Panthera pardus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Leopardo" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Leopardo (disambigua).
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Leopardo
Leopard africa.jpg
Panthera pardus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Pantherinae
Genere Panthera
Specie P. pardus
Nomenclatura binomiale
Panthera pardus
Linnaeus, 1758
Areale

Leopard distribution.gif

Il leopardo (Panthera pardus Linnaeus, 1758) o pantera è una specie di felino della sottofamiglia dei panterini. Questo felino presenta un manto fulvo costellato da rosette; esiste anche una forma melanica. Eccellente arrampicatore e saltatore, il leopardo ha la particolarità di issare le sue prede alla biforcatura di un albero per metterle fuori dalla portata di altri predatori.

Felino solitario e opportunista, il leopardo è ampiamente diffuso in Africa e in Asia sud-orientale in numerosi tipi di habitat. L'entità della popolazione, tuttavia, è considerata in diminuzione dall'Unione internazionale per la conservazione della natura, che classifica la specie come quasi-minacciata. Cinque sottospecie sono considerate in pericolo o in pericolo critico di estinzione: il leopardo d'Arabia, il leopardo dell'Amur, il leopardo di Giava, il leopardo di Ceylon e il leopardo persiano.

Il leopardo ricopre un ruolo importante nella cultura africana, in quanto l'animale, considerato il re degli animali, è attributo dei capi. La società segreta Aniota può essere considerata all'origine delle leggende sugli uomini-leopardo, equivalenti dei lupi-mannari occidentali. In Europa, il leopardo venne descritto per la prima volta nei bestiari come un animale vile nato dall'incrocio adulterino tra il leone (leo) e un felino leggendario, il pardo. Questa reputazione di animale crudele e sanguinario durerà almeno fino al XVI secolo. L'immagine del felino viene spesso utilizzata nella pubblicità (ad esempio in quella della Dulux Valentine) o nelle arti, come la celebre Pantera Rosa.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Biometria[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano di un leopardo.

Il leopardo ha un corpo lungo e muscoloso, ben proporzionato, con grandi zampe. I muscoli pettorali sono sviluppati per consentirgli di arrampicarsi sugli alberi. La lunga coda viene tenuta incurvata verso l'alto quando l'animale cammina e funge da bilanciere durante gli spostamenti tra gli alberi[2]. Il peso medio del leopardo è di 58 kg nei maschi e 37 kg nelle femmine[3]. Gli esemplari più grandi possono raggiungere i 90 kg e si trovano prevalentemente in Asia centrale e in Iran, in alcune foreste indiane dove la tigre è assente, nonché in certe parti dell'Africa come il Sudafrica, le valli montane del Kenya, le foreste tropicali dell'Africa occidentale (Congo, Gabon, Camerun) e, anticamente, l'Algeria[4]. La taglia della femmina è pari a circa due terzi quella del maschio[5]. La lunghezza del corpo è di 1-1,6 metri nei maschi e di 0,95-1,25 metri nelle femmine, con una coda di 52-90 cm. L'altezza al garrese varia da 45 a 78 cm[3].

Manto[modifica | modifica wikitesto]

Il manto è contrassegnato da macchie su un fondo di colore variabile dal giallo pallido al marrone camoscio. La gola, il petto, il ventre, la faccia interna delle zampe e la coda sono bianchi. Le orecchie arrotondate hanno la parte posteriore nera e una macchia bianca all'interno. Sui fianchi, il dorso e la parte superiore delle zampe, le macchie formano delle rosette dall'interno bruno che talvolta presentano anche una macchiolina nera, come quelle del giaguaro. La testa, le zampe e la coda hanno macchie nere solide. Sulla coda, le macchie possono formare degli anelli[2]. La disposizione e la forma delle macchie variano molto da un individuo all'altro[2]. Nelle regioni tropicali, il pelame tende a essere corto e di colore scuro e brillante, mentre nelle regioni fredde è più lungo, setoso e chiaro. Il leopardo dell'Amur è la sottospecie che presenta rosette più distanziate e manto più chiaro. Il leopardo d'Arabia ha una colorazione chiara ed è caratterizzato dalla piccola taglia[6].

Il leopardo nero, noto comunemente come «pantera nera[7]», presenta una variazione di colore dovuta a una mutazione genetica chiamata melanismo: il mantello conserva le sue macchie, ma esse sono visibili solo da certe angolazioni di luce[2]. Questa mutazione, che non è propria di un'unica sottospecie, è più frequente nelle foreste umide e fitte del Bengala e di Giava[4], ove la colorazione costituisce un camuffamento efficace[2].

Performances fisiche[modifica | modifica wikitesto]

Leopardo alla carica, Gauteng, Sudafrica.

Durante uno sprint, la velocità di un leopardo può raggiungere i 58 km/h[8]. Eccellente arrampicatore, questo felino è quindi in grado di sollevare prede molto più pesanti di lui, come la carcassa di un piccolo di giraffa, che può raggiungere i 150 kg di peso, fino a 6 m di altezza[9]. Il leopardo è in grado di effettuare da fermo salti di sei metri di lunghezza e tre metri di altezza[5][8].

Confusione con altri felini[modifica | modifica wikitesto]

Il leopardo può essere confuso con il giaguaro (Panthera onca), felino che vive in America. La testa del leopardo, tuttavia, è più piccola, e la coda più lunga; l'aspetto generale è meno tozzo di quello del giaguaro. Anche il ghepardo (Acinonyx jubatus) viene confuso dal grande pubblico con il leopardo[10]. Più piccolo di quest'ultimo, il ghepardo ha inoltre una costituzione più slanciata; il manto non presenta rosette, ma soltanto delle macchie nere solide. La faccia del ghepardo, più corta e rotonda, è inoltre marcata da «lacrime» caratteristiche, che il leopardo non possiede[11].

