Faido

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Faido
comune
Faido – Stemma
Faido – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Svizzera
Cantone Ticino – stemma Ticino
Distretto Leventina
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°28′00″N 8°48′00″E / 46.483333°N 8.8°E / 46.483333; 8.8 (Faido)Coordinate: 46°28′00″N 8°48′00″E / 46.483333°N 8.8°E / 46.483333; 8.8 (Faido)
Altitudine 715 m s.l.m.
Superficie 119,6 km²
Abitanti 3 228 (2010)
Densità 26,99 ab./km²
Frazioni Anzonico, Aretta, Brusgnano, Calonico, Calpiogna, Campello, Carì, Cavagnago, Chiggiogna, Chinchengo, Chironico, Figgione, Freggio, Fusnengo, Grumo, Lavorgo, Loré, Mairengo, Modrengo, Molare, Nivo, Osco, Polmengo, Predélp, Primadengo, Prodör, Raslina, Rossura, Tarnolgio, Tengia, Tortengo, Vigera, Vinei
Comuni confinanti Acquarossa, Blenio, Dalpe, Giornico, Lavizzara, Prato (Leventina), Quinto, Sobrio, Sonogno
Altre informazioni
Cod. postale 6760
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice BFS 5072
Targa TI
Nome abitanti faidesi
Circolo Faido
Localizzazione
Faido è posizionata in Svizzera
Faido
Faido – Mappa
Sito istituzionale

Faido[1], (Fait in dialetto ticinese) posto in Val Leventina, è un comune svizzero del Canton Ticino, il cui nome è con molta probabilità derivato dal dialetto Faett (il faggeto) e dall'antico nome Pfaid. Capoluogo del distretto di Leventina. Durante il governo urano era, insieme con Giornico, la sede del podestà. Il borgo ebbe particolare importanza come stazione di osta e di smistamento sulla strada del san Gottardo; l'abitato si sviluppò in seguito alla realizzazione della carrozzabile cantonale negli anni 1820-1830 e della ferrovia del Gottardo che favorí la costruzione di alberghi e residenze estive, diventando una nota stazione turistica frequentata soprattutto da milanesi.

Indice

[modifica] Storia

Il 15 febbraio 1350 il plenipotenziario dell'arcivescovo di Milano Giovanni Visconti emanò il decreto con cui s'ingiunse al podestà di sostenere la vicinia di Faido nel suo diritto di trasportare merci ultramontane dalla sosta del Monte Piottino alla sosta di Faido[2].

Il 14 giugno 1614 Martino Varesi di Faido legò un vistoso fondo per l'erezione di un ospedale; il legato passò poi alla curia arcivescovile di Milano[3].

Il 6 aprile 1769 vi nacque lo storico locale e religioso Padre Angelico Cattaneo, frate cappuccino, conosciuto per aver scritto i volumi di storia leventinese intitolati "I Leponti".

Il 10 marzo 1787 l'arcivescovo intavolò col Governo del Canton Uri l'utilizzo del legato Varesi a favore dell'ospedale locale; il 16 luglio avvenne la presa di possesso del legato Varesi[4]. Il 2 marzo 1855 il comandante dei volontari intimò al municipio di Faido la consegna del rivoltoso avvocato Cattaneo[5]. Nel 1852 Luigi Rosian fondò la Fabbrica di Birra Rosian, la prima del Cantone Ticino. Nel 1889 fu il primo borgo del Canton Ticino a produrre energia elettrica, mediante una centrale idroelettrica che sfruttava le acque del torrente Piumogna.

[modifica] Il patriziato

Il comune patriziale è caratterizzato dalla presenza di svarianti enti: il Patriziato di Faido, il Patriziato di Molare, la Degagna di Tarnolgio in Piano[6] composti da tutte le famiglie anticamente originarie del luogo che amministrano i beni indivisi della comunità quali i boschi, i pascoli, i monti, gli alpi[7] e sono responsabili per la manutenzione dei manufatti, delle strade, dei ponti, dei sentieri, delle sorgenti e delle fontane.

Dalla seconda metà del secolo XX vi possono far parte anche i figli di una patrizia sposata con un non patrizio e le mogli patrizie sposate con un non patrizio[8].

[modifica] Famiglie degagnesi

  • Cappelletti, Caso, Cattaneo, Costa, Disteli, Grassi, Karpf, Lentini, Lucchini, Merzaghi, Pedrini, Picchiotini, Solari, Tagliabue, Vicari.

[modifica] Ufficio patriziale del patriziato di Faido

  • Presidente: Tagliabue Edo
  • Segretario: Viscontini Fabrizio

[modifica] Ufficio patriziale del patriziato di Molare

  • Presidente: De Maria Alessandro
  • Segretario: De Maria Marco

Il patriziato di Molare è proprietario dell'Alpe Stou di Sotto 1876 m.s.l.m., in valle Loita, nell'ex comune di Rossura. L'alpe è raggiungibile unicamente a piedi.

