Herpestidae

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Erpestidi
Dwarf mongoose Korkeasaari zoo.jpg
Mangusta nana comune
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
(clade) Amniota
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
(clade) Ferae
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Herpestidae
Bonaparte, 1845
Generi

Gli Erpestidi (Herpestidae), o manguste, sono una famiglia dell'ordine dei Carnivori. Vivono nell'Asia meridionale e sud-orientale e in Africa. Ne esistono 34 specie, tutte molto simili per la forma e, comunque, la maggior parte non ha abitudini dissimili.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le manguste hanno un corpo allungato e le zampe corte, il muso appuntito e la coda cespugliosa, affusolata. Gli occhi sono di modeste dimensioni e le orecchie, piccole, sono quasi nascoste dalla lunga pelliccia, piuttosto grossolana e ruvida. La maggior parte delle manguste ha cinque dita, con altrettanti artigli. Nella mangusta nana comune la lunghezza del corpo è di 24 cm, la lunghezza della coda di 19 cm e il peso di 320 g; nella mangusta dalla coda bianca, la lunghezza del corpo è di 58 cm, quella della coda 44 cm e il peso superiore ai 5 kg; alcune manguste icneumone sono ancora più lunghe.

Moltissime manguste sono pezzate o striate e alcune presentano un mantello con disegni vivaci. Nessuna specie, però, è a macchie; alcune hanno delle strisce sulle spalle, mentre i piedi, le zampe e la coda o la punta di essa possono essere spesso di una tonalità diversa. Le manguste striate e i suricati hanno delle strisce più scure sulla parte posteriore del corpo.

Anche all'interno della stessa specie esistono notevoli variazioni di colore. Per esempio, la mangusta rossa è grigia o marrone-giallastra nella maggior parte del suo areale, ma nel deserto del Kalahari è appunto rossa e c'è anche una forma melanica (nera). Le variazioni di colore, di solito, sono collegate al colore del suolo e permettono la mimetizzazione che è importante per la sopravvivenza.

Moltissime manguste hanno un grosso sacco anale che contiene almeno due aperture ghiandolari. I segnali olfattivi, prodotti dalla secrezione delle ghiandole anali e talora anche dalle guance, possono dare informazioni riguardo al sesso, alla recezione sessuale (condizioni sessuali) e all'identità individuale o del gruppo.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Da quando Kipling ha raccontato il duello tra Rikki-tikki-tavi e il cobra, si pensa comunemente che, in oriente, le manguste si nutrano di serpenti, ma, in realtà, i serpenti non sono sufficientemente abbondanti all'interno del territorio abitato da ogni specie di mangusta da essere predominanti nella sua dieta. La maggior parte delle manguste sono opportuniste: si nutrono di piccoli vertebrati, insetti e altri invertebrati e, solo occasionalmente, di frutta. La struttura dei denti e delle zampe riflette chiaramente la loro dieta.

Le manguste hanno un numero di denti variabile da 34 a 40 e in particolare quelle che sono cacciatrici efficienti di piccoli vertebrati, come le specie appartenenti al genere Herpestes, hanno ferini molto sviluppati per dilaniare meglio la carne.

I loro piedi hanno quattro o cinque dita, ciascuna terminante con un lungo artiglio non retrattile adatto per lo scavo. Le manguste sono solite annusare la superficie del terreno e, quando riescono a trovare un insetto, lo afferrano in superficie o lo estraggono dalla sua tana sotterranea.

Alcune manguste vanno molto lontano alla ricerca di cibo. Nel Serengeti, in Tanzania, alcuni branchi di manguste striate occupano un territorio di 15 km² e possono, nella stagione secca, percorrere fino a 9 km al giorno. Quando le risorse di cibo sono abbondanti e la densità della popolazione è alta, i territori e le distanze che vengono percorse sono considerevolmente più piccole. Le manguste striate del Parco di Ruwenzori, in Uganda, utilizzano degli spazi con dimensioni inferiori a 1 km e percorrono circa 2 km al giorno.

La maggior parte delle manguste raggiunge la maturità sessuale intorno ai due anni. La più bassa età riproduttiva è stata registrata nella mangusta di Giava che è già in grado di avere i cuccioli a 9 mesi di età. Le stagioni della riproduzione variano secondo le condizioni ambientali. In Sudafrica, i suricati e la mangusta gialla danno alla luce i piccoli solo nei mesi più caldi (e umidi) dell'anno. Nell'Uganda occidentale, dove il clima è costante e il cibo è abbondante, la mangusta striata si riproduce quattro volte durante l'anno, mentre in Tanzania settentrionale, dove le variazioni di temperatura sono minime, ma le stagioni secche e umide sono molto pronunciate, sia la mangusta striata sia la mangusta nana meridionale si riproducono solo nei mesi delle grandi piogge, durante i quali il cibo è più abbondante.

Nelle solitarie manguste rosse, i maschi adulti, i cui territori si sovrappongono, hanno importanza gerarchica. Il territorio del maschio dominante include quello di parecchie femmine, attraverso i quali il maschio si muove lasciando segnali olfattivi in prossimità di quelle femmine che sono in fase recettiva dal punto di vista sessuale e riproduttivo. Durante il periodo in cui la femmina è in calore vi è un breve corteggiamento.

Nella maggior parte delle specie i piccoli nascono con pochi peli sparsi e ciechi e aprono gli occhi a circa due settimane.

Rapporti con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

Le manguste rappresentano un gruppo di animali che si è diffuso con successo. Non si conosce alcuna specie che sia in via di estinzione, ma le più vulnerabili sembrano essere le manguste di Sokoke, le manguste brune indiane e le manguste della Liberia, poiché il loro habitat è stato quasi completamente distrutto. La mangusta di Giava, la mangusta gialla e il suricato sono stati perseguitati dall'uomo, ma sono tuttavia diffusi e abbondanti (in realtà, la prima dei tre è la più diffusa). Le altre due specie sudafricane sono state perseguitate in quanto portatrici della rabbia. La mangusta di Giava è anch'essa un veicolo della rabbia e in alcune aree delle Indie occidentali e alle Hawaii viene considerata una rovina perché attacca il pollame e le faune locali. Fu introdotta nelle Indie occidentali nel 1870 e nelle Hawaii nel 1880, nel tentativo di limitare l'espansione dei topi nelle piantagioni di canna da zucchero. Nonostante qualche volta sia stato detto che la mangusta di Giava è la responsabile dell'estinzione, nelle Indie occidentali, di molte specie autoctone di uccelli e di rettili, non esiste alcuna argomentazione che possa provarlo. In molte isole queste manguste sono ancora importanti predatori dei roditori nocivi e la loro situazione deve essere presa in considerazione in modo separato per ogni particolare isola.

La mangusta icneumone veniva considerata sacra dagli antichi egizi e sulle pareti di tombe e templi, risalenti a 2800 anni a.C., sono state trovate delle figurazioni di manguste.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anne Rasa, Mongoose Watch: A Family Observed, Garden City, NY, Anchor Press/Doubleday & Co., 1986.
  • H. E. Hinton e A. M. S. Dunn, Mongooses: Their Natural History and Behaviour, Berkeley, University of California Press, 1967.

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