A causa del loro mantello più chiaro, i leopardi dell'Asia centrale e dell'Iran vengono a volte confusi con l'irbis (chiamato anche pantera delle nevi o leopardo delle nevi) (Panthera uncia)[4].

Evoluzione della specie e sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La linea evolutiva delle pantere, i Pantherinae, si separò dall'antenato comune dei Felidae circa 10,8 milioni di anni fa, e circa 6,4 milioni di anni fa avvenne la separazione tra la linea evolutiva delle pantere nebulose, Neofelis, e quella dei Panthera[12]. Il più antico antenato comune alle specie di Panthera di cui abbiamo a disposizione i fossili è Panthera palaeosinensis, che visse tra la fine del Pliocene e l'inizio del Pleistocene.

Forme fossili di leopardo sono state scoperte in Europa meridionale[13].

   Panthera   



 Panthera leo - Leone



 Panthera pardus - Leopardo




 Panthera onca - Giaguaro





 Panthera tigris - Tigre



 Panthera uncia - Leopardo delle nevi o irbis




Albero filogenetico del genere Panthera[12][14]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Leopardo d'Arabia fotografato in Israele nel 1985.

L'estrema variabilità del manto portò in passato alla creazione di un gran numero di sottospecie in base alla forma o alla colorazione delle macchie. La forma melanica non costituisce una sottospecie, poiché nascono regolarmente cucciolate miste di leopardi neri e maculati[13]. Ventisette sottospecie di leopardo (Panthera pardus) venivano comunemente riconosciute prima che il biologo singalese Sriyanie Miththapala e i suoi collaboratori revisionassero la classificazione dei leopardi tramite lo studio diretto del DNA nel 1995[15].

Secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura esistono nove sottospecie di leopardo[1]:

La sottospecie P. p. saxicolor non viene citata in Mammal Species of the World[16] e nel Sistema d'informazione tassonomica integrato[17]. Il riconoscimento dei leopardi di Giava e d'Arabia è considerato come provvisorio dalla IUCN a causa del basso numero di campioni disponibili[1]. Il modello a nove sottospecie spinge a includere le ulteriori sottospecie riconosciute in precedenza all'interno delle nuove; ad esempio il leopardo di Zanzibar (Panthera pardus adersi) viene oggi classificato come un leopardo africano (Panthera pardus pardus)[18].

La sottospecie Panthera pardus tulliana, o leopardo d'Anatolia, veniva considerato scomparso da molto tempo. Tuttavia, l'uccisione di un leopardo avvenuta nel 2013 a Diyarbakir rinsalda la speranza di riscoprire in futuro esemplari sopravvissuti di questa sottospecie[19][20].

Ibridazione[modifica | modifica wikitesto]

Pumapardo esibito al Tierpark Hagenbeck nel 1904, frutto dell'incrocio tra un puma e una femmina di leopardo indiano[21].

Casi di ibridazione tra il leopardo e altri felini sono ben documentati. L'incrocio tra una leonessa (Panthera leo) e un leopardo, chiamato leopone, è avvenuto molte volte in cattività: il caso meglio documentato è quello del Koshien Hanshin Park di Nishinomiya in Giappone negli anni '50[22][23]. Sebbene leoni e leopardi entrino naturalmente in contatto nell'Africa sub-sahariana, non sono mai avvenuti incroci tra le due specie; il marozi è considerato dai criptozoologi come un incrocio naturale tra queste due specie[24].

Casi di incroci avvenuti in cattività con il giaguaro (Panthera onca), chiamati giagupardi o leguari, vengono ugualmente riportati[25], dal momento che il cariotipo delle due specie è quasi perfettamente identico[26]. Le femmine sono fertili e il ligiagupardo, o leone maculato del Congo, è stato un celebre incrocio prodotto nel 1908 tra una femmina di giagupardo e un leone[25]. Incroci avvenuti in cattività con le tigri (Panthera tigris) sono stati sporadicamente osservati. Dal momento che il presunto marozi viene considerato come il frutto del naturale incrocio leone-leopardo, l'ipotetico dogla sarebbe il frutto di un incrocio tigre/leopardo che sarebbe possibile, geograficamente parlando, incontrare in natura[27].

Nomi degli incroci tra un leopardo e un altro grande felino
Leone Tigre Giaguaro maschio Leonessa Tigre femmina Giaguaro femmina
Liardo Tigrardo Giagupardo Leopone Leotigre Leguaro

Il pumapardo è il frutto di un incrocio tra un leopardo e un puma (Puma concolor), felino che non appartiene allo stesso genere del leopardo. Incroci ripetuti sono stati effettuati da Carl Hagenbeck dello zoo di Amburgo agli inizi del XX secolo, in seguito alla nascita di due pumapardi a Chicago[21].

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Territorialità[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda l'habitat, il leopardo è una specie molto versatile. Tranne che ai deserti aperti e alle mangrovie[28], il felino si adatta a foreste sempreverdi, savane, boschi, colline rocciose, paludi, coste marine e montagne. Una carcassa di leopardo è stata trovata a 5700 metri di altitudine sul Kilimangiaro in Tanzania[13].

Le dimensioni del territorio del leopardo variano a seconda dell'habitat. Nella savana, nelle zone dove le prede sono abbondanti, il territorio misura da 30 a 78 km² per i maschi e da 16 a 38 km² per le femmine. Nelle regioni montuose, il territorio può estendersi fino a 400 km². In Thailandia, i leopardi occupano un territorio di 27-37 km², mentre in Russia il territorio può raggiungere i 300 km²[29]. Il territorio del maschio si sovrappone a quello di una o più femmine. La marcatura del territorio viene effettuata graffiando gli alberi, o spruzzando urina su cespugli e rocce[30].