[modifica] Ufficio patriziale della Degagna di Tarnolgio in Piano

  • Presidente: Lentini Mauro
  • Segretario: Cattaneo Gianni

[modifica] Ufficio patriziale della degagna di Fichengo

  • Presidente: D'Alessandri Claudio
  • Segretario/a: Cappelletti Loredana

[modifica] Politica amministrativa comunale

Con la votazione popolare del 5 giugno 2005 e con 465 voti favorevoli e 64 contrari, i cittadini di Faido hanno accettato l'incorporazione dei comuni di Calonico (2000: 42 abitanti), Chiggiogna (2000: 378 abitanti) e Rossura (2000: 55 abitanti). La fusione è diventata esecutiva il 12 ottobre 2005 dopo la ratifica del Gran Consiglio ticinese.

Il 29 gennaio 2006 gli elettori del nuovo comune di Faido sono stati chiamati alle urne per eleggere il loro primo municipio e consiglio comunale.

Con la votazione del 25 settembre 2011 e con decreto governativo del 4 ottobre 2011, vennero infine aggregati i comuni di Anzonico, Calpiogna, Campello, Cavagnago, Chironico, Mairengo e Osco, con 1110 voti favorevoli e 319 contrari.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Roland David dal 29/01/2006

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Edilizia religiosa

  • La chiesa prepositurale di Sant'Andrea[9] fondata nel 1336[10].
  • Il convento dei cappuccini, in Via Canton Lucerna, fondato nel 1607. Subì estauro e ristrutturazione curati da Raffaele Cavadini con cui si è provveduto pure all'allestimento di una nuova biblioteca negli anni 1991-1992.
  • La chiesa di San Francesco d'Assisi, appartenente al convento, fu edificata a partire dal 3 giugno 1607 e fino al 1608, secondo la data posta sopra il portale; nel biennio 1785-1786 si ebbe la trasformazione il coro e la costruzione delle cappelle laterali e delle volte. Nell'anno (2008) è ricorso il 400.esimo della fondazione della parrocchia e della costruzione della chiesa di San Francesco.
  • Il santuario della Madonna delle Rive dedicato alla Madonna di Re, a Mött Cott,[11], nel bosco a nord-est del villaggio, è un'aula preceduta da un portico, coperta con volta a botte, conclusa da un coro rettangolare; fu costruita negli anni 1839-1941 sulle rovine di una cappella distrutta nel 1837. Subì numerosi lavori di ristrutturazione nel biennio 1895-1896 e restauro negli anni 1982-1985. Sulla parete di fondo del coro l'affresco della Madonna è dei fratelli Calgari di Osco, della seconda metà del XIX secolo; il coevo altare maggiore è di Pietro Andreoletti[12] e la decorazione pittorica del 1895 e di Francesco Poroli di Ronco sopra Ascona.
  • L'oratorio di San Bernardino da Siena. Indagini archeologiche condotte nel biennio 1978-1979 hanno accertato la presenza di una fondazione preesistente con navata quadrangolare e abside semicircolare orientata, forse riferibile al XIII secolo. Gli scavi sembrano confermare che l'attuale edificio formato di un'aula rivolta a nord coperta con crociere e coro rettangolare, sia stato costruito nel corso dell'ultimo trentennio del XVI secolo e consacrato nel 1594. Sulla volta del coro: affreschi con Scene della vita del santo titolare del XVII secolo; sulla parete di fondo: l'affresco della Pietà attribuito a Tommaso Calgari di Osco, della seconda metà del XIX secolo con ai lati le figure dei santi Giovanni Battista e Martino di Tours, dell'inizio del XVII secolo; il crocifisso è cinquecentesco.

