Riva San Vitale

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Riva San Vitale
comune
Riva San Vitale – Stemma
Dati amministrativi
Stato bandiera Svizzera
Cantone Ticino – stemma Ticino
Distretto Mendrisio
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 45°54′15″N 8°58′05″E / 45.904167°N 8.968056°E / 45.904167; 8.968056 (Riva San Vitale)Coordinate: 45°54′15″N 8°58′05″E / 45.904167°N 8.968056°E / 45.904167; 8.968056 (Riva San Vitale)
Altitudine 276 m s.l.m.
Superficie 7,65 km²
Abitanti 2 490 (2009)
Densità 325,49 ab./km²
Frazioni Pojana
Comuni confinanti Bissone, Brusino Arsizio, Maroggia, Melano, Mendrisio
Altre informazioni
Cod. postale 6826
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice BFS 5263
Targa TI
Nome abitanti rivensi
Patrono San Vitale
Circolo Riva San Vitale
Localizzazione
Riva San Vitale è posizionata in Svizzera
Riva San Vitale
Riva San Vitale – Mappa
Sito istituzionale

Riva San Vitale[1] è un comune svizzero del Canton Ticino, posto ai piedi del Monte San Giorgio - noto sito di ritrovamento di fossili - e al capo del ramo meridionale svizzero del Lago di Lugano. Il villaggio è anche sede del "Centre for European Studies and Architecture" dell'Università statunitense Virginia Tech[2].

Indice

[modifica] Il patriziato

Il comune patriziale comprende tutte le famiglie anticamente originarie del luogo che amministrano i beni indivisi della comunità quali i boschi, i pascoli, i monti, gli alpi[3] e sono responsabili per la manutenzione dei manufatti, delle strade, dei ponti, dei sentieri, delle sorgenti, degli acquedotti e delle fontane.

Dalla seconda metà del secolo XX vi possono far parte anche i figli di una patrizia sposata con un non patrizio e le mogli patrizie sposate con un non patrizio[4].

[modifica] Elezione del giudice di pace del Circolo di Riva San Vitale

  • Eletti in forma tacita
  • Giudice di pace
  • Lista PLR - Gianni Rütsch (27.06.1949) domiciliato a Riva San Vitale
  • Supplente Giudice di pace
  • Giudici Dario (12.09.1953) domiciliato a Riva San Vitale.

[modifica] Storia

Le origini del villaggio di Riva San Vitale risalgono all'epoca romana; da una lunga iscrizione tombale ritrovata in paese, si è saputo che il nome della località era allora Vicus Subinates, ossia paese dei Subinati. La prima citazione in un documento scritto risale tuttavia al 774, ossia alla fine dell'epoca longobarda. L'antichità dell'insediamento è comprovata pure dal Battistero, la cui struttura di base è certamente romana. La pieve di Riva San Vitale è tra le più antiche del vescovado di Como.

Il 16 marzo 1790 la pieve di Riva San Vitale cessò di essere repubblica indipendente e venne aggregata alla comunità di Lugano[5].

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Fausto Medici dal 04/04/2004