La densità di popolazione varia notevolmente da regione a regione. Essa viene stimata a 6 individui ogni 100 km² nella foresta di Taï in Costa d'Avorio, a 8-12 individui nella foresta dell'Ituri nella Repubblica Democratica del Congo, a 3,5 individui nel parco nazionale Kruger in Sudafrica (ma tale numero sale a 30 individui nelle zone ricche di corsi d'acqua)[3]. Tra i parchi nazionali che ospitano buone popolazioni di leopardo figurano quelli di Amboseli, Nairobi, Serengeti, Hwange, Sud-Luangwa e Kruger[3].

Caccia e alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Durante il giorno, l'occupazione principale del leopardo è riposarsi.
Leopardo e la sua preda issata su un albero in Sudafrica.

Il leopardo è un predatore generalmente crepuscolare che trascorre il giorno riposando all'ombra e va a caccia di notte. Nelle foreste pluviali, può cacciare durante il giorno se non vi è alcuna fonte di disturbo nelle vicinanze. La preda viene individuata tramite la vista e l'udito. Il leopardo è un predatore furtivo che si avvicina alla preda strisciandole incontro prima di saltarle addosso e ucciderla con un morso alla nuca o tramite strangolamento. Può anche sorprendere la preda saltandole addosso dalla cima di un albero. Nel caso la preda fugga via, il leopardo abbandona rapidamente l'inseguimento. Eccellente arrampicatore, il leopardo ha la particolarità di issare la sua preda su un albero, lontano da altri predatori[30]. Può sollevare anche prede molto più pesanti di lui, come la carcassa di un piccolo di giraffa, che può raggiungere i 150 kg di peso, fino a 6 m di altezza[9].

Un adulto consuma da 1,5 a 2,5 kg di carne al giorno[4]. Nel caso la preda sia di grosse dimensioni, continua a mangiarla per diversi giorni[30]. Per le scimmie, il leopardo ha sviluppato una tecnica di caccia particolare: finge di arrampicarsi su un albero, aspetta che la scimmia scenda al suolo e la cattura[28].

Predatore opportunista, si nutre di tutti gli animali di taglia medio-piccola che può catturare (scimmie, roditori, procavie, pesci), nonché di carogne[4]. Le sue prede predilette in Africa sono la gazzella di Thomson (Eudorcas thomsonii), la gazzella di Grant (Nanger granti), l'impala (Aepyceros melampus), la cervicapra redunca (Redunca redunca), i piccoli di gnu (Connochaetes) e i damalischi (Damaliscus korrigum)[30]. In Israele, si nutre di procavie delle rocce (Procavia capensis), di stambecchi (Capra nubiana) e di istrici e aggiunge cinghiali al suo menu in Iran. Prede principali sono il cervo pomellato (Axis axis) in India e Nepal, il muntjac (Muntiacus) nella penisola indocinese e il cervo dal ciuffo (Elaphodus cephalophus) in Cina[28]. Le scimmie costituiscono le prede più frequenti nelle foreste ombrofile[30]. Il peso della preda varia da 5 a 70 kg in media, e da 30 a 175 kg in India[4].

Nelle aree urbane, il leopardo attacca cani e bestiame, e a volte anche bambini[30]. Gli animali domestici e da fattoria costituiscono il 25% della sua alimentazione nelle aree urbane[4].

Leopardi mangiatori di uomini[modifica | modifica wikitesto]

Jim Corbett davanti alla carcassa del leopardo di Rudraprayag.

Esistono diversi casi di leopardi mangiatori di uomini. Due celebri mangiatori di uomini imperversarono per un certo tempo in India prima di essere abbattuti da Jim Corbett: un primo leopardo, abbattuto nel 1910, che aveva attaccato quasi 400 persone[29] e il leopardo di Rudraprayag che uccise più di 125 persone tra il 1918 e il 1925[31]. Tra il 1876 e il 1886, dalle 194 alle 300 persone vennero uccise ogni anno dai leopardi in India[31]. Tra il 1982 e il 1989, 170 persone sono morte in India in seguito all'attacco di un leopardo[4]. Sebbene la reputazione di mangiatore di uomini di questo animale sia più forte in Asia che in Africa[30], esistono casi di antropofagia anche in quest'ultimo continente[31].

Vocalizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

La vocalizzazione più caratteristica è costituita da un grido che ricorda il suono di una sega, composto in media da una serie di una dozzina di richiami rauchi e striduli, emessi tanto durante l'inspirazione che durante l'espirazione. Questo richiamo può essere preceduto da uno o più ruggiti[30].

Il leopardo può anche emettere dei brevi richiami lamentosi e taglienti; può soffiare, ringhiare e ruggire quando è in collera o in pericolo. Tossisce quando carica. I giovani leopardi miagolano e cinguettano[32].

Ciclo vitale[modifica | modifica wikitesto]

Il maschio è violentemente respinto dalla femmina dopo l'accoppiamento.
La prole di un leopardo si riduce spesso in natura a un unico piccolo.

Il leopardo è un animale esclusivamente solitario tranne durante la stagione degli amori. La stagione riproduttiva è situata all'inizio della primavera (gennaio-febbraio) nelle regioni subtropicali, ma dura tutto l'anno nelle zone tropicali. L'estro dura circa sette giorni. La femmina partorisce ogni due anni dopo 90-105 giorni di gestazione[3]. La sua tana può essere una fessura della roccia, un albero cavo, o un fitto cespuglio; essa cambia dimora di tanto in tanto trasportando uno alla volta i suoi piccoli per la collottola. La cucciolata è in genere composta da due a tre piccoli, talvolta da quattro[32]. Essi sono ricoperti da una peluria lanosa con macchie indistinte e pesano solo 430-600 g alla nascita[3]. Aprono gli occhi dopo sette-dieci giorni e iniziano a esplorare l'ambiente a due settimane[4]. La madre insegna loro a cacciare a partire dal terzo mese[32] e rimangono con lei fino alla prossima cucciolata.

