Alcelaphus buselaphus

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Alcelafo
Hardebeest.jpg
Alcelaphus buselaphus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Sottordine Ruminantia
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Alcelaphinae
Genere Alcelaphus
Specie A. buselaphus
Nomenclatura binomiale
Alcelaphus buselaphus
Pallas, 1776
Sottospecie
  • Alcelaphus buselaphus buselaphus
  • Alcelaphus buselaphus caama
  • Alcelaphus buselaphus cokii
  • Alcelaphus buselaphus lelwel
  • Alcelaphus buselaphus major
  • Alcelaphus buselaphus swaynei
  • Alcelaphus buselaphus tora

Gli alcelafi sono ampiamente distribuiti in quasi tutta l'Africa a sud del Sahara. Hanno la testa stretta e lunga, le parti basali delle corna ossificate e il dorso decisamente inclinato. Possono raggiungere i 225 kg di peso e misurare 150 cm alla spalla. Sono animali veloci nella corsa, resistenti e pieni di vitalità e queste caratteristiche giustificano il nome dato loro dai Boeri, hartebeest, che significa "selvaggina resistente". I Boeri avevano infatti notato che era praticamente impossibile cacciarli inseguendoli a cavallo, come facevano con le altre antilopi, e che raramente un solo colpo era sufficiente per abbatterli. Ma la tenacia dei cacciatori ha lasciato il suo segno e in molte zone dell'Africa gli alcelafi sono scomparsi.

Sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Questa specie è suddivisa in 6 sottospecie che vivono nelle praterie africane. Fino a non molti anni fra erano 7; l'alcelafo dell'Africa settentrionale e orientale (Alcelaphus buselaphus buselaphus) è ormai estinto, anche se piccoli gruppi di questo animale sopravvivevano ancora fino a 80 anni fa a nord del Sahara. Molte delle sottospecie sono, però, strettamente correlate, dal punto di vista anatomico, all'alcelafo estinto. Esse vivono in una fascia a sud del Sahara, per tutta la larghezza del continente, dal Senegal al Ciad. Fra queste si ricorda l'alcelafo dell'Africa occidentale (Alcelaphus buselaphus major), un grosso animale dal mantello color marrone sabbia e un'ombreggiatura scura sulle zampe anteriori. Le corna sono massicce e con la base a forma di "U", se viste frontalmente.

Alcelafi dell'Africa occidentale[modifica | modifica sorgente]

L'alcelafo lelvel, insieme a quello del Ciad, di Roosevelt e di Jackson, appartiene a un secondo gruppo (Alcelaphus buselaphus lelwel) proprio dell'Africa centrale e di alcune zone del Kenya e dell'Uganda. Questi alcelafi sono caratterizzati dalla testa allungata, dal mantello rosso-bruno uniforme e dalla parte basale delle corna a forma di "V". L'alcelafo di Swayne (Alcelaphus buselaphus swaynei), originario dell'Etiopia orientale e della Somalia, è color cioccolata, ma negli esemplari adulti il mantello assume sfumature argentate per l'incanutimento dell'apice dei peli dovuto all'invecchiamento. L'alcelafo torà (Alcelaphus buselaphus tora), che sopravvive in poche zone dell'Etiopia settentrionale e occidentale e del Sudan orientale, ha il mantello marrone chiaro. È una sottospecie di taglia piuttosto piccola con le corna volte in avanti e verso l'esterno, indi arricciate e riavvicinate nelle punte.

Quando fu scoperto, nel 1891-92, l'alcelafo di Swayne era diffuso e nelle pianure somale ne furono avvistati branchi con più di un migliaio di individui. Ma nel giro di pochi anni i grossi branchi si erano drasticamente ridotti: verso il 1905 sopravvivevano appena 880 individui. Questo rapido declino era il risultato di due fattori: le epidemie e la caccia. Le malattie bovine epidemiche, che si manifestarono nella maggior parte dell'Africa alla fine del XIX secolo, ebbero effetti gravissimi sulle popolazioni di alcelafi. Essi si sarebbero però rapidamente ripresi se non fossero stati cacciati in modo incontrollato dai soldati europei che, agli inizi del secolo scorso, combattevano in Somalia.