[modifica] Personaggi illustri

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Edilizia religiosa

Il battistero di San Giovanni
Tempio di Santa Croce ripreso dalla riva del lago

[modifica] Edilizia civile

  • Tra gli edifici civili spicca il Palazzo Della Croce, a sud della chiesa di Santa Croce, l'antica residenza dell'omonima famiglia, è un edificio tardorinascimentale a pianta trapezoidale con bel portale[14] che immette nel singolare cortile interno acciottolato che presenta un disegno a cerchi concentrici intersecati da raggi, della seconda metà del secolo XVI. Quasi tutte le stanze sono coperte da soffitti lignei a cassettoni o travature. Nel salone a pianterreno: monumentale camino in marmo d'Arzo con caminiera stuccata e sulle pareti notevoli affreschi manieristi del 1592, attribuiti ai fratelli Giovan Pietro, Francesco e Marc'Antonio Pozzi di Puria[15] con le Storie del Figliol prodigo entro quadrature. Nella sala al primo piano le pareti sono coperte di affreschi decorativi simili e coevi ai precedenti, il camino ha una caminiera dipinta con lo stemma dei Farnese e le iniziali di Papa Paolo III.
  • In via Santa Croce spicca la lunga facciata con portale e balconcino con ringhiera in ferro battuto della Casa già del Beneficio di Santa Croce[16].
  • In Piazza Grande una casa borghese reca in facciata un lacerto d'affresco con il Crocifisso e due angeli[17].
  • Nel nucleo storico una casa antica con portale di pietra conserva una artistica caminiera[18].
  • Nei pressi un'altra casa antica ha un balcone su una artistica mensola scolpita[19] e una seconda casa in una sala ha incorporata una colonna a rocchi in pietra[20], una terza casa in due distinti locali conserva due colonne a rocchi[21][22].
  • In via Stefano Franscini una casa borghese ha una sala con una decorazione plastica[23] con motivi rococò con aquile e festoni sul soffitto.
  • Altra casa del nucleo in una sala reca il dipinto murale della Madonna col Bambino[24].
  • Accanto alla chiesa di San Vitale degna di nota è anche la casa arcipretale[25].
  • Sul lato opposto di via Settala la casa già Fortini-Vassalli[26] è un buon esempio di casa borghese.
  • Il palazzo Maderni già Bernasconi in un locale conserva una bella caminiera[27].
  • Presso il lago la casa già Neuroni si fa ammirare per la sua armoniosa facciata[28].
  • Nel nucleo l'antica casa Limoni[29] presenta dei muri di pietra a faccia vista, mentre la casa Molteni[30] conserva un bel portale.
  • Nei pressi del battistero di San Giovanni la Casa Ruchat conserva nella facciata interna una chiave d'arco scolpita[31] così come il muro che costeggia via Settala[32].
  • In via Opera Don Luigi Guanella l'Istituto Pietro Canisio, Opera Don Guanella (Scuola speciale e unità abitative per minorenni problematici) è sito nel palazzo appartenuto ai Della Croce, divenuto in seguito Collegio Baragiola (1855-1925), un imponente edificio rinascimentale del tardo Cinquecento sorto sul luogo di una torre di segnalazione, successivamente ingrandito e più volte ristrutturato; si caratterizza per il cortile interno porticato. Nel parco: vasto complesso concepito come un villaggio con le abitazioni, la scuola, la fattoria e la chiesa, da Mauro Buletti (nato nel 1940) e Paolo Fumagalli (nato nel 1941) negli anni 1969-1972. Ogni edificio mantiene la propria individualità malgrado la scelta unitaria dei materiali.
  • In Piazza Grande il Palazzo comunale[33] è il terzo palazzo della famiglia Della Croce, dal 1876 di proprietà del Comune, rinnovato da Isidoro Spinelli (1824-1900) nel 1880. Trattasi di un edificio tardorinascimentale attribuito all'ingegnere Giovanni Antonio Piotti detto Vacallo, con portico d'arcate d'ordine tuscanico, portale bugnato, piano nobile e mezzanino, dell'ultimo quarto del secolo XVI, sorto inglobando strutture preesistenti dei secoli XII-XIII. Al piano nobile: camino con stemma familiare e ritratto del teologo locale Carlo Antonio Vassalli (1734-1812) dipinto nel 1807 da Giovanni Battista Bagutti (1742-1823) di Rovio; sullo stesso piano si conservano i soffitti lignei originali. Il portale bugnato con lo stemma dei Della Croce nella chiave di volta dell'arco[34], di fronte al palazzo conduceva ai giardini e agli orti annessi. Restauri negli anni 2003-2006.
  • in Via Monsignor Sesti il Centro scolastico, pietra miliare nell'edilizia scolastica ticinese, realizzato in tre tappe da Aurelio Galfetti, Flora Ruchat e Ivo Trümpy negli anni 1962-1964, 1968, 1971-1972. La scuola elementare presenta quattro unità di tre aule sovrapposte a terrazza; la scuola dell'infanzia si sviluppa a L attorno ad una corte coperta, mentre la palestra (alla cui progettazione Aurelio Galfetti non ha partecipato) è definita da due muri paralleli con copertura in metallo.
  • In Via dell'Inglese, la Casa con studio d'architettura, realizzata a ridosso del centro storico da Giancarlo Durisch (nato nel 1935) a suo proprio uso negli anni 1972-1973, si compone di due volumi a pianta triangolare chiusi verso l'esterno e separati da un cortile interno su cui s'affacciano i diversi ambienti.
  • In Via dell'Indipendenza la Casa Belsogno, residenza unifamiliare con parco, costruita nel primo Novecento, è un semplice volume con elementi stilistici eclettici.
  • In Via Vela la Scuola media, progettata da G. Durisch negli anni 1980-1982, è un edificio di quattro volumi disposti a formare un quadrato che racchiude un cortile interno percorso da ballatoi dai quali si accede alle aule.
  • In località Battuta in Via Formeggie la Casa unifamiliare Bianchi, sulle pendici del Monte San Giorgio, è un edificio-manifesto degli anni 1972-1973, progettato dall'architetto Mario Botta (nato nel 1943), che s'appropria del paesaggio con gesto deciso e quasi temerario. La torre a pianta quadrata, incisa da profondi tagli, contiene un'abitazione organizzata su tre livelli con accesso da una passerella in ferro ancorata al pendio retrostante.
  • Nel villaggio si conservano pure una antica vasca battesimale[35], una capsella per reliquie d'altare[36], una lapide romana[37] e una mensola i balcone scolpita[38].
Riva San Vitale e il Monte San Giorgio