La maturità sessuale viene raggiunta a 24-36 mesi dai maschi, a 30-36 mesi dalle femmine[3], e in media a 33 mesi[4]. I giovani della stessa cucciolata possono rimanere insieme per qualche mese prima di separarsi. Il 41% dei giovani muore prima di aver raggiunto un anno di età[4]. La longevità è di 12-15 anni in natura e può raggiungere i 23 anni in cattività[3].

Relazioni interspecifiche[modifica | modifica wikitesto]

I leopardi possono essere uccisi da leoni, tigri, coccodrilli, licaoni, o perfino da un branco di babbuini o di scimpanzé. I giovani possono cadere vittima di altri leopardi[33]. D'altro canto, il leopardo costituisce una minaccia per i leoncini[34].

La competizione interspecifica è bassa con il leone, in quanto quest'ultimo attacca prede più grandi di quelle catturate dal leopardo[30]. La coesistenza con la tigre, invece, è più difficile, poiché essa può impadronirsi delle prede del leopardo. Dove le tigri sono presenti, il leopardo è più raro e trova rifugio sugli alberi. Delle tecniche di evitamento sono state osservate nel parco nazionale di Chitwan: i periodi di caccia dei due felini sono differenti, il leopardo caccia in luoghi diversi, e cattura prede diverse da quelle della tigre[29].

La presenza dell'uomo non disturba affatto il felino, che può vivere anche nelle città, all'insaputa degli abitanti. Così, quando negli anni '70 vennero organizzate delle battute di caccia per catturare un leopardo fuggito dallo zoo di Nairobi, vennero catturati, oltre a lui, altri cinque esemplari[30].

Ecologia e protezione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il leopardo è il felino che occupa l'areale più esteso. Originariamente, era diffuso in tutta l'Africa. Oggi è scomparso dal Nordafrica, a eccezione di alcune popolazioni residue sull'Atlante del Marocco e presso la frontiera tra Algeria e Marocco; alcune osservazioni sono state effettuate anche nell'Ahaggar in Algeria nel 2006. Il leopardo viene considerato estinto in Egitto[1]. Il leopardo è ancora comune nell'Africa sub-sahariana, sebbene sia divenuto raro in Africa occidentale[13] e le sue popolazioni siano frammentate. Le maggiori rarefazioni della specie sono avvenute in Nigeria, in Sudafrica e nel Sahel. L'area di distribuzione del felino si è ridotta a livello locale nelle zone più densamente popolate. Il leopardo viene considerato estinto a Zanzibar, dove la specie non viene più avvistata dal 1996. Dagli inizi del XX secolo, l'area di distribuzione del leopardo in Africa si è ridotta del 36,7%[1].

In Asia, è diffuso dal Medio Oriente alla Cina, anche se le popolazioni si stanno riducendo sempre di più al di fuori delle aree protette. Nella penisola arabica, la popolazione totale è stata stimata dalla Arabian Fauna Conservation Workshop a meno di 200 individui suddivisi in tre aree distinte: il Negev, le montagne di Wada'a nello Yemen e le montagne del Dhofar nell'Oman. La presenza del felino in Arabia Saudita è dubbia[1]. Il leopardo è presente sull'isola dello Sri Lanka, sebbene le popolazioni abbiano subito un declino del 75% tra l'inizio e la fine del XX secolo[29]. In Indonesia, il felino è presente sulle isole di Giava e di Kangean. Le popolazioni dell'Amur sono molto minacciate; ne rimangono solo pochi esemplari in Russia e forse in Corea del Nord[6].

Areale del leopardo[1].

Protezione[modifica | modifica wikitesto]

La pelle del leopardo è molto richiesta.

Le principali minacce che gravano sulla specie sono il bracconaggio per la sua pelle e le sue ossa, utilizzate nella farmacopea tradizionale asiatica, oltre ai conflitti con i proprietari di bestiame[35] e la rarefazione delle prede[4].

Il leopardo è protetto ai termini dell'appendice I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) dal luglio 1975[36], quindi l'esportazione di un esemplare è possibile unicamente dopo il rilascio e la presentazione preliminare di un apposito permesso[37]. La CITES ha stabilito delle quote che permettono di esportare circa 2600 trofei di leopardo all'anno. L'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) classifica la specie come quasi-minacciata (NT) dal 2008[1], con uno status differente per cinque sottospecie: in pericolo per le sottospecie di Sri Lanka[38] e di Persia[39], e in pericolo critico per le sottospecie di Giava[40], d'Arabia[41] e dell'Amur[42].

Difficile da osservare, il leopardo vive nascosto, al punto che gli studiosi non possono avanzare statistiche affidabili sul livello effettivo delle popolazioni. Negli anni '90, la sua popolazione venne stimata a circa 700.000 individui[9]. Gli scienziati concordano sul fatto che questo carnivoro notturno, abbastanza potente da issare su un albero una carcassa di antilope per metterla al sicuro dagli altri predatori, non è in pericolo. La sua caccia è vietata nella maggior parte dei paesi africani (Angola, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, ecc.) o molto regolamentata (Sudafrica, Kenya, Namibia, Tanzania). I permessi di esportazione del leopardo, regolamentati dalla CITES, sono di circa 2600 trofei e pelli all'anno, provenienti dai paesi dell'Africa[36]. In Tanzania, la tariffa per un trofeo è passata da 2500 a 12.000 dollari a partire dal luglio 2007 per decisione governativa[9].

