Panthera pardus fusca

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Leopardo indiano
Bhrikuti.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Genere Panthera
Specie P. pardus
Sottospecie P. pardus fusca
Nomenclatura trinomiale
Panthera pardus fusca
Meyer, 1794
Sinonimi
  • (Panthera pardus millardi) Leopardo del Kashmir[2]
  • (Panthera pardus pernigra) Leopardo nepalese[3]

Il leopardo indiano (Panthera pardus fusca Meyer, 1794) è una sottospecie di leopardo largamente diffusa nel subcontinente indiano. È uno dei cinque grandi felini dell'India, insieme al leone asiatico, alla tigre del Bengala, al leopardo delle nevi e al leopardo nebuloso.

Nel 2008 la IUCN ha inserito il leopardo tra le specie Prossime alla minaccia, sostenendo che è ancora troppo presto per qualificarlo una specie Vulnerabile, nonostante la distruzione e la frammentazione dell'habitat, il pressante bracconaggio per il commercio illegale in Asia di pelli e parti del corpo e la persecuzione a causa di situazioni di conflitto con l'uomo. Al di fuori delle aree protette sta iniziando a farsi sempre più raro. Il trend della popolazione è in diminuzione[1].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1794 Friedrich Albrecht Anton Meyer classificò per la prima volta Felis fusca, descrivendolo come un felino simile ad una pantera lungo circa 85,5 cm, con zampe robuste ed una lunga coda ben fatta, la testa grande quanto quella di una pantera, il muso largo, le orecchie corte, piccoli occhi grigio-giallastri e bulbi oculari grigi chiari; ad un primo esame l'esemplare che esaminò sembrava nero, ma osservandolo più da vicino si accorse che la pelliccia era marrone scura con macchie circolari di colore più scuro e le parti inferiori di color rosso chiaro[4].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Nel subcontinente indiano le barriere topografiche che hanno posto un freno alla dispersione di questa sottospecie sono il fiume Indo ad ovest e l'Himalaya a nord[5]. Ad est il corso inferiore del Brahmaputra ed il delta del Gange costituiscono una barriera naturale alla distribuzione del leopardo indocinese. I leopardi indiani sono diffusi in tutta l'India, in Nepal, Bhutan, Bangladesh e in alcune aree del Pakistan. Vivono nelle foreste pluviali tropicali, nelle foreste decidue secche, nelle foreste temperate e nelle foreste di conifere del nord, fino ad un'altitudine di 2500 m, al confine con l'habitat del leopardo delle nevi. Non si spingono, però, nelle foreste di mangrovie dei Sundarbans.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

In Nepal, nel Parco Nazionale di Bardia, i territori dei maschi di leopardo si estendono per circa 48 km², mentre quelli delle femmine per circa 17 km²; i territori di queste ultime si restringono a soli 5-7 km² nel periodo dell'allevamento dei piccoli[6].

Minacce[modifica | modifica sorgente]

La caccia illegale per alimentare il commercio di parti d'animali è la più grave minaccia immediata per il leopardo indiano[7]. Oltre che dal bracconaggio, questa sottospecie è minacciata anche dalla distruzione dell'habitat e dalla frammentazione di popolazioni un tempo collegate tra loro, dai conflitti di vario genere con gli uomini nei territori maggiormente urbanizzati e dalla competizione con altri predatori.

Bracconaggio[modifica | modifica sorgente]

Pelli di leopardo.

Una significativa minaccia immediata per la sopravvivenza dei leopardi selvatici è il commercio illegale tra India, Nepal e Cina di pelli e di parti del corpo di esemplari abbattuti illegalmente. I governi di questi Paesi non sono riusciti a contrastare adeguatamente questa pratica ed ai crimini contro la natura viene riservata una priorità inferiore in termini di impegno politico e di investimenti. In queste aree sono presenti bande ben organizzate di bracconieri professionisti che si spostano da un luogo all'altro accampandosi in zone particolarmente vulnerabili. Le pelli vengono conciate alla meglio sul campo e vendute ai commercianti, che le spediscono in centri indiani specializzati nella concia per ulteriori trattamenti. I compratori scelgono le pelli dai commercianti o dai conciatori per poi contrabbandarle, attraverso una fitta rete organizzata, sui mercati al di fuori dell'India, soprattutto in Cina[8]. L'elevato numero di pelli provenienti dall'India confiscate a Kathmandu ha confermato questa città come punto chiave nello smercio verso il Tibet e la Cina[9].

