Struthio camelus

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Struzzo
Strauss m Tanzania.jpg
Struthio camelus massaicus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Paleognathae
Ordine Struthioniformes
Famiglia Struthionidae
Genere Struthio
Linnaeus, 1758
Specie S. camelus
Nomenclatura binomiale
Struthio camelus
Linnaeus, 1758
Sottospecie

Struthio camelus Distribution.png

Lo struzzo (Struthio camelus Linnaeus, 1758) è una specie di uccello della famiglia Struthionidae.[2] Risulta essere il più grande tra i pennuti viventi, ed è incapace di volare.

È distribuito naturalmente in Africa in particolare nell'area sub-sahariana, Sahel, Corno d'Africa, Somalia, Kenya, Tanzania ed Africa meridionale, ed è stato introdotto in Australia dall'uomo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il nome scientifico dello struzzo (Struthio camelus) contiene un accostamento che era già stato fatto dagli antichi, quello fra l'uccello ed il cammello, nel quale si specchia una delle caratteristiche fondamentali della specie: anche lo struzzo, infatti, è un vero e proprio prodotto del deserto e delle steppe e possiede una struttura e delle proprietà esattamente rispondenti alle esigenze poste dall'ambiente entro il quale si trova a vivere.

Un cranio di struzzo (Struthio camelus)

Ha un corpo molto robusto, il collo lungo e in gran parte nudo, la testa piccola e piatta, il becco dritto, ottuso, poco arrotondato nella parte anteriore e piatto in punta; le mascelle sono pieghevoli e si spalancano in uno squarcio che giunge fin sotto l'occhio, ed all'incirca alla metà di quella superiore si aprono le narici, divaricate e piuttosto lunghe. Gli occhi sono lunghi e lucenti, con la palpebra superiore provvista di ciglia, le orecchie sono nude, aperte, rivestite internamente di produzioni filiformi, le zampe alte e robuste, del tutto nude, a parte alcune setole che spuntano sulle cosce. I tarsi sono coperti da larghe squame e le zampe hanno due dita, l'interno fornito di un'unghia grande, larga e ottusa.

Ancorché grandi, le ali sono del tutto inutili per il volo. Sono rivestite, invece che delle normali remiganti, di piume lunghe, flosce e pendenti che si ritrovano identiche nell'abbondante coda. Il resto del corpo è coperto da un piumaggio floscio ed arricciato che, nel mezzo del petto, lascia scoperta una callosità di consistenza cornea.

Di grandissima mole, lo struzzo ha un'altezza non inferiore ai due metri e mezzo, ed una lunghezza, dalla punta del becco alla fine della coda, di almeno un metro e ottanta: il suo peso raggiunge i 150 kg.

Quanto al colore, in generale esso si differenzia tra i due sessi. Il maschio ha tutte le piume del tronco di color nero-carbone, quelle della coda e dell'ala bianche, il collo rosso-vivo e le cosce carnicine; le femmine sono grigio-brune e bianco-sporche sulle ali e sulla coda e ripetono la colorazione dei compagni negli occhi bruni e nel becco giallo-corneo.

Lo struzzo è il più veloce uccello corridore: può raggiungere una velocità di 80 km/h, tuttavia in condizioni eccezionali si sono rilevati picchi di oltre 100 km/h[3]

Lo struzzo è fornito di soltanto 2 dita che sotto hanno cuscinetti che impediscono al pesante pennuto di affondare nella sabbia

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Durante il periodo della riproduzione i branchi di struzzi si sciolgono in famiglie composte di un maschio e di due-quattro femmine, che occupano una zona di territorio piuttosto ampia e non se ne allontanano: condizione necessaria perché esse si stabiliscano entro un'area determinata, più che l'abbondanza di cibo, che riescono sempre a rintracciare, è la vicinanza dell'acqua, elemento essenziale per la loro sussistenza. Se le variazioni climatiche non influiscono troppo sul mondo vegetale, lo struzzo non sente la necessità di compiere grossi spostamenti e si mantiene tranquillo per tutto l'anno entro gli stessi confini.

