ferro, Soc. Ed. Barbarossa, Milano, 1994
  • Francisco Veiga, Istoria Gărzii de Fier, 1919-1941: Mistica ultranaţionalismului, Humanitas, Bucharest, 1993
  • Emanuela Costantini, Nae Ionescu, Mircea Eliade, Emil Cioran. Antiliberalismo nazionalista alla periferia d'Europa, Morlacchi, Perugia, 2005
  • Carlo Sburlati, Codreanu il Capitano, Volpe, Roma, 1970
  • Giano Accame, La morte dei fascisti, Mursia, Milano, 2010
  • Barbara Jelavich, History of the Balkans, Cambridge University Press, Cambridge, 1983
  • S.G. Payne, A history of fascism, 1914-1945, University of Wisconsin Press, Madison, 1995
  • Mariano Ambri, I falsi fascismi. Ungheria, Jugoslavia, Romania 1919-1945, con introduzione di Renzo De Felice, Jouvence, Roma, 1980
  • Horia Cosmovici, Il processo Codreanu, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma, 1989
  • S.J.Woolf (a cura di), Il fascismo e l'Europa, Laterza, Bari, 1968
  • Nicholas Nagy-Talavera, The Green Shirts & The Others: A History of Fascism in Hungary and Rumania, Hoover Institution Press, Stanford, 1970
  • William Totok, Pentru legionari (Rumänien, 1936), in: Handbuch des Antisemitismus. Judenfeindschaft in Geschichte und Gegenwart, Publikationen, Bd. 6, herausgegeben von Wolfgang Benz, De Gruyter Saur, Berlin/Boston, 2013, pp. 530-531.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Codreanu.ro - Sito celebrativo della figura di Codreanu. Offre la possibilità di accedere in cinque differenti lingue.
  • [1] - Sito dedicato alla figura di Codreanu.

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