Per garantire la sostenibilità della popolazione in cattività, alcune sottospecie sono oggetto di un programma di riproduzione in cattività. Un Programma europeo per le specie minacciate (EEP) è in corso per il leopardo persiano (Panthera pardus saxicolor)[43], il leopardo della Cina del Nord (Panthera pardus japonensis)[44], il leopardo dello Sri Lanka (Panthera pardus kotiya)[45] e il leopardo dell'Amur (Panthera pardus orientalis)[46]. Inoltre, quest'ultima sottospecie è anche oggetto di un programma americano per le specie minacciate (SSP)[47].

Il leopardo e l'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia e semantica[modifica | modifica wikitesto]

L'etimologia dei termini «leopardo» e «pantera» riveste un'importanza particolare perché ha servito da base alle descrizioni dei bestiari medievali[48].

La parola leopardo deriva dal latino tardo leopardus[49], a sua volta composto dai termini leo (leone) e pardus (pantera)[48]. In francese il termine passò da leupart nel XII secolo a leopart nel XIII secolo. Fino al XII-XIV secolo, veniva anche utilizzata la forma liopardo[49].

La parola «leopardo» è utilizzata per metonimia per designare la pelle del leopardo utilizzata in pelletteria. Designa anche l'Inghilterra, a causa della presenza di leopardi sul suo blasone[49]. L'aggettivo «leopardato», derivato dalla parola «leopardo», designa una pelle costellata di macchie, che ricorda quella del leopardo; il termine, tuttavia, viene maggiormente utilizzato per designare il «leone leopardato» o «illeopardito», vale a dire un leone passante, con la testa di profilo[50].

La parola «pantera» [pɑ̃tε:ʀ] deriva dal latino panthera, a sua volta derivato dal greco antico πάνθηρ[51], composto di pan «tutto» e thérion «animale selvaggio», che designa l'insieme delle bestie selvagge[4]. Una forma scritta pantere si trova in un bestiario del XII secolo[51]. Il termine «pantera» può anche designare per analogia una cortigiana, una amante, o semplicemente una donna gelosa e violenta. Talvolta con questa parola si può indicare anche un anarchico[51].

Per analogia nell'aspetto, numerosi animali o piante portano nomi contenenti il termine leopardo o pantera: squalo leopardo, amanita pantera, leopardo delle nevi, ecc.

Raffigurazioni[modifica | modifica wikitesto]

Una pittura rupestre raffigurante un leopardo, scoperta nel 1993 in una grotta dell'Ardèche, è stata datata a circa 31.000 anni fa[13]. Il leopardo è presente su alcuni mosaici romani. Il leopardo è uno degli attributi di Dioniso (Bacco nella versione latina), ed è più volte rappresentato come sua cavalcatura o come bestia che traina il suo carro durante i trionfi del Dio[52][53]. Filostrato il Vecchio (III secolo) dichiarò che Bacco amava il leopardo perché è un animale eccitato, infuriato come una baccante[53]. Per questo motivo, il leopardo figura in numerose sculture, pitture, mosaici in compagnia di Bacco, come nel tempio di Liber Pater in Libia[54], o ancora in Bacco e Arianna di Tiziano[53].

Nel XVIII secolo, i pittori lavoravano con una precisione anatomica particolarmente sviluppata, esercitandosi in particolare raffigurando soggetti reali custoditi negli zoo[55]. Nel XIX secolo, i leopardi figuravano tra i soggetti preferiti dei pittori, come la coppia di leopardi di Jacques-Laurent Agasse[54].

Il pittore giapponese Kawanabe Kyōsai dipinse un leopardo nel XIX secolo, intitolando l'opera «Tigre selvaggia finora sconosciuta»[54].

Cultura africana[modifica | modifica wikitesto]

Mobutu, «il leopardo di Kinshasa».

In Africa, i capi indossano cappucci o mantelli in pelliccia di leopardo, o ricoprono il trono con una pelle di leopardo. A causa della sua discrezione, il leopardo è una figura scaltra nelle leggende africane: ha infatti la reputazione di cancellare le sue tracce con la coda man mano che avanza[13].

Presso alcune tribù bantu, in particolar modo nel Congo-Kinshasa, il leopardo era considerato un animale scaltro, potente e forte. È per questo che il presidente Mobutu Sese Seko portava un copricapo di leopardo e altri suoi attributi che lo rendevano potente agli occhi della popolazione. Mobutu Sese Seko era d'altra parte soprannominato «il leopardo di Kinshasa». Un leopardo compare attualmente sullo stemma del paese.

Il leopardo viene preferito al leone come re degli animali presso le tribù africane. Come il leone, viene ridicolizzato nelle leggende da animali più inferiori, come la tartaruga, la lepre o la gazzella[54].

Nel regno di Dahomey, il sovrano veniva chiamato «il leopardo» e indossava pelli di questo animale. Il commercio di queste pelli è stato quindi molto attivo nel paese. Altri capi tribali tenevano leopardi in cattività con loro e, una volta domati, li portavano con sé negli incontri pubblici come segno di potere[54].

Il leopardo è considerato il grande felino più selvaggio dalle tribù africane e aveva fama di essere un mangiatore di uomini. La leggenda degli uomini-leopardo è simile a quella dei lupi-mannari: un uomo assume l'aspetto di un leopardo in seguito a una magia per uccidere degli uomini. La setta degli uomini-leopardo Aniota è una società segreta africana i cui uomini indossavano vestiti e armi ricavati dal leopardo[54].

