Stabio

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Stabio
comune
Stabio – Stemma
Panorama. Le colline sullo sfondo sono già in territorio italiano, a sinistra il Colle Sant'Ambrogio, a destra il Colle di San Maffeo
Panorama. Le colline sullo sfondo sono già in territorio italiano, a sinistra il Colle Sant'Ambrogio, a destra il Colle di San Maffeo
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Wappen Tessin matt.svg Ticino
Distretto Mendrisio
Amministrazione
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 45°51′N 8°56′E / 45.85°N 8.933333°E45.85; 8.933333 (Stabio)Coordinate: 45°51′N 8°56′E / 45.85°N 8.933333°E45.85; 8.933333 (Stabio)
Altitudine 352 m s.l.m.
Superficie 6,23 km²
Abitanti 4 460[1] (31-12-2013)
Densità 715,89 ab./km²
Frazioni Gaggiolo, San Pietro
Comuni confinanti Bizzarone (IT-CO), Cantello (IT-VA), Clivio (IT-VA), Mendrisio, Rodero (IT-CO)
Altre informazioni
Cod. postale 6854 (San Pietro), 6855 (Stabio)
Prefisso 004191
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 5266
Targa TI
Circolo Stabio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Stabio
Stabio – Mappa
Sito istituzionale

Stabio (Stabi in dialetto ticinese) è un comune svizzero del Canton Ticino. Fa parte della Svizzera dal 9 maggio 1517, quando fu scambiato con Domodossola in occasione del trattato di Ponte Tresa[2].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

La località denominata Dogana da Rödur in quanto confinante con l'omonimo paese vista dal territorio italiano.

Reperti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Sono numerosi i reperti romani trovati nel territorio di Stabio. Il più importante è certamente la necropoli romana e longobarda che si trova a San Pietro, ma altre testimonianze della presenza romana nella zona provengono da Ligornetto, dove è stata ritrovata un'ara consacrata a dedicata a Mercurio. Allo stesso periodo, il I secolo, risale la stele funeraria esposta alle spalle del municipio[3] e dedicata a Caio Virio Vero[4].

A questi reperti, nel XIX secolo, si aggiunsero alcune placche in bronzo dorato longobarde, probabilmente provenienti da uno scudo, trovate in località Alla Vigna. Negli anni trenta del XIX secolo furono trovati inoltre diversi oggetti preziosi che oggi non sono più a Stabio[5]: una croce equilatera in oro e alcuni orecchini di tradizione bizantina[6].

Una seconda necropoli, questa volta longobarda[7], fu trovata nel 1999 a Barico: si tratta di sei tombe, una delle quali conserva l'ampio corredo di un guerriero, del quale fanno parte la punta di una lancia, una cesoia, due coltelli, alcuni frammenti (di una croce in oro, di un pettine in osso e di una cassetta), una spada e parte del suo fodero, uno scramasax, una tracolla e una cintura, un umbone, un gancio, l'impugnatura di uno scudo, uno sperone e alcune linguette. L'abbigliamento e le armi del guerriero, sottoposti a radiografia e tomografia all'ospedale di San Giovanni, a Bellinzona, e poi studiati al Museo Nazionale Svizzero di Zurigo, è composto di lino filato, lana, vello ovino o caprino, fusaggine, ontano, quercia e pioppo[8].

Edilizia religiosa[modifica | modifica sorgente]

  • La chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo martire, consacrata nel 1599, diventò parrocchiale 24 anni prima. La prima menzione risale al 1275[9].
  • La chiesa-oratorio della Madonna di Caravaggio[10], costruita nel 1754-1758 in stile tardo barocco
  • La chiesa dei Santi Pietro e Lucia[11], anch'essa menzionata per la prima volta nel 1275, si trova in frazione San Pietro. L'origine della chiesa risale probabilmente al VII secolo.
  • L'oratorio dell'Assunta, noto anche come oratorio del Castello perché fu realizzato nel XVI secolo usando le rovine di una torre di segnalazione[12]. Degni di nota anche la scalinata[13] e il sagrato[14]. L'edificio, di forma quadrata con un ottagono iscritto, conserva un altare in stucco del XVIII secolo con la pala Madonni coi Santi Carlo Borromeo, Roco e Abbondio (1632). Fra le decorazioni interne un San Rocco secentesco in legno e alcuni dipinti dello stesso periodo (San Francesco d'Assisi che riceve le stimmate e committente e San Carlo Borromeo in preghiera).
  • La chiesa di Santa Margherita[15], la cui prima menzione risale al 1437. La chiesa romanica si trova poco distante dalla frontiera con l'Italia.
  • Il cimitero, con la tomba di Natale Albisetti, la scultura Arnold von Melchtal assieme al padre (1923) e il bassorilievo Ritratto di don Giacomo Perucchi di Vincenzo Vela