Tra i suoi sensi, il più sviluppato è certamente quello della vista; udito ed odorato sono buoni, ottusi invece il tatto ed il gusto. Qualche discussione si accese in passato tra i naturalisti a proposito delle sue facoltà intellettive, perché a qualcuno pareva di non poter condividere un'altra opinione della Bibbia, secondo la quale Dio tolse allo struzzo la sapienza e non gli diede nessuna intelligenza, e di dover viceversa riconoscere all'uccello un buon grado di prudenza e di circospezione. Ogni divergenza si è però appianata nell'ammissione dell'estrema ristrettezza delle sue facoltà: è vero che lo struzzo è un uccello circospetto e prudente, ma queste caratteristiche dell'indole non hanno il soccorso di nessuna concreta capacità di valutazione. Qualsiasi fatto nuovo, qualsiasi presenza estranea hanno per effetto di atterrirlo nella stessa misura, indipendentemente dal reale grado di pericolosità che comportano; lo struzzo non sa valutare né distinguere le minacce serie dagli avvenimenti strani ma del tutto inoffensivi e si lascia atterrire dagli animali più innocui.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Gli struzzi, se si considera la grandezza della loro mole, non si possono definire degli animali voraci, come del resto è dimostrato dal fatto che vivono in zone che non sono certo tra le più ricche di cibo. Si nutrono principalmente di sostanze vegetali, pascolando tra le erbe fresche e tenere e beccando i semi, senza però mai razzolare, e danno pure la caccia ai piccoli vertebrati. Curiosissima è, poi, la loro tendenza, sviluppata soprattutto in cattività, a beccare ed inghiottire tutto ciò che trovano, anche le cose più dure ed indigeste: un pezzo di mattone, un coccio, un sasso, un pezzo di ferro, tutto attira la loro attenzione e viene ingurgitato all'istante come se fosse un boccone prelibato. Nel ventriglio di un individuo ucciso furono trovati oggetti svariatissimi per un peso di oltre quattro chilogrammi: si trattava di sabbia, stoppa e stracci mescolati con pezzi di ferro, monete, chiavi, chiodi, bottoni ed altre delle più disparate sostanze. In cattività, poi, bisogna badare a non farli accostare alle covate e ai piccoli uccelli: può capitare che essi facciano sparire con la massima disinvoltura un'intera covata di pulcini o di anatroccoli, inghiottendoli tranquillamente.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Struzzi nello zoo della città di Krasnojarsk (Siberia), a −19 °C all'aperto.

Il periodo della riproduzione incomincia più o meno presto a seconda delle regioni, ma, comunque, sempre poco prima della primavera. Per i maschi quest'epoca si annuncia con l'accrescersi dell'eccitazione nel comportamento e con lo spuntare della tendenza a battagliare aspramente per assicurarsi il possesso di alcune femmine; il loro piumaggio appare vivacemente nero, la pelle delle cosce rossa; e dall'ugola escono suoni strani, cupi e rauchi mentre essi assumono atteggiamenti singolari, destinati a colpire l'attenzione delle compagne ed a corteggiarle. Il maschio si accoccola sui tarsi dinanzi alla femmina, muove la testa ed il collo, chiude il becco e, con movimenti quasi convulsi ma volontari di tutto il corpo, gonfia straordinariamente la gola e spinge fuori dai polmoni una gran quantità d'aria. Molte notizie inesatte si sono conservate lungamente intorno alle abitudini dell'uccello quanto al suo processo di propagazione, probabilmente causate dalla difficoltà che si incontra nello scoprire i nidi, sempre attentamente nascosti, e nel seguire il comportamento del maschio e delle femmine. Sappiamo comunque che questi nidi consistono in una buca rotonda fatta nel terreno, larga quanto basta perché l'uccello covante possa completamente ricoprirla, e circondata da una specie di argine che viene costruito ammonticchiando con i piedi una certa quantità di terra. La femmina depone un buon numero di uova, e poiché le compagne dello stesso maschio provvedono a questa bisogna usufruendo dello stesso nido, se ne possono trovare a volte anche più di venti.

