Helogale parvula

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Mangusta nana comune[1]
Helogale parvula.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Herpestidae
Genere Helogale
Specie H. parvula
Nomenclatura binomiale
Helogale parvula
(Sundevall, 1847)
Areale

Common Dwarf Mongoose area.png

La mangusta nana comune (Helogale parvula Sundevall, 1847) è un mammifero carnivoro della famiglia degli Erpestidi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La mangusta nana comune è una mangusta tipica: ha una grande testa appuntita, orecchie piccole, coda lunga, zampe corte e lunghi artigli. La specie si può distinguere facilmente dalle altre manguste per le sue dimensioni. È molto più piccola della maggior parte delle altre specie (18-28 cm per 210-350 grammi); è, infatti, il più piccolo carnivoro africano. Il pelo soffice varia molto nel colore, andando dal rosso giallastro al marrone molto scuro.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La mangusta nana comune vive principalmente nelle praterie asciutte, nelle foreste aperte e nelle savane arbustive, fino ad altezze di 2000 metri. È comune soprattutto nelle aree con molti termitai, che costituiscono il luogo preferito per riposarsi. Evita le foreste fitte e i deserti. La mangusta nana comune si può trovare anche nei dintorni degli insediamenti umani e può divenire molto domestica.

Una mangusta nana nella regione di Sabi Sands (Sudafrica).

L'areale della specie si estende dall'Africa orientale a quella centro-meridionale, da Eritrea ed Etiopia fino a Transvaal e Sudafrica.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

La mangusta nana comune è un animale diurno. È una specie sociale che vive in gruppi familiari composti da due a trenta esemplari. All'interno di ogni gruppo, guidato da una coppia dominante, vige un rigida gerarchia. Di solito la femmina dominante è la leader del gruppo. Tutti i membri della banda cooperano nell'allevamento dei piccoli e nel difendere il gruppo dagli attacchi dei predatori.

Le manguste nane sono territoriali ed ogni gruppo utilizza un'area di circa 30-60 ettari (a seconda del tipo di habitat). La notte dormono in termitai abbandonati, ma talvolta usano come tana mucchi di pietre, alberi cavi, ecc. Spesso i territori si sovrappongono leggermente e in questi casi possono scoppiare scontri tra i vari gruppi.

Generalmente, in ogni gruppo, solo la femmina dominante può accoppiarsi ed essa è la madre dell'80% dei piccoli nati nel branco. Se le condizioni sono favorevoli, anche le femmine subordinate possono accoppiarsi, ma i loro piccoli sopravvivono solo raramente. Dopo un periodo di gestazione di 53 giorni nascono 4-6 piccoli. Essi rimangono al sicuro nella tana (all'interno di un termitaio) per le prime 2-3 settimane. Normalmente uno o più membri del gruppo fanno da babysitter mentre il grosso della banda va in cerca di cibo. A partire dalle 4 settimane di età i piccoli iniziano ad accompagnare il gruppo.

Le manguste nane hanno sviluppato un rapporto mutualistico con i buceri: gli uccelli si uniscono alle manguste mentre queste vanno in cerca di cibo, avvertendole dell'arrivo di rapaci e di altri predatori[3].

Mangusta nana comune.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

La dieta della mangusta nana comune è costituita da insetti (soprattutto larve di coleotteri, termiti, cavallette e grilli), ragni, scorpioni, piccole lucertole, serpenti, piccoli uccelli e roditori; solo molto di rado questa specie integra la sua dieta con delle bacche.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Helogale parvula in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ (EN) Duckworth, J.W. (Small Carnivore Red List Authority) and Hoffmann, M. (Global Mammal Assessment Team) 2008, Helogale parvula in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  3. ^ Anne O, Rasa E (1983). "Dwarf mongoose and hornbill mutualism in the Taru desert, Kenya." Behavioral Ecology and Sociobiology 12 (3): 181–90.

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