È probabile che le pelli confiscate costituiscano solo una minima parte di quelle messe attualmente in commercio ed è possibile che la maggioranza di esse riesca a raggiungere indisturbata i mercati[8]. Finora sono state confiscate:

  • più di 2845 pelli in India, tra il 1994 e l'ottobre del 2010[8][10][11][12][13][14];
  • 243 pelli in Nepal, tra il maggio del 2002 e quello del 2008[15][9][8][16][17];
  • più di 774 pelli in Cina ed in Tibet, tra il luglio del 1999 ed il settembre del 2005[9][8].

Nel maggio del 2010 la Società indiana per la Protezione della Natura ha stimato che a partire dal 1994 sono stati uccisi in India almeno 3189 leopardi. Tanto per fare un esempio, per ogni pelle di tigre ne sono state confiscate sette di leopardo[18].

Conflitti con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

L'espansione dei terreni agricoli e l'intrusione di uomini e del loro bestiame nelle aree protette sono i principali fattori che hanno contribuito alla distruzione dell'habitat e alla diminuzione delle prede selvatiche. Di conseguenza i leopardi si avvicinano agli insediamenti umani, dove cercano di catturare cani, maiali e capre - animali domestici che costituiscono una parte importante della dieta degli esemplari che vivono alla periferia dei villaggi. In questo modo si vengono a creare situazioni di conflitto con gli uomini, notevolmente aumentate negli ultimi anni. Per evitare che attacchino il bestiame i leopardi vengono abbattuti a fucilate, avvelenati e catturati con trappole brutali. Viene però da porsi una domanda: chi sono, gli uomini o i leopardi, a penetrare nei territori altrui[19][20]?

Il Dipartimento indiano delle Foreste autorizza l'impiego di trappole solo nel caso in cui dei leopardi abbiano assalito degli esseri umani. Se la presenza di una moltitudine di persone impedisce al leopardo di fuggire, la folla deve essere allontanata affinché l'animale possa nuovamente trovare rifugio nella foresta[21].

Competizione con altri predatori[modifica | modifica sorgente]

I leopardi condividono il loro habitat con leoni asiatici, tigri del Bengala, orsi dal collare e labiati, lupi, iene striate e cuon. Tutti questi animali possono uccidere piccoli di leopardo se ne hanno la possibilità. Leoni e tigri, inoltre, sono perfino in grado di assalire esemplari adulti.

I leopardi riescono a convivere con le tigri, ma non sono molto comuni nelle zone dove queste ultime sono particolarmente numerose. Il loro territorio, quindi, si trova schiacciato tra gli habitat primari delle tigri da un lato e le aree coltivate e i villaggi dall'altro[22].

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Panthera pardus è una specie inserita nell'Appendice I della CITES[1].

Nonostante India e Nepal aderiscano alla CITES, la loro legislazione nazionale non incarna lo spirito e i requisiti di tale convenzione. In tali Paesi sono infatti carenti risorse umane qualificate, strutture di base e reti efficaci per il controllo del bracconaggio e del commercio di fauna selvatica[15].