A peggiorare ancora la situazione, gli Etiopi approfittarono del caos amministrativo che regnava in Somalia, per inviarvi bracconieri prezzolati a far razzia. Questi "lavorarono" così bene che ridussero l'alcelafo di Swayne sull'orlo dell'estinzione in quel paese e da allora la sottospecie ha avuto poche possibilità di riprendersi.

Alcelafo caama[modifica | modifica sorgente]

L'alcelafo caama (Alcelaphus buselaphus caama) vive nelle regioni aride dell'Africa meridionale. Il suo aspetto è particolarmente bello, il corpo è di colore castano rossiccio con macchie bianche e nere sulla testa, sul ventre, sulla parte posteriore e sulle zampe. Un tempo, quando le piogge stagionali producevano pascoli abbondanti, era possibile vedere enormi branchi di alcelafi caama raccolti nelle pianure: il loro numero si è ridotto rapidamente nella seconda metà del XIX secolo, quando la regione fu colonizzata dagli allevatori europei ansiosi di conservare i pascoli per il loro bestiame. Nella Repubblica Sudafricana si estinse, e scomparve anche da molte altre aree dove era stato numeroso. Fortunatamente furono prese in tempo le misure per proteggerlo e oggi sembra che il pericolo di estinzione sia stato allontanato. Gli alcelafi caama vivono numerosi in Botswana e sono stati reintrodotti in parchi e riserve naturali della Repubblica Sudafricana e dello Zimbabwe.

Alcelafo di Coke[modifica | modifica sorgente]

L'alcelafo di Coke (Alcelaphus buselaphus cokii), o kongoni, è comune nel Kenya centrale e meridionale e nella Tanzania settentrionale, anche se sta scomparendo da alcune zone, soprattutto sui confini del suo areale. È un animale color sabbia, con corna corte e molto divergenti, che vive nelle pianure erbose o in parte alberate, fino ai 2000 m di altitudine. Si nutre quasi esclusivamente di erba e, a differenza della maggior parte dei Ruminanti, può sopravvivere con pochissima acqua, adattamento questo alle condizioni ambientali presenti nella zona calda e arida dove abita.

Le femmine occupano normalmente, in piccoli gruppi, zone di 5 o anche più km², mentre i maschi singoli difendono il territorio che in media non supera 0,4 km². I territori delle femmine, che sono più grandi, possono includere quelli di molti maschi; questi ultimi cacciano i maschi rivali dalla propria area, mentre le femmine sono sempre ben accettate. I maschi cercano addirittura di trattenerle all'interno dei loro confini il più a lungo possibile.

I piccoli nascono in marzo o in settembre, dopo una gestazione di 8 mesi. Il parto avviene sempre all'inizio della stagione delle piogge in modo che i piccoli possano, teoricamente, beneficiare dell'erbetta fresca che cresce con l'arrivo dell'acqua piovana. L'erba nuova è ricca di proteine vegetali che favoriscono la produzione del latte materno; inoltre fornisce al piccolo una fonte di alimento solido di buona qualità proprio nel tempo in cui gli è maggiormente necessario.

Al momento del parto, la femmina gravida abbandona il branco e cerca riparo in una zona cespugliosa, portando spesso con sé il piccolo avuto nella stagione precedente.

Durante il suo isolamento, nascosta agli occhi dei potenziali predatori, partorisce un solo piccolo che, dopo meno di mezz'ora, è capace di reggersi in piedi e, pochi minuti più tardi, riesce già a succhiare il latte. Il piccolo non segue però la madre al pascolo; durante le prime 2 settimane di vita giace nascosto nell'erba alta e ha contatti con la madre solo al momento delle poppate.

È evidente che il piccolo rischia molto durante questo periodo: solo e senza difesa può essere vittima di qualsiasi predatore. Per limitare al minimo il pericolo di essere individuato, le sue ghiandole odorifere rimangono inattive finché resta nascosto nell'erba e la madre si preoccupa di leccare l'urina e di eliniare le feci. Inoltre la madre divora la placenta subito dopo il parto, eliminando così un'altra fonte di odore che potrebbe attirare in quel luogo un carnivoro. Il piccolo giace quasi completamente immobile, evitando qualsiasi fruscio o movimento che potrebbe tradirlo. Se però, malgrado queste precauzioni, un predatore dovesse avvicinarsi, il piccolo kongoni è già in grado di correre e fuggire, anche se ha solo pochi giorni.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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