[modifica] Le fabbriche di laterizi

L'estinzione definitiva di questa tradizionale attività è abbastanza recente: nel Registro di Commercio dell'ottobre 1942 si legge: « Vassalli Roberto, fornace con fabbrica di laterizi in Riva San Vitale. La ditta è cancellata ad istanza degli eredi per decesso del titolare »[39]. Ciò fu dovuto alla mancanza di manodopera, alla cessazione di utilizzo delle cave vicine il cui terreno era diventato edificabile, al minor costo della produzione industriale dell'Italia e della Svizzera Interna e soprattutto per la diminuita domanda di prodotti laterizi, in particolare di vasellame, per l'affermarsi di altri materiali plastici più convenienti.

Nel 1981 venne organizzata la «Mostra delle fornaci di Riva San Vitale», allestita dal signor Giovanni Vassalli, coadiuvato da un Comitato promotore locale e descritta in un testo dall'arciprete Ferrini[40]. Vi si illustrava, mediante campioni, fotografie, grafici ed attrezzi per la lavorazione dell'argilla, un'attività artigianale e tradizionale del borgo. I forni conosciuti anticamente erano di due tipi: quelli per la calce e per i laterizi erano a pianta rettangolare o quadrata, quelli per la fabbricazione dei vasi erano a pianta circolare od ovale[41].

Era un'industria faticosa, in parte esercitata dalle donne, che avevano il compito del «carico» dei pezzi da cuocere: un faticoso lavoro manuale che si aggiungeva ai duri lavori domestici e agricoli. Fra il materiale esposto alla mostra, in una serie di coppi da copertura dei tetti delle case e delle tombe, un coppone particolare attirò l'attenzione per la scritta in latino, rozzamente tracciata con caratteri antichi. Occorre dire che i primi cristiani, nel periodo della clandestinità, cioè quando dovevano difendersi dalla persecuzione dei tutori della religione pagana, usavano comunicare e farsi conoscere mediante simboli quali il pesce, la colomba l'agnello di significato evidente solo agli iniziati[42].

Uno di tali simboli di riconoscimento, seguendo l'archeologo Jérôme Carcopino dell'Accademia di Francia, che lo decifrò per primo, è una strana iscrizione che si diffuse durante la persecuzione di Lione dell'anno 177[43]. La curiosa scritta palindroma, leggibile in tutti i sensi (dall'alto al basso e viceversa, da sinistra a destra e viceversa) forma il Quadrato magico seguente:

                            S A T O R   
                            A R E P O 
                            T E N E T  
                            O P E R A  
                            R O T A S
                                

Interpretabile come « il seminatore (Gesù) dirige con cura l'aratro a ruota (la Chiesa) fino alla fine dei solchi (dei tempi)», ed il verbo "tenet", comunque letto, forma la croce, ossia il simbolo cristiano nascosto nelle parole enigmatiche. Nel seminatore esse indicherebbero Gesù che cura fino alla fine (arepo è celtico) il suo strumento di lavoro, l'aratro a ruota, tipicamente gallico, simboleggiante la Chiesa[44].

