Giorgio Pietrostefani

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Giorgio Pietrostefani

Giorgio Pietrostefani (L'Aquila, 10 novembre 1943) è un attivista e scrittore italiano.

È stato il fondatore con Adriano Sofri di Lotta Continua.

È stato condannato come mandante dell'Omicidio Calabresi. Secondo la sentenza definitiva nel 1972 Ovidio Bompressi, militante di Lotta continua, assieme ad un altro militante, Leonardo Marino, ha ucciso in un agguato il 17 maggio del 1972 a Milano il commissario di polizia Luigi Calabresi su mandato dei due leader dell'organizzazione Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani. Nell'agguato Bompressi colpì a morte il commissario, mentre Leonardo Marino guidò l'auto usata per la fuga.

La condanna si basa sulla testimonianza del pentito Leonardo Marino, che fu inizialmente condannato a 11 anni di carcere, salvo poi veder ridotta la pena in quanto pentito, fino a che questa non cadde in prescrizione perché le more dei ricorsi del processo fecero scattare la prescrizione. L'altro presunto partecipante all'agguato e i due presunti mandanti, leader dell'organizzazione, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani furono condannati a 22 anni di reclusione. Pietrostefani per sottrarsi all'esecuzione della condanna definitiva si è reso latitante in Francia.

Ha scritto e pubblicato con Jaca Book alcuni saggi: "La Tratta Atlantica. Genocidio e Sortilegio", "La guerra corsara forma estrema del libero commercio", "Geografia delle droghe illecite. Guerra alla Droga = Droga alla Guerra". È stato sposato con la sindacalista Fiorella Farinelli, esperta di formazione e didattica.

La grazia[modifica | modifica wikitesto]

Esiste in Italia un movimento di opinione pubblica, prevalentemente di sinistra, ma sostenuto anche da personaggi di altre correnti politiche, intorno alle persone condannate per l'Omicidio Calabresi: ne sono esponenti di spicco Giuliano Ferrara e Gad Lerner. In una parte dell'opinione pubblica si è diffuso un movimento di sostenitori volto a promuovere un atto di clemenza nei confronti di Bompressi, Pietrostefani e Sofri. A questa si contrappone un'altra parte che ritiene che costoro debbano scontare la pena irrogata.

Ci furono vari tentativi di ottenere la grazia ai condannati per l'Omicidio Calabresi.

Primo tentativo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997, lo stesso anno in cui vennero pronunciate le condanne definitive per l'omicidio, il Presidente Oscar Luigi Scalfaro sollecitato da numerosi parlamentari, circa 200, e da cittadini comuni (160 000 firmatari), rifiutò di firmare la grazia, con una lettera aperta agli allora Presidenti delle Camere, Luciano Violante e Nicola Mancino, contenente le seguenti motivazioni:

« Qualsiasi provvedimento di grazia destinato a più persone sulla base di criteri predeterminati, costituirebbe di fatto un indulto improprio, invadendo illecitamente la competenza che la costituzione riserva al parlamento. [...] La grazia, qualora applicata a breve distanza dalla sentenza definitiva di condanna, assumerebbe oggettivamente il significato di una valutazione di merito opposta a quella del magistrato, configurando un ulteriore grado di giudizio che non esiste nell'ordinamento e determinando un evidente pericolo di conflitto di fatto tra poteri. [...] Dunque la via per superare queste dolorose e sofferte vicende della nostra storia può essere trovata, ma certo richiede una visione unitaria di quella realtà, una volontà politica determinata e capace di raccogliere il consenso indispensabile. »

Secondo tentativo[modifica | modifica wikitesto]

Cambiata la maggioranza parlamentare, in seguito alle elezioni politiche del 2001, la domanda fu ripresentata. Le domande presentate nella legislatura 2001-2006, hanno sempre avuto parere negativo da parte del magistrato competente al cui parere si è adeguato il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, malgrado il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi avesse nello stesso periodo più volte manifestato la volontà di concederla, tanto da giungere a un conflitto di giurisdizione con il guardasigilli risolto poi dalla Corte Costituzionale che, con sentenza n.200 del 18/05/2006, ha stabilito che non spetta al Ministero della giustizia di impedire la prosecuzione del procedimento di grazia; il Presidente della Repubblica dispone autonomamente del Potere di Grazia anche senza la firma del guardasigilli. Alla fine la grazia non fu concessa perché la sentenza fu emessa tre giorni dopo il termine del mandato presidenziale di Ciampi.

Terzo tentativo[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il 1º giugno 2006 ha concesso la grazia ad Ovidio Bompressi.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]