Suricata suricatta

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Suricato
Suricata.suricatta.6861.jpg
Suricata suricatta
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
(clade) Amniota
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
(clade) Ferae
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Herpestidae
Genere Suricata
Desmarest, 1804
Specie S. suricatta
Nomenclatura binomiale
Suricata suricatta
(Schreber, 1776)
Serie tipo
Suricata capensis
Desmarest, 1804
Sinonimi

Suricata capensis
Desmarest, 1804
Viverra suricatta
Schreber, 1776

Sottospecie
  • S. s. suricatta
  • S. s. iona
  • S. s. marjoriae

Il suricato (Suricata suricatta (Schreber, 1776)) è un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia Herpestidae. È l'unica specie del genere Suricata Desmarest, 1804.[2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il suo peso può variare dai 600 ai 1200 grammi. La femmina è più grande del maschio. La sua lunghezza è di circa 25-35 cm, con una coda tra i 15 e i 25 cm. Raggiunge la maturità sessuale a circa un anno. La sua vita media è di 12 anni. Il suricato ha una vista acuta e distingue abbastanza bene i colori. Può tenere fisso lo sguardo sul cielo luminoso e avvistare i rapaci da lontano. Grazie agli occhi allungati orizzontalmente ha un'ampia visuale di ciò che lo circonda.

La coda ha la stessa funzione di una terza gamba, serve quindi a mantenere l'equilibrio quando il suricato deve stazionare a lungo durante il suo «turno di guardia». Il corpo lungo e sottile gli consente di introdursi velocemente nella tana in caso di pericolo. Il suo manto è colorato in modo da mimetizzarsi con il terreno circostante chiaro e polveroso. Ognuna delle zampe anteriori è dotata di quattro artigli lunghi e forti che l'animale usa per scavare. Gli arti posteriori sono più lunghi di quelli anteriori: quando cammina a quattro zampe il suricato ha una caratteristica andatura sbilanciata in avanti.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

Il suricato vive in gruppi formati da non più di 30 membri, anche se in media il numero si aggira intorno alla dozzina. Il gruppo comprende 2 o 3 unità familiari. È la femmina dominante a decidere il luogo in cui il gruppo dovrà cacciare, quando all'alba esce dalla tana comune, prima di tutti gli altri. I suricati sono molto attenti alla difesa del territorio e arrivano a difendere appezzamenti di oltre 1 km² dalle incursioni degli altri gruppi di loro simili. Sono però tolleranti nei confronti delle altre specie e a volte condividono la tana con dei citelli o con una mangusta gialla.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Esemplare allo zoo di Varsavia

Quando fiuta la preda nascosta sottoterra, scava freneticamente con i lunghi artigli, sollevando nubi di polvere dal terreno arido. A volte, quando una tana promette una ricca compensa, come un paio di gechi, può succedere che due suricati uniscano le proprie forze. Le prede sono in maggioranza insetti, ma qualsiasi animale piccolo, come un roditore stanato dal nascondiglio, viene prontamente assalito, bloccato a terra con le zampe, morso con precisione sulla nuca ed ucciso, poi velocemente squartato e mangiato. I suricati mangiano larve di coleottero ed amano molto anche gli scorpioni. Attacca i serpenti (anche quelli velenosi) vicino alle loro tane e, per quanto piuttosto resistente al veleno, i morsi del serpente possono essergli fatali. Quando afferra uno scorpione, il suricato gli strappa il pungiglione prima di ingoiarlo a partire dalla testa.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Suricati allo zoo di Bristol

Come per il cibo, anche per la riproduzione la società dei suricati è basata sulla cooperazione. È una coppia dominante a formare il principale nucleo riproduttivo, anche se all'interno di un gruppo esteso può succedere che due o tre femmine vengano fecondate e che quindi partoriscano contemporaneamente. Dopo una gravidanza di 11 settimane, nel profondo della tana vengono alla luce quattro piccoli ciechi e glabri che si nutrono del latte secreto dalle 3 paia di mammelle addominali presenti nella madre. Ognuno dei piccoli pesa circa 30g alla nascita e aprirà gli occhi dopo 10-14 giorni. Vengono svezzati dopo circa 2 mesi e da questo momento tutti i membri del gruppo provvedono alla loro alimentazione. Quando va a caccia la madre li affida alle cure attente di una "babysitter". Poi, quando saranno in grado di procurarsi il cibo da soli, toccherà a loro andare in aiuto della generazione successiva