Attualmente l'esemplare rintracciato a Pompei (Palestra Grande: Nautilus l'Enigma dell'Impero) è il più significativo proprio perché ha conservato la traccia assente su tutte le copie riprodotte nelle epoche successive. Questa traccia fu incisa dall'artista, prima del 24 agosto 79 d.C., per tramandarci l'informazione indispensabile alla lettura cioè il Triangolo-Rettangolo.

[modifica] Evoluzione demografica

La popolazione di Riva San Vitale conta 2.492 unità. I cittadini di nazionalità svizzera compongono l’83% della popolazione, di questi il 72% sono ticinesi. Rispetto al 2008 la popolazione è aumentata di una persona. Il 48% della popolazione è composta da persone coniugate, i celibi rappresentano il 41%, i vedovi il 5% e il 6% sono i divorziati.

Abitanti censiti

[modifica] Note

  1. ^ Riva San Vitale sul Dizionario storico della Svizzera
  2. ^ Center for European Studies and Architecture (CESA)
  3. ^ Annuario del Canton Ticino
  4. ^ Patriziati affiliati all'ALPA
  5. ^ Motta, 1991, 27.
  6. ^ Borrani, 1896, 193-199.
  7. ^ Il beato Manfredo Settala.
  8. ^ Battistero di San Giovanni Battista - Inventario dei beni culturali
  9. ^ Chiesa di Santa Croce - Inventario dei beni culturali
  10. ^ Enea Tallone sul Dizionario storico della Svizzera
  11. ^ Chiesa di San Vitale - Inventario dei beni culturali
  12. ^ Chiesa-Oratorio di San Rocco - Inventario dei beni culturali
  13. ^ Oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento - Inventario dei beni culturali
  14. ^ Palazzo Della Croce: portale - Inventario dei beni culturali
  15. ^ Spiriti, Mollisi, 2009, 87.
  16. ^ Casa già del Beneficio di Santa Croce - Inventario dei beni culturali
  17. ^ Affresco deperito col Crocifisso e due angeli - Inventario dei beni culturali
  18. ^ Casa antica con caminiera - Inventario dei beni culturali
  19. ^ Casa antica: mensola del balcone - Inventario dei beni culturali
  20. ^ Casa antica: colonna a rocchi in pietra - Inventario dei beni culturali
  21. ^ Casa antica: colonna a rocchi in pietra - Inventario dei beni culturali
  22. ^ Casa antica: colonna a rocchi in pietra - Inventario dei beni culturali
  23. ^ Casa borghese: decorazioni rococò sul soffitto della sala - Inventario dei beni culturali
  24. ^ Casa antica: affresco della Madonna col Bambino - Inventario dei beni culturali
  25. ^ Casa arcipretale - Inventario dei beni culturali
  26. ^ Casa già Fortini-Vassalli - Inventario dei beni culturali
  27. ^ Palazzo Maderni-Bernasconi: caminiera - Inventario dei beni culturali
  28. ^ Casa già Neuroni: facciata - Inventario dei beni culturali
  29. ^ Casa Limoni: muri in pietra - Inventario dei beni culturali
  30. ^ Casa Molteni - Inventario dei beni culturali
  31. ^ Casa Ruchat: chiave d'arco scolpita - Inventario dei beni culturali
  32. ^ Via Settala: muro con chiave d'arco scolpita - Inventario dei beni culturali
  33. ^ Il Palazzo comunale - Inventario dei beni culturali
  34. ^ Portale bugnato - Inventario dei beni culturali
  35. ^ Vasca battesimale - Inventario dei beni culturali
  36. ^ Capsella per reliquie d'altare - Inventario dei beni culturali
  37. ^ Una lapide romana - Inventario dei beni culturali
  38. ^ Mensola di balcone - Inventario dei beni culturali
  39. ^ Schneiderfranken, 1943; Lavizzari, 1859, 117. Altre piccole fornaci rivesi, che chiusero quasi contemporaneamente a quella citata, furono quelle di Walter Pellegrini, di Pellegrini-Brivio detto Erminio, ed ultima, quella di Giuseppe Vassalli, che fu anche sindaco del Comune.
  40. ^ Ferrini, 1981, 2-3; Idem, 1986, 27.
  41. ^ Brown, Chapman, 1976.
  42. ^ Si ricorda che i simboli più antichi sono di origine ebraica; ad esempio nella Bibbia la vigna di Iahweh, che è simbolo del popolo d'Israele; poi nei tempi dei primi cristiani si ricordano, fra i tanti, l'albero della vita, la nave della Chiesa e poi l'aratro, considerato simbolo della Croce, forse anche per la sua forma, ma ancor più perché connesso al seminare, al germogliare di nuovi fedeli. Il termine arepo è in rapporto con la parola celtica arepennis che significa arpento, arpent, una misura che designa l'aratro. Nel quadrato il Danielou fa anche notare le ricorrenti lettere A ed O, alfa ed omega, simboleggianti il principio e la fine.
  43. ^ Carcopino, 1955; Danielou, 1961.
  44. ^ L'agricoltura gallica era molto avanzata al tempo dei Romani e faceva largo uso della ruota, non solo per l'aratro, ma anche per una mietitrice utilissima nelle fertili pianure della Gallia. L'aratro a ruota consentiva un robusto vomere di ferro (anziché in legno); la mietitrice permetteva la raccolta delle spighe in un cassone spinto avanti da un bue o da un cavallo