Edilizia civile[modifica | modifica sorgente]

Il cippo che in località Santa Margherita segna il confine con l'Italia.
  • L'ex Camiceria Realini[16] (1923), con decorazioni tardoliberty di Carlo Cocquio, fra i quali una Pace e una Giustizia
    • La secentesca casa Ghiringhelli[17]
  • La casa Ginella, in via Costera[18]. All'interno si segnala la sala decorata[19].
  • Il lavatoio coperto[20], al bivio tra via Dogana e via Ai Ronchi
  • La sede del Museo della civiltà contadina del Mendrisiotto, in Via Castello
  • La casa unifamiliare cilindrica realizzata da Mario Botta fra il 1981 e il 1982
  • La neoclassica sede della Fondazione Realini[21] (1856), in via dei Bagni. Originariamente la struttura ospitava delle terme

Vanno inoltre segnalati:

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Rarità zoologica[modifica | modifica sorgente]

La rana di Lataste, una specie in via d'estinzione, vive in alcuni biotopi di Stabio.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Nel paese abitano 4.345 persone, per lo più di nazionalità svizzera (sono 3.330, il 76,9%) e italiana (742, il 17,1% del totale e il 74,2% degli immigrati). La popolazione ha una lieve prevalenza femminile, con 2.208 donne a fronte di 2.122 uomini.

Abitanti censiti

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Stabio[modifica | modifica sorgente]

Il patriziato[modifica | modifica sorgente]

Del comune patriziale, presieduto da Francesco Perucchi, fanno parte le famiglie Della Casa, Ginella, Giorgetti, Gropetti, Induni, Luisoni, Pellegrini, Perucchi, Rusconi e Socchi.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Nel 1926 fu aperta la stazione di Stabio posta sulla ferrovia internazionale Mendrisio-Castellanza (Ferrovia della Valmorea).

Dopo solo due anni, nel 1928,la ferrovia internazionale fu soppressa, tuttavia la linea in territorio svizzero rimase attiva come raccordo industriale.

Dal 2008 al 2014 la linea(in territorio svizzero) fu interessata dai lavori di raddoppio ed elettrificazione connessi alla nuova ferrovia Mendrisio-Varese.

L'apertura della nuova stazione di Stabio è prevista per dicembre 2014.

La stazione sarà servita dai treni TiLo sul percorso Stabio-Mendrisio-Como-Albate.

L'apertura della linea per Varese è prevista per il 2016.

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Sarinelli, La Diocesi di Lugano. Guida del clero, La Buona Stampa, Lugano 1931, 96-97.
  • Giuseppe Martinola (a cura di), Invito al Mendrisiotto, Lions Club del Mendrisiotto, Bellinzona 1965, 18-22.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino, La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 24, 36, 37, 186, 226, 378, 435, 563-566.
  • Giuseppe Martinola, Inventario d’arte del Mendrisiotto, v. I, Edizioni dello Stato, Bellinzona 1975, 502-534.
  • Carlo Speziali, I fatti di Stabio del 22 ottobre 1876. Commemorazione del centenario, Arti grafiche A. Salvioni e Co. S. A., Bellinzona 1977.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 351-353.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Carlo Bertelli, Gian Pietro Brogiolo (a cura di), Il futuro del Longobardi. L?Italia e la costruzione dell'Europa di Carlo Magno, catalogo della mostra al Museo di Santa Giulia, Brescia 2000.
  • Rossana Cardani Vergani, Heidi Amrein, Valentin Boissonas, L'ultimo guerriero longobardo ritrovato a Stabio TI, in Archeologia svizzera, numero 26, 2003.
  • Costanza Pastore, La dispersione del patrimonio archeologico di Stabio, in Rossana Cardani Vergani, Sergio Pescia (a cura di), Stabio antica. Dal reperto alla storia, Comune di Stabio, Armando Dadò editore, Locarno 2006.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 435-438.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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