[modifica] Edilizia civile

  • Nel cimitero il monumento funerario della famiglia Vella è un sepolcro che riprende la classica piramide di Antonio Canova con figura femminile in bronzo opera di Antonio Chiattone[13] degli anni 1890-1895;
  • la tomba della famiglia Pedrini, realizzata dall'architetto Giuseppe Bordonzotti nel 1909;
  • i monumenti funerari con opere di Apollonio Pessina[14] e Fiorenzo Abbondio[15].
  • La casa d'appartamenti, in via Canton Uri, è una costruzione classicheggiante eretta nel 1878.
  • La villa, nei pressi, è una residenza in stile eclettico contraddistinta da numerosi balconi con ringhiere a cesto in ferro battuto.
  • La Casa Selvini è una tipica costruzione leventinese in legno con tetti in piode a spioventi poco inclinati soatenuti da travi aggettanti; sotto le finestre del primo piano: tra bassorilievi raffiguranti l'Adorazione dei Magi, la Crocefissione e la Madonna datati 1582; sopra le finestre sta la figura di San Martino di Tours.
  • La villa d'appartamenti, in via Gerra, è una costruzione interessante con muratura imitante diversi tipi di pietra, dell'inizio del XX secolo.
  • Il Palazzo patriziale, in via Fontana di Scribar, è un edificio realizzato dall'impresa di Andrea Grossi su progetto dell'architetto Paolo Zanini nel 1908; il notevole palazzo in granito è ispirato al rinascimento fiorentino.
  • Il monumento a Stefano Franscini in Pizza franscini, presenta la figura in bronzo su basamento in gneiss, realizzata da Antonio Soldini[16] nel 1890.
  • La Casa comunale è un bell'esempio di edificio tardoneoclassico del 1858, che contribuisce alla definizione della piazza. L'interno è ristrutturato.
  • La villa, in via Canton Lucerna, è una residenza signorile fatta erigere da Emilio Cattaneo nel 1895; alla costruzione cubica originaria - coronata da una torre belvedere poligonale - nei primi decenni del XX secolo fu anteposto un corpo d'ampliamento con tetto a terrazza balaustrata; all'interno il corpo delle scale centrale e i locali sono ornati di raffinate decorazioni pittoriche con soggetti in parte riconducibili ai viaggi compiuti dai membri della famiglia Cattaneo.
  • La villa d'appartamenti, nei pressi, è una residenza signorile classicheggiante, circondata da un vasto giardino, edificata all'inizio del XX secolo da emigranti ritornati dall'Inghilterra.
  • L'ex birreria (casa d'abitazione), in via Birreria, venne fondata progettata e costruita dal bavarese Luigi Rosian nel 1852; cessò l'attività nel 1973.
  • La casa leventinese per anziani, in via cantonale, è un ampio edificio lineare orientato a sud-est, eretto da fabio Muttoni, Silovano Caccia e giorgio Gendotti negli anni 1987-1992; l'atrio è arricchi9to da un dipinto di Livio Bernasconi[17] degli anni 1989-1994.
  • La casa plurifamiliare, nei pressi, è un edificio a pianta rettangolare con muri esterni in grès nero e accentuata articolazione verticale nella facciata sud, eretto da Fabio Muttoni e Silvano Caccia nel biennio 1991-1992.
  • La villa è un bell'edificio in posizione isolata del 1904 circa; le facciate sono ravvivate da decorazioni pittoriche coeve.
  • Il centro diurno con camere per anziani, in via Balcengo, è un edificio allungato eretto da Silvano Caccia e Fabio Muttoni nel 1995.
  • La villa, in via Stazione, è una residenza signorile in stile eclettico del 1920 circa, con giardino da disegno accurato, dotato di fontana, scalinate e belvedere; la costruzione a pianta circolare è contraddistinta da un tetto a spioventi tronchi e da un apparato decorativo liberty.
  • La villa, nei pressi, (sede dell'ufficio delle FFS) fu costruita forse dall'ingegnere Dornfeld nel 1870 circa.
  • La Villa Alberta è una residenza signorile voluta da una famiglia milanese, situata all'interno di un giardino con gazebo; il volume cubico neorinascimentale è della fine del XIX secolo.
  • L'ex Hotel Faido, in via Stazione, fu costruito su iniziativa di Ferdinando Pedrini nel 1884 circa; fu frequentato soprattutto da escursionisti fino al 1938 quando venne acquistato dalla Culla San Marco; il sobrio volume ora è in stato di abbandono.
  • La Villa Lydia è una villetta d'inizio secolo XX con frontone centinato e raffinate decorazioni pittoriche sulle facciate e all'interno.
  • L'ex Hotel Milano, costruito nel 1908 dall'impresa Muttoni, nel 1949 fu collegato alla vicina dépendance mediante un corpo turrito con loggia realizzato dall'architetto Ferretti; ora è in disuso.
  • L'ex Dépendance dell'Hotel Suisse costruita nel 1905 dagli architetti Bernardo Ramelli e Giuseppe Bordonzotti per Ferdinando Pedrini è un edificio eclettico con prospetto principale articolato dai risalti ai lati e al centro con partiti ornamentali liberty; ora in disuso.
  • L'ex Hotel Faido (casa vinicola) è un edificio tardoneoclassico costruito negli anni 1870-1882 per Fernando Pedrini; nel 1884 circa, quando sorse il secondo Hotel Faido assunse l'appellativo di Hotel Suisse; all'inizio del XX secolo fu sopraelevato di un piano.
  • La passerella sul fiume Ticino è una struttura a sistema portante realizzata nel 1988 dagli ingegneri Grignoli & Muttoni.
La cascata della Piumogna a Faido

[modifica] Altri oggetti d'interesse

  • La cascata della Piumogna

[modifica] Personalità

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Clima

La regione gode d'un buon soleggiamento con un numero moderato di precipitazioni annue[20].

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 96-98.
  • Siro Borrani, Il Ticino Sacro. Memorie religiose della Svizzera Italiana raccolte dal sacerdote Siro Borrani prevosto di Losone, Tip. e Libreria Cattolica di Giovanni Grassi, Lugano 1896.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino, La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 223, 298, 327, 402.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Lugano-Porza 1980, 103.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa, Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003, 12, 18, 82, 84, 92, 128, 149, 150, 241, 253, 258nota, 277nota, 319, 320, 329, 407, 437.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 130.
  • Marina Bernasconi Reusser, Monumenti storici e documenti d'archivio. I «Materiali e Documenti Ticinesi» (MDT) quali fonti per la storia e le ricerche sull'architettura e l'arte medievale delle Tre Valli, in Archivio Storico Ticinese, seconda serie, 148, Casagrande, Bellinzona 2010, 215 nota, 223, 225, 232, 241.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni


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