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Il leopardo è in araldica un simbolo di potere e di autorità[13]. Il leopardo è un leone passante: il corpo è di profilo sulle quattro zampe, con il volto rivolto di fronte, la coda ripiegata sul dorso e il pennacchio rivolto verso l'esterno del blasone. Un leopardo illeonito è un leopardo rampante, vale a dire in piedi sulle zampe posteriori, con la testa di fronte[56]. Un altro mobile araldico è la testa di leopardo, che è una testa di leone rivolta di fronte[57]. In Francia, il leopardo compare sulle arme dei guerrieri che hanno riportato vittorie contro l'Inghilterra, il cui simbolo è appunto il leopardo[54].

La pantera araldica è, al contrario, molto differente dall'originale: si tratta di una creatura mitica con la testa di toro o di cavallo, il corpo di leone e le zampe anteriori di aquila. Dalla sua gola fuoriescono fiamme. È presente unicamente sulle arme austriache[58].

Esempi di leopardo e pantera in araldica
Figura Blasoni e commenti
Royal Arms of England (1198-1340).svg

Stemma dell'Inghilterra

Di rosso, a tre leopardi passanti d'oro in palo, armati e lampassati d'azzurro.

Wappen Gemeinde Steyr.svg

Stemma della Stiria

Di verde, alla pantera d'argento, armata e cornata di rosso, vomitante fiamme dello stesso.

Il leopardo nei bestiari[modifica | modifica wikitesto]

Nei bestiari antichi e medievali, tre animali mitici, considerati «reali», possono essere correlati al leopardo vero e proprio: il pardo, la pantera e il leopardo[54]. L'etimologia dei termini «leopardo» e «pantera» ha fatto da base a queste descrizioni[48].

La pantera, un animale divino[modifica | modifica wikitesto]

Una pantera (qui di colore blu) attira tutti gli animali e terrorizza un drago che si nasconde dentro un pertugio. Immagine tratta dal bestiario di Aberdeen (XII secolo).

Il termine «pantera», dal greco pan «tutto» e thérion «animale selvaggio», designa l'insieme delle bestie selvagge[4]. Nei bestiari, la pantera è una bestia dal manto multicolore, costellato di cerchi bianchi o neri somiglianti a occhi. Dopo un banchetto, la pantera dorme per tre giorni nella sua caverna. Al risveglio, emette un forte ruggito, il cui alito profumato attira tutti gli animali, tranne il drago che, terrorizzato, corre a nascondersi in un pertugio nel terreno. La pantera ha un volto terrificante e per catturare le prede le è sufficiente coprire la faccia e lasciare che il suo alito attiri gli altri animali. La pantera si trova in Africa e in Siria; la femmina può partorire solo una volta, poiché durante il primo parto il piccolo ne lacera l'utero con gli artigli[59].

Tale descrizione della pantera perdurò dall'Antichità fino agli inizi del Rinascimento, grazie ad autori come Plinio il Vecchio (I secolo), Isidoro di Siviglia (VII secolo), Filippo di Thaon (XII secolo) o Bartolomeo Anglico (XIII secolo). Le illustrazioni dei bestiari medievali sono molto simili: la pantera è mostrata circondata da numerosi animali, generalmente con la bocca aperta. Molto spesso nella solita miniatura è rappresentato anche un drago, mentre cerca di nascondersi sotto terra. I disegnatori non sempre sapevano come disegnare una pantera, e in certi casi davano a essa l'aspetto di una scimmia o di un cavallo[59].

L'alito favoloso veniva paragonato dai Cristiani alla parola divina[4]; la pantera in tal caso sarebbe la personificazione di Gesù Cristo, che toglie potere al drago[54] e attira a sé l'umanità, tre giorni dopo la crocifissione[59]. Le numerose macchie sul suo manto rappresentano le virtù di Dio[54].

Il leopardo e il pardo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i bestiari, il pardo è una belva maculata, molto veloce, che uccide la preda in un sol balzo. Isidoro di Siviglia aggiunge che il pardo ama il sangue[60].

Il leopardo è frutto dell'incrocio adulterino tra una leonessa (leo in latino) e un pardo. Secondo Bartolomeo Anglico, il leopardo abbandona la caccia se non riesce a catturare la preda in meno di tre salti, non corre mai e si limita a balzare sulle prede. La grotta del leopardo ha due aperture, una per entrare, l'altra per uscire; il centro della grotta è molto stretto. La forma della tana gli permette di attaccare il più nobile degli animali, il leone: quando un leone insegue un leopardo, lo rincorre fin dentro alla tana, rimanendovi però bloccato al centro. Il leopardo può allora uscire dalla seconda apertura e attaccare il leone alle spalle[61].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Le descrizioni dell'Antichità sono servite da base all'intero lavoro dei biologi per secoli. Il leopardo viene ritratto come una belva che detesta gli uomini, i galli e i serpenti fino a spingersi a distruggere una loro immagine. È inoltre terrorizzato dalle iene, tanto che Plinio il Vecchio racconta che una pelle di leopardo messa accanto a quella di una iena inizierebbe a perdere i peli. Ancora nel XVI secolo si credeva che il leopardo, crudele e feroce, manifestasse un ardente desiderio di uccidere le sue prede e di succhiare loro il sangue. Vivendo in gruppo, i leopardi si ubriacherebbero di vino e si divorerebbero tra loro. Nel caso mangiassero piante velenose, utilizzerebbero degli escrementi umani come antidoto. Descrizioni simili vennero realizzate da Conrad Gessner (XVI secolo), che si basò su un libro del III secolo per descrivere la tecnica di caccia del leopardo per catturare le scimmie: esso si fingerebbe morto smettendo di respirare e aspetterebbe che tutte le scimmie scendano dagli alberi per ucciderle. Inoltre, secondo Gessner, il leopardo partorirebbe raramente, sempre tra grandi sofferenze e dando alla luce un unico piccolo per volta. Il leopardo simboleggerebbe una donna astuta e malvagia, attaccata alla sua prole[54].