[modifica] Bibliografia

  • Luigi Lavizzari, Escursioni nel Canton Ticino, Lugano 1859.
  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, (Castello di Cantone) 75, 261-263.
  • Siro Borrani, Il Ticino Sacro. Memorie religiose della Svizzera Italiana raccolte dal sacerdote Siro Borrani prevosto di Losone, Tip. e Libreria Cattolica di Giovanni Grassi, Lugano 1896.
  • Ilse Schneiderfranken, Ricchezze del suolo ticinese, Bellinzona 1943.
  • Jérôme Carcopino, Le mystère d'un symbole chrétien, Parigi 1955.
  • Jean Danielou, Les symboles chrétiens primitifs, Parigi 1961.
  • Giuseppe Martinola (a cura di), Invito al Mendrisiotto, Lions Club del Mendrisiotto, Bellinzona 1965, 29-33, 42-46.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino, La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 513-526.20, 25, 26, 36, 37, 123, 125, 186, 201, 225, 240, 265, 495, 529, 533.
  • Fabrizio Frigerio, "La Simbologia del Tempio di Santa Croce a Riva San Vitale (I)", Conoscenza religiosa, Firenze, 1973 n. 3, p. 328-334.
  • Fabrizio Frigerio, "La Simbologia del Tempio di Santa Croce a Riva San Vitale (II)", Conoscenza religiosa, Firenze, 1974, n. 2, p. 181-193.
  • Fabrizio Frigerio, " La Simbologia del Tempio di Santa Croce a Riva San Vitale (III)", Conoscenza religiosa, Firenze, 1976, n. 4, p. 349-353.
  • Giuseppe Martinola, Inventario d'arte del Mendrisiotto, I, Edizioni dello Stato, Bellinzona 1975, 444-480.
  • David Brown, Robert Chapman, Roman technology, Oxford 1976.
  • Anderes Bernhard, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 254, ,321, 330, 334-340, 343, 347, 353.
  • A. Ferrini, Una sorpresa interessante alla mostra delle fornaci di Riva San Vitale, in "Bollettino parrocchiale", Riva San Vitale, luglio-agosto 1981, 2-3; Idem, Le fornaci, industria del passato, in "Giornale del Popolo", 24 aprile 1986.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa, Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Jean Soldini, Affreschi tardoromanici nel Battistero di Riva San Vitale, Bellinzona, Casagrande, 1990.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 417-422.
  • Andrea Spiriti, Giorgio Mollisi, I Pozzi di Valsolda e gli Avogadro di Tradate. Una collaborazione tra Ticino e Lombardia (con una prima catalogazione delle opere), in Arte&Storia, anno 8, numero 43, aprile-giugno 2009, Edizioni Ticino Management S.A., Lugano 2009.

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