Leonardo Marino

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Leonardo Marino (Pastorano, 27 marzo 1946) è un attivista italiano, appartenente a Lotta continua, movimento della sinistra extraparlamentare nei primi anni settanta.

Fu condannato per aver partecipato, nel 1972 su mandato dei capi dell'organizzazione, come autista, al commando responsabile dell'omicidio del Commissario Calabresi.

Indice

[modifica] L'omicidio del Commissario Calabresi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Omicidio Calabresi.

[modifica] Il contesto

Il clima politico a Milano, tra la fine anni sessanta e primi anni settanta, fu assai violento. Il 12 dicembre 1969 esplose una bomba in Piazza Fontana a Milano: l'attentato provocò sedici morti, una strage che colpì drammaticamente l'Italia intera. Se i successivi sviluppi giudiziari hanno permesso di escludere la cosiddetta "pista anarchica", e oggi appare chiara la responsabilità degli ambienti neofascisti collegati alla cosiddetta "strategia della tensione", non fu questo l'indirizzo delle prime indagini. Fra gli anarchici fermati subito dopo la strage, vi fu il ferroviere Giuseppe Pinelli, la cui morte durante un interrogatorio, causata da una caduta da una finestra della questura, non è mai stata chiarita. La finestra apparteneva all'ufficio del commissario Luigi Calabresi; erano presenti e impegnati nell'interrogarorio di Pinelli cinque appartenenti alle forze dell'ordine. Vi furono due inchieste, che scagionarono entrambe sia il commissario Calabresi, di cui fu accertato che non era presente al momento della caduta, sia i cinque presenti. L'inchiesta concluse che Pinelli era caduto accidentalmente.
Larga parte dell'opinione pubblica, e soprattutto i militanti della sinistra, non accettarono la versione ufficiale sulla morte dell'anarchico. La campagna per avere un'altra verità toccò punte di polemica particolarmente aspra, e venne ripetuta insistentemente, su più organi di stampa, un'accusa personale diretta sia contro i cinque presenti alla caduta, sia contro il commissario Calabresi; quest'ultimo era una persona nota al mondo dell'estremismo perché aveva dovuto, per incarico d'ufficio, seguire i cortei delle organizzazioni extraparlamentari. Nella violenza della campagna di stampa si distinse il giornale dell'organizzazione Lotta Continua, della quale era leader Adriano Sofri. Contro il commissario furono lanciate anche esplicite minacce. Il giornale, alcuni anni dopo, fu condannato per tali accuse.
Nel 1972 un commando omicida, formato da due persone, tese un agguato al commissario Calabresi, uccidendolo mentre usciva di casa per andare al lavoro. I due uomini del commando riuscirono a fuggire, eclissandosi. Le indagini, all'epoca, non poterono accertare l'identità dei colpevoli.

[modifica] La confessione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Omicidio Calabresi#La confessione di Leonardo Marino.

Nel 1988 Leonardo Marino ebbe una crisi di coscienza, e confessò alle autorità la sua partecipazione attiva all'omicidio del commissario Calabresi insieme ad un altro militante, Ovidio Bompressi, su incarico dei capi di Lotta Continua Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani.
Marino specificò anche il luogo in cui i due si erano riforniti di armi e quello in cui si erano procurati l'auto. Il militante confessò di essere stato al volante dell'auto usata per la fuga, dopo che nell'agguato Bompressi aveva sparato al commissario.

La sua confessione, prodottasi all'interno di un accordo con i Carabinieri, fu duramente attaccata dalle persone chiamate in causa come complici e mandanti e suscitò molta ostilità negli ambienti che erano stati vicini a Lotta Continua. In particolare le critiche si concentrarono sulle contraddizioni presenti nelle testimonianze di Marino, che durante il processo corresse diverse volte parti delle sue deposizioni e rese alcune affermazioni poi rivelatesi inesatte.

[modifica] I processi

Negli anni successivi vi fu una lunga serie di processi, con esiti alterni, che si concluse con una condanna definitiva per Bompressi, Sofri e Pietrostefani, i colpevoli indicati da Marino. In quanto collaboratore di giustizia, lo stesso Marino poté godere di una riduzione della pena ad 11 anni di carcere, mentre Sofri, Pietrostefani e Bompressi furono condannati a 22 anni di reclusione, i primi due come mandanti e il terzo come esecutore. Nel 1995 la corte d'Assise d'Appello dichiarò prescritto il reato per Marino, perché le more dei ricorsi del processo fecero scattare la prescrizione. Marino scontò complessivamente alcuni mesi di carcere preventivo e alcuni anni di arresti domiciliari.

[modifica] Elementi attuali

Attualmente gestisce un chiosco di crepes a Bocca Di Magra ad Ameglia tra Carrara e Sarzana. Viene soprannominato dagli abitanti locali Il Pentito.

Molti protagonisti del terrorismo degli anni di piombo scrissero dei libri autobiografici sulla loro esperienza di terroristi. Marino diede alle stampe un libro autobiografico intitolato "La verità di piombo" (Ares, 1992), ripubblicato poi nel 1999 con il titolo "Così uccidemmo il commissario Calabresi", nel quale descrisse l'agguato e le motivazioni del suo pentimento.[1]

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ * Leonardo Marino : "Così uccidemmo il commissario Calabresi"

[modifica] Bibliografia

  • Leonardo Marino : "La verità di piombo" (Ares, 1992) ripubblicato 1999
  • Leonardo Marino : "Così uccidemmo il commissario Calabresi",
  • Carlo Ginzburg, Il giudice e lo storico. Considerazioni in margine al processo Sofri, Einaudi, 1991, n.ed. Feltrinelli, 2006
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