All'incubazione si dedica praticamente solo il maschio: le compagne non lo sostituiscono che eccezionalmente, e sovente le uova, soprattutto durante le ore più calde del giorno, vengono ricoperte di sabbia ed abbandonate perché il loro processo di sviluppo si compia per effetto del calore naturale. I piccini sgusciano dopo circa sei o sette settimane e, appena sono asciutti, vengono condotti fuori del nido in cerca di alimento; hanno un aspetto molto singolare, che li avvicina più a dei ricci che a degli uccelli, poiché il loro corpo è ricoperto di piume rigide, simili appunto agli aculei dei ricci, che allontanandosi dal corpo vanno divergendo in tutte le direzioni. Simpatici ed amabili, corrono con abilità fin dalla nascita, e sono in grado di cercare con successo il cibo seguendo gli insegnamenti dei genitori; dopo circa quattordici giorni hanno preso una tale confidenza con l'ambiente e sanno destreggiarsi tanto bene da potersi considerare del tutto indipendenti.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La specie è suddivisa in quattro sottospecie:[2]

Lo struzzo somalo è oggi riconosciuto come specie a sé stante (Struthio molybdophanes).

Allevamento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Allevamento dello struzzo.

Fino all'inizio del XIX secolo si era creduto che gli struzzi non potessero in alcun modo procedere alla riproduzione in cattività, ma successivi esperimenti, condotti con il rispetto di determinate regole, hanno dimostrato il contrario. È indispensabile che venga loro lasciato un certo margine di libertà, e, naturalmente, occorre che le condizioni climatiche non siano proibitive in rapporto a quelle che sono le naturali esigenze dell'uccello, abituato a vivere nel caldo clima africano. Il primo allevamento di struzzi fu tentato in Algeria, e parve inizialmente non dare risultati perché dapprima le femmine non deponevano uova, e quando poi le deposero, nessuno si prese la briga di farle covare. Collocatane una coppia entro un ampio parco, si incominciò a seguirne i movimenti e le operazioni. All'incirca verso il 15 gennaio del 1856 la femmina incominciò a deporre le uova, e in marzo ne iniziava la cova: sopravvennero delle difficoltà naturali, che obbligarono gli allevatori a trasferire la coppia in una zona più sicura e fecero pensare che le normali operazioni della propagazione dovessero considerarsi interrotte, ma fortunatamente il maschio e la femmina, dopo qualche tempo di incertezza, ripresero a covare.

In seguito al successo di questo primo esperimento, molti altri ne furono tentati, e parecchi di essi ebbero successo. In Italia, il primo fu quello compiuto nel giardino zoologico del principe Demidoff in San Donato, presso Firenze. La ragione principale per la quale si dà la caccia allo struzzo è, ed ancor più lo era in passato, da ricercare nella bellezza delle sue penne, che vengono spesso usate dall'uomo per elaborati ornamenti. L'uso di uccidere questi animali è antichissimo: stupisce, anzi, leggere che, nell'epoca romana, i banchetti dei ricchi potessero spesso disporre di così grandi quantità di cervella di struzzo per addolcire il palato dei convitati, dal momento che oggi impadronirsi di qualche esemplare è una impresa che presenta le sue difficoltà.

Struzzi d'allevamento rinchiusi in un recinto

Leggenda della testa sotto la sabbia[modifica | modifica sorgente]

Ad un osservatore inesperto può sembrare che lo struzzo metta la testa sotto la sabbia, ma in realtà si china con il collo disteso e con il corpo appoggiato a terra cercando di imitare un cespuglio o una grossa roccia e, se il predatore si avvicina troppo, scappa a grandi falcate riuscendo a raggiungere i 70 km/h.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Struthio camelus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Struthionidae in IOC World Bird Names (ver 4.1), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  3. ^ Il regno animale in Le ricerche di Conoscere, Fabbri, 1984. ISBN 9788845015014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Brian C. R. Bertram, The Ostrich communal nesting system, Princeton, 1992.
  • Faysal Bibi, Alan B. Shabel, Brian P. & Stidham Kraatz, A.Thomas (2006), New Fossil Ratite (Aves: Palaeognathae) Eggshell. Discoveries from the Late Mio cene Baynunah Formation of the United Arab Emirates, Arabian Peninsula. Palaeontologia Electronica 9 (1): 2A. PDF fulltext
  • Stefanie & Robinson Freitag, J. Terence (1993), Phylogeographic patterns in mitochondrial DNA of the ostrich (Struthio camelus). Auk 110: 614–622. PDF fulltext.
  • Errol Fuller, (2000): Extinct Birds (2nd ed.), Oxford University Press, Oxford, New York. ISBN 0-19-850837-9.
  • Michael Y. Hastings, Ostrich farming, Winchelsea, 1991.
  • Berthold Laufer, Ostrich egg-shell cups of Mesopotamia and the Ostrich in ancient and modern times, Chicago, 1926.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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