Pubblicità[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicità Ernest Montaut per delle pellicce.

Il leopardo è presente nelle pubblicità. Clive il leopardo è stato scelto dalla Schweppes come una figura giovane, trendy e alla moda per promuovere le sue bibite senza alcool[62].

La pantera nera della Dulux Valentine è, dal 1985, la rappresentante del marchio per la sua immagine di eleganza e raffinatezza. Agli occhi dei consumatori il felino ricorda il gatto domestico, pur con un lato selvaggio. Nella prima pubblicità il felino compare in scena assieme a un pittore, pronto ad aggredirlo se lasciasse cadere a terra una sola goccia di vernice. In seguito, in pubblicità più brevi la pantera appariva colorata in tinte pastello[62]. La pantera nera è stata scelta come logo e marchio pubblicitario delle forniture sportive Airness.

Cinema e letteratura[modifica | modifica wikitesto]

L'arte marziale del leopardo simboleggia agilità, carattere selvaggio, potenza. La forza si concentra in un unico punto, e la combattività dell'avversario viene spezzata con un attacco determinato.

La pantera rosa è un personaggio dei cartoni animati creato nel 1963 per l'omonimo film di Blake Edwards. Sarà la protagonista di numerose avventure nel corso di oltre 120 episodi prodotti fino agli anni '80. Essendo muta, il cartone animato è scandito dalla celebre musica di Henry Mancini.

Il leopardo compare in numerosi film, telefilm e cartoni animati tanto come semplice comparsa che come attore principale con personaggi come l'uomo-leopardo de L'Isola del dottor Moreau (1933), Cat Girl, un film del 1957 che racconta la storia di una donna trasformata in pantera, o il leopardo «Baby» della commedia Susanna! (1938)[63]. Nel cartone animato Tarzan della Disney, Sabor il Leopardo è il nemico principale, mentre Panthro è il meccanico dei Thundercats.