Comunicazione[modifica | modifica sorgente]

I suricati hanno sviluppato un proprio sistema di comunicazione, spesso utilizzato per rispondere a situazioni di emergenza o per segnalare la presenza dei predatori. Questi suoni variano a seconda del tipo di minaccia (ad esempio nel caso in cui il suricata avvisti un volatile pericoloso produrrà un suono diverso rispetto a quando il pericolo provenga da un predatore terrestre) e dell'urgenza. Oltre che a segnalare un pericolo, questi segnali vocali possono essere utilizzati per comunicare stati d'animo o chiedere ai membri del gruppo di spostarsi. La gamma di versi che i suricati possono produrre è abbastanza ampia, includendo suoni che possono ricordare l'abbaiare di un cane, ringhi, trilli e fischi[3].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Il suricato vive nelle pianure aride e semi-desertiche dell'Africa meridionale, in un territorio che copre parte dell'Angola sud-occidentale, la Namibia, il Botswana ed il Sudafrica. Alle zone dove la vegetazione è fitta e ricca di nascondigli per i predatori, preferisce le pianure coperte di arbusti ed i terreni aperti e sabbiosi; tende ad evitare i boschi.

Un gruppo di suricati

Nonostante conduca vita diurna, il caldo torrido non rappresenta per lui un grosso problema: lo si trova, infatti, quasi ovunque nel deserto del Kalahari in Africa meridionale, dove, a volte, di giorno, le temperature superano i 54 °C.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Sono state individuate tre sottospecie:[2]

  • Suricata suricatta suricatta Schreber, 1776
  • Suricata suricatta iona Cabral, 1971
  • Suricata suricatta marjoriae Bradfield, 1936

Specie affini[modifica | modifica sorgente]

Suricato allo zoo di San Diego

Il suricato, come la mangusta, suo vicino parente, è agile ed attivo. Al pari del suricato, la mangusta gialla è un animale sociale che vive soprattutto in aperta campagna, in Africa meridionale, cibandosi di insetti, serpenti e piccoli mammiferi.

La Bdeogale crassicauda, o «mangusta dalla coda folta», vive solitaria nella savana e nei boschi del Kenya e del Mozambico, nutrendosi di formiche e termiti.

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Esemplare fotografato in Victoria, Australia

Poiché il suricato, come la mangusta gialla, è un potenziale portatore di rabbia, è stato a lungo perseguitato per prevenzione. Ne sono stati uccisi molti esemplari, ma i suricati restano comunque numerosi in tutto il loro habitat e non sembrano a rischio d'estinzione.

La Lista rossa IUCN gli ha attribuito lo status "LC" (= rischio minimo).[1]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Timon, il personaggio del film Disney Il re leone, è un suricato.
  • Il Kalahari Meerkat Project è un progetto di ricerca a lungo termine sui suricati del Kalahari. Nel contesto del progetto, diverse colonie di suricati della riserva di Kuruman River sono state filmate 24 ore al giorno per diversi anni.
  • Casa Meerkat (Meerkat Manor) è una popolare serie televisiva basata sulle riprese video del Kalahari Meerkat Project, trasmessa su Animal Planet.
  • Maverick Meerkat (Suricato indipendente) è il nome della versione GNU Linux Ubuntu 10.10.
  • Nel film del 2012 Vita di Pi il protagonista Piscine racconta di quando durante il suo naufragio approda per caso in un'isola galleggiante abitata esclusivamente da suricati.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Macdonald, D. & Hoffmann, M., 2008, Suricata suricatta in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ a b (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Mammal Species of the World in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Marta Manser, Fletcher, Lindsay, Vocalize to localize: A test on functionally referential alarm calls in Interaction Studies, vol. 5, n. 3, 2004, pp. 327–344. DOI:10.1075/is.5.3.02man. URL consultato il 2010-07-01.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]