Antilope cervicapra

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Antilope cervicapra
Antilope cervicapra kwh.jpg
Antilope cervicapra
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Antilopinae
Genere Antilope
Specie A. cervicapra
Nomenclatura binomiale
Antilope cervicapra
Linnaeus, 1758

L'antilope cervicapra (Antilope cervicapra Linnaeus 1758) è un mammifero dell'ordine degli Artiodattili, della famiglia dei Bovidi e della sottofamiglia delle Antilopi, diffuso nella regione indiana.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Ha molta rassomiglianza con il nostro daino, ma è alquanto più piccola, più snella, e molto più elegante di questo. La sua lunghezza è di circa metri 1,10 e 15 centimetri la coda, 22 con il fiocco finale; l'altezza al garrese è di 75 centimetri. Il corpo è esile, allungato, depresso; il dorso è diritto ed alquanto più alto dietro che non al garrese. Il collo è sottile e compresso lateralmente, la testa piuttosto tonda, alta di dietro, ristretta davanti, larga sulla fronte, con il naso diritto ed il muso tondeggiante. Le zampe sono alte, sottili, fini, le posteriori più lunghe di quelle anteriori. Gli occhi relativamente grandi sono di una estrema vivacità. I loro lacrimatoi formano una specie di borsa che può a volontà aprirsi e chiudersi. Le orecchie sono grandi e lunghe, chiuse al fondo, espanse nel mezzo, ristrette ed aguzze verso l'estremità. Le corna sono lunghe sino a 42 centimetri, rivolte prima all'innanzi e poi all'indietro con tre leggere curvature, e ritorte a foggia di vite. I due fusti, vicini alla radice, si scostano all'estremità di circa 28 centimetri. A seconda dell'età le corna sono più deboli o più robuste, e munite alla radice di un numero più o meno grande di sporgenze circolari. Nei vecchi animali se ne contano più di trenta; dieci all'incirca a tre anni, e venticinque a cinque anni. Il colore muta secondo l'età e il sesso: i vecchi maschi sono quasi neri, le femmine più bigie, i figli bruni o rosso-ruggine. In generale, la parte superiore è di un bruno-nericcio, il naso e la parte inferiore sono bianchi. L'occhio è circondato da un largo cerchio bianco. Il pelame è breve, fitto, liscio; ogni pelo è irto e alquanto torto, come nella maggior parte degli animali cervini. Sul petto, sulle spalle e tra le cosce forma visibili suture, spire nella regione delle corna e in quella ombelicale; nella parte interna delle orecchie si divide in tre serie longitudinali. All'articolazione dei piedi anteriori si allunga in piccoli ciuffetti; manca del tutto nella parte inferiore della coda. Gli zoccoli eleganti, di media grandezza, compressi ed aguzzi, e le unghie posteriori, anch'esse di media misura, appiattite ed ottuse, sono nere. L'iride è giallo-bruniccia, la pupilla trasversale è di un nero-cupo.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Il safi abita l'India occidentale, principalmente il Bengala, e vive in branchi di 50 o 60 individui sotto la guida di un vecchio maschio di pelame scuro. In ogni circostanza preferisce alle regioni boscose quelle che sono aperte, dove può badar meglio alla propria sicurezza.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Un maschio (a sinistra) e due femmine

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Questi graziosi animali si cibano di vegetali, di erbe succose, e per lungo tempo possono stare senz'acqua.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

L'accoppiamento non avviene in un periodo determinato, ma a seconda della località che l'animale abita durante l'anno intero. Nove mesi dopo, la femmina partorisce un solo piccolo perfettamente conformato, lo nasconde per pochi giorni nella boscaglia, lo allatta con amore, poi lo porta al branco, in cui rimane finché non svegli la gelosia del capo più anziano. Allora, derelitto e respinto, deve, lontano dagli altri, buscarsi da vivere e tentare di unirsi ad altre brigate. Nel secondo anno, le femmine sono atte alla riproduzione, mentre per i maschi debbono passare almeno tre anni. In stretta connessione con le emozioni amorose è la ghiandola lacrimale: negli individui prigionieri si è potuto osservare che se l'animale è commosso, tutta la borsa di pelle sotto gli occhi, cioè il lacrimatoio, che sembra in tempo ordinario una stretta fessura, sporge assai e si dilata esternamente. Le pareti interne della borsa secernono una materia di odore acuto, la quale si stacca con lo stropicciarsi agli alberi o alle pietre, e serve a porre l'altro sesso sulle tracce del cercatore d'amore.

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

Durante la fuga, si ode anche la voce del maschio che per solito tace, ed è una specie di belato: la femmina, ogni volta che viene irritata, emette acuti suoni. Le tigri e le pantere dell'India sono tremendi nemici dell'antilope cervicapra: malgrado ogni vigilanza, qualche individuo viene sempre sorpreso dall'insidioso strisciare della belva. Gli indiani le fanno una caccia assidua e la pigliano viva in un modo singolare. A tal uopo si fa uso di un giovane maschio addomesticato, che si lascia correre in mezzo al branco selvaggio, dopo avergli legato alle corna una fune munita di parecchi nodi scorsoi. Appena lo straniero si presenta, un duello si scatena tra esso e il capo della schiera; le femmine prendono anch'esse parte alla contesa e parecchie di esse si aggrovigliano sempre più nei lacci, cui cercano di sfuggire lacerando e strappando in ogni direzione, il che le stringe sempre di più e fa sì che cadano al suolo, incapaci di difendersi. I giovani safi diventano docilissimi quando sono presi piccoli. Sopportano per anni la schiavitù, persino in Europa si comportano benissimo con i loro simili e con altri animali cervini, e dilettano con la loro gentilezza e con la loro affezione. Tuttavia, è consigliabile astenersi dallo stuzzicarli, o dall'aizzarli. Se, ad esempio, sono avvezzi a mangiar pane nella mano, quando questa si tenga alta, si rizzano, come i cervi, sui piedi posteriori per arrivare a quella prediletta ghiottoneria; ma se vengono delusi si irritano, cominciano a tremare e cercano di esprimere il loro disappunto con brevi cornate. Stanno meglio se viene loro concesso uno spazio libero per trastullarsi. Nei grandi parchi offrono uno spettacolo con la loro grazia e la loro bellezza. In India il safi viene sovente addomesticato e tenuto in conto di animale divino, di semi-dio, alla cui cura sono preposte donne che lo abbeverano con latte, mentre musicanti suonano le loro melodie. Soltanto i bramini ne possono mangiare la carne. Con le sue corna gli ecclesiastici preparano armi speciali: consolidano le due estremità per mezzo di cavicchi di ferro e d'argento. Queste armi vengono portate a guisa di bastone e si adoperano come giavellotti. Le pallottole di bezoart, che si trovano nello stomaco di questa antilope e in quello di molti altri ruminanti, passano per farmaci efficaci, e sono assai ricercate. Come le gazzelle, l'antilope cervicapra ha nelle corsa un'efficace arma di difesa dai predatori, essa infatti può superare la velocità di 80 km/h[senza fonte] rendendola una preda difficile e scomoda per tutti suoi nemici naturali, specialmente dopo l'estinzione del ghepardo nella regione indiana.

Mitologia e letteratura[modifica | modifica sorgente]

L antilope cervicapra ha una parte importante nella teologia indiana. Prende, nel circolo animale dell'Indo, il posto dello stambecco, ed è, con molte altre specie, sacra alla dea Tschandra, o alla luna. Nel sanscrito si chiama ena, la maculata: ora porta il nome di safiu o safi. Innumerevoli poesie celebrano la sua bellezza.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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