Nel 1884, Rudyard Kipling creò Bagheera, la pantera nera protettrice ed educatrice di Mowgli. Bagheera è presente negli adattamenti cinematografici o televisivi del Libro della giungla.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h (EN) Henschel, P., Hunter, L., Breitenmoser, U., Purchase, N., Packer, C., Khorozyan, I., Bauer, H., Marker, L., Sogbohossou, E. & Breitenmoser-Wursten, C. 2008, Panthera pardus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  2. ^ a b c d e Peter Jackson e Adrienne Farrel Jackson (trad. Danièle Devitre, pref. Dr Claude Martin, ill. Robert Dallet e Johan de Crem), Les Félins: Toutes les espèces du monde, Torino, Delachaux et Niestlé, coll. «La bibliothèque du naturaliste», 15 ottobre 1996, rilegato, 272 p. (ISBN 978-2603010198 e ISBN 2-603-01019-0), «Léopard, panthère», p. 31.
  3. ^ a b c d e f g h Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 38.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Rémy Marion (dir.), Cécile Callou, Julie Delfour, Andy Jennings, Catherine Marion e Géraldine Véron, Larousse des félins, Parigi, Larousse, settembre 2005, 224 p. (ISBN 2-03-560453-2 e ISBN 978-2035604538, OCLC 179897108), «Léopard Panthera pardus», p. 62–65.
  5. ^ a b (EN) Brainmuseum: Panthera pardus.
  6. ^ a b Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 111.
  7. ^ Nome che indica anche la forma melanica del giaguaro.
  8. ^ a b (EN) «Mammals: Leopard», Zoo di San Diego (consultato il 25 novembre 2011).
  9. ^ a b c d (FR) Gilles Martin, «L'arche photo: la panthère d'Afrique», Image & Nature, n. 13, marzo - maggio 2008, p. 28-29.
  10. ^ (FR) Marie-Jeanne Le Castrec, «Ces animaux que l'on confond», su L'Internaute, Marzo 2008 (consultato l'11 dicembre 2011).
  11. ^ (FR) Marie-Jeanne Le Castrec, «Le Léopard et le Guépard», su L'Internaute, Marzo 2008 (consultato l'11 dicembre 2011).
  12. ^ a b (FR) Stephen O'Brien e Warren Johnson, «L'évolution des chats», Pour la science, n. 366, Aprile 2008 (ISSN 0 153-4092) basato su (EN) W. Johnson et al., «The late Miocene radiation of modern felidae: a genetic assessment», Science, n. 311, 2006 e (EN) C. Driscoll et al., «The near eastern origin of cat domestication», Science, n. 317, 2007.
  13. ^ a b c d e f g Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 32.
  14. ^ (EN) Jackson, R., Mallon, D., McCarthy, T., Chundaway, R.A. & Habib, B. 2008, Panthera uncia in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  15. ^ (EN) Sriyanie Miththapala, John Seindensticker, Stephen J. O'Brien, Phylogeographic subspecies recognition in leopards (Panthera pardus): molecular genetic variation, vol. 10, 1996, cap. 4, p. 1115-1132.
  16. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Panthera pardus in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  17. ^ (EN) ITIS Standard Report Page: Panthera pardus in Integrated Taxonomic Information System. URL consultato il 3 ottobre 2014.
  18. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Panthera pardus pardus in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  19. ^ Turquie: un léopard supposé disparu tué, Le Figaro, 4 novembre 2013
  20. ^ En Turquie, un léopard disparu réapparaît un bref instant - Libération, 4 novembre 2013
  21. ^ a b (EN) Sarah Hartwell, «Pumpard & Puma/Jaguar hybrids», su Messybeast, United Kingdom (consultato il 15 gennaio 2012)
  22. ^ (EN) Eugene M. McCarthy, «Leopon», su Macroevolution.net (consultato il 15 gennaio 2012)
  23. ^ (EN) Sarah Hartwell, «Hybrids between leopards and lions», su Messybeast, United Kingdom (consultato il 15 gennaio 2012)
  24. ^ (EN) Karl Shuker, Mystery Cats of the World, Londra, Robert Hale, 1989
  25. ^ a b (EN) Sarah Hartwell, «Hybrids involving leopards and jaguars», su Messybeast, United Kingdom (consultato il 15 gennaio 2012)
  26. ^ (EN) Zoological Society of San Diego Zoo, «Jaguar Fact Sheet», su San Diego Zoo Global, Zoo di San Diego (consultato il 15 gennaio 2012)
  27. ^ (EN) Sarah Hartwell, «Hybrids between leopards and tigers», su Messybeast, United Kingdom (consultato il 15 gennaio 2012)
  28. ^ a b c Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 112.
  29. ^ a b c d Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 113.
  30. ^ a b c d e f g h i j Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 33–34.
  31. ^ a b c (EN) Sergey M. Govorushko, Natural Processes and Human Impacts: Interactions Between Humanity and the Environment, 2011 (ISBN 9789400714236), p. 263–264.
  32. ^ a b c Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 35.
  33. ^ Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 37.
  34. ^ Peter Jackson, op. cit., «Lion d'Afrique», p. 29.
  35. ^ a b Peter Jackson, op. cit., «Léopard, panthère», p. 114.
  36. ^ a b (FR) (EN) CITES: specie Panthera pardus (Linnaeus, 1758) (+ distribuzione) (sul sito dell'UNEP-WCMC).
  37. ^ (FR) «Texte de la Convention», su CITES, CITES (consultato il 3 dicembre 2011).
  38. ^ (EN) Panthera pardus ssp. kotiya (Deraniyagala, 1956) in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  39. ^ (EN) Panthera pardus ssp. saxicolor (Pocock, 1927) in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  40. ^ (EN) Panthera pardus ssp. melas (G. Cuvier, 1809) in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  41. ^ (EN) Panthera pardus ssp. nimr (Hemprich & Ehrenberg, 1833) in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  42. ^ (EN) Panthera pardus ssp. orientalis (Schlegel, 1857) in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  43. ^ (EN) «Persian Leopard», su quantum-conservation.org, 2008 (consultato il 9 luglio 2013)
  44. ^ (EN) «North Chinese Leopard», su quantum-conservation.org, 2008 (consultato il 9 luglio 2013)
  45. ^ (EN) «Sri Lanka Leopard», su quantum-conservation.org, 2008 (consultato il 9 luglio 2013)
  46. ^ (EN) «Amur Leopard», su quantum-conservation.org, 2008 (consultato il 9 luglio 2013)
  47. ^ (EN) Association of Zoos and Aquariums, «Animal Program - Leopard, Amur SSP», su aza.org (consultato il 9 luglio 2013)
  48. ^ a b c (FR) Claude Buridant, L'étymologie, de l'antiquité à la Renaissance, Presses Univiversitaires du Septentrion, 1998 (ISBN 9782907170079), p. 39–40.
  49. ^ a b c (FR) «Léopard», sur http://www.cnrtl.fr/, Centre national de ressources textuelles et lexicales (consultato l'8 gennaio 2012).
  50. ^ (FR) «Léopardé», su http://www.cnrtl.fr/, Centre national de ressources textuelles et lexicales (consultato l'8 gennaio 2012).
  51. ^ a b c (FR) «Panthère», su http://www.cnrtl.fr/, Centre national de ressources textuelles et lexicales (consultato l'8 gennaio 2012).
  52. ^ (FR) «Les attributs de Dionysos», su http://www.cndp.fr, Centre national de documentation pédagogique (consultato il 2 dicembre 2011).
  53. ^ a b c (FR) Guy de Tervarent, Attributs et symboles dans l'art profane, Librairie Droz, 1997, 535 p. (ISBN 9782600005074).
  54. ^ a b c d e f g h i j k Christine e Michel Denis-Huot, Les princes de la savane: Léopards & Guépards, White Star, settembre 2006 (ISBN 88-6112-013-X e ISBN 978-88-6112-013-6), «L'ère des pards», p. 14–27.
  55. ^ (FR) Marcel Brion, Les animaux, un grand thème de l'Art, Parigi, Horizons de France, 27 ottobre 1955.
  56. ^ Al contrario, un leone illeopardito è un leone rampante, vale a dire ritto sulle quattro zampe, con la testa di profilo.
  57. ^ (FR) «Léopard», su www.blason-armoiries.org, Glossaire héraldique illustré, 2011 (consultato il 12 novembre 2011).
  58. ^ (FR) «Dictionnaire du blason», su www.genealogie.com, Généalogie.com (consultato il 12 novembre 2011).
  59. ^ a b c (EN) «Panther», su www.bestiary.ca/, Medieval Bestiary (consultato il 30 novembre 2011).
  60. ^ (EN) «Pard», su www.bestiary.ca/, Medieval Bestiary (consultato il 20 novembre 2011).
  61. ^ (EN) «Leopard», su www.bestiary.ca/, Medieval Bestiary (consultato il 20 novembre 2011).
  62. ^ a b (FR) Géraldine Meignan e Audrey Siourd, Isabelle Durieux e Marie Bordet, Marie Bordet e Cécile Soulé, Élodie Lepage ed Emmanuel Paquette, «Ces fauves qui font vendre», L'expansion, 22 luglio 1999).
  63. ^ (EN) «Index of famous wild cats», su Famous Animals (consultato il 7 gennaio 2012).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano di un leopardo, parco nazionale Kruger, Sudafrica.
mammiferi Portale Mammiferi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mammiferi