In India Frederick Walter Champion, dopo la prima guerra mondiale, è stato uno tra i primi sostenitori della conservazione del leopardo, condannandone la caccia e riconoscendo il suo ruolo chiave all'interno dell'ecosistema[23]. Anche Billy Arjan Singh, a partire dai primi anni '70, è stato uno tra i più grandi sostenitori della causa di questo felino[24].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Henschel, P., Hunter, L., Breitenmoser, U., Purchase, N., Packer, C., Khorozyan, I., Bauer, H., Marker, L., Sogbohossou, E. & Breitenmoser-Wursten, C. 2008, Panthera pardus fusca in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ Pocock, R.I. (1930) The panthers and ounces of Asia. Volume II. Journal of the Bombay Natural History Society 34: 307–336
  3. ^ Pocock, R.I. (1939) The Fauna of British India, including Ceylon and Burma. Mammalia. – Volume 1. Taylor and Francis, Ltd., London
  4. ^ Meyer, F. A. A. (1794) Über de la Metheries schwarzen Panther. Zoologische Annalen, Band I. Im Verlage des Industrie-Comptoirs, Weimar. Pp. 394–396
  5. ^ Miththapala, S., Seidensticker, J., O'Brien, S. J. (1996) Phylogeographic Subspecies Recognition in Leopards (P. pardus): Molecular Genetic Variation. Conservation Biology 10 (4): 1115–1132
  6. ^ Odden, M., Wegge, P., Spacing and activity patterns of leopards Panthera pardus in the Royal Bardia National Park, Nepal in Wildlife Biology, vol. 11, 2005, pp. 145–152, DOI:10.2981/0909-6396(2005)11[145:SAAPOL]2.0.CO;2.
  7. ^ Nowell, K., Jackson, P. (1996) Wild Cats: status survey and conservation action plan. IUCN/SSC Cat Specialist Group, Gland, Switzerland. book preview
  8. ^ a b c d e Banks, D., Lawson, S., Wright, B. (eds.) (2006) Skinning the Cat: Crime and Politics of the Big Cat Skin Trade. Environmental Investigation Agency, Wildlife Protection Society of India
  9. ^ a b c Banks, D. (2004) The Tiger Skin Trail. Environmental Investigation Agency
  10. ^ Wildlife Trust of India (2008) Leopard skin traders arrested in UP; eight skins recovered. Wildlife Trust of India – News, 29 July 2008
  11. ^ Ghosh, A. (2008) 27 leopard skins seized in 45 days. Wildlife Protection Society of India, 13 September 2008
  12. ^ The Hindu (2008) Leopard skin, other wildlife products seized; five held. The Hindu News Update Service, 25 September 2008
  13. ^ Wildlife Protection Society of India (2009) Leopard Skins Seized in Dehradun. Wildlife Protection Society of India, 18 March 2009
  14. ^ Express News Service (2010) 4 with leopard hide held, role of politician to be probed The Indian Express Limited, Oct 12, 2010
  15. ^ a b Aryal, R. S., CITES : Implementation in Nepal and India, Law, Policy and Practice. Second edition., Bhrikuti Academic Publications, Kathmandu. ISBN 99933-673-3-8, 2009.
  16. ^ Yonzon, P. (2008) Conservation of Tigers in Nepal 2007. Wildlife Conservation Nepal
  17. ^ Wildlife Trust of India (2008) Cross-border wildlife traders arrested in Nepal with WTI’s help. Wildlife Trust of India – News, 12 May 2008
  18. ^ Wildlife Protection Society of India (2010) Leopards Battling For Survival In India. Wildlife Protection Society of India, 18 May 2010
  19. ^ Sears, S. (2008) Mumbai Leopards: Killers or Victims? Wildlife Extra, 11 April 2008 online
  20. ^ Sears, S. (2009) The wild leopards of Oman and Nepal – And how to see them. Wildlife Extra, April 2009 online
  21. ^ Athreya, V., Belsare, A. (2007) Human - Leopard Conflict Management Guidelines. Kaati Trust, Pune, India. pdf
  22. ^ McDougal, C. (1988) Leopard and Tiger Interactions at Royal Chitwan National Park, Nepal Journal of the Bombay Natural History Society 85: 609-610
  23. ^ Champion, F.W. (1934) What is the Use of Leopards? In: "The Jungle in Sunlight and Shadow". Natraj Publishers, New Delhi (1996).
  24. ^ Singh, A., Prince of Cats, Jonathan Cape, London, 1982.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Athreya, V., Belsare, A. (2007) Human - Leopard Conflict Management Guidelines. Kaati Trust, Pune, India. download PDF
  • Pandit, M. W.; Shivaji, S.; Singh L. (eds.) (2007) You Deserve, We Conserve: A Biotechnological Approach to Wildlife Conservation. I.K. International Publishing House, New Delhi. book preview

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